J.R. WARD.
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UN AMORE INDISSOLUBILE.
Ciclo: La confraternita del pugnale nero. 5.
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Parte 1.
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Titolo originale: Lover Unbound. 2007.
Traduzione di: Paola Pianalto.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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L'AUTRICE.
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J.R. Ward  lo pseudonimo di Jessica Rowley Pell Bird, scrittrice statunitense. Si  laureata in Storia dellArte Medievale e in Giurisprudenza, dopo aver lavorato per anni in una delle pi prestigiose istituzioni medico-universitarie di Boston.
Con il nome Jessica Bird e con lo pseudonimo J. R. Ward ha scritto vari libri e romanzi, tra cui libri d'amore e la serie della Confraternita del pugnale nero, serie che le ha fatto vincere un RITA Award per il miglior paranormal romance. Inoltre, la serie,  stata al primo posto della lista dei best seller di riviste come il New York Times e il USA Today. La serie della Confraternita del pugnale nero  iniziata nel 2005 e conta al 2019 ben 17 libri.
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Dedicato a: Te. All'inizio ti ho frainteso e me ne scuso. E proprio da te essere intervenuto comunque, salvando cos non solo lui, ma anche me.
Con immensa gratitudine ai lettori della Confraternita del Pugnale Nero e in particolare alle ragazze! Non tirer neanche pi in ballo il divano, siete in troppi.
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Ringraziamenti.
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Grazie infinite: Karen Solem, Kara Cesare, Claire Zion, Kara Welsh.
Grazie, Dorine e Angie, per il modo fantastico in cui vi prendete cura di me... e grazie anche a
S-Byte e a Ventrue per tutto ci che fate spinti dalla vostra bont d'animo!
Come sempre con gratitudine al mio comitato esecutivo: Sue Grafton, Dott.ssa Jessica
Andersen, Betsey Vaughan, e al mio Socio. E con grande stima all'incomparabile Suzanne Brockmann.
A DLB: indovina un po'? La tua mammina ti vuole sempre
bene. Baci.
A NTM: come sempre, con amore e gratitudine. Come ben sai.
E devo anche dire che niente di tutto questo sarebbe possibile senza: il mio devoto marito, che
mi sta sempre vicino; la mia meravigliosa madre, che  con me da... be', ehi, sin dal principio; i miei
parenti (sia di sangue sia per scelta); e i miei carissimi amici.
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Prologo.
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Greenwich Country Day School
Greenwich, Connecticut
Ventanni fa
Dai, prendilo, Jane.
Jane Whitcomb afferr lo zaino. Per vieni, vero?
Te l'ho gi detto stamattina. S.
Va bene. Jane segu con gli occhi l'amica che si allontanava lungo il marciapiede finch sent
un colpo di clacson. Sistemandosi la giacca, raddrizz le spalle e si volt verso una Mercedes-Benz. Al
volante, sua madre guardava fuori dal finestrino, la fronte aggrottata.
Jane si affrett ad attraversare la strada; lo zaino faceva troppo rumore per i suoi gusti - ci aveva
nascosto dentro una cosa che doveva restare segreta. Salt sul sedile di dietro nascondendolo ai suoi
piedi; l'auto ripart prima che avesse chiuso la portiera.
Tuo padre torna a casa stasera.
Come? fece Jane spingendosi gli occhiali in cima al naso. Quando?
Stasera. Quindi temo che...
No! Me l'avevi promesso!
Sua madre le lanci un'occhiata da sopra la spalla. Scusi tanto, signorina.
Me l'avevi promesso per il mio tredicesimo compleanno, piagnucol Jane con gli occhi
lucidi. Ero gi d'accordo con Katie e Lucy.,.
Ho gi avvertito le loro mamme.
Jane si lasci andare contro il sedile.
Sua madre la guard attraverso lo specchietto retrovisore. Levati quell'espressione dalla faccia,
per favore. Credi di essere pi importante di tuo padre? Eh?
No di certo. Lui  dio.
La Mercedes sterz bruscamente verso il ciglio della strada con uno stridore di freni. Sua madre
si volt completamente, alz la mano e rimase in posa, il braccio tremante.
Jane si ritrasse inorridita.
Dopo un attimo di violenza sospesa, sua madre si volt, lisciandosi i capelli gi perfettamente
lisci col palmo fermo come acqua bollente. Tu... tu non cenerai con noi, stasera. E dar ordine di
buttare via la tua torta.
Lauto ripart.
Jane si asciug le guance abbassando gli occhi sullo zaino. Era la prima volta che invitava le
amiche a passare la notte da lei. Erano mesi che supplicava di poterlo fare.
Rovinato. Adesso era tutto rovinato.
Rimasero in silenzio per tutto il tragitto; dopo aver parcheggiato in garage sua madre scese dalla
Mercedes ed entr in casa senza voltarsi.
Sai dove andare, fu tutto ci che disse.
Jane rimase in macchina, cercando di riprendersi. Poi prese zaino e libri e si trascin attraverso
la cucina. Richard, il cuoco, chino sopra la pattumiera, stava spingendo gi da un piatto una torta
ricoperta di glassa bianca con sopra dei fiorellini rossi e gialli.
Jane non gli disse niente perch aveva un groppo un gola. Neanche Richard le disse niente
perch Jane gli stava antipatica. A lui piaceva solo Hannah.
Jane pass in sala da pranzo; non aveva voglia di incrociare la sua sorellina e si augur che
Hannah fosse gi a letto. Quella mattina non stava bene. Forse perch doveva preparare il riassunto di
un libro per la scuola.
Andando verso lo scalone, vide sua madre in salotto.
I cuscini del divano. Di nuovo.
Sua madre aveva ancora addosso il cappotto di lana celeste e stringeva in mano il foulard di seta
e di sicuro sarebbe rimasta cos finch non fosse stata soddisfatta di come apparivano i cuscini. Il che
poteva voler dire parecchio tempo. Il termine di paragone era lo stesso dei capelli: la perfezione
assoluta.
Jane sal in camera sua. La sua unica speranza, a quel punto, era che suo padre arrivasse dopo
cena. Cos almeno, pur sapendo che lei era in punizione, non sarebbe stato costretto a guardare la sua
sedia vuota. Proprio come sua madre, anche lui detestava il minimo disordine, e non vederla a tavola
era il massimo del disordine.
La ramanzina che le avrebbe riservato, in tal caso, sarebbe stata ancora pi lunga perch
avrebbe dovuto includere sia la delusione che aveva procurato alla sua famiglia con la sua assenza a
cena sia il fatto che era stata sgarbata con sua madre.
Al piano di sopra, la sua camera da letto giallo ranuncolo era come tutto il resto, in casa:
impeccabile come i capelli di sua madre, i cuscini del divano e il modo in cui ci si doveva esprimere.
Niente fuori posto. Tutto ingessato nella gelida perfezione delle riviste di arredamento.
La sola cosa che sfuggiva a quello schema era Hannah.
Lo zaino fin dentro l'armadio, sopra le file di mocassini e scarpe col cinturino; poi Jane si tolse
l'uniforme scolastica e si infil una lunga camicia da notte di flanella. Non c'era motivo di vestirsi
diversamente, tanto non sarebbe andata da nessuna parte.
Port la pila di libri sulla scrivania bianca. Aveva dei compiti di inglese. Algebra. Francese.
Lanci un'occhiata al comodino. Le mille e una notte la aspettavano.
Non le veniva in mente modo migliore per passare il tempo mentre era in punizione, ma prima
di tutto c'erano i compiti. Per forza. Altrimenti si sarebbe sentita troppo in colpa.
Due ore dopo era a letto con Le mille e una notte in grembo. All'improvviso la porta si apr e
Hannah fece capolino nella stanza. I suoi ricci rossi erano un'altra deviazione dalla norma. A parte lei,
tutti in famiglia erano biondi. Ti ho portato qualcosa da mangiare.
Jane si rizz a sedere, preoccupata per la sorellina. Ti caccerai nei pasticci.
No. Hannah sgattaiol dentro; in mano aveva un cestino coperto da un tovagliolo di percalle
con sopra un panino, una mela e un biscotto. Me l'ha dato Richard; ha detto che cos stasera potevo
fare uno spuntino.
E tu?
Io non ho fame. Ecco, prendi.
Grazie, Han. Jane prese il cestino mentre Hannah si sedeva in fondo al letto.
Allora, cos'hai combinato?
Jane scosse la testa, addentando il panino al roast-beef. Mi sono arrabbiata con la mamma.
Perch non ti ha lasciato fare la tua festa?
Uh-huh.
Be'... ho qui qualcosa che ti tirer su di morale, cos dicendo, Hannah fece scivolare sul
piumone un cartoncino colorato. Buon compleanno!
Jane guard il biglietto e batt le palpebre un paio di volte. Grazie... Han.
Non essere triste, ci sono qua io. Guarda il biglietto! L'ho fatto per te.
Su primo foglio, tracciate dalla mano maldestra di sua sorella,
c'erano due figurine stilizzate. Una aveva i capelli biondi e lisci e ai suoi piedi c'era scritto Jane,
L'altra aveva i capelli rossi e ricci e sotto c'era scritto Hannah. Si tenevano per mano e avevano un gran
sorrisone sui faccini tondi.
Proprio mentre Jane si apprestava ad aprire il biglietto, un paio di fari spazzarono la facciata
della casa risalendo il viale d'accesso.
 arrivato pap, bisbigli Jane. Farai meglio ad andare via.
Hannah non sembrava preoccupata come ci si poteva aspettare, forse perch non stava bene. O
forse era distratta da... be', dalle cose che la distraevano di solito. Hannah era quasi sempre immersa
nelle sue fantasticherie, il che forse spiegava perch era sempre allegra.
Vai, Han, sul serio.
Va bene. Ma mi dispiace davvero che la tua festa sia saltata, disse Hannah strascicando i
piedi fino alla porta.
Ehi, Han? Mi piace il biglietto.
Non lo hai neanche aperto.
Non ce n' bisogno. Mi piace perch l'hai fatto per me. Il volto di Hannah si apr in uno dei
suoi sorrisi radiosi; ogni volta che li vedeva, Jane pensava ai giorni di sole. Parla di me e di te.
Mentre la porta si chiudeva, Jane ud le voci dei suoi genitori nell'atrio. Divor in fretta e furia
lo spuntino di Hannah, nascose il cestino tra le pieghe delle tende vicino al letto e and a rovistare tra i
libri scolastici. Torn a letto con II Circolo Pickwick di Dickens. Se entrando suo padre l'avesse trovata
a leggere roba di scuola, forse la cosa le avrebbe fatto guadagnare dei punti.
I suoi genitori salirono di sopra un'ora dopo e Jane si irrigid, aspettandosi di sentire bussare suo
padre. Ma cos non fu.
Strano. Nella sua mania di controllare sempre tutto, era preciso come un orologio svizzero e la
sua prevedibilit aveva un che di stranamente confortante, anche se a Jane non piaceva avere a che fare
con lui.
Mise da parte II Circolo Pickwick, spense la luce e infil le gambe sotto il piumone ornato di
gale. Sotto il baldacchino del letto non riusciva a prendere sonno; a un certo punto sent la pendola in
cima alle scale battere dodici volte.
Mezzanotte.
Sgattaiol gi dal letto, and all'armadio, tir fuori lo zaino e apr la cerniera. La tavola ouija
cadde fuori, aprendosi e atterrando a faccia in su sul pavimento. Jane la raccolse con una smorfia,
temendo che potesse essersi rotta o roba del genere, poi prese il puntatore.
La tavola ouija era una tavoletta con sopra le lettere dell'alfabeto e serviva per comunicare con
gli spiriti e ricevere messaggi dall'Aldil. Lei e le sue amiche morivano dalla voglia di giocare
per scoprire chi avrebbero sposato. A Jane piaceva un ragazzo che si chiamava Victor Browne,
che frequentava il suo corso di matematica. Ultimamente avevano chiacchierato un po' e lei era
convinta che potessero fare coppia. Purtroppo non era sicura dei sentimenti di Victor nei suoi confronti.
Forse lei gli piaceva solo perch gli suggeriva le risposte giuste.
Mise la tavoletta sul letto, pos le mani sul puntatore e fece un bel respiro. Come si chiama il
ragazzo che sposer?
Non si aspettava che quel coso si muovesse. E infatti non si mosse.
Dopo un altro paio di tentativi, si abbandon contro la testiera del letto in preda alla
frustrazione. Un minuto dopo picchi sul muro alle sue spalle. Sua sorella rispose battendo a sua volta;
poco dopo, Hannah sgattaiol nella stanza. Appena vide il gioco, salt sul letto euforica, lanciando per
aria il puntatore.
Come si gioca?
Shh! Dio, se le beccavano adesso erano fregate. Per sempre.
Scusa. Hannah pieg le ginocchia contro il petto e strinse le braccia intorno alle gambe
cercando di trattenersi. Come si...
Tu fai delle domande e la tavola ti risponde.
Cosa possiamo chiedere?
Chi sposeremo. E va bene, adesso Jane era nervosa. E se la risposta non fosse stata Victor?
Cominciamo da te. Appoggia le dita sul puntatore, per non spingere o roba del genere. Solo... cos,
brava. Okay... Chi sposer Hannah?
Il puntatore non si mosse. Neanche dopo che Jane ebbe ripe- tutoria domanda una seconda
volta.
E rotto, disse Hannah ritraendosi.
Fammi provare con un'altra domanda. Rimetti su le mani. Jane trasse un profondo respiro.
Chi sposer io?
Dalla tavola si lev come uno stridio e il puntatore cominci a muoversi. Quando si ferm sulla
lettera V, Jane fu scossa da un fremito. Col cuore in gola lo guard spostarsi sulla lettera I.
 Victor! esclam Hannah. E Victor! Sposerai Victor.
Jane non si cur di zittirla. Era troppo bello per essere...
Il puntatore si ferm sulla lettera S. S?
E sbagliato, disse Jane. Dev'essere sbagliato...
Non fermarti. Vediamo chi .
Ma se non era Victor, Jane proprio non sapeva chi potesse essere. E poi chi, tra i maschi della
sua classe, aveva un nome che iniziava per Vis...
Jane lott per deviare il puntatore, ma quello insistette per andare sulla lettera H. Poi sulla O,
sulla U e infine ancora una volta sulla S.
VISHOUS.
Jane si sent raggelare.
Te l'avevo detto che era rotto, farfugli Hannah. Chi sarebbe questo Vishous?
Jane distolse lo sguardo dalla tavola, poi si accasci contro i cuscini. Quello era il peggiore di
tutti i suoi compleanni.
Forse dovremmo riprovare, disse Hannah. Vedendo che Jane esitava, si accigli. Dai, non 
giusto. Voglio una risposta anch'io.
Rimisero le dita sul puntatore.
Cosa ricever per Natale? chiese Hannah.
Il puntatore non si mosse.
Comincia con un s o con un no, sugger Jane, ancora scossa dalla risposta di poco prima,
Forse la tavoletta aveva dei problemi di ortografia?
Ricever qualcosa a Natale? chiese Hannah.
Il puntatore cominci a muoversi con un leggero cigolio.
Spero che sia un cavallo, mormor Hannah mentre il puntatore si spostava sulla tavoletta.
Avrei dovuto chiedergli questo.
Il puntatore si ferm sul no.
Le due bambine lo fissarono.
Anch'io voglio dei regali, piagnucol Hannah, stringendosi le braccia intorno al corpo.
E solo un gioco, disse Jane, chiudendo la tavola. E poi dev'essere proprio rotto. Prima mi 
caduto.
Io voglio dei regali.
Jane abbracci forte sua sorella. Non preoccuparti di questa stupida tavola, Han. Io ti regaler
sempre qualcosa per Natale.
Quando Hannah se ne and, poco dopo, Jane si infil di nuovo sotto le coperte.
Stupido gioco. Stupido compleanno. Stupido tutto.
Chiuse gli occhi e le venne in mente che non aveva letto il biglietto di sua sorella. Accese di
nuovo la luce e lo prese dal comodino. Dentro c'era scritto: Ci terremo sempre per mano! Ti voglio
bene! Hannah.
Quella risposta sul Natale era sbagliatissima. Tutti adoravano Hannah e la riempivano di regali.
Hannah riusciva addirittura a far cambiare idea a pap, a volte, e nessun altro ci riusciva. Quindi per
forza avrebbe ricevuto qualcosa in regalo.
Stupido gioco...
Dopo qualche minuto, Jane si addorment. Doveva essere cos perch venne svegliata da
Hannah.
Stai bene? chiese Jane rizzandosi a sedere. Sua sorella era ferma accanto al letto con addosso
la camicia da notte di flanella e una strana espressione sul viso.
Devo andare, disse. Aveva una voce triste.
In bagno? Ti viene da vomitare? Jane spinse via le coperte. Vengo con t... Non puoi,
disse Hannah con un sospiro. Devo andare.
Be', quando avrai finito di fare quello che devi fare puoi venire a dormire qui con me, se
vuoi.
Hannah guard la porta. Ho paura.
Essere malati  una cosa che fa paura. Ma io sar sempre qui per te.
Devo andare. Quando Hannah si volt a guardarla sembrava... molto pi grande, in un certo
senso. Non la bambina di dieci anni che era in realt. Cercher di tornare. Far del mio meglio.
Uhm... va bene. Forse sua sorella aveva la febbre o roba del genere? Vuoi andare a svegliare
la mamma?
Hannah scosse la testa. Voglio vedere solo te. Rimettiti a dormire.
Hannah usc e Jane si rimise gi sui cuscini. Pens di andare a controllare sua sorella in bagno,
ma il sonno la vinse prima che avesse il tempo di seguire quell'impulso.
Il mattino dopo Jane venne svegliata da un rumore di passi pesanti che correvano, fuori in
corridoio. All'inizio pens che qualcuno avesse fatto cadere qualcosa che aveva lasciato una macchia su
un tappeto, una sedia o un copriletto. Poi per sent le sirene dell'ambulanza nel vialetto.
Scese dal letto e and a guardare fuori dalla finestra, poi sbirci in corridoio. Suo padre stava
parlando con qualcuno, al piano di sotto, e la porta della camera di Hannah era aperta.
In punta di piedi, Jane si avvicin camminando sulla passatoia orientale. Sua sorella di solito
non si alzava cos presto, al sabato. Doveva essere proprio malata.
Si ferm sulla soglia. Hannah era stesa sul letto, immobile, gli occhi spalancati verso il soffitto,
la pelle bianca come le lenzuola su cui era sdraiata.
Non batteva le palpebre.
Nell'angolo in fondo alla stanza, il pi lontano possibile da Hannah, la loro madre era seduta nel
sedile incassato nella finestra; la vestaglia di seta color avorio formava come una pozza sul pavimento.
Torna a letto. Subito.
Jane corse in camera sua. Mentre chiudeva la porta, vide suo padre salire le scale con due
uomini in uniforme blu scuro. Parlava in tono autoritario e lei colse solo le parole ... cardiaco
congenito.
Balz nel letto e si tir le lenzuola fin sopra la testa. Tremante, al buio, si sentiva molto piccola
e molto spaventata.
La tavola aveva ragione. Hannah non ricevette nessun regalo, quel natale, e non spos nessuno.
La sorellina di Jane mantenne la promessa, per. Torn per davvero.
Capitolo 1
Proprio non mi sento a mio agio con tutto questo cuoio.
Vishous alz gli occhi dalla sua schiera di computer, nel soggiorno della Tana. Butch O'Neal,
con indosso un paio di calzoni di pelle, lo guardava con una faccia della serie "Su, non scherziamo".
Non ti vanno bene? chiese V al suo coinquilino.
Non  questo. Senza offesa, ma questa  roba da Village People. Butch allarg le braccia
nerborute e fece un giro su se stesso, il petto nudo che rifletteva la luce. S, insomma, dai.
La moda non c'entra, sono per combattere.
Anche i kilt, ma non per questo me ne vado in giro in gonnellino scozzese.
E meno male. Hai le gambe troppo storte per potertelo permettere.
Butch assunse un'espressione annoiata. E con questo? Cosa vuoi fare, prendermi a morsi?
Magari, pens V.
Con una smorfia, and a prendere la borsa col tabacco turco e qualche cartina. Mentre si
arrotolava una paglia, fece quello che ormai occupava gran parte del suo tempo: ricord a se stesso che
Butch era felicemente sposato con l'amore della sua vita, Marissa, e anche se fosse stato single da
quell'orecchio non ci sentiva.
Accese la sigaretta e inspir una boccata di fumo cercando di non guardare lo sbirro. Ma fall
miseramente. Maledetta vista periferica. Lo fregava sempre.
Cavolo, era proprio un mostro di perversione. Specie considerato il rapporto che li legava.
Negli ultimi nove mesi, V si era legato a Butch pi di quanto avesse mai fatto con chiunque
altro nei suoi trecento anni e passa di vita. Aveva diviso la casa con lui, si era ubriacato con lui, si era
allenato in palestra con lui. Con lui aveva condiviso esperienze di vita e di morte, profezie e presagi di
sventura. Lo aveva aiutato a piegare le leggi della natura tramutandolo da umano in vampiro e lo
guariva tutte le volte che Butch faceva il suo scherzetto ai nemici della razza. Aveva anche avanzato la
sua candidatura come membro della confraternita... ed era stato al suo fianco quando si era unito in
matrimonio con la sua Shellan.
Mentre Butch girava per la stanza cercando di prendere confidenza con i pantaloni di pelle, V
fiss le sette lettere incise in caratteri gotici sulla sua schiena: MARISSA. Le due A erano opera di V;
la mano gli aveva tremato dal principio alla fine, ma gli erano venute bene.
No, disse Butch. Non sono affatto sicuro che mi piacciano.
Dopo la cerimonia nuziale, V aveva liberato la Tana per tutto il giorno per consentire alla
coppia di sposi novelli di godersi un po' di intimit. Attraversato il cortile del quartier generale, si era
chiuso in una delle stanze per gli ospiti dell'edificio principale insieme a tre bottiglie di Grey Goose.
Aveva bevuto come una spugna fino alla nausea, senza per raggiungere l'obiettivo di perdere i sensi.
La verit lo aveva tenuto impietosamente sveglio: l'attaccamento che provava per il suo coinquilino
complicava le cose e, insieme, non le cambiava di una virgola.
Butch sapeva tutto. Diamine, era il suo migliore amico e conosceva V meglio di chiunque altro.
Anche Marissa lo sapeva perch non era una stupida. E anche i fratelli lo sapevano, perch era
impossibile tenere un segreto con quei dannati pettegoli.
Nessuno aveva niente da ridire.
Lui invece s. Non sopportava il peso di quelle emozioni. Non sopportava se stesso,
Ti va di provare anche il resto della tenuta da combattimento? chiese con un sospiro. O
preferisci lamentarti ancora un po' dei calzoni?
Non costringermi a mandarti a quel paese.
Perch mai dovrei privarti del tuo passatempo preferito?
Perch la cosa comincia a stancarmi. Butch si avvicin a uno dei divani e prese una sorta di
imbracatura che doveva contenere i pugnali. La fece scivolare sulle spalle e le cinghie di cuoio si
adattarono alla perfezione al torace. Cavolo,  perfetta, come hai fatto?
Ti ho preso le misure, te ne sei scordato?
Butch agganci l'imbracatura, poi si chin facendo scorrere i polpastrelli sul coperchio di una
scatola laccata di nero. Indugi sopra lo stemma dorato della Confraternita del Pugnale Nero, poi pass
le dita sui caratteri nell'Antico Idioma.
C'era scritto Dhestroyer, disceso da Wrath, figlio di Wrath.
Il nuovo nome di Butch. L'antico, nobile lignaggio di Butch.
Oh, per l'amor del cielo, aprila. V spense la sigaretta, se ne roll un'altra e l'accese. Dio,
meno male che i vampiri non si ammalavano di cancro. Ultimamente fumava come un turco, una
sigaretta via l'altra.
E dai.
Non riesco ancora a crederci.
Apri quella maledetta scatola.
Proprio non...
A-P-R-I-L-A. A quel punto V era talmente nervoso che rischiava di levitare sulla sedia.
Lo sbirro fece scattare la serratura in oro massiccio della scatola e alz il coperchio. Sopra un
letto di raso rosso c'erano quattro pugnali dalla lama nera, identici tra loro, affilatissimi e perfettamente
calibrati sulle caratteristiche specifiche di Butch.
Maria Santissima, Madre di Dio... Sono bellissimi.
Grazie, disse V con un altro sospiro. Sono bravissimo anche a fare il pane.
Gli occhi nocciola dello sbirro si spostarono di scatto sull'amico, all'altro capo della stanza. Li
hai fatti per me?
Gi, ma non  niente di che. Li faccio sempre per tutti i fratelli, si scherm V alzando la mano
destra guantata. Ci so fare con tutto ci che  fuoco e calore, come ben sai.
V... grazie.
Figurati. Come ho gi detto, sono io l'addetto alle armi da taglio. Lo faccio sempre.
Gi... ma forse non sempre con altrettanta cura. Per Butch aveva passato gli ultimi quattro
giorni tutto concentrato su quei pugnali. Dopo quelle maratone da sedici ore l'una in cui aveva messo a
frutto la sua fottuta mano incandescente sull'acciaio composito, la schiena gli faceva un male del
diavolo e gli occhi gli bruciavano, ma voleva che ciascuno dei pugnali fosse degno del vampiro che li
avrebbe branditi, perdio.
Eppure non era del tutto soddisfatto.
Lo sbirro tir fuori uno dei pugnali; mentre lo maneggiava gli brillavano gli occhi. Ges...
senti un po' questo, esclam agitando l'arma avanti e indietro davanti al petto. Non ho mai tenuto in
mano niente di cos ben fatto. E l'impugnatura. Dio...  perfetto.
Quel complimento riemp V di soddisfazione, pi di qualunque altro mai ricevuto.
Il che lo fece imbestialire.
Gi, be', sono fatti apposta, no? Spense la sigaretta in un posacenere, schiacciando con forza
la fragile punta incandescente. Non avrebbe senso farti scendere in campo con dei banali coltelli da
cucina.
Grazie.
Non c' di che.
V, sul serio...
Allora vaffanculo. Quando l'amico non gli rispose per le rime, V guard in su.
Merda. Butch era fermo proprio di fronte a lui, gli occhi nocciola pieni di una dolorosa
consapevolezza che V avrebbe preferito non vedere.
Non c' di che, sbirro, disse abbassando lo sguardo sull'accendino. Sono solo dei coltelli.
Butch gli punt sotto il mento la lama nera, facendogli alzare la testa. Costretto a guardare
l'amico negli occhi, V si irrigid. Poi cominci a tremare.
Con quell'arma che li univa, Butch ripet, Sono bellissimi.
V chiuse gli occhi, disgustato da se stesso. Poi, con un gesto deliberato, si appoggi contro la
lama finch non gli scalf la gola. Soffocando un gemito, sfrutt il dolore per ricordarsi che era un
fottuto mostro, e che i mostri meritavano di soffrire.
Vishous, guardami.
Lasciami in pace.
Dovrai costringermi.
Per una frazione di secondo, V quasi si avvent contro quel bastardo del suo amico, pronto a
stenderlo con un cazzotto. Poi per Butch disse, Ti sto solo ringraziando per aver fatto qualcosa di
molto bello. Tutto qua.
Tutto qua? V sgran gli occhi; aveva uno sguardo di fuoco e lo sapeva. Palle. E lo sai
benissimo anche tu, cazzo.
Butch allontan la lama e, quando abbass il braccio, V sent un rivolo di sangue colare lungo il
collo. Era caldo e... impalpabile, come un bacio.
Non dire che ti dispiace, farfugli nel silenzio della stanza. Potrei diventare violento.
Per  cos.
Non hai nulla di cui dispiacerti. Dio, non poteva pi vivere l con Butch. O meglio, con Butch
e Marissa. Quel costante memento di ci che non poteva avere e che non avrebbe dovuto desiderare lo
stava uccidendo a poco a poco. E Dio solo sapeva se non stava gi abbastanza male. Quand'era stata
l'ultima volta che aveva dormito per tutto un giorno di fila? Erano settimane che non succedeva pi.
Butch infil il pugnale nel fodero sul petto, col manico all'ingi. Non voglio vederti soffrire...
Non ho la minima intenzione di tornare sull'argomento. V si port l'indice alla gola
raccogliendo il sangue fatto sgorgare dalla lama che lui stesso aveva forgiato. Mentre lo leccava via, la
porta
segreta del tunnel sotterraneo si apr e la Tana venne invasa dal profumo dell'oceano.
Marissa comparve da dietro l'angolo, splendida come al solito, alla maniera di Grace Kelly. Con
i lunghi capelli biondi e il viso di una perfezione assoluta, era nota come la pi bella della sua specie, e
persino V, che non andava pazzo per il suo genere, non era insensibile al suo fascino.
Salve, ragazzi... Marissa si ferm di colpo fissando Butch. Misericordia... divina... guarda
quei calzoni.
S, lo so, fece Butch con una smorfia. Sono...
Ti dispiace venire qui? fece Marissa indietreggiando lungo il corridoio, verso la loro camera
da letto. Ho bisogno che tu venga qui. Un minuto solo. O magari dieci.
L'odore tipico dei vampiri innamorati satur subito la stanza. V sapeva anche troppo bene che
l'amico era su di giri. Puoi avermi per tutto il tempo che vuoi, piccola, disse Butch.
Uscendo dal soggiorno, lo sbirro gli lanci un'occhiata da sopra la spalla. Quanto mi piacciono
questi calzoni di pelle. D a Fritz che ne voglio cinquanta paia. Al pi presto.
Rimasto solo, Vishous si protese verso lo stereo e mise a tutto volume Music Is My Savior di
MIMS. Prima sparare il rap a palla gli serviva per coprire i pensieri degli altri, adesso che le sue visioni
erano sparite e la sua capacit di leggere nel pensiero altrui si era dissolta nel nulla, invece, usava la
musica per non sentire il suo coinquilino che faceva l'amore.
Si stropicci la faccia. Doveva proprio andarsene da l.
Per un po' aveva tentato di convincere i due piccioncini a traslocare, ma Marissa sosteneva che
la Tana era "accogliente" e che le piaceva vivere l. Ma doveva essere una bugia. Met del salotto era
occupato dal biliardino, la tele era sempre accesa, ventiquattr'ore su ventiquattro, sette giorni su sette,
sull'emittente sportiva ESPN col volume azzerato e c'era un perenne sottofondo di rap duro. U
frigorifero era una zona smilitarizzata costellata da cadaveri in putrefazione, schifezze provenienti da
fast food tipo Taco Bell e Arby's. Le sole bevande disponibili erano la vodka Grey Goose e lo scotch
Lagavulin. La roba da leggere si riduceva a Sports Illustrated e... be', vecchi numeri di Sports
Illustrated.
Per cui, no, non c'era proprio niente di carino. Quel posto era un incrocio tra la sede di
un'associazione studentesca maschile e uno spogliatoio.
Arredato da Derek Jeter1.
Quanto a Butch, quando V gli aveva suggerito di traslocare lo sbirro, seduto all'altro capo del
divano, lo aveva guardato serio, aveva scosso la testa una volta ed era andato in cucina a versarsi
l'ennesimo Lagavulin.
si rifiutava di credere che quei due restassero l perch erano preoccupati per lui o stronzate del
genere. Il solo pensiero bastava a mandarlo al manicomio.
Si alz in piedi. Se separazione doveva esserci, doveva essere lui a prendere l'iniziativa. Ma non
avere pi Butch sempre tra i piedi era... inconcepibile, questo era il guaio. Meglio la tortura che stava
vivendo adesso che l'esilio.
Controll l'orologio. Tanto valeva infilare il tunnel sotterraneo e trasferirsi nella grande casa.
Anche se il resto della Confraternita del Pugnale Nero viveva in quel mostro architettonico dalla
facciata di pietra l accanto, c'erano un mucchio di stanze vuote. Forse avrebbe dovuto provarne una,
cos, tanto per fare. Per un paio di giorni.
Al solo pensiero gli venne il voltastomaco.
Mentre andava alla porta, fu investito dall'effluvio proveniente dalla camera di Butch e Marissa,
era l'odore tipico dei vampiri in calore. Pensando a quello che stava succedendo l dentro, gli si
infiamm il sangue e, per la vergogna, gli venne la pelle d'oca.
Con un'imprecazione, and a prendere il giaccone di pelle, tir fuori il cellulare e digit un
numero. Il suo petto aveva la temperatura di una cella frigorifera, ma per lo meno gli sembrava di fare
qualcosa per quella sua ossessione.
Quando la voce femminile rispose, V interruppe bruscamente il suo sensuale "pronto". Al
tramonto. Stasera. Sai cosa metterti, e raccogliti  capelli lasciando scoperto il collo. Come si dice?
La risposta fu un gemito erotico di sottomissione. S, mio Iheage
V chiuse la telefonata e gett il cellulare sulla scrivania, guardandolo rimbalzare fino a fermarsi
contro una delle quattro tastiere. Alla sottomessa che aveva scelto per quella notte piacevano le cose
particolarmente spinte. E lui l'avrebbe accontentata.
Cazzo, era proprio un pervertito. Fino al midollo. Un depravato incorreggibile e impenitente...
che proprio per questo godeva di una certa fama all'interno della razza.
Era assurdo, ma d'altronde i gusti e le motivazioni delle femmine erano sempre stati bizzarri. La
sua fantastica reputazione non contava niente, proprio come le sue partner. A lui importava unicamente
avere delle volontarie per soddisfare i suoi bisogni sessuali. Ci che si diceva di lui, ci che le femmine
avevano bisogno di credere sul suo conto, era pura masturbazione orale per bocche che volevano essere
occupate diversamente.
Fuori di s dalla rabbia, imbocc il tunnel, diretto alla casa principale. Per colpa di quella
stupida regola della rotazione adottata dalla confraternita, quella sera non poteva scendere in campo e
la cosa lo mandava in bestia. Piuttosto che starsene con le mani in mano avrebbe preferito di gran lunga
dare la caccia ai non morti che minacciavano la sopravvivenza della sua razza.
Ma esistevano altri modi per placare le sue brucianti frustrazioni.
A questo servivano i lacci e i corpi consenzienti.
Phury entr nell'enorme cucina della grande casa e rimase raggelato, come quando ci si trova
davanti a un ferimento accidentale e c' sangue dappertutto: con le piante dei piedi incollate al
pavimento, gli manc il respiro ed ebbe un tuffo al cuore.
Prima di riuscire a sgattaiolare via di nascosto venne beccato.
Bella, la Shellan del suo gemello, alz gli occhi e sorrise. Ciao.
Ciao. Vattene. Subito.
Dio, che buon odore aveva.
Lei agit il coltello che aveva in mano sopra il tacchino arrosto che stava spolpando. Vuoi che
prepari un panino anche per te?
Come? fece lui come un perfetto idiota.
Un panino, ripet Bella puntando la lama sulla pagnotta, il vasetto di maionese semivuoto, la
lattuga e i pomodori. Avrai fame. Non hai mangiato molto all'Ultimo Pasto.
Ah, s... no, non... Il suo stomaco mise la parola fine a quella pietosa bugia, protestando come
la bestia affamata che era. Bastardo.
Bella scroll la testa, tornando a concentrarsi sul petto di tacchino. Prendi un piatto e siediti.
Okay, quella era l'ultima cosa di cui aveva bisogno. Meglio finire sepolto vivo che stare l in
cucina da solo con lei che gli preparava da mangiare con le sue belle mani.
Phury, disse Bella senza alzare lo sguardo. Piatto. Sedia. Subito.
Lui obbed perch, malgrado discendesse da una stirpe guerriera, fosse un membro della
confraternita e pesasse una cinquantina di chili pi di lei, era indifeso come un bambino quando si
trattava di Bella. La Shellan del suo gemello... la Shellan incinta del suo gemello... non era una a cui
Phury potesse dire di no.
Fece scivolare un piatto accanto a quello di lei e si sedette dall'altra parte del bancone di granito
ripromettendosi di non guardarle le mani. Sarebbe andato tutto bene finch non avesse guardato quelle
lunghe dita affusolate, le corte unghie ben curate e il modo in cui...
Merda.
Cavolo, disse Bella tagliando qualche altra fetta di pane, Zsadist mi vuole grassa come un
maiale, giuro. Altri tredici mesi con lui che mi assilla per farmi mangiare e non entrer neanche pi in
piscina. Riesco a malapena a infilarmi i pantaloni.
Io ti trovo bene. Era davvero perfetta con quei lunghi capelli neri, gli occhi color zaffiro e il
fisico slanciato. Il piccolo che cresceva dentro di lei non si notava nemmeno sotto la maglietta
over-size, ma la luminosit della pelle e la frequenza con cui si portava la mano al basso ventre
tradivano il suo stato.
La sua condizione risultava evidente anche dall'ansia negli occhi di Z ogniqualvolta le stava
vicino. Nei vampiri le gravidanze erano causa di un'alta mortalit materno-fetale, dunque erano insieme
una benedizione e una maledizione per gli Hellren, i futuri padri.
Tu stai bene? chiese Phury. Dopo tutto, Z non era l'unico a preoccuparsi per lei.
Pi o meno. Mi stanco facilmente, ma non  poi cos grave, rispose Bella, leccandosi la punta
delle dita prima di prendere il vasetto della maionese per pescare i pochi residui rimasti sulle pareti;
durante quest'operazione, il coltello produsse una sorta di tintinnio, come una moneta scossa su e gi.
Per Z mi fa diventare matta. Si rifiuta di nutrirsi.
Al ricordo del sapore del sangue di Bella, Phury distolse lo sguardo, sentendo le zanne che si
allungavano. Non c'era alcuna nobilt in, ci che provava per lei, neanche un po'. Era sempre andato
fiero della propria rettitudine e non riusciva a conciliare le sue emozioni con i suoi principi.
Tanto pi che i suoi sentimenti non erano minimamente ricambiati. Quell'unica volta, Bella lo
aveva nutrito perch lui ne aveva un disperato bisogno e perch era una femmina di valore, non certo
perch tenesse alla sua sopravvivenza o perch lo desiderasse.
No, tutto ci era riservato al suo gemello. Sin dalla prima notte che aveva conosciuto Z, Bella
ne era rimasta stregata, e il destino aveva voluto che fosse proprio lei a salvarlo dall'inferno di cui era
prigioniero. Phury aveva salvato il corpo del suo gemello dopo un secolo di schiavit, ma era stata
Bella a far risorgere il suo spirito.
Un motivo in pi per amarla, naturalmente.
Maledizione, quanto avrebbe voluto avere l con s del fumo rosso, ma aveva lasciato la sua
scorta di sopra, in camera sua.
Allora, come stai? chiese Bella, stendendo sul pane prima delle sottili fette di tacchino e poi
delle foglie di lattuga. La nuova protesi ti d ancora dei problemi?
Va un po' meglio, grazie. La tecnologia era anni luce avanti rispetto a un secolo prima ma,
considerato quanto combatteva, la sua gamba perduta era un problema sempre all'ordine del giorno.
La sua gamba perduta... gi, l'aveva proprio persa. Se l'era staccata con un colpo di pistola per
liberare Z da quella troia pervertita della sua Padrona. Era stato un sacrificio enorme, ma ne era
valsa la pena. Proprio come era valsa la pena sacrificare la propria felicit per permettere a Z di
vivere insieme alla femmina che amavano entrambi.
Bella chiuse i due sandwich e fece scivolare un piatto sopra il banco di granito, verso Phury.
Ecco fatto.
Mi ci voleva proprio, disse lui affondando i denti nel panino e assaporando intensamente quel
momento, il morbido pane che cedeva come carne. Mandando gi il boccone, venne colto da una sorta
di mesta gioia al pensiero che Bella aveva preparato quello spuntino proprio per lui, e che lo aveva
fatto con una specie di amore.
Bene. Mi fa piacere, disse lei addentando a sua volta il panino. Sai...  da un paio di giorni
che volevo chiederti una cosa.
Ah s? Cosa?
Sto lavorando al Porto Sicuro con Marissa, lo sai, no?  un'organizzazione fantastica, piena di
persone meravigliose... Segu una lunga pausa... del tipo che lo spinse a prepararsi al peggio. Ad
ogni modo,  arrivata una nuova assistente sociale che ha il compito di seguire le madri e i bambini.
Bella si schiar la gola. Si pul la bocca con un tovagliolino di carta. E proprio in gamba. Cordiale,
spiritosa. Pensavo che magari...
Oh, Dio. Sei gentile, grazie, ma no.
E proprio simpatica.
No, grazie. Con un senso di profondo disagio, Phury cominci a mangiare a velocit
supersonica.
Phury... lo so che non sono affari miei, ma perch la castit?
Merda. Pi in fretta con quel panino. Possiamo cambiare discorso?
 per via di Z, giusto? Il motivo per cui non sei mai stato con una femmina. E il tuo sacrificio
per lui e per il suo passato.
Bella... per favore...
Hai pi di duecento anni, sarebbe ora che cominciassi a pensare a te stesso. Z non sar mai del
tutto normale, nessuno lo sa meglio di te e di me. Ma adesso  pi stabile. E col tempo star sempre
meglio.
Vero, sempre che Bella sopravvivesse alla gravidanza: fino a dopo il parto il suo gemello non
poteva dirsi fuori dai guai. E, di conseguenza, neanche Phury.
Per favore, lascia che ti presenti...
No. Phury si alz ruminando come una mucca. Le buone maniere a tavola erano molto
importanti, ma quella conversazione doveva finire prima che gli scoppiasse la testa.
Phury...
Non voglio nessuna femmina nella mia vita.
Saresti un Hellren meraviglioso, Phury.
Lui si pul la bocca con uno strofinaccio per i piatti e nell'Antico Idioma disse, Grazie per
questo pasto preparato con le tue mani. Ti auguro una buona serata; Bella, adorata compagna del mio
gemello, Zsadist.
Si sentiva in colpa per non averla aiutata a riordinare la cucina, ma era sempre meglio che farsi
venire un aneurisma. Spinse la porta che si apriva sulla sala da pranzo. A met del lungo tavolo gli
mancarono le forze, tir fuori la prima sedia che gli capit a tiro e si sedette pesantemente.
Dio, aveva il cuore che batteva all'impazzata.
Quando alz lo sguardo, vide Vishous che, in piedi dall'altra parte del tavolo, lo fissava.
Cristo!
Nervosetto, eh, fratello? Alto quasi due metri, V, figlio del grande guerriero noto come il
Carnefice, era un vampiro mastodontico. Con due iridi bianche come il ghiaccio cerchiate di azzurro, i
capelli neri come il carbone e il volto spigoloso e intelligente, era tutt'altro che brutto, ma il pizzetto e i
tatuaggi alla tempia gli conferivano un'aria malefica.
No, per niente. Phury pos le mani sul tavolo lustro come uno specchio, pensando allo
spinello che si sarebbe acceso appena entrato in camera sua. A dire il vero, stavo venendo a cercarti.
Ah, s?
Wrath non ha gradito la tensione nell'aria alla riunione di stamattina. Era un eufemismo. V e
il re si erano affrontati a muso duro in un paio di occasioni, e non era stato l'unico motivo di contrasto.
Stanotte ci ha messo tutti quanti a riposo. Ha detto che abbiamo bisogno di un po' di svago.
V inarc le sopracciglia: cos sembrava ancora pi intelligente, una vera testa d'uovo. L'aria da
genio non era solo un'apparenza. Il ragazzo parlava sedici lingue, inventava videogiochi per sfizio ed
era in grado di recitare a memoria i venti volumi delle Cronache. Al suo confronto, Stephen Hawking
era uno studentello da istituto tecnico-professionale.
Tutti quanti? fece V.
S, io pensavo di fare un salto allo ZeroSum. Vuoi venire?
Ho gi un impegno.
Ah, gi. V e la sua vita sessuale anticonvenzionale, pens Phury. Cavolo, lui e Vishous erano
agli antipodi dello spettro sessuale: lui non ne sapeva niente mentre Vishous aveva sperimentato di
tutto, e quasi sempre in modo estremo... i sentieri inesplorati e pure le autostrade. E non era l'unica
differenza tra loro due. Pensandoci bene, non avevano assolutamente niente in comune.
Phury?
Phury si riscosse. Come, scusa?
Ho detto che una volta ti ho sognato. Parecchi anni fa.
Oh, Dio. Perch non se n'era andato dritto filato in camera sua? Adesso si sarebbe potuto
accendere una bella canna. Spiegati meglio.
V si accarezz il pizzetto. Ti ho visto fermo a un crocevia in un campo tutto bianco. Era una
brutta giornata... gi, c'era un temporale tremendo. Ma quando hai preso una nuvola dal cielo e l'hai
avvolta intorno al pozzo, ha smesso di piovere.
Molto poetico. E che sollievo. Quasi tutte le visioni di V erano terrificanti. Ma senza
senso.
Niente di ci che vedo  senza senso, lo sai benissimo.
Diciamo allegorico, allora. Come si fa a impacchettare un pozzo? Phury si accigli. E
perch vieni a dirmelo proprio adesso?
V aggrott le sopracciglia sopra gli occhi trasparenti come uno specchio. Io... Dio, non ne ho
idea. Dovevo dirtelo e basta. Con una violenta imprecazione, si diresse verso la cucina. Bella 
ancora l dentro?
Come fai a sapere che era...
Hai sempre un'aria stravolta dopo che l'hai vista.
Capitolo 2
Mezz'ora e un panino al tacchino dopo, Vishous si materializz sulla terrazza del suo attico
privato, in centro. Era una notte gelida, un mix del freddo di marzo e dell'umidit di aprile. Il vento
tagliente zigzagava come un ubriaco incattivito. V si ferm davanti al panorama del ponte di Caldwell;
la veduta da cartolina della citt sfavillante al di sotto lo riempiva di noia.
Cos come il programma della serata.
Assomigliava a un cocainomane di vecchia data, pens. L'euforia un tempo era stata intensa, ma
adesso serviva la scimmia sulla spalla senza particolare entusiasmo. Adesso c'era solo il bisogno, senza
pi traccia di piacere.
Piantando i palmi sulla balaustra del terrazzo, si sporse in fuori e venne investito da una
violenta raffica d'aria gelida che gli soffi all'indietro i capelli, come uno di quei modelli nelle riviste di
moda. O forse... pi come un supereroe dei fumetti. S, quella era una metafora pi azzeccata.
Salvo che lui sarebbe stato un "cattivo", giusto?
Si accorse che le sue mani scorrevano sulla pietra liscia su cui erano posate, accarezzandola. H
parapetto era alto pi o meno un metro e mezzo e correva intorno al grattacielo come il bordo di un
vassoio da portata. La sommit era formata da un piano largo un metro circa, che sembrava fatto
apposta per salirci sopra e tuffarsi nel vuoto, il baratro un preludio perfetto al violento schiaffo della
morte.
Finalmente uno scenario interessante.
Sapeva per esperienza com'era dolce quella caduta libera. Come la forza del vento ti premeva
sul petto, rendendo difficoltoso il respiro. Come bruciavano gli occhi e le lacrime risalivano verso
l'alto, lungo le tempie, invece di scendere gi sulle guance. Come la terra ti correva incontro, una
padrona di casa pronta a darti il benvenuto alla festa.
Non era certo di aver preso la decisione giusta, quando si era buttato. All'ultimo momento,
tuttavia, si era smaterializzato per tornare sul terrazzo. Per tornare... tra le braccia di Butch.
Accidenti a Butch. Si tornava sempre l, a quel figlio di puttana, eh?
Scacci l'impulso di esibirsi in un altro volo ad angelo e, con la forza del pensiero, fece scattare
la serratura di una delle vetrate scorrevoli sui tre lati dell'attico. Erano antiproiettile, ma non filtravano
la luce del sole. Non che, in caso contrario, sarebbe rimasto l durante il giorno.
Quella non era una casa.
Quando entr si sent come schiacciato dal luogo e da ci per cui lo utilizzava, come se l la
forza di gravit fosse diversa. Le pareti, il soffitto e i pavimenti di marmo del vasto monolocale erano
neri. Cos come le centinaia di candele che poteva accendere a suo piacimento. L'unica cosa
classificabile come mobile era un letto enorme che non aveva mai usato. H resto faceva parte
dell'attrezzatura: il tavolo con le cinghie di contenimento. Le catene fissate al muro. Le maschere, i
bavagli e gli scudisci. Le verghe e le catene. L'armadietto pieno di pinze per capezzoli con pesi, le clip
di acciaio e gli altri arnesi di acciaio inossidabile.
Tutti per le femmine.
Si tolse il giaccone di pelle e lo butt sul letto, poi si lev anche la camicia. Non si levava mai i
calzoni durante le sedute. Le sottomesse, o sub, non lo vedevano mai tutto nudo. Nessuno lo vedeva
mai spogliato, a parte i fratelli durante le cerimonie alla Tomba, e solo perch lo imponeva il rituale.
Com'era l sotto erano solo affari suoi e di nessun'altro, cazzo.
A un suo comando le candele si accesero, la luce liquida rimbalz sul pavimento lucido prima
di venire inghiottita dalla volta tenebrosa del soffitto. L'atmosfera non aveva nulla di romantico.
Quell'antro era una tana dove chi lo desiderava poteva sperimentare una vasta gamma di oscenit, e
l'illuminazione serviva solo a garantire l'esatto posizionamento degli arnesi di cuoio e di metallo, delle
mani e delle zanne.
Senza contare che le candele potevano servire a ben altro che a fare luce.
Vishous and al mobile bar, si vers due dita di Grey Goose e si appoggi contro il corto
bancone. Tra le femmine della specie c'era chi riteneva che andare l e affrontare un rapporto con lui
fosse un rito di passaggio. Altre, invece, riuscivano a godere solo con lui, e altre ancora volevano
esplorare fino a che punto sesso e dolore potevano confondersi.
Queste ultime, le tipe con la vocazione da esplorarne alla Lewis and Clark, erano quelle che lo
interessavano meno. Di solito non ce la facevano ad arrivare fino in fondo e a met dovevano ricorrere
alla safeword o al segnale di sicurezza, la parola o il gesto convenzionali che V aveva scelto per
interrompere il rapporto. Lui le lasciava sempre andare subito, ma non le consolava mai; asciugare le
lacrime non era affar suo. Nove volte su dieci loro volevano riprovarci, ma lui era irremovibile. Se
crollavano con tanta facilit una volta, era probabile che ci ricascassero e a lui non interessava fare da
nave scuola a delle mezzecalzette.
Quelle che resistevano fino in fondo lo chiamavano Iheage e lo veneravano, non che a lui
fregasse qualcosa della loro adorazione. C'era qualcosa in lui che andava smussato e i loro corpi erano
gli strumenti che usava per riuscirci, una sorta di carta vetrata contro cui sfregarsi. Fine della storia.
And alla parete, prese una delle catene d'acciaio e la fece scivolare nel palmo, un anello dopo
l'altro. Era sadico per natura, ma far soffrire le sue sub non lo faceva godere. H suo sadismo trovava
soddisfazione nell'assassinio dei tesser.
Il suo obiettivo era il controllo, sulle menti e sui corpi delle sue sottomesse. Le cose che faceva
loro, sessualmente e non solo, le cose che diceva, quello che le costringeva a indossare... era tutto
attentamente calcolato per ottenere un determinato effetto. Certo, anche il dolore aveva la sua parte e,
s, forse le femmine piangevano perch si sentivano vulnerabili e spaventate. Ma poi lo imploravano di
continuare e non etano mai sazie.
E lui le accontentava, se era dell'umore adatto.
Lanci un'occhiata alle maschere. Costringeva sempre le femmine a indossarle e loro avevano il
divieto di toccarlo, a meno che non fosse lui a dire dove, come e con che cosa. I suoi orgasmi erano rari
e accolti con grande orgoglio dalle sottomesse, e se si nutriva del loro sangue era solo perch non
poteva farne a meno.
Non umiliava mai quelle che andavano da lui, non le costringeva mai a degradarsi facendo le
porcherie predilette - lo sapeva bene - da altri Dom, Dominatori. Ma neanche le confortava, n all'inizio
n a met strada n alla fine, e le sedute si tenevano solo alle sue condizioni. Diceva alle femmine dove
e quando, e al primo segnale di gelosia da parte loro, erano fuori. Per sempre.
Controll l'ora e dissip il Mhis che avvolgeva l'attico. La femmina che doveva arrivare quella
notte poteva localizzarlo perch un paio di mesi prima si era abbeverato alla sua vena. Alla fine della
seduta avrebbe fatto in modo che se ne andasse senza conservare alcun ricordo del luogo in cui era
stata.
Avrebbe saputo cosa era successo, tuttavia. H rapporto sessuale le avrebbe lasciato segni
dappertutto.
Quando la femmina si materializz sul terrazzo, Vishous si volt. Dall'altra parte della vetrata
era un'ombra anonima, un insieme di curve avvolte da un bustier di pelle nera e da una gonna nera
lunga e ampia. I capelli neri, come le aveva ordinato, erano raccolti in uno chignon.
Sapeva aspettare. Sapeva che non doveva bussare.
Vishous apr la porta con la forza del pensiero, ma lei sapeva che non poteva entrare senza
permesso.
La squadr da capo a piedi e fiut il suo odore. Era eccitatissima.
Sent allungarsi le zanne, non perch fosse particolarmente interessato alla vulva bagnata tra le
sue gambe, ma perch doveva nutrirsi e lei era una femmina e aveva tutte le vene che facevano al caso
suo. Era una questione di biologia, non la magia dell'amore.
Tese il braccio e con l'indice le fece segno di avvicinarsi. Lei ubbid tremante, e ne aveva ben
donde. V era di un umore particolarmente irascibile, quella sera.
Levati quella gonna, ordin. Non mi piace.
Lei immediatamente abbass la lampo della sottana, che cadde a terra con un fruscio di raso.
Sotto aveva una giarrettiera nera e calze autoreggenti col bordo di pizzo. Niente mutandine.
Hmm... s. Le avrebbe tolto la biancheria intima tagliandola con un pugnale. Ma non subito.
And a prendere una delle maschere appese alla parete, una di quelle con una sola apertura. La
femmina avrebbe dovuto respirare dalla bocca, se voleva un po' d'aria.
Gliela gett dicendo, Mettitela. Subito.
Senza fiatare, lei si copr il volto.
Sali sopra il tavolo.
Non la aiut mentre lei avanzava alla cieca, si limit a guardarla, sapendo che avrebbe trovato
la strada giusta. Lo facevano sempre. Le femmine come lei trovavano sempre la strada verso il
cavalletto.
Per ingannare il tempo tir fuori una delle sue sigarette rollate a mano dalla tasca posteriore dei
calzoni, la infil tra le labbra e prese una candela nera dalla bugia. Si accese la sigaretta fissando la
piccola pozza di cera liquida alla base della fiammella.
Controll i progressi della femmina. Brava. Si era stesa supina a braccia e gambe spalancate.
Dopo averla legata, sapeva esattamente da dove cominciare, quella sera.
Avanz verso di lei con in mano la candela.
Sotto i tubi al neon della palestra della confraternita, John Matthew si mise in guardia
concentrandosi sul suo avversario. I due erano identici, come le bacchette che i cinesi usano per
mangiare, sottili e inconsistenti, facili da rompere. Come tutti i vampiri prima della transizione.
Al fischio di Zsadist, il fratello che quella sera era incaricato di tenere la lezione sul corpo a
corpo, John e il suo compagno di classe si salutarono con un inchino. L'altro ragazzo pronunci la
formula di rito nell'Antico Idioma e John rispose usando il linguaggio dei segni. Poi diedero inizio
all'incontro. Piccole mani e braccia ossute si agitavano in modo convulso senza grandi risultati,
volavano calci come aeroplanini di carta e i colpi venivano schivati goffamente. Tutte le loro mosse e
posizioni erano pallide ombre di ci che avrebbero dovuto essere, echi di un tuono lontano, non il cupo
rombo che annuncia il temporale.
Il tuono esplose in un altro punto della palestra.
Nel bel mezzo della ripresa, si ud un tremendo WHOOMP! e un corpo massiccio piomb sul
tatami azzurro come un sacco di patate. John e il suo avversario si voltarono di scatto... abbandonando
il loro penoso tentativo di misurarsi con le arti marziali miste.
Zsadist si stava allenando con Blaylock, uno dei due migliori amici di John. Il rosso era il solo
allievo del corso ad avere gi superato la transizione, per cui era grosso il doppio di tutti gli altri. E Z lo
aveva appena messo al tappeto.
Blaylock balz in piedi e ripart alla carica come un toro, col solo risultato di trovarsi di nuovo
lungo e disteso per terra. Per quanto Blay fosse grosso, Z era un gigante, nonch un membro della
Confraternita del Pugnale Nero. Era come affrontare un carro armato Sherman con una vita di
combattimenti alle spalle.
Cavolo, avrebbe dovuto esserci anche Qhuinn, l, a godersi lo spettacolo. Che fine aveva fatto?
Tutti e undici gli allievi si lasciarono sfuggire un "Ahia! " quando, con tutta calma, Z sgambett
Blay facendolo cadere a faccia in gi e immobilizzandolo con una micidiale presa di sottomissione
capace di spezzargli le ossa. Non appena Blay batt il palmo sul tappeto, Z lo lasci andare.
A cinque giorni dalla transizione stai andando alla grande, comment entusiasta Zsadist
torreggiando sul giovane allievo.
Blay sorrise, malgrado la guancia incollata al tatami. Grazie... ansim. Grazie, maestro.
Z tese la mano e lo tir su da terra proprio mentre nella palestra riecheggiava lo scatto di una
porta che si apriva.
Alla vista di ci che stava entrando, John fece tanto d'occhi. Be', cazzo... questo spiegava
dov'era stato Qhuinn per tutto il pomeriggio.
H vampiro che avanzava lentamente sui materassini assomigliava a qualcuno che il giorno
prima pesava pi o meno come una confezione di cibo per cani e che adesso invece era un colosso alto
pi di un metro e novanta per oltre un quintale di peso. Qhuinn aveva superato la transizione. Cavolo,
ecco perch non si era fatto sentire per tutto il giorno neanche con un misero SMS. Era tutto preso a
farsi crescere un fisico nuovo di zecca.
John alz una mano in segno di saluto, e per tutta risposta, Qhuinn annu, rigido, come se gli
facesse male il collo o gli scoppiasse la testa. Aveva una faccia tremenda e si muoveva come se avesse
tutte le ossa rotte. Armeggiava con il colletto della sua nuova felpa XXXL come se il solo contatto con
la stoffa gli desse fastidio, e continuava a tirarsi su i jeans con una smorfia. Aveva anche un occhio
nero, stranamente. Forse era andato a sbattere contro qualcosa nel corso della transizione? Girava voce
che durante il cambiamento ci si scalmanasse parecchio.
Lieto di vederti, lo salut Zsadist.
Qhuinn rispose con una voce profonda, di una tonalit completamente diversa da prima. Sono
venuto lo stesso, anche se non posso allenarmi.
Ottima idea. Puoi metterti laggi in fondo.
Mentre si spostava ai margini della palestra, Qhuinn incroci lo sguardo di Blay e i due si
scambiarono un sorriso sornione. Poi guardarono John.
Usando il linguaggio sei segni, Qhuinn disse, Dopo la scuola andiamo da Blay. Ho un casino di
cose da raccontarvi.
Mentre John annuiva, in palestra risuon severa la voce di Z. Fine della pausa chiacchiere,
ragazzi. Non costringetemi a prendervi a sculacciate perch lo faccio.
John si volt in posizione di guardia verso il suo gracile avversario, pronto a riprendere
l'incontro.
Uno dei loro compagni non ce l'aveva fatta a superare il cambiamento ed era morto, ma John
non vedeva l'ora di affrontarlo comunque. Se la faceva sotto dalla paura, certo, ma meglio morto che
prigioniero di quel mucchietto di ossa asessuato alla merc di chiunque.
Era pi che pronto a diventare un maschio a tutti gli effetti.
Aveva dei conti da regolare con i tesser, questioni di famiglia.
Due ore dopo, V era pi che soddisfatto. La femmina non era in condizione di smaterializzarsi
per tornare a casa, e non c'era da meravigliarsene, quindi la avvolse in una vestaglia, la ipnotizz
facendola cadere in trance e la port gi col montacarichi. Fritz aveva accostato al marciapiede e lo
aspettava al volante; l'anziano doggen non fece domande quando V gli diede l'indirizzo della
passeggera.
Come sempre, quel maggiordomo era una manna dal cielo.
Di nuovo solo nell'attico, V si vers un goccio di Goose e and a sedersi sul letto. Il cavalletto
era coperto di cera rappresa, sangue, secrezioni vaginali e sperma. Era stata una seduta parecchio
movimentata. Ma quelle passabili lo erano sempre.
Bevve una lunga sorsata di vodka. Nel profondo silenzio della stanza, dopo aver dato sfogo alle
sue perversioni e aver ricevuto il gelido schiaffo di una realt che valeva zero, venne sommerso da una
cascata di immagini sensuali. La scena cui aveva assistito settimane prima e che adesso gli tornava alla
mente era stata colta per errore, ma lui l'aveva comunque rubata come un borseggiatore, custodendola
nel lobo frontale anche se non gli apparteneva.
Settimane prima aveva sorpreso Butch e Marissa... a letto insieme. Era successo durante la
quarantena dello sbirro nella clinica di Havers. In un angolo della stanza c'era una videocamera e V li
aveva visti sullo schermo di un computer: lei in un bell'abito color pesca, lui con addosso il camice
dell'ospedale. Si stavano scambiando lunghi baci appassionati, frementi di desiderio.
Col cuore in gola, V aveva guardato Butch rotolare sopra di lei, il camice si era aperto mettendo
in mostra le spalle, la schiena e i fianchi. Quando aveva cominciato a prendere il ritmo, la sua spina
dorsale aveva preso a flettersi e a distendersi, mentre Marissa gli faceva scivolare le mani sulle natiche
affondandogli le unghie nella carne.
Era stato bellissimo vedere quei due insieme. Completamente diverso dal sesso violento ed
estremo che V faceva da sempre. C'erano stati amore, intimit e... dolcezza.
Vishous si abbandon all'indietro sul materasso, rischiando di rovesciare il contenuto del
bicchiere. Dio, chiss com'era fare sesso in quel modo. Gli sarebbe piaciuto? Forse gli avrebbe dato un
senso di claustrofobia. Sentire le mani di qualcuno dappertutto... non era sicuro di sopportarlo, e non
riusciva neanche a immaginare di stare tutto nudo.
Ma poi pens a Butch e decise che probabilmente molto dipendeva dalla persona con cui si
stava.
Si copr la faccia con la mano buona. Quanto avrebbe voluto smettere di sentire quello che
sentiva. Odiava se stesso per quei pensieri, per quell'attaccamento, per quell'inutile struggimento, e la
familiare litania della vergogna port con s una nuova ondata di spossatezza. Mentre soccombeva a
quella stanchezza micidiale che lo avvolgeva dalla testa ai piedi, cerc di lottare, sapendo che era irta di
pericoli.
Stavolta, per, ebbe la peggio. Non trov neanche la forza di reagire. Gli si chiusero gli occhi
mentre la paura gli risaliva lungo la schiena e gli faceva accapponare la pelle.
Oh... merda. Si stava addormentando.
In preda al panico, cerc di sollevare le palpebre: troppo tardi, si erano gi trasformate in solide
mura. Il vortice lo inghiott e, per quanto tentasse di liberarsi, venne risucchiato sempre pi gi.
Allent la presa sul bicchiere che aveva in mano e, nel dormiveglia, lo sent cadere per terra e
finire in frantumi. H suo ultimo pensiero fu che lui era identico a quel bicchiere di vodka: anche lui
stava andando in mille pezzi, rovesciando fuori il suo contenuto, ormai incapace di tenersi tutto dentro.
Capitolo 3
Un paio di isolati pi a ovest, allo ZeroSum, Phury prese il suo Martini e si mise comodo sul
divanetto di cuoio. Da quando erano arrivati al club, una mezz'oretta prima, lui e Butch erano stati
quasi sempre in silenzio, limitandosi a osservare gli altri clienti dal tavolo della confraternita.
Di roba da vedere ce n'era anche troppa.
Al di l di un muro d'acqua che simulava una cascata, c'era la pista da ballo dove, al ritmo
ipnotico della musica tecno, umani in abiti griffati cavalcavano onde di ecstasy e cocaina e facevano
porcherie. I fratelli, per, non bazzicavano mai la zona riservata alla normale clientela. Loro si erano
ritagliati il loro piccolo spazio nell'area VIP, a un tavolo in fondo in fondo, vicino all'uscita
antincendio. H club era un buon posto per svagarsi. La gente li lasciava in pace, gli alcolici erano di
prima qualit ed era in pieno centro, la loro abituale zona di caccia.
Per di pi, il padrone era uno di famiglia, ora che Bella e Z erano sposati. Rehvenge, il vampiro
che lo gestiva, era il fratello di lei.
E, guarda caso, era anche il pusher di Phury.
Phury bevve una lunga sorsata di martini shakerato e non mescolato. Quella sera doveva
assolutamente fare rifornimento. La sua scorta segreta di fumo era quasi agli sgoccioli.
Una bionda pass davanti al loro tavolo sculettando, i seni che ballonzolavano come mele sotto
le paillette argentate; la minigonna, non pi grande di un francobollo, lasciava intravedere le natiche e
il tanga di lam. In quella mise era peggio che seminuda.
Porca era forse l'aggettivo che Phury stava cercando.
n paio di isolati pi  ovest, allo ZeroSum, Phury prese il
Era un soggetto tipico. Quasi tutte le umane nell'area VIP erano a un pelo dall'arresto per atti
osceni in luogo pubblico; d'altronde, erano professioniste o l'equivalente civile delle puttane. Quando la
prostituta si ferm al tavolo accanto al loro, per una frazione di secondo Phury si chiese come sarebbe
stato comprare un po' di tempo con una come lei.
Dopo secoli di astinenza sembrava del tutto fuori luogo anche solo accarezzare un pensiero del
genere, figurarsi poi metterlo in pratica. Ma forse lo avrebbe aiutato a levarsi dalla testa Bella.
Hai visto qualcosa di tuo gradimento? chiese sornione Butch.
Non so di che parli.
Ah no? Vuoi farmi credere che non hai notato la bionda che  appena passata qui davanti? O il
modo in cui ti ha squadrato?
Non  il mio tipo,
Allora cercati una brunetta coi capelli lunghi.
Lasciamo perdere. Phury fin il suo martini. Aveva voglia di scagliare il bicchiere contro il
muro. Merda, non riusciva a credere di aver anche solo pensato di fare sesso a pagamento.
Povero sfigato.
Dio, che voglia di uno spinello.
E dai, Phury, non puoi non sapere che tutte le pollastre qui dentro ti puntano, appena arrivi.
Dovresti solo provarne una.
Okay, stasera erano decisamente troppe le persone che volevano incastrarlo. No, grazie.
Sto solo dicendo...
Fottiti e chiudi il becco.
Butch imprec sottovoce senza fare ulteriori commenti. Al che Phury si sent uno stronzo.
Com'era giusto che fosse. Scusa.
Naa, non c' problema.
Phury fece segno a una cameriera, che subito si avvicin. Mentre la ragazza portava via il
bicchiere vuoto, lui farfugli, Ha cercato di rifilarmene una anche lei, stasera.
Lei chi?
Bella. Phury prese un tovagliolino da cocktail fradicio e cominci a piegarlo in tanti
quadratini. Ha detto che c' una nuova assistente sociale al Porto Sicuro.
Rhym? Oh,  forte.. .
Ma io non sono...
Interessato? Butch scosse la testa. Phury, amico, lo so che adesso mi salterai di nuovo in
testa, ma  ora che cominci a interessarti. Questa storia tra te e il sesso femminile deve finire.
Phury non pot fare a meno di ridere. Non fare tanti giri di parole, mi raccomando.
Senti, tu hai bisogno di un po' di vita.
E pensi che il sesso a pagamento equivalga a un po' di vita? obiett Phury, accennando col
capo alla bionda bionica.
Da come ti guarda quella, direi che non dovrai pagare, fece Butch.
Phury cerc di immaginarsi la scena. Vide se stesso nell'atto di alzarsi e andare dalla donna.
Prenderla per il braccio e guidarla verso uno dei bagni. Forse lei gli avrebbe fatto un pompino. Forse lui
l'avrebbe sollevata sul lavandino allargandole le gambe e pompando dentro di lei fino a farla venire.
Tempo totale? Quindici minuti, a dir tanto. Era vergine, s, ma i meccanismi del sesso erano piuttosto
elementari, alla fin fine. Non ci voleva mica tanto: una bella stretta decisa, un po' di sfregamenti e il
suo corpo sarebbe stato pronto.
Be', almeno in teoria. Adesso laggi era tutto moscio. Anche volendo, quella sera non avrebbe
perso la verginit. Non con quella bionda, per lo meno.
Io sto bene cos, disse mentre arrivava il suo nuovo martini. Fece girare l'oliva nel bicchiere
col dito prima di infilarsela in bocca e ripet, Sul serio. Sto bene cos.
Tutti e due ammutolirono di nuovo; l'unico rumore che si sentiva era il sommesso martellare
della musica dall'altra parte della parete d'acqua. Phury stava per lanciarsi in una conversazione a base
di sport, pur di rompere il silenzio, quando Butch si irrigid.
Una femmina all'altro capo dell'area VIP stava guardando dalla loro parte. Era la responsabile
della sicurezza, quella che sembrava un maschio e aveva un taglio di capelli da maschio. Una tipa tosta.
Phury l'aveva vista malmenare certi umani ubriachi neanche stesse picchiando dei cani con un giornale.
Ma, un momento, non stava guardando lui. Aveva occhi solo per Butch.
Ehi, te la sei fatta, disse Phury. Giusto?
Butch si strinse nelle spalle bevendo una sorsata di Lag. Una volta sola. Ed  stato prima di
Marissa.
Phury guard di nuovo la vampira e non pot fare a meno di chiedersi com'era fare sesso con
lei. Sembrava una capace di farti vedere le stelle. E non necessariamente in senso buono.
C' qualcosa di bello nel sesso occasionale? chiese; gli sembrava di avere dodici anni.
Butch fece un sorriso lento. Segreto. Un tempo pensavo di s. Ma quando non conosci nient'
altro, certo, anche la pizza fredda ti sembra fantastica.
Phury bevve un sorso di martini. Pizza fredda, eh? Allora era questo che lo aspettava, l fuori.
Che meraviglia.
Merda, non voglio fare il guastafeste. Solo  meglio farlo con la persona giusta, disse Butch
trangugiando il suo scotch. Una cameriera fece per riempirgli di nuovo il bicchiere, ma lui la ferm
dicendo, Naa, adesso mi fermo a due. Grazie.
Aspetta! la richiam Phury prima che si allontanasse. Portamene un altro. Grazie.
Vishous sapeva che il sogno era arrivato perch era felice. L'incubo cominciava sempre con lui
in uno stato di grazia. All'inizio si sentiva in estasi, appagato, completo, un cubo di Rubik risolto.
Poi lo sparo. Sulla sua camicia fioriva una macchia rosso acceso e un grido lacerava l'aria,
densa come un solido.
Il dolore lo trafiggeva come le schegge di un ordigno esplosivo, come se lo avessero imbevuto
di benzina dandogli fuoco, come se lo avessero scorticato vivo.
Oh, Dio, stava morendo. Nessuno poteva sopravvivere a quello strazio.
Cadde in ginocchio e...
Balz a sedere sul letto come se lo avessero preso a calci in testa.
Nella gabbia dell'attico, tra i muri neri e le vetrate sullo sfondo della notte, il suo respiro
sembrava una sega che tagliava un'asse di legno. Merda, il cuore batteva cos forte che fu tentato di
stringersi il petto per impedirgli di saltare fuori.
Aveva bisogno di un drink... subito.
Malfermo sulle gambe, and al mobile bar, prese un bicchiere pulito e si vers una generosa
dose di Grey Goose. Stava per bere quando si accorse di non essere solo.
Sfoder il pugnale nero infilato nella cintola e ruot su se stesso.
Sono solo io, guerriero.
Ges Cristo. Ferma di fronte a lui c'era la Vergine Scriba, avvolta da capo a piedi in una veste
nera, a volto coperto; la sua figuretta minuta dominava l'attico. Da sotto la tunica, sul pavimento di
marmo, filtrava una luce sfolgorante come il sole a mezzogiorno.
Ci mancava solo questa. In quel momento non sentiva proprio la mancanza di un pubblico. Ah,
no, proprio no.
Si inchin e rimase immobile, cercando di capire come poteva bere in quella posizione. Sono
onorato.
Bugiardo, disse asciutta lei. Alzati, guerriero. Voglio guardarti in faccia.
fece del suo meglio per stamparsi sul muso un cordiale "salve come va", nella speranza di
camuffare l'"oh cazzo" che invece c'era. Porca miseria. Wrath aveva minacciato di vuotare il sacco con
la Vergine Scriba, se V non fosse riuscito a rimettersi in sesto. Vuoi vedere che alla fine l'aveva fatto?
Mentre si raddrizzava, pens che bere poteva essere interpretato come un insulto.
Gi, proprio cos, conferm la Vergine Scriba. Ma fai pure, se proprio non puoi farne a
meno.
trangugi la vodka come se fosse acqua e pos il bicchiere sul bancone del mobile bar. Ne
voleva ancora, ma con un po' di fortuna lei non si sarebbe trattenuta a lungo.
Lo scopo della mia visita non ha nulla a che vedere con il tuo
re, spieg la Vergine Scriba fluttuando verso d lui e fermandosi a un palmo di distanza. V
soffoc l'impulso di indietreggiare, specie quando lei allung una mano incandescente per accarezzargli
la guancia. La potenza della Vergine Scriba era come quella della folgore: letale e precisa. Nessuno
aspirava a diventare il suo bersaglio. E giunta l'ora.
L'ora per cosa? si chiese V, ma non fiat. Non si rivolgevano domande alla Vergine Scriba. A
meno che non si volesse arricchire il proprio curriculum vitae con una nuova esperienza: venire usati
come cera per pavimenti.
Il tuo compleanno  vicino.
Vero, presto avrebbe compiuto trecentotre anni, ma non capiva perch la cosa dovesse valergli
una visita privata da parte della Vergine Scriba. Se voleva fare qualcosa di carino per il suo
compleanno poteva mandargli gli auguri per posta. Un bel biglietto via e-mail dal sito della Hallmark
andava pi che bene, che cazzo.
E ho un regalo per te.
Sono onorato. E confuso.
La tua femmina  pronta.
Vishous sobbalz, come se qualcuno gli avesse infilzato un coltello nel sedere. Spiacente, ma
cosa... Niente domande, deficiente. Ehm... con tutto il dovuto rispetto, io non ho nessuna femmina.
Oh s, invece. La Vergine Scriba abbass il braccio luminoso. Ne ho scelta una per te tra
tutte le Elette perch diventi la tua prima compagna. E quella col sangue pi puro, la pi incantevole.
V apr la bocca, ma la Vergine Scriba lo anticip, travolgendolo come un rullo compressore. Vi
accoppierete e avrete dei figli. Farai dei figli anche con le altre Elette. Le tue figlie femmine andranno a
reintegrare le file delle Elette e i tuoi figli maschi diventeranno membri della confraternita. E questo il
tuo destino: diventare il Primole delle Elette.
La parola Primate cadde come una bomba H.
Chiedo scusa, Vergine Scriba... ehm... Vishous si schiar la gola, ricordando a se stesso che
se facevi uscire dai gangheri Sua Santit poi dovevano raccoglierti col cucchiaino. Senza offesa, ma io
non voglio legarmi a nessuna femmina...
Ma lo farai. Giacerai con lei secondo i dettami del rituale e lei ti dar dei figli. Cos come le
altre Elette.
Visioni di se stesso intrappolato dall'Altra Parte, circondato da uno stuolo di femmine,
impossibilitato a combattere, impossibilitato a vedere i fratelli... e... Dio, Butch... lo spinsero a parlare.
H mio destino  essere un guerriero. Combattere con i miei fratelli. Io sono gi dove  giusto che sia.
E poi, con quello che gli avevano fatto, era in grado di avere dei figli?
Si aspettava che la Vergine Scriba montasse su tutte le furie a quell'atto di insubordinazione.
Invece lei si limit a dire, Molto intrepido da parte tua ribellarti al tuo ruolo. Sei tutto tuo padre.
Sbagliato. Lui e il Carnefice non avevano niente in comune. Santit...
Obbedirai. E ti sottometterai di tua spontanea volont.
Avrei bisogno di un motivo pi che valido, per farlo, ribatt gelido lui.
Tu sei mio figlio.
rimase senza fiato, il petto di calcestruzzo. Lo aveva detto in senso lato, vero?
Trecentotre anni or sono ti ho dato alla luce. Il cappuccio della Vergine Scriba si alz senza
che lei lo avesse toccato, rivelando un viso dalla bellezza spettrale ed eterea. Alza quella che chiami
"mano maledetta" e saprai la verit.
Col cuore in gola, V alz la mano guantata, poi con gesti bruschi strapp via il guanto di pelle.
Inorridito, fiss il bagliore incandescente che filtrava da sotto la pelle tatuata: il fuoco senza fiamma
che ardeva dentro di lui era identico a quello della Vergine Scriba.
Cristo santo... Come aveva fatto a non pensarci?
La tua cecit, disse lei, ti ha spinto a negarlo. Non volevi vedere la verit.
Barcollando, V si allontan da lei. Quando and a sbattere contro il materasso, si lasci cadere
sul letto. Non era il momento di perdere la testa...
Ma, un momento... lui la testa l'aveva gi persa. Tanto meglio, altrimenti adesso avrebbe
sbarellato del tutto.
Come..,  possibile? S, era una domanda, ma a quel punto chi cavolo se ne fregava?
S, credo che per questa volta perdoner la tua domanda, disse la Vergine Scriba fluttuando
per la stanza; si spostava senza camminare, la veste immota, quasi fosse intagliata nella pietra. Nel
silenzio della stanza, V la associ a un pezzo degli scacchi: la regina, l'unica, tra tutti i pezzi sulla
scacchiera, libera di muoversi in tutte le direzioni.
Quando finalmente parl, la sua voce era profonda. Autorevole. Volevo conoscere fisicamente
il concepimento e il parto, dunque decisi di assumere una forma che mi consentisse di compiere l'atto
sessuale e mi recai nel Vecchio Mondo in condizione fertile. La Vergine Scriba si ferm di fronte alle
vetrate del terrazzo. Scelsi il maschio con cui accoppiarmi sulla base di ci che ritenevo essere gli
attributi virili pi desiderabili per la sopravvivenza della specie: forza e astuzia, potenza e
aggressivit.
ripens a suo padre, cercando di immaginare la Vergine Scriba che faceva sesso con lui.
Accidenti, doveva essere stata un'esperienza brutale.
E cos, conferm lei. Ottenni esattamente ci che cercavo, nella maniera pi piena. Una
volta iniziato l'amplesso, fu impossibile tornare indietro. E lui si comport com'era nella sua natura.
Alla fine, tuttavia, si ritrasse da me. In qualche modo aveva intuito a cosa aspiravo e chi ero.
Gi, suo padre era imbattibile nello scoprire le motivazioni altrui per poi sfruttarle a proprio
vantaggio.
Forse  stato sciocco da parte mia credere di potermi spacciare per ci che non ero, con uno
come lui. Era molto astuto, non c' che dire. Si volt a guardare V, all'altro capo della stanza. Disse
che mi avrebbe concesso il suo seme solo se io gli avessi ceduto un figlio maschio. Non era mai
riuscito a generare un maschio, e i suoi lombi di guerriero bramavano quella soddisfazione.
Io, tuttavia, volevo mio figlio per le Elette. Tuo padre era senza dubbio un abile tattico, ma
non era il solo. Conoscevo bene il suo punto debole, e soltanto io potevo garantire il sesso del
nascituro. Alla fine trovammo uh accordo: tre anni dopo la tua nascita ti avrei ceduto a lui per tre
secoli, consentendogli di addestrarti a combattere. In seguito, saresti servito ai miei scopi.
Gli scopi di sua madre? Gli scopi di suo padre? Merda, e lui? Non aveva nessuna voce in
capitolo, lui?
La Vergine Scriba abbass la voce. Essendo giunti a questo accordo, mi tenne sotto di s per
ore, fin quasi ad annientare la forma che avevo assunto. Era posseduto dal bisogno di concepire, e io lo
sopportai poich anche per me era cos.
Sopportare era il termine giusto. Come tutti i suoi compagni, al campo militare, V era stato
costretto a guardare suo padre mentre faceva sesso. Il Carnefice non faceva alcuna differenza tra
combattere e scopare, e non teneva minimamente in considerazione la fragilit delle femmine con cui si
accoppiava.
La Vergine Scriba riprese a girare per la stanza. Ti ho portato al campo in occasione del tuo
terzo compleanno.
V sent come un ronzio nella testa, qualcosa di simile a un treno che acquista velocit. Grazie a
quel simpatico patto tra i suoi genitori, gli era toccata in sorte una vita tremenda, segnata dalla crudelt
di suo padre e dalle brutali lezioni al campo di addestramento.
Sapete quello che mi ha fatto mio padre? ringhi. Quello che mi hanno fatto in quel posto?
S.
Allora perch cazzo mi hai lasciato l?, grid, gettando alle ortiche tutte le regole della buona
creanza.
Avevo dato la mia parola.
V balz in piedi, portandosi la mano all'inguine. Lieto di sapere che il vostro onore  intatto,
anche se lo stesso non si pu dire del sottoscritto. Gi, bello scambio davvero.
Posso capire la tua collera...
Davvero, mamma? Questo mi fa sentire proprio meglio. Ho passato vent'anni della mia vita a
lottare per sopravvivere in quella cloaca. E che cosa ne ho ricavato? Una testa incasinata e un corpo
fottuto per sempre. E adesso volete che metta al mondo dei figli per voi? Sorrise gelido. E se non
fossi in grado di ingravidarle, le Elette? Non vi  sorto il dubbio, sapendo quello che mi  successo?
Sei in grado di farlo.
Come fate a saperlo?
Pensi forse che non conosca ogni minima parte di mio figlio?
Brutta... troia, sibil lui.
Dal corpo della Vergine Scriba si lev una vampata di calore sufficiente a bruciacchiargli le
sopracciglia; la sua voce risuon stridula nell'attico. Non dimenticare chi sono, guerriero. Ho scelto
tuo padre in modo poco saggio, ed entrambi abbiamo pagato per il mio errore. Credi forse che sia
rimasta indifferente di fronte alla piega che aveva preso la tua vita? Credi che ti abbia guardato da
lontano senza soffrire? Ogni giorno sono morta per te.
Bella Madre Teresa del cazzo, grid lui, consapevole che anche il suo corpo si stava
surriscaldando. Siete onnipotente o no? Se ve ne fosse fregato almeno un pochino, avreste potuto
interv...
I destini non si possono scegliere, vengono conferiti d'imperio...
E da chi? Da voi? Allora  voi che devo odiare per tutte le porcherie che mi hanno fatto?
Adesso era sfolgorante dalla testa ai piedi; senza neanche guardarsi le braccia, sapeva che l'energia
insita nella sua mano si era diffusa al resto del corpo. Era identico a lei. Dio... che siate maledetta.
Figlio mio...
Vishous scopr le zanne. Non azzardatevi a chiamarmi cos. Mai. Noi non siamo madre e
figlio... Mia madre avrebbe fatto qualcosa. Vedendo che non ce la facevo pi, mia madre sarebbe stata
l con me...
Io volevo esserci...
Vedendomi sanguinante, a pezzi e terrorizzato, mia madre sarebbe stata l con me. Quindi non
venite a raccontarmi questa palla del figliolo caro.
Ci fu un lungo silenzio. Poi la voce della Vergine Scriba si lev chiara e forte. Ti presenterai al
mio cospetto al termine della mia segregazione, che avr inizio stanotte stessa. Ti verr mostrata la tua
compagna, per pura formalit. Tornerai quando lei sar adeguatamente preparata per l'uso che dovrai
farne e farai ci per cui sei stato concepito. E lo farai come tua libera scelta.
Col cavolo. E vaffanculo.
Vishous, figlio del Carnefice, lo farai perch in caso contrario la razza non sopravviver. Se
vogliamo avere qualche speranza di reggere agli attacchi della Lessening Society ci occorrono altri
fratelli. Ormai nella confraternita siete rimasti in pochi. In passato eravate anche venti o trenta. E da
dove possono venire altri fratelli se non da una riproduzione selettiva?
Avete ammesso anche Butch nella confraternita e lui non ...
Si  trattato di una dispensa speciale per una profezia realizzata. Non  affatto la stessa cosa,
come ben sai. Il suo corpo non sar mai forte come il vostro. Se non fosse per il suo potere innato, lui
non potrebbe mai essere un fratello.
V distolse lo sguardo.
La sopravvivenza della specie. La sopravvivenza della confraternita.
Cazzo.
Si mise a camminare per la stanza e si ritrov davanti al tavolo e alla parete con tutti i suoi
giochetti. Io sono il soggetto sbagliato per questo genere di cose. Non sono un eroe. Non mi interessa
salvare il mondo.
La logica  nella biologia e non pu essere contrastata.
Vishous alz la mano incandescente. Quante volte l'aveva usata per incenerire qualcosa. Case.
Automobili. E questa? Volete un'intera generazione vittima della mia stessa maledizione? E se
dovessi trasmetterla alla mia prole?
 un'arma eccellente.
Anche un pugnale, solo che non d fuoco ai tuoi amici.
La tua  una benedizione, non una maledizione.
Ah, s? Provate un po' a vivere con questa.
Il potere esige dei sacrifici.
Vishous scoppi in una risata amara. Be', sappiate che rinuncerei anche subito a questa merda
per essere normale.
Ci non toglie che hai un dovere nei confronti della tua specie.
Ah-hah, giusto. Proprio come voi ne avevate uno verso il figlio che avevate messo al mondo.
Farete meglio a sperare che io sia pi coscienzioso con le mie responsabilit.
Guard la citt ai suoi piedi, pensando ai civili massacrati, torturati, uccisi dai tesser al servizio
dell'Omega. Erano secoli che degli innocenti morivano per mano di quei bastardi, e la vita era gi
abbastanza dura anche senza che ti dessero la caccia. Lui lo sapeva anche troppo bene.
Dio, detestava ammetterlo, ma la Vergine Scriba non aveva tutti
i torti riguardo alla logica. Adesso nella confraternita erano rimasti in cinque, contando anche
Butch: Wrath non poteva combattere per legge, perch era il re. Tohrment era sparito. Darius era morto
l'estate prima. Quindi erano solo in cinque contro un nemico che rimpolpava continuamente i suoi
ranghi. Come se non bastasse, i Lesser avevano un serbatoio infinito di umani a cui attingere, mentre i
fratelli dovevano nascere tali, crescere e sopravvivere alla transizione. I giovani che stavano facendo
tirocinio al quartier generale alla fine sarebbero scesi in campo come soldati, certo, ma non avrebbero
mai posseduto la forza, la resistenza o la miracolosa capacit di guarigione tipiche di membri della
confraternita.
Quanto a generare altri fratelli... i potenziali padri erano una cerchia molto ristretta. In base alla
legge, Wrath, in quanto re, poteva giacere con tutte le femmine della specie, ma era fedele a Beth. Lo
stesso valeva per Rhage e Z con le loro rispettive compagne. Tohr, sempre ammesso che fosse ancora
vivo e volesse tornare, non sarebbe stato certo disponibile a mettere incinta qualche Eletta. Phury era
l'unica alternativa possibile, ma aveva fatto voto di castit e aveva il cuore infranto. Non proprio il
massimo, come stallone da monta.
Merda. Mentre V rimuginava sulla situazione, la Vergine Scriba rimase in silenzio, ben
sapendo che bastava una parola da parte sua e lui si sarebbe lavato le mani dell'intera faccenda, e al
diavolo la razza.
Lo far a una condizione, disse alla fine V, voltandosi verso di lei.
Ovvero?
Continuer a vivere qui, con i miei fratelli. A combattere con i miei fratelli. Verr dall'Altra
Parte e - Porca miseria. Oh, Dio - mi accoppier con chi volete. Ma la mia casa  e rester qui.
Il Primale vive...
Nel mio caso no, prendere o lasciare, disse lui guardandola torvo. E vi dir un'altra cosa:
sono talmente bastardo ed egoista che se non accetterete me ne andr via, e allora cosa farete? Dopo
tutto, non potete costringermi a fottere femmine per il resto della vita, a meno che non siate voi stessa a
manovrarmi l'uccello. Sorrise gelido. Vi piace questa rilettura della biologia?
Ora fu il turno della Vergine Scriba di girare per la stanza. V rimase a guardarla, in attesa della
sua decisione. A quanto pareva erano uguali anche in quello: pensavano meglio in movimento. Bella
roba.
La Vergine Scriba si ferm vicino al cavalletto e tese una mano incandescente sopra la tavola di
legno. Le tracce del rapporto sessuale di poco prima svanirono nel nulla, tutto torn lindo e pulito,
come se lei non approvasse. Credevo che avresti apprezzato una vita tranquilla. Una vita protetta,
senza pi l'obbligo di combattere.
E sciupare tutto lo scrupoloso addestramento ricevuto tra le grinfie di mio padre? No, sarebbe
un tale spreco. Quanto alla protezione, mi avrebbe fatto comodo trecento anni fa. Ora non pi.
Credevo che... ti avrebbe fatto piacere avere una compagna. Quella che ho scelto  la migliore
in assoluto. Una purosangue d'alto lignaggio, bella e piena di grazia.
Ma non siete stata voi a scegliere mio padre? Quindi mi scuserete se ho qualche perplessit.
Lei volse lo sguardo sui suoi arnesi. Tu prediligi... amplessi cos violenti.
Sono figlio di mio padre. L'avete detto voi stessa.
Non dovresti pi indulgere a queste... pratiche sessuali con la tua compagna. Si spaventerebbe
e ne proverebbe vergogna. E non dovresti pi accoppiarti con altre femmine, a parte le Elette. Sarebbe
oltraggioso.
V prov a immaginare di rinunciare alle sue perversioni. Il mostro che c' in me ha necessit
di uscire allo scoperto. Specialmente ora.
Ora?
E dai, mamma. Sapete tutto di me, no? Quindi saprete anche che le mie visioni sono sparite e
che sono mezzo psicotico per mancanza di sonno. Che diamine, saprete che la settimana scorsa mi sono
buttato gi da questo palazzo. Pi va avanti cos peggio sar, specie se mi toglierete la possibilit di
fare... un po' di ginnastica.
Lei lo liquid con un gesto della mano. Non vedi pi niente perch sei a un bivio del tuo
percorso esistenziale. Non si pu esercitare il libero arbitrio se si conosce in anticipo l'esito finale,
pertanto la tua preveggenza tende naturalmente ad auto sopprimersi. Ma torner.
Questa notizia gli procur un certo sollievo. Chiss poi perch, visto che sin dall'inizio delle sue
visioni, secoli prima, si era ribellato a quelle intromissioni di destini altrui.
Poi, all'improvviso, ebbe una folgorazione. Voi non sapete quello che mi succeder, giusto?
Non sapete quello che decider di fare.
Dammi la tua parola che adempirai ai tuoi doveri, dall'Altra Parte. Che farai ci che va fatto.
Promettimelo, subito.
Ditelo. Dite che non sapete quello che far. Se volete la mia parola dovrete ammetterlo.
Perch mai?
Voglio sapere che in qualcosa siete impotente , sibil rabbioso lui. Cos saprete come mi
sento io.
Il calore che emanava dalla Vergine Scriba aument finch Tattico non si trasform in una
specie di sauna. Il tuo destino mi appartiene, disse infine. Ma non so che strada prenderai.
incroci le braccia sul petto; aveva l'impressione di essere in bilico su una sedia con un cappio
intorno al collo. Accidenti a me, pens. Avete la mia parola d'onore.
Prendi questo e accetta la tua nomina a Primale, cos dicendo, la Vergine Scriba gli porse un
pesante medaglione d'oro appeso a un cordoncino di seta nera. V lo prese e lei annu una volta sola, a
siglare quel patto tra loro. Vado a informare le Elette. La mia segregazione durer alcuni giorni. Al
termine vieni da me per l'insediamento nel ruolo di Primate.
H cappuccio nero si sollev sul suo capo senza che lei lo toccasse. Appena prima che si
abbassasse sul suo volto fulgido, la Vergine Scriba disse, Fino a quel momento, ti auguro ogni bene.
Poi svan senza un rumore o un gesto, come una luce che si spegne.
torn verso il letto prima che gli cedessero le ginocchia. Si mise a sedere e fiss a lungo il
medaglione, lungo e sottile. Era in oro antico e recava un'incisione nell'Antico Idioma.
Lui non voleva dei figli. Non ne aveva mai voluti. Anche se, vista la situazione, era poco pi
che un donatore di sperma. Non era tenuto a fare da padre a nessuno di loro, il che era un sollievo. Non
sarebbe stato all'altezza del compito.
S'infil il medaglione nella tasca posteriore dei calzoni e si prese la testa tra le mani, assalito da
immagini della sua infanzia e della sua adolescenza al campo militare, ricordi nitidissimi e taglienti
come schegge di vetro. Con una violenta imprecazione nell'Antico Idioma, allung la mano verso il
giaccone, tir fuori il cellulare e premette il tasto di chiamata rapida. Wrath rispose subito, c'era un
ronzio in sottofondo.
Hai un minuto? chiese V.
S, che succede? Quando V non rispose, il re alz la voce. Vishous? Stai bene?
No.
Si ud un fruscio, poi la voce di Wrath in lontananza. Fritz, puoi tornare tra un po' a passare
l'aspirapolvere? Grazie, vecchio mio. Il ronzio cess e una porta si chiuse. Dimmi tutto.
Ti... ehm, ti ricordi l'ultima volta che ti sei ubriacato? Ubriacato di brutto?
Accidenti... ehm... Ci fu una pausa, durante la quale V si immagin le sopracciglia corrugate
del re dietro gli occhiali avvolgenti. Dio,  stato con te, mi pare. Ai primi del Novecento, giusto? Sette
bottiglie di whisky in due.
Veramente erano nove.
Wrath rise. Abbiamo cominciato alle quattro del pomeriggio e ci abbiamo messo, quanto?
quattordici ore? Dopo sono stato male tutto il giorno. Sono passati cent'anni, ma mi sembra di avere
ancora i postumi di quella sbornia.
chiuse gli occhi. Ricordi, era quasi l'alba, e io, ehm... ti ho detto che non avevo mai conosciuto
mia madre? Non avevo idea di chi fosse o di che fine avesse fatto?
Ho dei ricordi molto sfocati, per s, questo me lo ricordo.
Dio, com'erano sbronzi quella notte. Ubriachi fradici. Era questo l'unico motivo per cui V aveva
tirato fuori quello che lo tormentava da sempre, ventiquattr'ore su ventiquattro, sette giorni su sette.
V? Cosa c'? C'entra per caso la tua Mahmen
si lasci andare all'indietro sul letto. Quando atterr sul materasso, il medaglione che aveva in
tasca gli si conficc nel sedere. S... l'ho appena vista.
Capitolo 4
Dall'Altra Parte, nel santuario delle Elette, Cormia sedeva su un lettino nella sua stanza
immacolata, con accanto un piccolo cero acceso. Indossava la tradizionale veste candida delle Elette, i
piedi scalzi sul marmo bianco, le mani giunte in grembo.
Aspettava.
Era abituata ad aspettare. Era la caratteristica principale della vita da Eletta. Aspettavi che il
calendario dei rituali imponesse qualche attivit. Aspettavi che la Vergine Scriba facesse la sua
comparsa. Aspettavi che la Direttrice ti assegnasse dei compiti da eseguire. E aspettavi con buona
grazia, pazienza e comprensione, per non disonorare l'intera tradizione di cui eri al servizio. L nessuna
sorella era pi importante di un'altra. In quanto Eletta, eri parte di un tutto, una singola molecola tra le
tante che formavano un corpus spirituale efficiente... eri essenziale e insieme totalmente insignificante.
Quindi guai a chi non faceva il suo dovere, perch rischiava di contaminare anche il resto delle
Elette.
Quel giorno, tuttavia, l'attesa era gravata anche da un inevitabile fardello. Cormia aveva
peccato, e aspettava con timore la sua punizione.
Aveva desiderato a lungo il momento della transizione, era stata segretamente impaziente di
viverla, anche se non per il bene delle Elette. Lei desiderava realizzarsi pienamente per se stessa.
Desiderava attribuire un senso al suo respiro, al battito del suo cuore, un senso che la riguardasse in
quanto individuo all'interno dell'universo, non in quanto semplice rotella di un ingranaggio. Vedeva il
suo cambiamento come la chiave di quella libert personale.
Il cambiamento le era stato concesso solo di recente, quando era stata invitata a bere dalla coppa
nel tempio. All'inizio aveva gioito, convinta che il suo desiderio clandestino, finalmente realizzatosi,
fosse passato inosservato. Poi per era giunto il castigo.
Guard il proprio corpo, incolpando i suoi seni e i suoi fianchi per ci che stava per capitarle,
incolpando se stessa per aver desiderato una sua specificit. Avrebbe dovuto restare com'era...
La leggera tenda di seta sulla soglia si apr ed entr l'Eletta Amalya, una delle Attendhente
personali della Vergine Scriba.
Dunque  deciso, disse Cormia stringendo le dita fino a farsi dolere le nocche.
Amalya sorrise, caritatevole. S.
Tra quanto?
Lui verr al termine della segregazione di Sua Altezza.
Spinta dalla disperazione, Cormia chiese l'impensabile. Non pu essere convocata un'altra
sorella? Molte altre lo desiderano.
Sei tu la prescelta. Vedendo spuntare le lacrime negli occhi di Cormia, Amalya si avvicin
silenziosa, i suoi piedi nudi non facevano il minimo rumore. Sar delicato con te. Lui...
Non  vero. E il figlio del Carnefice, il guerriero.
Amalya si ritrasse di scatto. Che cosa?
La Vergine Scriba non te l'ha detto?
Sua Santit ha detto solo che era uno dei fratelli, un valoroso guerriero.
Cormia scosse la testa. A me l'ha detto giorni fa, la prima volta che  venuta a farmi visita.
Credevo che tutte voi lo sapeste.
Preoccupata, Amalya aggrott la fronte. Senza una parola, si sedette sul lettino e abbracci
Cormia.
Io non voglio, sussurr Cormia. Perdonami, sorella. Ma non voglio.
Andr tutto bene... davvero, la rassicur Amalya senza troppa convinzione.
Cosa succede qui? La voce brusca le separ di scatto, come un paio di mani brutali.
Ferma sulla soglia, la Direttrice le scrutava sospettosa. Con un libro in una mano e un rosario di
perle nere nell'altra, era il ritratto perfetto della missione e della vocazione di ogni Eletta.
Amalya si affrett ad alzarsi, ma era impossibile negare l'evidenza. In quanto Eletta, dovevi
sempre rallegrarti della tua condizione, uno stato d'animo anche solo leggermente diverso era
considerato una speciosa deviazione meritevole di penitenza. E le due sorelle erano state colte in fallo.
Desidero parlare con l'Eletta Cormia, dichiar la Direttrice. Da sola.
Naturalmente, disse Amalya andando alla porta a capo chino. Se volete scusarmi, sorelle.
Ti stai recando al Tempio dell'Espiazione, giusto? S, Direttrice.
Restaci per il resto del ciclo. Se ti vedr altrove ne sar molto contrariata.
S, Direttrice.
Amalya usc e Cormia serr gli occhi con forza, pregando per l'amica. Un intero ciclo in quel
tempio? Rischiavi di impazzire per la deprivazione sensoriale.
Spedirei l anche te, disse asciutta la Direttrice, se non avessi altro di cui occuparti.
Cormia si asciug le lacrime. S, Direttrice.
Comincia la tua preparazione leggendo questo. Il libro rilegato in pelle che aveva in mano
atterr sul letto. Illustra nel dettaglio i diritti del Primate e i tuoi obblighi. Quando lo avrai terminato,
passerai al tuo apprendistato sessuale.
Oh, Vergine santissima,, ti prego, non la Direttrice... ti prego, non la Direttrice...
Sar Layla a seguirti nella formazione. Cormia rilass le spalle e la Direttrice sibil, piccata,
Ti vedo sollevata al pensiero che non sar io la tua insegnante. Devo prenderla come un'offesa?
Niente affatto, sorella.
Ora mi offendi mentendo. Guardami. Guardami.
Cormia alz gli occhi e non pot fare a meno di ritrarsi impaurita quando la Direttrice la
fulmin con uno sguardo severo.
Farai il tuo dovere e lo farai per bene, altrimenti ti caccer. Sono stata chiara? Verrai
scacciata.
Cormia era cos esterrefatta che non riusc a replicare. Scacciata? Scacciata... sulla terra?
Hai capito bene? Rispondi.
S-s, Direttrice.
Fai molta attenzione. La sopravvivenza delle Elette e dell'ordine che ho costituito in questo
luogo sono la sola cosa che conti. Chiunque ostacoli l'una o l'altra verr eliminato. Tienilo bene a mente
quando sentirai il bisogno di compiangerti. Questo  un onore, e posso revocarlo a mio piacimento, con
le dovute conseguenze. Sono stata chiara? Sono stata chiara?
Incapace di parlare, Cormia annu.
La Direttrice scosse la testa, con una strana luce negli occhi. Se non fosse per la stirpe a cui
appartieni, saresti assolutamente inaccettabile. In realt, tutto questo  assolutamente inaccettabile.
La Direttrice usc con un gran frusciare ,di stoffe, la lunga tunica scivol oltre lo stipite in una
scia di seta bianca.
Con la testa tra le mani, Cormia si mordicchi il labbro riflettendo sulla propria condizione: il
suo corpo era appena stato promesso a un guerriero che lei non aveva mai visto... figlio di un padre
feroce e crudele... e sulle sue spalle gravava la nobile tradizione delle Elette.
Un onore? No, quello era un castigo... per l'audacia di aver desiderato qualcosa per se stessa.
Quando arriv l'ennesimo martini, Phury cerc di ricordare che numero era. Il quinto? Oppure il
sesto? Non ne era sicuro.
Cavolo, meno male che stanotte non dobbiamo combattere, disse Butch. Stai bevendo quella
roba neanche fosse acqua fresca.
Ho sete.
Alla faccia. Lo sbirro si allung nel spar. Per quanto ancora pensi di reidratarti, Lawrence
d'Arabia?
Non sei obbligato a rest...
Fatti pi in l, sbirro.
Phury e Butch guardarono in su. V era spuntato dal nulla davanti al tavolo. Qualcosa bolliva in
pentola. Con quegli occhi sgranati e pallido com'era, sembrava reduce da un incidente, anche se non
sanguinava.
Ehil, socio, disse Butch, scivolando a sinistra per fargli posto. Non pensavo di vederti,
stanotte.
V si sedette; il giubbotto di pelle da motociclista si gonfi all'altezza delle spalle facendole
apparire ancora pi quadrate. Poi cominci a tamburellare con le dita sul tavolo, un gesto insolito per
lui.
Butch lo guard accigliato. Sembra che ti sia passato sopra un HR. Cosa ti  successo?
Vishous intrecci le dita. Non  questo il luogo.
Allora andiamo a casa.
Neanche per idea. Gi mi toccher restarci tutto il giorno. V alz la mano per chiamare la
cameriera e, quando arriv, le piazz un centone sul vassoio. Portami una Grey Goose e attenta a non
lasciarmi mai a secco, okay? Questa  solo la mancia.
Lei sorrise. Con immenso piacere.
Mentre la ragazza volava verso il bar, neanche avesse avuto i pattini a rotelle, V perlustr con
gli occhi l'area VIP, tutto ingrugnito. Merda, non stava controllando la clientela, cercava la rissa. Ed
emanava una specie di bagliore... possibile?
Phury guard a sinistra e si batt due volte sull'orecchio, inviando una richiesta a uno dei Mori
di guardia a un ufficio privato. L'addetto alla sicurezza annu e disse qualcosa avvicinando la bocca
all'orologio da polso.
Qualche istante dopo, dall'ufficio emerse un vampiro gigantesco con una cresta da moicano.
Rehvenge sfoggiava un completo nero confezionato su misura e nella destra stringeva un bastone da
passeggio nero. Mentre avanzava lentamente verso il tavolo della confraternita, gli habitu del locale si
facevano da parte, intimoriti un po' dalla sua mole e un po' dalla sua fama. Tutti sapevano chi era e di
cosa era capace: Rehv era il genere di signore della droga che cura di persona i propri interessi. Se lo
facevi arrabbiare, ti ritrovavi tagliato a pezzettini come in una di quelle trasmissioni di cucina alla TV.
Il cognato mezzosangue di Zsadist si stava rivelando un alleato sorprendente per la
confraternita, anche se la vera natura di Rehv rendeva tutto pi complicato. Non era una mossa furba
farsela con un Symphath, in tutti i sensi. Dunque era scomodo sia come amico che come parente.
'Sera, signori, li salut abbozzando un sorriso che lasciava appena intravedere le zanne.
Ti spiace se usiamo il tuo ufficio per una questioncina privata? chiese Phury.
Io non parlo, bofonchi V mentre arrivava la sua vodka. Con uno scatto del polso, la butt
gi neanche fosse acqua fresca e lui avesse lo stomaco che andava a fuoco. Non. Parlo.
Phury e Butch si scambiarono un'occhiata d'intesa: Vishous avrebbe parlato eccome.
Allora, l'ufficio? insistette Phury.
Rehvenge inarc l'elegante sopracciglio, gli occhi color ametista penetranti come non mai.
Siete sicuri di volerlo usare? E tappezzato di microspie che registrano ogni sillaba. A meno che...
naturalmente. .. io non sia presente.
Non era l'ideale, ma tutto ci che danneggiava la confraternita danneggiava anche Bella, in
quanto compagna di Z. Dunque, malgrado fosse per met Symphath, suo fratello aveva tutti i motivi per
drizzare le orecchie su quanto succedeva.
Phury scivol fuori dal spar, guard V e disse, Portati dietro il tuo drink. No.
Si alz anche Butch. Allora lascialo qui. Perch se non vuoi andare a casa parleremo qui al
club.
Gli occhi di V sembravano due fari abbaglianti. E non erano l'unica cosa che brillava. Vaff...
Butch si sporse sopra il tavolo. In questo momento brilli come se avessi il culo infilato in una
presa elettrica. Per cui ti consiglio vivamente di lasciar perdere le stronzate della serie "io non ho
bisogno di nessuno", piantala di fare il duro e porta le chiappe dentro l'ufficio di Rehv prima che qui
scoppi un casino. Intesi?
Ci fu una lunga pausa, durante la quale V e Butch si fissarono in silenzio. Poi V si alz e si
diresse verso l'ufficio di Rehv. La sua collera emanava un odore chimico, il genere di fetore tossico che
fa pizzicare il naso.
Cavolo, quell'irlandese era l'unico in grado di fare ragionare V, quando era in quello stato.
Meno male che c'era.
Varcarono tutti insieme la porta sorvegliata dalla coppia di Mori, accomodandosi in quella
specie di antro che era l'ufficio di Rehvenge. Quando l'uscio si chiuse, Rehv and dietro la scrivania,
infil una mano sotto di essa e si ud un bip.
Siamo liberi di parlare, disse, sedendosi su una poltroncina di cuoio nero.
Tutti guardarono V... che subito prese a girare per la stanza come una belva in gabbia, con l'aria
di voler divorare qualcuno. Alla fine si ferm nell'angolo opposto a quello in cui si trovava Butch. Il
faretto incassato nel soffitto sopra la sua testa non era luminoso come ci che sfolgorava sotto la sua
pelle.
Dimmi tutto, mormor Butch. ~
Senza dire una parola, V tir fuori qualcosa dalla tasca dei calzoni. Quando tese il braccio in
avanti, un pesante ciondolo d'oro penzolava all'estremit di un cordoncino di seta.
Sembra che io abbia un nuovo lavoro.
Oh... cazzo, mormor Phury.
Nella camera da letto di Blay, John e i suoi amici si erano sistemati come al solito: John sopra il
letto, Blay seduto a gambe incrociate sul pavimento e Qhuinn tutto stravaccato, col fisico nuovo di
zecca mezzo su e mezzo gi da una poltrona a sacco. Bottiglie di Corona e sacchetti di Doritos al mais
e patatine RufHes passavano di mano in mano.
Okay, sputa il rospo, disse Blay. Com' andata la transizione?
Al diavolo il cambiamento, ho fatto sesso. Vedendo le facce sbalordite dei due amici, Qhuinn
ridacchi. Gi. Proprio cos. Ho perso la mia innocenza, per cos dire.
Ma vattene, va'. disse Blay in un sussurro.
Ma  vero. Qhuinn gett indietro la testa, ingollando met della birra. Per devo dire che,
cavolo, la transizione... porca miseria... Guard John socchiudendo gli occhi spaiati, uno verde e
l'altro azzurro. Preparati, caro il mio John. E una bella batosta. Vorresti morire. Preghi di morire. E il
peggio non  ancora arrivato.
Blay annu. E tremendo.
Qhuinn fin la birra e butt la bottiglia vuota in un cestino per la carta straccia. Io ho avuto
anche degli spettatori. Anche tu, Blay, giusto? Quando l'amico annu, Qhuinn apr il frigobar e tir
fuori un'altra Corona. S, insomma...  stato strano, con mio padre nella stanza, e anche il padre di lei.
Mentre il mio corpo esplodeva da tutte le parti. Avrei dovuto sentirmi in imbarazzo, ma ero troppo
preso a stare da cani.
Da chi hai bevuto? chiese Blay.
Marna.
Cariiiiiina.
Gi, fece Qhuinn con le palpebre a mezz'asta, E stata molto carina.
Blay lo guard a bocca aperta. Lei? E con lei che hai...
Gi. Qhuinn rise mentre Blay crollava all'indietro sul pavimento come se gli avessero sparato
in pieno petto. Marna. Lo so. Io stesso faccio fatica a crederci.
Blay alz la testa. Com' andata? E giuro che se tralasci qualcosa ti spacco il culo.
Ha! Senti chi parla, ma se quando  successo a te abbiamo dovuto cavarti le parole di bocca.
Non tergiversare e vuota il sacco, bello.
Qhuinn si pieg in avanti, e John, per non perdersi neanche una parola, si spost sul bordo del
letto.
Allora, era tutto finito, okay? S, insomma, nel senso... avevo bevuto il suo sangue, la
transizione era finita e io ero sdraiato sul letto... s, ero distrutto, neanche mi fosse passato sopra un
treno. Lei era rimasta, nel caso dovessi attaccarmi ancora un po' alla sua vena. Se ne stava su una sedia
nell'angolo, mi pare. Ad ogni modo, suo padre e il mio stavano chiacchierando e io mi sono
addormentato. Dopo, so soltanto che ero da solo nella stanza. La porta si apre ed  Marna. Dice una
cosa tipo che ha dimenticato il maglione. Io l'ho guardata e... be', Blay, tu sai com' fatta, giusto?
Erezione istantanea. Puoi biasimarmi?
Neanche un po'.
John batt le palpebre e si sporse ancora pi avanti.
Comunque sia, ero coperto da un lenzuolo, ma in qualche modo lei ha capito. Cavolo, mi
squadrava da capo a piedi e sorrideva e io ero tipo, "Oh, mio Dio..." Ma poi suo padre la chiama dal
corridoio. Lui e Marna dovevano fermarsi da noi perch ormai era quasi giorno, ma chiaramente non
voleva che sua figlia dormisse con me. Cos lei esce, ma intanto mi dice che pi tardi torner di
nascosto. Io non  che le abbia proprio creduto, ma avevo le mie buone speranze. Passa un'ora e io
aspetto... sto sbavando. Passa un'altra ora. A un certo punto mi dico, tipo, okay, ormai non viene pi.
Chiamo mio padre al telefono e gli dico che adesso mi metto a dormire. Poi mi alzo, mi trascino nella
doccia, esco... e lei  in camera. Nuda. Sopra il letto. Cristo, la guardavo e non riuscivo a fare altro. Poi
per mi sono sbloccato quasi subito. Qhuinn fissava il pavimento, scuotendo la testa avanti e indietro.
L'ho presa tre volte. Una dopo l'altra.
Oh... cazzo, mormor Blay. E ti  piaciuto?
Tu cosa dici, eh? Blay annu, portandosi alle labbra la Corona. Quando ho finito, riprese
Qhuinn, L'ho infilata sotto la doccia, l'ho pulita ben bene e poi l'ho slinguazzata per mezz'ora.
Blay quasi si strangol con la birra che stava bevendo, spruzzandosela tutta addosso. Oh,
Dio...
Aveva un sapore come di prugna matura. Dolce e liquoroso. John aveva gli occhi fuori dalle
orbite. Qhuinn sorrise. Ce l'avevo su tutta la faccia. E stato fantastico.
Poi bevve una lunga sorsata di birra, da vero macho, senza preoccuparsi minimamente di
nascondere la reazione fisica a quello che di sicuro stava rivivendo nella sua mente. Coi jeans che
tiravano all'altezza della lampo, Blay si copr l'inguine con una felpa.
Non avendo nulla da nascondere, John abbass gli occhi sulla bottiglia.
Hai intenzione di sposarla? chiese Blay.
Per l'amor del cielo, no! Qhuinn alz la mano e, con delicatezza, si tast l'occhio pesto. 
stata solo... una cosa che  capitata. Voglio dire, no. Lei e io? Mai.
Ma non era...
No, non era vergine. No di certo. Per cui niente matrimonio. E comunque non mi sarei mai
messo con lei.
Blay guard John e spieg, Le femmine dell'aristocrazia dovrebbero arrivare vergini al
matrimonio.
I tempi sono cambiati, per. Qhuinn si accigli. Comunque non dite niente a nessuno, okay?
Ce la siamo spassata, tutto qua. Lei  solo un'amica.
Sar una tomba, disse Blay con un gran sospiro, poi si schiar la gola. Ehm... farlo con
qualcun altro  meglio, vero?
Cosa, il sesso? Altro che, bello. Farsi una sega ti d un po' di sollievo, ma non c' paragone
con quando fai sesso per davvero. Dio, lei era cos morbida... specialmente in mezzo alle gambe. E
stato uno sballo stare sopra di lei, penetrarla fino in fondo, sentirla gemere. Mi sarebbe piaciuto che ci
foste stati anche voi due. Vi sarebbe piaciuto un casino.
Blay alz gli occhi al cielo. Vedere te che fai sesso. S, come no, ci manca solo questo.
Ti piace guardarmi combattere, giusto? disse Qhuinn con un sorriso a met tra il sornione e il
perfido.
Be', certo, sei bravo.
Perch il sesso dovrebbe essere diverso? Anche quello lo fai col corpo.
Blay rimase disorientato. Ma... e l'intimit?
L'intimit  una questione di contesto, disse Qhuinn prendendo la terza birra. E poi, Blay?
Cosa?
Sono molto bravo anche quando faccio sesso. Apr la bottiglia e bevve una sorsata. Quindi
ecco cosa faremo. Lasciatemi un paio di giorni per rimettermi in forze e poi ci facciamo un giro per i
locali del centro. Ho voglia di farlo di nuovo, ma non posso farlo con Marna. Qhuinn guard John.
Ehi, J, verrai anche tu allo ZeroSum. Non mi interessa se non hai ancora passato la transizione. Ci
andremo tutti e tre insieme.
Blay annu. Noi tre insieme siamo una potenza. E poi, John, tra non molto sarai come noi.
Mentre i suoi due amici cominciavano a fare progetti, John rimase in silenzio. Tutta la faccenda
dell' "andare a cuccare qualche tipa" era un'incognita. E non solo perch lui non aveva ancora superato
la transizione. Lui aveva alle spalle una brutta esperienza sul piano sessuale. La peggiore.
Per una frazione di secondo, fu assalito dal vivido ricordo della squallida rampa di scale in cui
era successo. Risent la pistola alla tempia e i jeans che gli venivano tirati gi a forza. Rivisse
l'impensabile che aveva dovuto subire. Ricord il respiro affannoso che gli graffiava la gola, gli occhi
che si riempivano di lacrime e ricord anche che, quando se l'era fatta addosso, l'urina era schizzata
sulla punta delle scarpe da ginnastica da quattro soldi di quel tizio.
Questo fine settimana, dichiar Qhuinn, ci concentreremo su di te, Blay.
John mise gi la birra e si stropicci la faccia mentre Blay diventava rosso come un pomodoro.
S, be', Qhuinn... non saprei...
Fidati. Penso a tutto io. E, John? Dopo toccher anche a te.
H primo impulso di John fu di fare di no con la testa, ma si trattenne per non fare la figura del
fesso. Gi era in netto svantaggio, mingherlino  poco virile com'era, rifiutarsi di fare una scopata lo
avrebbe relegato per sempre nel regno di Sfigatilandia.
Allora siamo intesi? fece Qhuinn.
Blay giocherellava con l'orlo della T-shirt; John ebbe la netta sensazione che l'amico stesse per
dire di no e si sent molto meglio...
S, disse invece Blay, schiarendosi la gola. Io... ehm, s. Sono, tipo, sempre arrapato. In
pratica penso solo a quello, sapete? Ed  una cosa che, s, insomma, fa male, sul serio.
So esattamente cosa intendi, disse Qhuinn con gli occhi che brillavano. Ci divertiremo alla
grande. Cazzo, John... vuoi dire al tuo corpo di darsi una mossa?
John si limit a fare spallucce; aveva una gran voglia di andarsene.
Allora, adesso ce la facciamo una partitina a sKillerz? chiese Blay, accennando con la testa
all'Xbox sul pavimento. John ci straccer di nuovo, poco ma sicuro, ma possiamo sempre giocarci il
secondo posto.
Fu un enorme sollievo potersi concentrare su qualcosa di diverso; tutti e tre si fecero prendere
dal videogioco, gridando, tirandosi addosso carte di caramelle e tappi di birra. Dio, questo s che gli
piaceva da matti, pens John. Quando gareggiavano su quello schermo erano alla pari. Lui non era pi
gracile o orfano, anzi, era meglio degli altri due. A sKillerz poteva essere il guerriero dei suoi sogni.
Mentre faceva neri i suoi due amici, guard Blay. Aveva scelto apposta quel gioco per metterlo
a suo agio, John lo sapeva. Blay era molto sensibile, intuiva sempre come si sentivano gli altri e sapeva
come essere gentile senza creare imbarazzi. Era un ottimo amico.
Quattro confezioni da sei di birra, tre puntatine in cucina, due intere partite a sKillerz e un film
di Godzilla dopo, John controll l'orologio e scese dal letto. Tra non molto Fritz sarebbe passato a
prenderlo perch alle quattro di notte aveva un appuntamento fisso che non poteva mancare, se non
voleva essere espulso dal corso di addestramento.
Ci vediamo domani in classe? chiese a gesti.
Sicuro, rispose Blay.
Qhuinn sorrise. Pi tardi chattiamo un po', okay?
Andata, rispose John, poi davanti alla porta si ferm. Ah, ehi, volevo gi chiedertelo prima, e si
batt il dito sullo zigomo indicando Qhuinn, Cosa ti  successo all'occhio?
Oh, niente, rispose Qhuinn senza fare una piega, sorridendo come sempre. Sono scivolato
nella doccia e sono caduto, tutto qua. Che scemo, eh?
John si accigli e guard Blay, che abbass gli occhi a terra e non li alz pi. Okay, c'era
qualcosa che...
John, disse Qhuinn in tono fermo,  stato un incidente. Capita.
John non gli credette, specie perch Blay continuava a fissare il pavimento, ma avendo a sua
volta un segreto da custodire non gli andava di insistere.
S, certo, disse a gesti. Poi li salut in fretta con un fischio e usc.
Chiudendo la porta, ud le voci profonde dei due amici e appoggi la mano sul pannello di
legno. Moriva dalla voglia di essere come loro, ma quella cosa del sesso... No, la transizione per lui
significava diventare grande a tutti gli effetti e poter vendicare i suoi morti. Non c'entrava niente con lo
sbattersi qualche squinzia. In effetti, forse avrebbe dovuto seguire le orme di Phury.
La castit aveva molti lati positivi. Phury era casto praticamente da sempre e bastava guardarlo:
lucido, equilibrato, un tipo proprio in gamba.
Tutt'altro che un cattivo esempio.
Capitolo 5
Stai per diventare che cosa? esclam Butch.
Guardando il suo coinquilino, Vishous riusc a malapena a pronunciare quella maledetta parola.
Il Primate, Delle Elette.
E cosa cazzo sarebbe?
Fondamentalmente un donatore di sperma.
Aspetta, aspetta... quindi stiamo parlando, tipo, di inseminazione artificiale?
V si pass una mano tra i capelli. Come sarebbe stato bello prendere a pugni il muro. E un filo
pi interattivo di cos.
A proposito di interattivo, erano secoli che non faceva pi sesso in modo normale con una
femmina. Chiss se sarebbe riuscito a venire, durante il rito di accoppiamento con l'Eletta.
Perch proprio tu?
Dev'essere per forza un membro della confraternita. V si mise a camminare su e gi per la
stanza buia; avrebbe tenuto segreta ancora per un po' l'identit di sua madre, decise. La cerchia dei
papabili si  molto ristretta. E si restringe sempre di pi.
Andrai a vivere laggi? chiese Phury.
Laggi dove? s'intromise Butch. Vuoi dire che non potrai pi combattere insieme a noi? O,
tipo... stare con noi?
No, l'ho posta come condizione dell'accordo.
Butch tir un sospiro di sollievo; V cerc di non esaltarsi per il fatto che il suo coinquilino ci
teneva a vederlo almeno quanto lui ci teneva a essere visto.
Quando dovrebbe succedere?
Tra qualche giorno.
Wrath lo sa? chiese Phury. S.
Al pensiero dell'impresa in cui si era imbarcato, V sent il cuore partire al galoppo, un uccello
che batteva le ali per volare via dalla gabbia toracica. Gli sguardi scettici degli altri due fratelli e di
Rehvenge non fecero che accrescere il suo panico. Sentite, vi spiace scusarmi un attimo? Ho bisogno
di... merda, ho bisogno di uscire.
Vengo con te, disse Butch.
No. V era disperato. Se c'era una notte in cui rischiava di fare una sciocchezza davvero
grossa, era quella. Era gi abbastanza spiacevole che i suoi sentimenti per l'amico fossero fonte di
continua tensione, trasformarli in realt sarebbe stata una catastrofe che n lui n Butch o Marissa
sarebbero stati in grado di reggere. Ho bisogno di stare da solo.
Si ficc in tasca quel medaglione della malora lasciandosi alle spalle il silenzio opprimente
dell'ufficio e usc di volata da una porta laterale che dava su un vicolo, sperando di incappare in un
tesser. Aveva bisogno di trovarne uno. Pregava la Vergine Scr...
Si ferm di colpo. Be', no, cazzo, non avrebbe pi pregato la sua fottutissima madre n avrebbe
pi usato quell'espressione.
Porca... puttana.
Si appoggi contro il freddo muro di mattoni dello ZeroSum. Per quanto fosse doloroso, non
pot fare a meno di ripensare agli anni trascorsi al campo di addestramento.
Il campo era situato in Europa centrale, all'interno di una grotta. Serviva da base operativa per
una trentina di soldati, ma ospitava anche una dozzina di pretrans, vampiri in fase di pre-transizione,
che seguivano l'addestramento militare, e un'altra dozzina all'in- circa di prostitute che, al servizio dei
maschi, li nutrivano col loro sangue, cucinavano e provvedevano a soddisfare i loro bisogni sessuali.
Da anni era gestito dal Carnefice e aveva sfornato alcuni tra i migliori guerrieri della specie.
Quattro membri della confraternita si erano fatti le ossa proprio l, sotto il padre di V. Molti altri,
invece, a tutti i livelli, non erano sopravvissuti.
I primi ricordi di V erano la fame e il freddo, guardare gli altri mangiare con lo stomaco che
protestava. Durante l'infanzia e la prima adolescenza aveva sempre sofferto la fame e, al pari degli altri
pretrans, la sua unica motivazione era stata sfamarsi, in qualunque modo e a qualunque costo.
Vishous aspettava nel buio della caverna,, tenendosi a distanza dalle fiamme guizzanti del
fuoco. I soldati stavano divorando avidamente sette cervi, tra rutti e lazzi osceni, spolpavano le ossa
coi coltelli e masticavano come bestie, la faccia e le mani sporche di sangue. Ai margini del banchetto,
i pretrans fremevano affamati.
Come i compagni, anche V era esasperato dal digiuno forzato, ma si teneva in disparte, lontano
dagli altri, nelle tenebre, gli occhi fissi sulla sua preda.
Il soldato che aveva adocchiato era grasso come un maiale, con un faccione paffuto dai
lineamenti indistinti e pieghe di lardo che ricadevano sopra la cintola dei calzoni di pelle, un trippone
ingordo che se ne stava quasi sempre seminudo, il petto flaccido e il ventre cascante che
ballonzolavano mentre si aggirava tronfio sferrando calci ai cani randagi del campo o ronzando
intorno alle puttane. Malgrado i modi da bradipo, tuttavia, era uno spietato assassino, la rapidit che
gli difettava era ampiamente compensata dalla forza bruta. Girava voce che, con le sue mani grosse
come badili, strappasse via gli arti ai Lesser per poi mangiarseli.
Ogni volta era tra i primi ad arrivare alle vivande e si rimpinzava voracemente senza curarsi
troppo di quello che gli finiva in bocca: brandelli di cervo, rivoli di sangue, frammenti di osso gli
tappezzavano lo stomaco e il petto in una sorta di tunica sanguinolenta.
Quella sera il grassone fin presto di abbuffarsi e si accovacci sui talloni con una coscia di
cervo nel pugno. Pur essendo sazio, indugiava vicino alla carcassa che aveva spolpato, spingendo via i
compagni per puro divertimento.
Quando giunse l'ora delle punizioni, i soldati si spostarono dal fuoco del bivacco alla
piattaforma del Carnefice. Alla luce delle torce, quelli che avevano avuto la peggio durante le
esercitazioni, piegati in due ai piedi del Carnefice, vennero seviziati da chi li aveva battuti, tra gli
sberleffi e i ceffoni dei compagni. Nel frattempo, i pretrans si erano avventurati sui resti dei cervi
mentre le femmine del campo, in attesa del loro turno, osservavano la scena con sguardi duri.
La preda di V non era molto interessata alle umiliazioni dei compagni. Rimase a guardare per
un po' e poi si appisol con la coscia di cervo che gli pendeva dalla mano. Il lurido pagliericcio su cui
dormiva era al limitare della zona in cui dormivano gli altri soldati, perch il ciccione puzzava troppo
anche per i loro gusti.
Lungo disteso per terra, sembrava un campo ondulato, una successione di colline e vallate. La
coscia di cervo posata sul suo ventre era la ricompensa in cima alla montagna.
V si tenne in disparte finch gli occhietti del grassone non si chiusero sotto le palpebre pesanti
e il petto massiccio non cominci a sollevarsi e abbassarsi a un ritmo sempre pi lento. Ben presto le
sue labbra da pesce si schiusero e cominci a russare sonoramente. Fu allora che V, scalzo, si
avvicin senza fare rumore.
Il tanfo mefitico del grassone non bast a scoraggiarlo, cos come il sudiciume che imbrattava
la carne del cervo. Allung la piccola mano spalancata, avanzando un centimetro dopo l'altro verso la
coscia.
Nell'attimo in cui riusc a carpirla un pugnale nero si conficc nel terreno accanto all'orecchio
del ciccione, svegliandolo.
Il padre di V, a gambe larghe, gli occhi scuri severi, torreggiava sopra di lui come il pugno di
una corazza pronto a colpire. Era il pi corpulento di tutti, l al campo, si narrava che fosse il vampiro
pi grosso mai esistito e la sua presenza incuteva terrore per due motivi: la sua mole e la sua
imprevedibilit. Il suo umore era ballerino, i suoi capricci violenti e imponderabili ma V sapeva la
verit: dietro quel carattere volubile non c'era nulla che non fosse calcolato per ottenere un effetto ben
preciso. L'astuzia malefica di suo padre era pari soltanto alla sua prestanza fisica.
Svegliati, tuon il Carnefice. Tu poltrisci e intanto ti fai gabbare da una mezzacalzetta.
si ritrasse di scatto da suo padre, impaurito, ma cominci comunque a mangiare, affondando i
denti nella selvaggina e masticando pi in fretta che poteva. Lo avrebbero picchiato per quello che
aveva fatto, quasi sicuramente tutti e due, suo padre e il grassone, quindi doveva rimpinzarsi pi che
poteva prima che cominciassero a piovere le mazzate.
Il ciccione si spertic in scuse finch il Carnefice non gli sferr un calcio alla pianta dei piede
con la punta dello stivale. Cereo in volto, il grassone si trattenne dal gridare, sapendo che sarebbe
stato peggio per lui.
I perch di quanto  accaduto mi annoiano, disse il Carnefice fissando il soldato. La mia
domanda : cosa pensi di fare?
Senza proferire parola, il ciccione strinse il pugno, si sporse in avanti e lo cal con forza sul
fianco di V. Col fiato mozzo per il colpo ricevuto, V si lasci sfuggire il boccone che stava masticando,
poi per, ansimando, raccolse il pezzo di carne da terra e se lo rimise in bocca. Aveva un sapore salato
a causa del fondo in terra battuta della caverna.
continu a mangiare malgrado le percosse, tra un colpo e l'altro, finch sent una fitta di dolore
al polpaccio, l'osso si era quasi spezzato. Con un urlo lasci andare la coscia di cervo. Qualcun altro
la afferr e corse via.
Per tutto il tempo il Carnefice continu a ridere senza allegria; era un suono sguaiato, simile
all'abbaiare di un cane, che usciva da due labbra diritte e sottili come lame di coltello. A un certo
punto torn serio. Senza il minimo sforzo, afferr il grassone per la collottola e lo scaravent contro la
parete rocciosa.
Gli stivali dalle punte rinforzate del Carnefice si piantarono di fronte alla faccia di V. Portami
il mio pugnale.
batt le palpebre sugli occhi asciutti, cercando di muoversi.
Si ud un cigolio di cuoio, poi V si ritrov davanti la faccia del
Carnefice. Vai a prendermi il pugnale, ragazzo. Altrimenti stanotte ti sbatto nella fossa
insieme alle puttane.
soldati che si erano raccolti alle spalle di suo padre sghignazzarono e qualcuno gett un sasso
che colp V nel punto in cui la gamba gli doleva.
il mio pugnale, ragazzo.
Artigliando il terreno con le piccole dita, Vishous si trascin fino all'arma. Era a mezzo metro
da lui, ma gli sembrava uno spazio infinito. Quando finalmente chiuse il palmo intorno al pugnale,
dovette far forza con entrambe le mani per estrarlo dal terreno, tanto era debole. Aveva lo stomaco in
subbuglio per il dolore e, mentre tirava nel tentativo di liberare la lama, vomit la carne che aveva
rubato.
Finito di dare di stomaco, porse il pugnale a suo padre, che nel frattempo si era raddrizzato in
tutta la sua altezza.
In piedi, ordin il Carnefice. Non crederai che voglia chinarmi davanti a una nullit.
lott per mettersi a sedere, non sapeva come fare ad alzarsi dal momento che riusciva a stento
a raddrizzare le spalle. Spost il pugnale nella mano sinistra, piant la destra per terra e si diede una
spinta. Il dolore fu cos atroce che gli si annebbi la vista... vedeva tutto nero. Poi accadde qualcosa di
miracoloso. Una sorta di fulgore lo pervase tutto, come se la luce del sole si fosse insinuata nelle sue
vene, liberandolo dal dolore. Gli torn la vista... e not che la sua mano destra brillava.
Ma non era il momento di porsi delle domande. Si tir su da terra, raddrizzandosi e cercando
di non gravare sulla gamba ferita, e con mano tremante porse il pugnale a suo padre.
Carnefice sostenne il suo sguardo per una frazione di secondo, quasi non si aspettasse di
vederlo di nuovo in piedi. Poi afferr l'arma e si volt.
Qualcuno lo sbatta di nuovo a terra. La sua audacia mi offende.
si accasci su se stesso quando l'ordine venne eseguito, all'improvviso la luce radiosa svan e
torn il supplizio. Attese di essere colpito di nuovo, ma, quando ud il ruggito della folla, cap che per
quel giorno il divertimento sarebbe stato la punizione dei soldati sconfitti, non lui.
In preda all'angoscia, sforzandosi di respirare malgrado lo strazio subito, vide avvicinarsi una
figuretta minuta vestita di nero che lo prese tra le braccia. Sussurrandogli dolci parole di conforto, lo
cull accarezzandogli i capelli e alleviando il suo dolore.
accolse con gioia quella visione. Era la sua madre immaginaria. Quella che lo amava e lo
voleva al sicuro, al caldo e ben nutrito. In verit, era quell'immagine materna a tenerlo in vita
infondendogli l'unica pace che conosceva.
Il grassone si chin sopra di lui, soffiandogli in faccia il suo fiato fetido. Prova a fregami
un'altra volta e non ti rimetterai pi da quello che ti far.
Gli sput in faccia, poi lo sollev sbattendolo lontano dal pagliericcio sudicio, come un rifiuto
inutile.
V fece in tempo a vedere un altro pretrans che spiluccava di gusto la coscia di cervo. Poi perse
i sensi.
Capitolo 6
Con un'imprecazione, V scacci quei ricordi, perlustrando con lo sguardo il vicolo in cui si
trovava, gli occhi che volavano qua e l come vecchi giornali spazzati dal vento. Dio, era a pezzi. Gli
sembrava di essere uno di quei contenitori di plastica per alimenti: il coperchio si era aperto e tutti gli
avanzi erano colati fuori, sporcando dappertutto.
Che casino. Che gran casino.
Meno male che all'epoca non sapeva ancora che razza di idiozia fosse tutta la storia della
"mammina che mi vuole tanto bene". La verit lo avrebbe fatto soffrire pi di qualunque altra violenza
subita.
Tir fuori dalla tasca il medaglione del Primule e lo guard. Lo stava ancora fissando, quando il
ciondolo cadde per terra rimbalzando come una moneta. V si accigli... finch non si rese conto che
adesso anche la sua mano "normale" era incandescente e aveva bruciato il cordoncino di seta.
Maledizione, sua madre era una schifosa egocentrica. Aveva generato la specie dei vampiri, ma
non le era bastato, no, figuriamoci. Voleva impicciarsi in prima persona della loro vita.
1Fanculo. Non le avrebbe dato la soddisfazione di baloccarsi con centinaia di nipotini. Come
madre era stata una frana, quindi perch fornirle un'altra generazione da rovinare?
Ma c'era anche un altro motivo per cui non era adatto al ruolo di Primate. In fin dei conti, lui era
figlio di suo padre, dunque la crudelt era nel suo DNA. Come faceva a essere sicuro di non sfogarla
sulle Elette? Loro non avevano nessuna colpa e non meritavano quello che si sarebbero ritrovate tra le
gambe, accoppiandosi con lui.
No, non l'avrebbe fatto.
Si accese una sigaretta, raccolse il medaglione da terra e usc dal vicolo piegando a destra,
lungo la Trade. Aveva un gran bisogno di combattere, prima dell'alba.
E contava di trovare dei tesser nel labirinto di cemento e asfalto del centro.
Ne era praticamente certo. La guerra tra la Lessening Society e i vampiri aveva un'unica regola
d'ingaggio: niente scontri con umani nei paraggi. L'ultima cosa che entrambi i contendenti volevano
erano vittime o testimoni umani, per questo cercavano di affrontarsi di nascosto e il tessuto urbano di
Caldwell offriva un ottimo teatro per i combattimenti su scala ridotta: grazie all'esodo graduale verso i
sobborghi avvenuto tra il 1970 e il 1980 c'erano un mucchio di vicoli bui e di edifici abbandonati. I
pochi umani che giravano per strada, inoltre, erano tutti presi a soddisfare i loro innumerevoli vizi, il
che significava che erano occupati a dar da fare alla polizia locale.
V camminava attento a tenersi lontano dalle pozze di luce dei lampioni stradali e dai fasci di
luce proiettati dai fari dalle automobili. Grazie alla nottata gelida c'erano pochi pedoni in circolazione;
passando davanti al McGrider's Bar, allo Screamer's e a un altro locale per spogliarelli aperto da poco,
non incroci nessuno. Un po' pi avanti c'erano il buffet Tex-Mex e il ristorante cinese schiacciati tra
due saloni per tatuaggi in concorrenza tra loro. Alcuni isolati pi in l si ritrov in Redd Avenue,
davanti al condominio dove Beth abitava prima di conoscere Wrath.
Stava per tornare indietro verso il cuore della citt, quando si ferm di colpo. Alz il naso. Fiut
l'aria. La brezza portava con s profumo di borotalco e poich a quell'ora di notte vecchiette e neonati
erano chiusi in casa, cap che il nemico era vicino.
Ma nell'aria c'era anche qualcos'altro, qualcosa che gli gel il sangue.
Si sbotton il giaccone per afferrare pi agevolmente i pugnali e si mise a correre, seguendo la
pista olfattiva fino alla Ventesima Strada. La Ventesima era una traversa a senso unico della Trade,
costeggiata da stabili di uffici che a quell'ora dormivano sonni tranquilli; Vishous continu la sua corsa
sul manto stradale dissestato e coperto di neve ridotta in fanghiglia, mentre gli odori diventavano
sempre pi forti.
Aveva il brutto presentimento che fosse troppo tardi.
A cinque isolati di distanza ebbe la conferma che aveva ragione.
L'altro odore nell'aria era il sangue di un civile; quando le nubi si dissiparono, la luna illumin
uno spettacolo raccapricciante: un vampiro adulto, che a giudicare dagli abiti ridotti a brandelli usciva
da qualche locale o stava per recarvisi, era stato massacrato senza piet, il torso tutto torto, la faccia
tumefatta oltre ogni speranza di identificazione. Il tesser che lo aveva ucciso gli stava frugando nelle
tasche, sperando senza dubbio di trovare un indirizzo di casa, ovvero la traccia per una ulteriore
carneficina.
Il non morto avvert la presenza di V e si volt a guardare da sopra la spalla. Era bianco come
una pietra tombale, i capelli, la pelle e gli occhi simili a gesso. Grande e grosso come un giocatore di
rugby, aveva superato da tempo l'iniziazione; lo si capiva dal fatto che la sua pigmentazione naturale
era scolorita, ma non solo da quello: quando balz in piedi, alzando le mani all'altezza del petto e
pronto a lanciarsi all'attacco, era freddo e concentrato.
Il tesser e V cozzarono l'uno contro l'altro come due auto in corsa che si scontrano a un
incrocio: muso contro muso, forza bruta contro forza bruta. Nell'impatto, V ricevette un cazzotto
micidiale alla mascella, il genere di pugno che ti fa sballottare il cervello dentro la scatola cranica.
Dopo qualche istante di stordimento, riusc a restituire il favore con una violenza tale da far girare il
tesser come una trottola, poi si scagli contro di lui agguantandolo da dietro, per il giaccone di pelle,
sollevandolo di peso dagli anfibi e spedendolo a gambe all'aria.
V aveva un debole per il corpo a corpo ed era bravo nella lotta a terra.
Il tesser, per, fu svelto a risollevarsi con un balzo dalla strada ghiacciata, sferrandogli un calcio
che gli rimescol gli organi interni come una mazzo di carte. Barcollando all'indietro, V incespic in
una bottiglia di Coca, prese una storta e si aggiudic un posto riservato sul treno espresso diretto gi,
sull'asfalto. Cadde a corpo morto, senza mai staccare gli occhi dall'avversario che si avvicinava lesto. Il
bastardo si avvent sulla caviglia slogata, afferrando il grosso stivale e torcendolo con tutta la forza che
aveva nel petto e nelle braccia.
Con un urlo belluino, V cadde a faccia in gi, ma subito mise a tacere il dolore. Facendo forza
sulle braccia e sulla caviglia fuori uso, si sollev da terra, pieg l'altra gamba contro il petto e scalci
all'indietro con forza, centrando quel figlio di puttana al ginocchio e scardinandogli l'articolazione. Per
un attimo il non morto rimase in equilibrio su una gamba sola, come un fenicottero, con l'altra gamba
piegata in un'angolatura innaturale, poi croll sulla schiena di V.
Avvinghiati nella lotta, con gli avambracci e i bicipiti tesi fino allo spasimo, i due rotolarono
sull'asfalto finendo accanto al civile massacrato. Quando il tesser gli diede un morso all'orecchio, V
non ci vide pi dalla rabbia. Staccatosi dai denti di quello stronzo, gli sferr un pugno al lobo frontale,
tramortendolo quanto bastava per liberarsi.
Pi o meno.
Il coltello lo trafisse al fianco proprio mentre stava districando le gambe da sotto al non morto.
Dalla acuta fitta di dolore, peggio di una puntura d'ape sulle emorroidi, cap che la lama, lacerata la
pelle, era penetrata nel muscolo appena sotto la gabbia toracica, sulla sinistra.
Cazzo, se lo aveva preso all'intestino le cose si sarebbero messe male, e in fretta anche. Era ora
di mettere a nanna quello scontro.
Rinvigorito dalla ferita, V afferr l'avversario per il mento e per la collottola e gli torse il collo
neanche fosse un tappo a vite. Il cranio si stacc dalla spina dorsale con uno schiocco simile a quello di
un ramo che si spezza a met e il tesser si accasci all'istante; le braccia ricaddero inermi, le gambe
smisero di muoversi.
si strinse il fianco, ormai a corto di energie. Merda, aveva i sudori freddi e gli tremavano le
mani, ma doveva portare a termine il lavoro. In fretta perquis quel bastardo in cerca dei documenti,
prima di farlo svanire nel nulla.
L'assassino incroci il suo sguardo, muovendo lentamente la bocca. Un tempo... mi chiamavo
Michael. Ottanta... tre... anni fa. Michael Klosnick.
Aprendo il portafoglio, V trov una patente di guida. Be', Michael, buon viaggio all'inferno.
Lieto... che sia finita.
Ma non lo . Non lo sapevi? Merda, il fianco ferito gli faceva un male del diavolo. La tua
nuova residenza sar il corpo dell'Omega, amico. Vivrai l, gratis, per l'eternit.
H tesser sgran gli occhi slavati. Stai mentendo.
Ma fammi il piacere. Come se me ne fregasse qualcosa. V scosse la testa. Il tuo capo non te
l'ha detto? No, eh? Pare proprio di no.
sfoder uno dei pugnali, alz il braccio e affond la lama al centro dell'ampio petto del tesser.
Un lampo accecante illumin l'intero vicolo, poi uno schiocco e... merda, la fiammata lamb anche il
civile e una violenta raffica di vento lo mand a fuoco. Mentre i due corpi finivano di consumarsi, nella
brezza gelida rimase solo il penetrante odore di borotalco.
'Fanculo. E adesso come facevano ad avvertire la famiglia del civile?
Vishous perlustr la zona in cerca di un altro portafoglio; non trovandolo, si iss in cima a un
cassonetto dell'immondizia e rimase seduto l, respirando a fatica. Ogni volta che inspirava gli
sembrava che lo pugnalassero di nuovo, ma non poteva certo rinunciare all'ossigeno, per cui cerc di
resistere.
Prima di tirare fuori il telefonino per chiamare aiuto, guard il pugnale. La lama nera era
imbrattata del sangue del tesser, nero come l'inchiostro. Ripercorse mentalmente il corpo a corpo
appena concluso, provando a immaginare che al suo posto ci fosse un altro vampiro, uno meno torte di
lui. Uno privo della sua preparazione, della sua esperienza.
Alz la mano guantata. Se la sua maledizione lo aveva definito, la confraternita e la sua nobile
missione avevano plasmato la sua esistenza. E se quella notte fosse morto? Se quella lama lo avesse
trafitto al cuore? I vampiri guerrieri si sarebbero ridotti a quattro.
Cazzo.
Sulla scacchiera della sua fottutissima vita i pezzi erano tutti allineati, il gioco preordinato.
Cristo, quante volte non potevi scegliere da che parte andare perch la strada era gi segnata?
Il libero arbitrio era una palla colossale.
Al diavolo la mamma e la sua vena melodrammatica... lui doveva diventare Primate per la
confraternita. Lo doveva al retaggio che serviva da una vita.
Ripul la lama sui calzoni, rinfoder l'arma col manico all'ingi, si rimise in piedi a fatica e si
tast il giaccone. Merda... il cellulare. Dov'era il cellulare? Era rimasto all'attico. Doveva averlo
lasciato l dopo aver parlato con Wrath...
Nel silenzio riecheggi uno sparo.
Una pallottola lo colp in pieno petto.
L'impatto lo sollev da terra in un volo al rallentatore. Atterr lungo disteso sulla schiena e
rest l, immobile, mentre una pressione schiacciante gli faceva balzare il cuore in gola, annebbiandogli
la mente. Riusc solo ad ansimare, respiri corti e rapidi correvano su e gi per il corridoio della gola.
Con le poche forze rimaste, alz la testa e si guard. Un colpo di arma da fuoco. Sangue sulla
camicia. Il dolore lancinante al petto. L'incubo si era realizzato.
Prima che avesse il tempo di farsi prendere dal panico, la tenebra scese su di lui inghiottendolo
completamente... un pasto da digerire in un acido bagno di agonia.
Cosa cavolo credi di fare, Whitcomb?
La dottoressa Jane Whitcomb alz gli occhi con una smorfia dalla cartella clinica che stava
firmando. Il dottor Manuel Manello, primario di chirurgia al St. Francis Medicai Center, stava
avanzando verso di lei come un toro infuriato. E lei sapeva perch.
Le cose si stavano mettendo male.
Scribacchiata la firma in calce alla prescrizione, Jane restitu la cartella all'infermiera e la segu
con lo sguardo mentre la donna si allontanava alla svelta. Ottima manovra difensiva, e per nulla insolita
da quelle parti. Quando al capo girava cos, tutti cercavano riparo... pi che logico, se avevi un briciolo
di cervello e una bomba stava per esplodere.
Allora hai saputo, disse Jane voltandosi verso di lui.
Qui dentro. Subito, ordin Manello spalancando la porta della saletta riservata ai chirurghi.
Nel vederli, Priest e Dubois, due dei migliori bisturi addominali del St. Francis, lanciarono
un'occhiata al capo, dissero addio allo snack preso al distributore automatico, e alzarono i tacchi. La
porta si richiuse alle loro spalle senza il minimo rumore, come se neanche lei volesse attirare
l'attenzione del dottor Manello.
Quando pensavi di dirmelo, Whitcomb? O credevi che la Columbia fosse su un altro pianeta e
che non lo avrei scoperto?
Jane incroci le braccia sul petto. Era alta, ma Manello la sovrastava di cinque centimetri buoni
e in pi aveva la stessa corporatura degli atleti professionisti che operava di solito: spalle larghe, petto
ampio, mani grandi. A quarantacinque anni, era in perfetta forma fisica ed era uno dei migliori
chirurghi ortopedici del Paese.
Nonch un grandissimo figlio di puttana, quando si arrabbiava.
Meno male che Jane non si sentiva per nulla a disagio nelle situazioni critiche: erano il suo pane
quotidiano. Lo so che l hai dei contatti, ma credevo che sarebbero stati abbastanza discreti da
aspettare almeno che decidessi se voglio quel lavoro oppure no...
Ma certo che lo vuoi, altrimenti non perderesti tempo ad andarci.  per i soldi?
Okay, primo: non interrompermi, e secondo: abbassa la voce. Manello si pass le dita tra i
folti capelli scuri con un profondo sospiro e Jane si sent in colpa. Senti, avrei dovuto dirtelo, hai
ragione. Dev'essere stato imbarazzante essere colto cos alla sprovvista.
Lui scosse la testa. Non  proprio il massimo ricevere una telefonata da Manhattan e scoprire
che uno dei miei chirurghi migliori sta per sostenere dei colloqui in un altro ospedale, e con il mio
mentore, per di pi.
E stato Falcheck a dirtelo?
No, imo dei suoi tirapiedi.
Mi dispiace, Manny. Ma ancora non so come andr a finire e non volevo essere precipitosa.
Perch stai pensando di lasciarci?
Lo sai che voglio pi di quello che posso ottenere qui. Tu sarai il primario fino a
sessantacinque anni, a meno che tu non decida di andartene. Alla Columbia, invece, Falcheck ha
cinquantotto anni. L ho pi possibilit di dirigere un reparto.
Ti ho gi nominato responsabile di Traumatologia.
E me lo merito.
Lui non riusc a trattenere un mezzo sorriso. L'umilt non  il tuo forte, eh?
E perch dovrei essere umile? Sappiamo tutti e due che  la verit. Quanto alla Columbia, a te
piacerebbe stare sotto qualcuno per i prossimi vent'anni della tua vita?
Manello abbass le palpebre sugli occhi color mogano. Per una frazione di secondo, Jane
credette di scorgere un guizzo malizioso nel suo sguardo, poi per lui si mise le mani sui fianchi; il
camice bianco adesso tirava sulle spalle. Io non voglio perderti, Whitcomb. Sei il miglior chirurgo
traumatologo che ho.
E io devo pensare al mio futuro, ribatt Jane andando al suo armadietto. Voglio essere
padrona di me stessa, Manello. Io sono fatta cos.
Quand e questo dannato colloquio?
Domani pomeriggio presto. Poi sono libera per tutto il weekend e non ho la reperibilit, per cui
pensavo di trattenermi in citt.
Merda.
Qualcuno buss alla porta.
Avanti, gridarono entrambi.
Un'infermiera mise dentro la testa. Vittima di sparatoria, tempo di arrivo stimato due minuti.
Uomo, sulla trentina. Colpo d'arma da fuoco con probabile perforazione del ventricolo. Rianimato due
volte durante il trasporto. Accetta il paziente, dottoressa Whitcomb o vuole che chiami Goldberg?
No, lo prendo io. Prepara il box quattro nello "scivolo" e d a Ellen e Jim che arrivo subito.
Subito, dottoressa Whitcomb.
Grazie, Nan.
La porta si chiuse e Jane guard Manello. Tornando alla Columbia: faresti esattamente la
stessa cosa se fossi nei miei panni, quindi non venirmi a dire che sei rimasto sorpreso.
Ci fu un lungo silenzio, poi Manello si protese leggermente in avanti. Non ti lascer andare
senza combattere. Il che non dovrebbe sorprendere neanche te.
Detto questo, usc dalla stanza portandosi via gran parte dell'ossigeno.
Jane si appoggi all'armadietto, guardandosi allo specchio appeso al muro nell'angolo cucina,
all'altro capo della stanza. La sua immagine riflessa era chiarissima, dal camice bianco al completo
verde da chirurgo, ai capelli biondi dal taglio carr.
L'ha presa bene, si disse. Tutto considerato.
La porta del salottino si apr e Dubois infil dentro la testa. Via libera?
S. E io sto andando allo scivolo.
Dubois spalanc la porta con una spinta ed entr deciso, sul linoleum del pavimento le crocs
non facevano il minimo rumore. Non so proprio come fai. Sei l'unica che non ha bisogno dei sali dopo
aver parlato con lui. Manello non mi crea nessun problema, davvero.
Dubois sbuff. Non fraintendermi. Io ho il massimo rispetto per Manello, sul serio. Solo non
lo reggo quando  incazzato.
Jane pos una mano sulla spalla del collega. Lo stress  logorante, alla lunga. Anche tu sei
esploso la settimana scorsa, ricordi?
Gi, hai ragione. Dubois sorrise. Per lo meno ha smesso di tirare le cose.
Capitolo 7
Il pronto soccorso T. Wibble Jones del St. Francis Medicai Center era all'avanguardia grazie
alla generosa donazione dell'omonimo benefattore. Aperto da un anno e mezzo soltanto, il complesso
di quindici chilometri quadrati era suddiviso in due met, ognuna comprendente sedici box. I pazienti
venivano ricoverati alternativamente nel blocco A o nel blocco B, e restavano con l'quipe a cui erano
stati assegnati fino a che non venivano dimessi, ricoverati o spediti all'obitorio.
Correre gi dal centro della struttura era ci che il personale medico chiamava "lo scivolo". Lo
scivolo era rigorosamente riservato ai pazienti con traumi e ne esistevano di due tipi: quelli "da strada",
che arrivavano in autoambulanza, e quelli "da tetto", che arrivavano in elicottero e venivano depositati
sulla piattaforma di atterraggio, undici piani pi su. Quelli "da tetto" tendenzialmente erano messi
peggio e convergevano al St. Francis da un raggio di duecentocinquanta chilometri circa intorno a
Caldwell. A loro era riservato un ascensore grande abbastanza da contenere due lettighe e dieci membri
dello staff medico per volta, e che li scaricava direttamente nello scivolo.
Il reparto di traumatologia disponeva di 6 box aperti, ognuno dei quali attrezzato con apparecchi
per radiografie ed ecografi, erogatori per l'ossigeno, scorte di medicinali e spazio in abbondanza per
potersi muovere. Il centro operativo, o torre di controllo, era posto proprio al centro, un'enclave di
computer e personale che, tragicamente, aveva sempre l'acqua alla gola. Ogni ora c'erano almeno un
medico di accettazione, quattro interni e sei infermieri, solitamente con due o tre pazienti in
osservazione.
Caldwell non era grande quanto Manhattan, tutt' altro, ma si verificavano molti episodi di
violenza a causa di bande, sparatorie legate al traffico di stupefacenti e incidenti stradali. In pi, con i
suoi quasi tre milioni di abitanti, offriva un'infinita casistica di errori umani: chi si sparava nello
stomaco con la pistola sparachiodi pensando di aggiustare con quella la patta dei jeans; chi trapassava il
cranio di un amico con una freccia volendo dimostrare, erroneamente, di avere un'ottima mira; chi,
come qualche marito, aveva la geniale idea di riparare da solo la cucina a gas e si beccava una scarica
da 240 volt perch non aveva pensato di staccare la corrente.
Jane, in pratica, viveva nello scivolo e lo dirigeva. In qualit di capo della Divisione
Traumatologica era responsabile dal punto di vista amministrativo di tutto ci che accadeva in quei sei
box, ma essendo anche specializzata in chirurgia d'urgenza, operava in prima persona. Ogni santo
giorno decideva chi doveva salire al piano di sopra per andare in sala operatoria e non di rado s'infilava
il camice verde per eseguire il lavoro di taglio e cucito.
Nell'attesa del ferito da arma da fuoco, controll le cartelle dei due pazienti attualmente in
osservazione e diede un'occhiata all'operato degli interni e degli infermieri. Ogni singolo membro
dell'equipe era stato selezionato con cura da lei in persona. Nel reclutarli, Jane non sceglieva
necessariamente quelli usciti dalle universit pi antiche e prestigiose, pur essendosi lei stessa laureata
ad Harvard. Ci che cercava erano le doti di un buon soldato o, come lei amava chiamarla, la forma
mentis Calma e Sangue Freddo: acume, resistenza e distacco. Soprattutto il distacco. Bisognava restare
lucidi e non mollare mai nei momenti di crisi, se si voleva lavorare nello scivolo.
Il che non significava che la compassione non fosse essenziale in tutto ci che facevano.
I traumatizzati per lo pi non avevano bisogno di qualcuno che gli tenesse la mano o li
confortasse. Di solito erano imbottiti di sedativi o sotto shock perch perdevano sangue come dei
colabrodo, avevano una parte del corpo dentro una borsa frigo o il settantacinque per cento
dell'epidermide ustionata. Ci di cui questi pazienti avevano bisogno erano carrelli per le emergenze, e
personale preparato e con la testa sulle spalle al defibrillatore.
Familiari, amici e conoscenti, tuttavia, avevano sempre bisogno di gentilezza, comprensione e,
quando possibile, di rassicurazioni. Ogni giorno nello scivolo si spegnevano o si resuscitavano delle
vite, e non erano solo le persone sulle lettighe a smettere di respirare o a ricominciare a farlo. Le sale
d'aspetto erano piene delle altre persone direttamente coinvolte: mariti, mogli, genitori, figli.
Jane sapeva cosa significava perdere qualcuno che faceva parte di te, e nel suo lavoro non
perdeva mai di vista il lato umano della medicina e della tecnologia. E si assicurava che i suoi
collaboratori fossero sulla sua stessa lunghezza d'onda: per lavorare allo scivolo dovevi essere capace
di curare entrambi gli aspetti della professione medica, occorreva una mentalit da campo di battaglia
ma anche la sensibilit tipica di chi sta al capezzale di un malato. Come aveva l'abitudine di ripetere al
suo staff: ce sempre tempo per tenere la mano di qualcuno, ascoltare le sue preoccupazioni o offrire una
spalla su cui piangere, perch in un batter d'occhio puoi trovarti dall'altra parte della barricata. In fin dei
conti la tragedia non fa discriminazioni, quindi tutti siamo in balia degli stessi scherzi del destino.
Nero, bianco o giallo, ricco o povero, gay o etero, ateo o fervido credente, non aveva importanza: dal
suo punto di osservazione erano tutti uguali. E amati da qualcuno, in qualche angolo dell'universo.
La avvicin un'infermiera. Il dottor Goldberg ha appena chiamato per dire che  malato.
Ancora quell'influenza?
S, ma si  gi fatto sostituire dal dottor Harris.
Goldberg, sei un angelo. Il nostro amico ha bisogno di qualcosa?
L'infermiera sorrise. Ha detto che sua moglie Sarah era euforica all'idea di vederlo da sveglia.
Lo sta riempiendo di coccole e di brodo di pollo.
Bene. Ha bisogno di un po' di riposo. Peccato che non potr goderselo.
Gi. Ha detto che sua moglie lo costringer a vedere tutti i DVD dei film d'amore che si sono
persi negli ultimi sei mesi.
Jane rise. Cos star anche peggio. Ah, senti, voglio analizzare con gli altri il caso Robinson.
Abbiamo fatto tutto il possibile, ma penso che dovremmo comunque riesaminare meglio le cause del
decesso.
Me lo sentivo, quindi ho gi fissato la riunione per il giorno dopo il suo rientro dal viaggetto a
New York.
Sei un genio, disse Jane stringendo la mano all'infermiera.
Naa, conosco la mia capa, tutto qua, ribatt la donna sorridendo. Non li lascia mai andare
senza prima controllare e ricontrollare ogni minimo dettaglio, per vedere se per caso si poteva agire
diversamente.
Proprio cos. Jane ricordava ogni singolo paziente deceduto nello scivolo, che fosse stata lei a
ricoverarli o meno, e li aveva tutti catalogati nella sua mente. Di notte, quando non riusciva a dormire, i
nomi e i volti di quelle persone scorrevano nella sua testa come una vecchia microfiche in una sorta di
appello silenzioso, finch lei non credeva di impazzire.
Quella lista di morti era, in ultima istanza, il suo sprone, la sua motivazione fondamentale, e che
fosse dannata se ci avrebbe lasciato finire il ferito in arrivo.
Jane si avvicin a uno dei computer e richiam le prime informazioni sul paziente. Sarebbe
stata una bella lotta. Avevano una ferita da arma da taglio, oltre a un proiettile nella cavit toracica;
visto il luogo in cui lo avevano trovato, era pronta a scommettere che si trattava di qualche
spacciatore che trafficava nel territorio sbagliato, oppure di un grosso cliente che si era fatto fregare. In
un caso come nell'altro, era improbabile che fosse coperto da un'assicurazione sanitaria. Non che
avesse qualche importanza, il St. Francis accettava tutti i pazienti, indipendentemente dalle loro
disponibilit finanziarie.
Tre minuti dopo, i battenti della porta si spalancarono di colpo e il caso critico entr a velocit
supersonica: il signor Michael Klosnick era legato a una lettiga, un gigante caucasico con un mucchio
di tatuaggi, pantaloni di pelle e pizzetto. Il paramedico vicino alla sua testa lo stava rianimando mentre
un altro reggeva l'attrezzatura e tirava la lettiga.
Box quattro, disse Jane ai paramedici. Che cosa abbiamo?
H ragazzo che lo stava rianimando disse, Due flebo di Ringer lattato a infusione rapida.
Pressione sessanta su quaranta, in calo. Frequenza cardiaca uno-quaranta. Frequenza respiratoria
quaranta. Intubato per via orale. Fibrillazione ventricolare lungo il tragitto. Scaricate duecento joule.
Tachicardia sinusale centoquaranta.
Giunti al box quattro, i paramedici bloccarono la lettiga facendo scattare i freni, mentre l'quipe
dello scivolo si preparava a intervenire. Un'infermiera and a sedersi a un tavolino per registrare tutto,
altre due rimasero in attesa delle istruzioni di Jane e una quarta si prepar a tagliare i calzoni del
paziente. C'erano anche un paio di interni pronti a osservare e a dare una mano, se necessario.
Ecco il portafoglio, disse il paramedico, allungandolo all'infermiera armata di forbici.
Michael Klosnick, trentasette anni, lesse la donna. La foto sul documento  sfocata, ma...
potrebbe essere lui, se dopo averla fatta si  tinto i capelli di nero e si  fatto crescere la barba.
Allung il portafoglio alla collega che stava prendendo appunti e poi cominci a tagliare i
pantaloni di pelle.
Controllo se  nel database, disse l'altra donna digitando qualcosa sulla tastiera di un
computer. Trovato... un momento, ma... Dev'esserci un errore. No, l'indirizzo  giusto, per l'et 
sbagliata.
Jane imprec sottovoce. Forse ci sono dei problemi con il nuovo sistema di archiviazione
elettronica, non mi fido delle informazioni che vengono da l. Facciamo subito un esame del sangue per
determinare il gruppo sanguigno e una radiografia toracica.
Durante il prelievo, Jane procedette a una rapida visita preliminare. La ferita da arma da fuoco
era un forellino vicino a una specie di cicatrice sul pettorale. Esternamente si vedeva solo un rivoletto
di sangue, troppo poco per determinare l'entit dei danni interni. Idem per la ferita da coltello. Vista da
fuori non sembrava grave. Speriamo che l'intestino sia illeso, pens Jane.
Fece scorrere lo sguardo sul resto del corpo. Quanti tatuaggi  Ehi, porca miseria. Che razza di
ferita all'inguine; un bel macello, ma risaliva a molto tempo prima. Fatemi vedere la lastra, e voglio
anche un ecocardio...
Un urlo riecheggi nella sala operatoria.
Jane volt la testa di scatto a sinistra. L'infermiera che stava spogliando il paziente era stesa per
terra, nel pieno di una crisi convulsiva, braccia e gambe che sbattevano contro le piastrelle del
pavimento. In mano stringeva un guanto nero che il paziente indossava al momento del ricovero.
Per una frazione di secondo tutti rimasero impietriti.
Appena gli ha sfiorato la mano  andata gi, disse qualcuno.
Forza, muoversi, esclam Jane. Estevez, tu pensa a lei. Voglio sapere subito come sta. E
voialtri sveglia. Subito!
A quegli ordini perentori, l'quipe si riscosse. Tutti si concentrarono sul paziente mentre
l'infermiera veniva trasportata nel box l accanto ed Estevez, uno degli interni, si prendeva cura di lei.
La radiografia del torace era relativamente buona, ma per qualche motivo l'ecocardiogramma
era di pessima qualit. Entrambi, tuttavia, evidenziavano proprio ci che Jane si aspettava:
tamponamento pericardico provocato da una ferita da arma da fuoco al ventricolo destro; il sangue era
filtrato nel sacco pericardico e stava comprimendo il cuore, compromettendone la funzionalit e
impedendogli di pompare come avrebbe dovuto.
Ci serve un'ecografia dell'addome mentre cerco di guadagnare un po' di tempo col cuore,
Avendo accertato l'entit del danno pi urgente, Jane voleva saperne di pi su quella ferita da coltello.
E subito dopo voglio un controllo su quelle due apparecchiature. Alcune di queste immagini del torace
presentano una specie di eco, come uno sdoppiamento.
Mentre uno degli interni si dava da fare con una sonda ecografia sull'addome del paziente, Jane
prese un ago spinale da ventuno gauge e lo applic a una siringa da cinquanta cc. Dopo che
un'infermiera gli ebbe cosparso il petto con un velo di betadine, Jane lo trafisse con l'ago e manovr
attraverso l'anatomia ossea lacerando il sacco pericardico e prelevando quaranta cc di sangue per
alleggerire il tamponamento pericardico. Nel frattempo, diede disposizione di preparare la sala
operatoria due, al piano di sopra, e di avvertire l'quipe di cardiochirurgia di tenersi pronta.
Vediamo l'eco addominale, disse passando la siringa a un'infermiera perch la gettasse via.
L'apparecchiatura faceva i capricci, decisamente; le immagini non erano chiare come sperava,
tuttavia una buona notizia c'era, e venne confermata dalla palpazione dell'area interessata: nessuno dei
principali organi interni appariva compromesso.
Okay, l'addome sembra a posto. Portiamolo di sopra, svelti.
Uscendo dallo scivolo, infil la testa nel box dove Estevez si stava occupando dell'infermiera.
Come sta?
Si sta riprendendo. Estevez scroll la testa. H cuore si  stabilizzato dopo che abbiamo usato
il defibrillatore.
Era in fibrillazione? Oh, Cristo.
Proprio come il tecnico dei telefoni che  arrivato ieri. Come se fosse stata colpita da una
scarica elettrica violentissima.
Hai chiamato Mike?
S, suo marito sta arrivando.
Bene. Prenditi cura della nostra ragazza.
Estevez annu, guardando la collega stesa sul lettino. Sempre.
Jane raggiunse il paziente mentre lo stavano gi spingendo dentro l'ascensore che saliva al
blocco operatorio. Al piano di sopra, Jane si lav con cura mentre le infermiere sistemavano il paziente
sul tavolo operatorio. Dietro sua richiesta erano stati preparati un kit per chirurgia cardiotoracica e la
macchina cuore-polmone per Textracorporea, mentre le ecografie e le lastre fatte al piano di sotto
occhieggiavano dallo schermo di un computer.
Con le mani protette dai guanti di lattice tenute discoste dal corpo, Jane esamin di nuovo le
ecografie del torace. Per la verit erano tutte e due scadenti, molto sgranate e con quella strana eco, ma
sufficienti a orientarsi. La pallottola era conficcata nei muscoli della schiena, e l sarebbe rimasta: si
correvano pi rischi a rimuoverla che a lasciarla dov'era; quasi tutte le vittime di sparatorie lasciavano
lo scivolo con il loro bel trofeo di piombo, ovunque fosse.
Jane, si avvicin allo schermo, aggrottando la fronte. Pallottola interessante. Tonda, non la
tipica forma oblunga che era abituata a vedere dentro ai pazienti. Tuttavia sembrava fatta del solito,
comunissimo, piombo.
Jane si avvicin al tavolo, dove il paziente era stato collegato alle apparecchiature per
l'anestesia. 11 torace era stato preparato e le regioni circostanti coperte con un telo. Il colore arancione
tipico del betadine sembrava il risultato di una brutta abbronzatura artificiale. Niente extracorporea.
Non voglio sprecare tempo prezioso. Ditemi che abbiamo pronto il sangue per la trasfusione.
Fu una delle infermiere sulla sinistra a prendere la parola. S, ce l'abbiamo, anche se non siamo
riusciti a determinare il gruppo sanguigno.
Ah no? fece Jane guardandola al di sopra del paziente.
Il campione  risultato non identificabile. Ma abbiamo otto litri di gruppo 0.
Jane si accigli. Okay, procediamo.
Con un bisturi al laser pratic un'incisione sul torace del paziente, poi seg lo sterno e us un
divaricatore per aprire la gabbia toracica mettendo in mostra...
Jane rimase senza fiato. Misericordia...
.., divina, concluse qualcun altro.
Aspirare. Vedendo che nessuno si muoveva Jane alz gli occhi sull'infermiere che la
assisteva. Aspira, Jacques. Non mi importa com', posso sistemarlo... sempre che riesca a vederlo.
Con un sibilo, il sangue venne aspirato e Jane pot dare una bella occhiata a un'anomalia fisica
che non aveva mai visto prima: un cuore umano con sei cavit invece di quattro. L' "eco" che aveva
notato nelle ecografie era in realt due cavit extra.
Foto! grid. Ma facciamo in fretta, per favore.
Mentre venivano scattate alcune fotografie del cuore anomalo, Jane pens, Ragazzi, in
Cardiologia andranno fuori di testa quando le vedranno. Non aveva mai visto niente del genere - il foro
nel ventricolo destro, invece, le era assolutamente familiare. Di quelli ne aveva visti parecchi.
Suturiamo, disse.
Jacques le sbatt nel palmo una pinza chirurgica, uno strumento in acciaio inossidabile munito
di un ago ricurvo a uncino con attaccato il filo di sutura nero. Jane infil la sinistra dietro al cuore, col
dito tapp il foro d'uscita e sutur il foro d'entrata del proiettile. La mossa successiva fu sollevare il
cuore dal sacco pericardico e ripetere la stessa operazione col foro d'uscita.
In totale aveva impiegato meno di sei minuti. Poi chiuse il divaricatore, richiuse la gabbia
toracica e us del filo in acciaio inossidabile per chiudere le due met dello sterno. Proprio mentre si
apprestava a suturarlo dal diaframma alla clavicola, suon l'allarme delle apparecchiature.
Pressione arteriosa sessanta su quaranta, in calo, disse l'anestesista.
Jane ordin di procedere al protocollo per l'arresto cardiaco e si chin sul paziente. Non
pensarci neanche, disse secca. Non azzardarti a morirmi sotto ai ferri, altrimenti mi arrabbio di
brutto.
All'improvviso, e contro ogni logica medica, gli occhi dell'uomo si aprirono e la fissarono.
Jane si ritrasse di scatto. Dio buono... le iridi avevano lo splendore incolore dei diamanti, il loro
fulgore le ricordava la luna d'inverno in una notte senza nubi. Per la prima volta in vita sua rimase
paralizzata dallo sconcerto. Avvinti da quello sguardo, era come se chirurgo e paziente fossero legati
fisicamente, uniti, intrecciati, indivisibili...
Ancora fibrillazione ventricolare, sbrait l'anestesista.
Jane si riscosse, ritrovando la concentrazione.
Resta con me, ordin al paziente. Mi senti? Resta qui con me.
Era pronta a giurare che il tizio aveva annuito, prima di abbassare le palpebre. Torn al lavoro
salvandogli la vita.
Ma non ce l'avrai ancora con noi per quell'incidente col lancia- patate? Rilassati, dai, disse
Butch.
Phury alz gli occhi al cielo appoggiandosi allo schienale del divanetto. Mi avete rotto la
finestra.
Per forza. V e io abbiamo preso la mira.
Due volte.
Il che sta a dimostrare che siamo due ottimi tiratori scelti.
La prossima volta vi dispiacerebbe prendere di mira la finestra di qualcun altr...
accigliandosi, Phury allontan il martini dalle labbra. Per qualche oscuro motivo tutti i suoi istinti si
erano improvvisamente ridestati e adesso erano in allarme, accesi e tintinnanti come una slot machine.
Si guard intorno nell'area VIP in cerca di qualche indizio, sentiva puzza di bruciato. Ehi, sbirro,
hai...
C' qualcosa che non va, disse Butch massaggiandosi Io sterno, poi da sotto la camicia tir
fuori la grossa croce d'oro che portava al collo. Cosa cavolo sta succedendo? ,
Non saprei, rispose Phury facendo scorrere di nuovo lo sguardo sulla clientela del club.
Cribbio, era come se un odore mefitico si fosse insinuato nella stanza rendendo l'aria irrespirabile. Con
un tanfo cos, anche a un naso veniva voglia di cambiare mestiere. Eppure all'apparenza non c'era
niente fuori dell'ordinario.
Phury tir fuori il cellulare e chiam il suo gemello. La prima cosa che Zsadist gli chiese,
quando rispose alla telefonata, fu se stava bene.
S, io sto bene, Z, ma non lo senti anche tu?
Dall'altra parte del tavolo anche Butch si port il cellulare all'orecchio. Piccola? Stai bene?
Tutto a posto? S, non so... Wrath vuole parlarmi? S, certo, passamelo... Ehi, grande capo. S, Phury e
io. S. No. Rhage  l con te? Bene. S, adesso chiamo subito Vishous.
Lo sbirro premette un paio di tasti e avvicin di nuovo il telefonino all'orecchio. V? disse
aggrottando la fronte, Chiamami appena senti questo messaggio.
Chiuse la telefonata proprio mentre Phury riattaccava con Z.
Tutti e due si appoggiarono all'indietro. Phury giocherellando con il suo drink e Butch con la
croce.
Magari  all'attico con qualche femmina, butt l Butch.
Gi fatto. Era la prima cosa che aveva in programma stasera, cos mi ha detto.
Okay. Allora forse  nel bel mezzo di un corpo a corpo.
Gi. Ci richiamer subito.
Tutti i cellulari della confraternita erano dotati di antenna GPS integrata, ma quella di V non
funzionava se il telefonino ce l'aveva addosso, quindi rientrare al quartier generale per localizzare il suo
JRazr non sarebbe servito a granch. V diceva che era tutta colpa della sua mano: ci che la rendeva
incandescente, qualunque cosa fosse, a suo dire causava un'interferenza elettrica o magnetica. Di sicuro
influiva sulla qualit delle chiamate. Quando si parlava al telefono con lui, la linea era sempre
disturbata, anche se si usava un apparecchio fisso.
Phury e Butch non resistettero a lungo; dopo neanche un minuto e mezzo si guardarono e in
contemporanea dissero:
Ti spiace se passiamo...
Andiamo...
S alzarono e insieme puntarono verso l'uscita di emergenza del club.
Fuori, nel vicolo, Phury alz gli occhi verso il cielo notturno. Vuoi che mi smaterializzi, cos
facciamo prima a controllare casa sua?
S. Fai cos.
Mi serve l'indirizzo. Non ci sono mai stato.
Commodore. Ultimo piano, angolo sud-ovest. Io aspetto qui.
Per Phury fu questione di un attimo materializzarsi a una decina di isolati di distanza in
direzione del fiume, sul terrazzo battuto dal vento del lussuoso attico di V. Non si prese nemmeno la
briga di avvicinarsi alla vetrata. Sentiva chiaramente che suo fratello non c'era, e in un baleno torn da
Butch. No.
Allora  a caccia... D'un tratto lo sbirro s'interruppe con un'espressione strana, assorta, sul
volto. Poi volt la testa di scatto verso destra. Lesser.
Quanti? chiese Phury aprendo il giaccone. Dopo il suo bisticcio con l'Omega, Butch era in
grado di avvertire come niente la presenza dei non morti; quei bastardi erano come monete per il suo
metal detector.
Un paio. Facciamo una cosa veloce.
Concordo.
I Lesser sbucarono da dietro l'angolo e, dopo un'occhiata a Phury e Butch, si misero subito in
guardia. Il vicolo di fianco allo Zero- Sum non era il luogo ideale per uno scontro; per fortuna, a causa
del freddo pungente, non c'erano umani in circolazione.
Io sono pronto a fare pulizia, disse Butch.
Ricevuto.
Insieme si lanciarono contro il nemico.
Capitolo 8
Due ore dopo Jane spalanc la porta della TIPO, la Terapia Intensiva Post Operatoria. Aveva
gi preso tutto ed era pronta per andare a casa - borsa di cuoio a tracolla, chiavi della macchina in
mano, giacca a vento infilata. Ma non voleva andarsene senza prima aver dato un'occhiata al suo
paziente.
La donna dietro al banco dell'accettazione alz gli occhi e la salut. Ehil, dottoressa
Whitcomb.  venuta a vedere come sta il nuovo arrivato?
S, Shalonda. Mi conosci... non riesco a lasciarli in pace. In che stanza lo avete sistemato?
La numero sei. Adesso con lui c' Faye, vuole assicurarsi che stia bello comodo.
Capisci perch vi voglio bene? Siete la miglior quipe di terapia intensiva della citt. A
proposito,  passato nessuno a trovarlo? Abbiamo rintracciato gualche parente?
Ho chiamato il numero indicato sulla sua cartella. H tizio che ha risposto ha detto che vive in
quell'appartamento da dieci anni, ma non ha mai sentito nominare nessun Michael Klosnick. Quindi
l'indirizzo era falso. Ah, e ha visto le armi che gli hanno trovato addosso? Quando si dice non farsi
mancare niente.
Shalonda fece roteare gli occhi e tutte e due dissero in contemporanea: Roba di droga.
Jane scroll il capo. Non sono affatto sorpresa.
Neanch'io. Dai tatuaggi che ha in faccia non sembra un perito delle assicurazioni.
No, a meno che non faccia il passacarte per una cricca di lottatori professionisti.
Shalonda stava ancora ridendo quando Jane la salut con la mano infilando il corridoio. La
stanza numero sei era proprio l'ultima in fondo, sulla destra; lungo la strada, diede un'occhiatina ad altri
due pazienti che aveva operato, una donna con l'intestino perforato a causa di una liposuzione finita
male e un uomo rimasto impalato in cima a una staccionata in seguito a un incidente in motocicletta.
Le stanze della TIPO erano tutte grandi sei metri per sei e piene di apparecchiature. Sul davanti
c'era una vetrata con una tenda che si poteva tirare per tutelare la privacy del paziente. Non era il
genere di stanze con una bella finestra, un poster di Monet alla parete o la TV accesa su qualche
programma di intrattenimento. Se stavi abbastanza bene da preoccuparti di quello che c'era alla tele,
voleva dire che non eri nel reparto giusto. L, gli unici schermi e immagini erano quelli delle
apparecchiature di monitoraggio intorno al letto.
Appena Jane arriv davanti alla stanza numero sei, Faye Montgomery, una autentica veterana,
alz gli occhi; stava controllando la flebo del paziente 'Sera, dottoressa Whitcomb.
Faye, come stai? Jane appoggi la borsa e prese la cartella clinica infilata in una tasca
accanto alla porta.
Io sto bene e, prima che me lo chieda, lui  stabile. H che  sorprendente.
Jane diede uno sguardo ai dati pi recenti. Altro che.
Stava per chiudere la cartella, quando not il numero nell'angolo in alto a sinistra. Aggrott la
fronte, perplessa. Il codice identificativo del paziente, un numero a dieci cifre, era distante migliaia e
migliaia di numeri da quelli assegnati ai ricoverati pi recenti; Jane controll la data in cui la cartella
era stata aperta per la prima volta: 1971. Dando una scorsa all'interno, trov due ricoveri al pronto
soccorso: uno per una ferita da coltello e l'altro per overdose; le date erano '71 e '73.
Accidenti, le era gi capitato di incontrare errori del genere. Gli zero e i sette potevano
confondersi, quando si scriveva in fretta. L'ospedale era passato agli archivi informatizzati solo alla
fine del 2003 ; prima di allora era tutto scritto a mano. Quella cartella, evidentemente, era stata
trascritta da qualche addetto all'elaborazione dati che aveva sbagliato a leggere: invece di '01 e '03,
avevano anticipato la data agli anni Settanta.
Ma cos la data di nascita non aveva senso. In base a quella indicata, il paziente avrebbe avuto
trentasette anni trent'anni prima.
Chiuse la cartellina e vi pos sopra il palmo. Dobbiamo esigere una maggior precisione da
quel servizio di trascrizione dati.
Lo so. L'ho notato anch'io. Senta, vuole stare un po' qui da sola con lui?
S, grazie, sarebbe magnifico.
Faye si ferm sulla soglia. Ho sentito che stasera  stata grande, in sala operatoria.
Jane abbozz un sorriso. Tutta l'quipe  stata grande. Io ho fatto solo la mia parte. Ehi, ho
scordato di dire a Shalonda che per i campionati di basket io faccio il tifo per l'Universit del Kentucky.
Ti spiace...
Nessun problema. E, prima che tu me lo chieda, s, quest'anno lei tifa ancora per la Duke.
Bene, cos possiamo accapigliarci per altre sei settimane.
Per questo Shalonda li ha scelti. E un servizio di pubblica utilit, cos il resto del reparto pu
godersi lo spettacolo di voi due che vi scannate. Che altruismo.
Dopo che Faye se ne fu andata, Jane chiuse la tenda e si avvicin al letto. Il paziente era
intubato, respirava artificialmente grazie alle apparecchiature e i suoi livelli di ossigenazione erano
accettabili. La pressione sanguigna era stabile, anche se bassa. La frequenza cardiaca era lenta e sul
monitor faceva un'impressione strana, ma d'altronde il cuore di quell'uomo aveva sei cavit che
battevano, invece che quattro.
Cristo, quel cuore.
Si chin sopra di lui pr esaminare meglio i lineamenti del viso. Era di origine caucasica, molto
probabilmente dell'Europa centrale. Un bell'uomo, non che fosse rilevante, anche se la sua bellezza era
in parte rovinata da quei tatuaggi alla tempia. Si chin per studiarli pi da vicino. Bisognava ammettere
che erano ben fatti, gli intricati disegni erano a met tra i caratteri cinesi e i geroglifici. Dovevano
essere dei simboli legati a qualche banda, anche se il paziente non aveva l'aria di un ragazzino che
gioca alla guerra; era pi duro, come un soldato. Forse i tatuaggi c'entravano con le arti marziali?
Guardando il tubo inserito nella sua bocca, not qualcosa di strano. Col pollice gli sollev il
labbro superiore. Aveva dei canini molto pronunciati. Sorprendentemente aguzzi.
Era una cosa estetica, senza dubbio. Oggigiorno la gente modificava il proprio aspetto con ogni
sorta di stranezza, e lui si era gi fatto marchiare la faccia.
Sollev la coperta. Il bendaggio toracico era a posto, quindi prosegu il suo esame verso il
basso, tirando sempre pi gi la coperta. Controll la fasciatura al fianco, poi procedette alla palpazione
della regione addominale. Mentre spingeva con delicatezza per tastare gli organi interni, studi i
tatuaggi sopra l'area pubica, poi si concentr sulle cicatrici intorno ai genitali.
H paziente aveva subito una castrazione parziale.
Le ferite si erano cicatrizzate malissimo, il che lasciava supporre che non fosse una rimozione
chirurgica, ma pi probabilmente il risultato di un incidente. O almeno sperava che fosse cos, perch
l'unica altra spiegazione possibile era la tortura.
Mentre lo copriva, lo guard in faccia. D'impulso gli pos una mano sul braccio e strinse forte.
Hai avuto una vita d'inferno, eh?
S, ma mi ha fatto bene.
Jane si volt di scatto. Cristo, Manello, mi ha fatto prendere uno spavento.
Scusa. Volevo solo dare una controllata. Il primario gir intorno al letto fermandosi sull'altro
lato rispetto a Jane e scrut con attenzione il paziente. Sai, non credo che ce l'avrebbe fatta sotto il
bisturi di qualcun altro.
Hai visto le foto?
Del cuore? S. Voglio spedirle ai ragazzi della Columbia. Puoi chiedere cosa ne pensano
quando vai a trovarli.
Jane decise di soprassedere. Non siamo riusciti a capire di che gruppo sanguigno .
 Ma va?
Se otteniamo il suo consenso credo che dovremmo sottoporlo a un esame completo,
cromosomi compresi.
Ah, gi, la tua seconda passione. La genetica.
Buffo che se ne fosse ricordato. Una volta doveva avergli accennato che per un pelo non aveva
imboccato la via della ricerca genetica.
- Con la smania di un tossico, Jane ripens all'interno del paziente, al suo cuore, lo risent nella
mano mentre gli salvava la vita. Potrebbe rappresentare una interessante opportunit clinica. Dio,
quanto mi piacerebbe studiarlo. O almeno contribuire a studiarlo.
Nel silenzio della stanza, il sommesso bip bip delle apparecchiature di monitoraggio parve
gonfiarsi fino a diventare assordante; qualche istante dopo una sorta di consapevolezza le solletic la
nuca. Jane alz gli occhi. Manello la stava fissando, serio in volto, la mascella serrata, la fronte
aggrottata.
Manello? fece lei, accigliandosi. Ti senti bene?
Non andare.
Per evitare il suo sguardo, Jane abbass gli occhi sulle lenzuola che aveva ripiegato e infilato
sotto il braccio del paziente. Soprappensiero, lisci quella distesa bianca... finch non le torn in mente
il gesto ossessivo di sua madre.
Ferm subito la mano. Puoi sempre trovare un altro chir...
Al diavolo il reparto. Non voglio che tu te ne vada perch... Manello si pass una mano tra i
folti capelli scuri. Cristo, Jane. Non voglio che tu te ne vada perch mi mancheresti da morire, e
perch io... merda, io ho bisogno di te, okay? Ho bisogno di averti qui. Con me.
Jane batt le palpebre come un'idiota. Negli ultimi quattro anni non c'era mai stato il minimo
indizio che Manello fosse attratto da lei. Certo, loro due erano legati e tutto. E lei era l'unica capace di
calmarlo quando lui perdeva la pazienza. E s, okay, parlavano sempre di come andavano le cose
all'ospedale, anche dopo l'orario di lavoro. E cenavano insieme tutte le volte che erano di turno e... lui
le aveva raccontato della sua famiglia e lei gli aveva parlato dei suoi...
Oh, cavolo.
Gi, ma lui era il single pi sexy entro i confini dell'ospedale mentre lei era femminile quanto...
be', quanto un tavolo operatorio.
Di sicuro aveva le stesse curve di un tavolo operatorio.
E dai, Jane, non puoi non saperlo. Mi basta un cenno da parte tua e sono pronto a saltarti
addosso anche subito.
Sei impazzito? disse lei con un filo di voce.
No, fece lui guardandola intensamente. Anzi. Sono molto, molto lucido.
Di fronte a quello sguardo torrido come una notte d'estate, il cervello di Jane si prese una
piccola vacanza. Vol fuori dal suo cranio. Farebbe una brutta impressione, disse senza riflettere.
Saremo discreti.
Ma litighiamo sempre.^ Ma cosa cavolo le usciva di bocca?
Lo so, disse lui. Le sue labbra si incurvarono in un sorriso. E mi piace. Nessuno riesce a
tenermi testa, a parte te.
Jane lo guard al di sopra del paziente, esterrefatta; non sapeva cosa dire. Dio, era da tanto di
quel tempo che non c'era un uomo nella sua vita. Nel suo letto. Nella sua testa. Un'infinit di tempo.
Erano anni che tornava a casa e si faceva la doccia da sola, andava a letto da sola, si svegliava da sola e
andava al lavoro da sola. Dopo la morte dei suoi genitori non le restava nessun parente, e con tutte le
ore che passava all'ospedale non aveva neanche una cerchia di amici al di fuori del lavoro. L'unica
persona con cui parlava per davvero era../ be', Manello.
Guardandolo, adesso, si rese conto all'improvviso che lui era il vero motivo per cui aveva
deciso di andarsene, e non solo perch era un ostacolo per la sua carriera, l in reparto. In fondo in
fondo sapeva che prima o poi lui le avrebbe aperto il suo cuore e voleva scappare prima che accadesse.
Il silenzio, mormor Manello, non  una bella cosa, in questo momento. A meno che tu non
stia cercando di esprimere una cosa del tipo: "Manny, sono anni che ti amo, andiamo da te e passiamo i
prossimi quattro giorni in posizione orizzontale."
Domani sei di turno, disse lei in modo automatico.
Mi darei malato. Direi che ho preso anch'io l'influenza. E in qualit di tuo superiore, ti
ordinerei di fare altrettanto. Si sporse in avanti, al di sopra del paziente. Non andare alla Columbia,
domani. Non lasciarmi. Vediamo fin dove pu portarci tutto questo.
Jane abbass gli occhi e si rese conto che stava fissando le mani di Manny... quelle mani forti,
grandi, che avevano sistemato tante anche, spalle e ginocchia, salvando la carriera e la felicit di tanti
atleti, dilettanti cos come professionisti. E non operava solo pazienti giovani e in forma, aveva
ripristinato la mobilit anche di gente anziana, ferita e malata di cancro, aiutando moltissime persone a
recuperare l'uso di braccia e gambe.
Cerc di immaginare quelle mani sulla sua pelle.
Manny... sussurr.  una pazzia.
All'altro capo della citt, nel vicolo di fianco allo ZeroSum, Phury si raddrizz dal corpo
immobile di un Lesser bianco come un fantasma. Con il suo pugnale nero gli aveva aperto uno squarcio
nel collo e adesso il sangue lucido e nero di quel bastardo colava sull'asfalto coperto di nevischio
fangoso. L'istinto lo avrebbe spinto a pugnalarlo al cuore per rispedirlo dall'Omega, ma quello era il
vecchio sistema. Quello nuovo era migliore.
Anche se a Butch costava molto caro.
Questo qui  pronto per te, disse Phury facendo un passo indietro.
Butch avanzo tra le pozzanghere, facendo scricchiolare il velo di ghiaccio che le ricopriva. Era
scuro in volto, le zanne si erano allungate e sprigionava l'odore dolciastro di borotalco tipico dei loro
nemici. Il non morto con cui aveva lottato era gi sistemato: Butch gli aveva praticato il suo trattamento
speciale e adesso era pronto a rifarlo con l'altro Lesser.
Si lasci cadere pesantemente in ginocchio, piant le mani ai due lati del volto pallido del
Lesser e si chin sopra di lui. Sembrava a un tempo motivato e nauseato. Apr la bocca, si posizion
sopra le labbra dell'assassino e cominci a inalare lentamente.
Il Lesser sgran gli occhi, mentre una nebbiolina nera usciva dal suo corpo e veniva risucchiata
nei polmoni di Butch. Niente pause, nessuna soluzione di continuit, solo un ininterrotto flusso
malefico che passava da un corpo all'altro. Alla fine, del loro nemico rimase solo un mucchietto di
cenere grigia: il suo corpo si disintegr, polverizzandosi in un sottile pulviscolo che venne subito
spazzato via dal vento gelido.
Butch si accasci su se stesso, poi cedette di schianto, stramazzando sull'asfalto inzaccherato
del vicolo. Phury gli and vicino e allung una mano...
Non toccarmi, lo ammon Butch, riverso su un fianco. La sua voce era ridotta a un sibilo
impercettibile. Staresti male anche tu.
Lascia che...
No! Butch si puntell sulle mani, sollevandosi su con una spinta. Dammi solo un minuto.
Phury gli rest accanto, vegliando su di lui e tenendo d'occhio il vicolo nel caso arrivassero altri
Lesser. Vuoi tornare a casa? Vado io a cercare V.
Cazzo, no. Lo sbirro alz gli occhi nocciola. V  mio. Lo trover.
Sei sicuro?
Butch si rialz in piedi; ondeggiava come una bandiera al vento, ma sembrava determinato.
Andiamo.
Insieme si avviarono lungo Trade Street. Phury lo guard. Non gli piaceva la faccia che aveva.
Era ridotto uno straccio, non ce la faceva neanche a reggersi in piedi, ma non sembrava intenzionato a
cedere finch non fosse crollato.
Perlustrarono palmo a palmo i quartieri pi degradati di Caldwell senza cavarne niente. Di V
neanche l'ombra, al che Butch si sent ancora peggio.
Erano ai margini estremi del centro, nei pressi di Redd Avenue, quando Phury si ferm. Sar
meglio tornare indietro. Dubito che V si sia spinto tanto lontano.
Anche Butch si ferm. Si guard intorno e con voce spenta disse, Ehi, guarda. Questo  il
palazzo dove prima abitava Beth.
Dobbiamo fare dietrofront.
Lo sbirro scosse la testa massaggiandosi il petto. Andiamo avanti.
Non sto dicendo di smettere di cercarlo, ma perch avrebbe dovuto arrivare fin qui? Siamo ai
confini della zona residenziale. Troppi occhi indiscreti per lanciarsi in uno scontro, non aveva senso
venire fin quaggi.
Phury, vecchio mio, e se lo avessero beccato? Non c'erano altri Lesser in giro, stanotte. E se
fosse successo qualcosa di grosso, se. lo avessero catturato?
Se era cosciente  altamente improbabile, data la sua mano. Quella  un'arma micidiale, anche
se avesse perso i pugnali.
E se lo avessero tramortito?
Prima che Phury avesse il tempo replicare, il furgone della Chan- nel Six NewsLeader,
l'emittente televisiva, gli sfrecci davanti. Alla seconda traversa si accesero gli stop e il veicolo svolt a
sinistra.
Tutto ci che Phury riusc a pensare fu: Cazzo. I furgoni delle televisioni specializzate in
notiziari di cronaca non sbucano fuori a razzo perch il gatto di qualche vecchietta  bloccato in cima a
un albero. Ma forse era qualche storiella tra umani, tipo una sparatoria, un regolamento di conti tra
bande.
Qualcosa per gli diceva che non era cos, questo era il guaio. Aveva come un senso di
oppressione, un orribile presentimento. Perci, quando Butch si incammin in quella direzione, lo
segu. Nessuno dei due disse una parola, il che significava che con ogni probabilit anche lo sbirro
stava pensando esattamente la stessa cosa: Ti prego, Dio, fa' che sia la tragedia di qualcun altro, non la
nostra.
Giunti nel punto in cui era parcheggiato il furgone, si trovarono di fronte all'assembramento
tipico da scena del crimine, con due radiomobili del Dipartimento di Polizia di Caldwell ferme
all'ingresso della Ventesima Avenue, un vicolo cieco. Una cronista illuminata dai riflettori del furgone
parlava rivolta alla telecamera, agenti in uniforme si muovevano all'interno dell'area delimitata dal
nastro giallo e i curiosi, riuniti in capannelli, confabulavano godendosi l'atmosfera drammatica.
Una raffica di vento spazz il vicolo, portando con s l'odore del sangue di V misto al tanfo
dolciastro di borotalco tipico dei Lesser.
Oh, Dio... L'angoscia di Butch si rivers nella gelida aria notturna, aggiungendo una nota
pungente di gommalacca a quella miscela olfattiva.
Lo sbirro barcoll in avanti, verso il nastro della polizia; Phury
afferr a un braccio per fermarlo... ma sbianc all'istante. Il male dentro Butch era cos
palpabile che risal in un baleno lungo il braccio di Phury, colpendolo dritto allo stomaco e dandogli la
nausea.
Ciononostante, Phury riusc a trattenerlo.
Stai indietro. Magari hai lavorato con qualcuno di quei poliziotti. Lo sbirro fece per parlare,
ma Phury lo anticip. Tira su il colletto, tira gi il cappello e stai calmo.
Butch si calc bene sulla fronte il berretto dei Red Sox e affond il mento nel bavero del
giaccone. Se V  morto...
Chiudi il becco e pensa a reggerti in piedi. Cosa tutt'altro che facile, visto che Butch era
ridotto da far spavento. Ges... se V era morto, non solo sarebbe stata una batosta tremenda per ognuno
dei fratelli, ma lo sbirro in particolare avrebbe avuto non pochi problemi. V era l'unico in grado di
liberarlo dal male quando Butch risucchiava i Lesser come un aspirapolvere.
Dai, Butch. Cos rischi di farti riconoscere. Cammina avanti.
Lo sbirro si trascin per un altro paio di metri prima di appoggiarsi a un'auto parcheggiata
nell'ombra. Sembrava intenzionato a fermarsi l, perci Phury si un ai curiosi che indugiavano ai
margini del nastro giallo. Esaminando la scena, la prima cosa che not furono le tracce nel punto in cui
un Lesser era stato liquidato. Per fortuna i poliziotti non ci avevano fatto caso. Ai loro occhi quella
lucida pozza nera doveva apparire come una banale perdita d'olio dal motore di un'auto, e i segni
bruciacchiati per terra i resti del fal acceso da qualche senzatetto. No, i piedipiatti erano tutti
concentrati sul centro della scena, dove chiaramente Vishous era rimasto steso in una rossa pozza di
sangue. Oh... Dio.
Phury attacc bottone col primo umano che gli capit a tiro. Cosa  successo?
Il tizio si strinse nelle spalle. Hanno sparato. Forse una rissa.
Un ragazzino in tenuta da rave party s'intromise, tutto eccitato, come se quella fosse la pi gran
figata mai vista. Lo hanno preso al petto. Io ho visto tutto, sono stato io a chiamare il nove-uno- uno.
Agit il cellulare neanche fosse un trofeo. La polizia mi ha detto di non allontanarmi perch devono
interrogarmi.
Phury lo guard. Chi hanno colpito?
Dio, roba da non credere. Sembrava uscito da quel programma televisivo, I momenti pi
scioccanti al mondo ripresi da una telecamera. Lo conosce?
Come no. Phury controll gli edifici sui due lati del vicolo. Niente finestre. Quello doveva
essere l'unico testimone. Allora, cosa  successo?
Be', io venivo gi dalla Trade. I miei amici mi avevano mollato davanti a Screamer's e non ero
riuscito a scroccare un passaggio, capisce. Ad ogni modo, sto camminando e un po' pi avanti vedo un
lampo fortissimo. Una specie di enorme coso stroboscopico che esce da questa viuzza. Ho allungato il
passo perch volevo vedere cosa stava succedendo, ed  stato allora che ho sentito lo sparo. Una specie
di schiocco soffocato. In realt non avevo neanche capito che era uno sparo finch non sono arrivato
qui. Credevo che facessero un rumore molto pi forte...
Quando hai chiamato il nove-uno-uno?
Be', ho aspettato un po' perch avevo paura che saltasse fuori qualcuno dal vicolo, e non
volevo che sparassero anche a me. Ma poi ho visto che non arrivava nessuno, cos ho pensato che
fossero scappati, cio, tipo spariti dall'altra parte della strada. Ma quando sono arrivato qui, ho visto
che non c' un'altra via d'uscita. Quindi forse, sa, il tizio si  sparato da solo.
Che aspetto aveva?
Chi, la vittima? H ragazzo si spose in avanti verso Phury. E cos che dicono I poliziotti. Li
ho sentiti io.
Grazie del chiarimento, bofonchi Phury. Allora, com'era?
Capelli scuri. Barbetta. Tutto vestito di pelle. Ero proprio vicino a lui quando ho chiamato il
nove-uno-uno. Sanguinava, ma era vivo.
Non hai visto nessun altro?
No. Soltanto lui. Cos adesso, cio, la polizia mi deve interrogare. Cio, insomma, per
davvero. Gliel'avevo gi detto?
S, congratulazioni. Sarai euforico, disse Phury, trattenendosi a stento dal gonfiargli la faccia.
Ehi, non si scaldi tanto. Questa roba  forte.
Non per il tipo che si  beccato la pallottola, non trovi? Phury esamin di nuovo la scena del
crimine. Per lo meno V non era nelle mani dei Lesser, e non era morto sul colpo. Forse il Lesser aveva
sparato per primo, ma poi V aveva trovato la forza di eliminarlo prima di perdere i sensi.
Per, un momento... lo sparo era venuto dopo il lampo. Quindi doveva essere arrivato un
secondo Lesser.
Alla sua sinistra si lev una voce ben modulata: Qui Bethany Choi, per Channel Six
NewsLeader, in diretta dalla scena di un'altra sparatoria in citt. Secondo la polizia la vittima, Michael
Klo- snick...
Michael Klosnick? S, come no, probabile che V avesse intascato il documento di identit del
Lesser e i poliziotti glielo avessero trovato addosso.
...  stata trasportata al St. Francis Medicai Center in condizioni critiche, con una ferita d'arma
da fuoco al petto...
Okay, sarebbe stata una lunga notte: Vishous ferito. In mano agli umani. E mancavano solo
quattro ore al sorgere del sole.
Era giunto il momento di levare le tende.
Tornando verso Butch, Phury chiam il quartier generale. E vivo, lo hanno portato al St.
Francis con una ferita da arma da fuoco, disse allo sbirro mentre il cellulare squillava.
Butch si accasci su se stesso farfugliando qualcosa tipo, Sia lodato Ges Cristo. Allora
andiamo a tirarlo fuori di l?
Esatto. Perch Wrath non rispondeva? Forza, Wrath... tira su il telefono. Cazzo... quando lo
hanno aperto gli avr preso un colpo, a quei chirurghi... Wrath? Abbiamo un problema.
Vishous si svegli in un corpo fuori uso. Era cosciente, ma prigioniero di una gabbia comatosa
di carne e di ossa. Non riusciva a muovere n braccia n gambe e aveva le palpebre appiccicate,
neanche avesse pianto colla. L'unica cosa a posto sembrava l'udito: sopra di lui era in corso una
conversazione. Due voci. Una femminile e l'altra maschile, che lui non riconobbe.
No, un momento. Una delle due la conosceva. Una delle due gli aveva dato un ordine. Quella
femminile. Ma perch?
E perch diavolo l'aveva lasciata fare?
La ascolt senza veramente seguire il filo del discorso. Aveva un modo di parlare particolare,
da uomo. Diretto. Autoritario. Perentorio.
Chi era? Chi...
La sua identit lo colp come uno schiaffo in pieno viso, riscuotendolo all'istante. La dottoressa.
La dottoressa umana. Cristo santo, era in un ospedale umano. Era caduto nelle mani degli umani dopo
che... Merda, cos'era successo?
Il panico lo rianim... senza il minimo risultato. H suo corpo era un pezzo di carne inerte; il
tubo infilato in gola significava che una macchina lo stava aiutando a respirare, forse. Dovevano averlo
imbottito di sedativi.
Oh, Dio. Quanto mancava all'alba? Doveva assolutamente uscire di l. Ma come faceva...
La pianificazione della fuga s'interruppe miseramente quando il suo istinto si risvegli
prendendo in pugno la situazione.
A venir fuori, per, non fu il suo lato guerriero, no, fu l'istinto possessivo tipico dei vampiri
innamorati che in lui era da sempre dormiente, l'istinto di cui V aveva letto, di cui aveva sentito parlare
e che aveva visto negli altri, ma di cui ormai era convinto di essere sprovvisto. A scatenarlo era stato un
odore nella stanza, l'odore di un maschio che aveva voglia di fare sesso... con una donna, con il
chirurgo che lo aveva operato.
Mia.
Quella parola spunt fuori dal nulla con un bel bagaglio di pulsione omicida. Fuori di s dalla
rabbia, V spalanc gli occhi.
Voltando la testa, vide una umana alta con un corto caschetto biondo. Aveva un paio di occhiali
senza montatura, niente trucco, niente orecchini. Sul camice bianco era appuntato una cartellino con
scritto, in corsivo nero, D.ssa Jane Whitcomb, Responsabile del Reparto di Traumatologia.
Manny, disse lei,  una pazzia.
spost lo sguardo su un umano bruno. Anche lui indossava un camice bianco, con la qualifica
sul bavero, Dott. Manuel Manello, Direttore del Dipartimento di Chirurgia Generale.
Proprio per niente, invece. La voce del tizio era profonda e incalzante, i suoi occhi anche
troppo fissi sulla dottoressa. Io so quello che voglio. E voglio te.
Mia, pens V. Non tua. MIA.
Non posso non andare alla Columbia, domani, disse lei. Anche se tra noi ci fosse qualcosa,
dovrei comunque andare via di qui se voglio dirigere un reparto.
Qualcosa tra noi, ripet il bastardo, e sorrise. Significa che ci penserai?
A che cosa?
A noi.
scopr le zanne e si mise a ringhiare. Quell'unica parola gli mulinava nel cervello, una granata
pronta a esplodere: Mia.
Non saprei, disse la sua dottoressa.
Non  un no, allora. Jane? Non  un no.
No... non  un no.
Bene. L'umano abbass gli occhi su V e parve sorpreso. Ehi, qualcuno si  svegliato.
Puoi scommetterci, cazzo, pens V. E se provi a toccarla, ti stacco il braccio di netto con un
morso.
Capitolo 9
Faye Montgomery era una donna pratica, per questo come infermiera era un portento. Era nata
con la testa sulle spalle, proprio come era venuta al mondo con i capelli e gli occhi scuri, e nei momenti
critici era fenomenale. Con un marito nei Marines, due figli e dodici anni di esperienza alle spalle nelle
unit di terapia intensiva, non era facile turbarla.
Adesso, seduta al banco accettazione della TIPO, era turbata.
Dall'altra parte del divisorio c'erano tre uomini grossi come SUV, Uno aveva una lunga
capigliatura multicolore e un paio di occhi gialli che sembravano finti, tanto brillavano. Il secondo, di
una bellezza strepitosa, emanava un magnetismo animale cos irresistibile che Faye dovette ricordare a
se stessa di essere felicemente sposata con un uomo ancora capace di mandarla su di giri. Il terzo,
nascosto dietro un berretto dei Red Sox e un paio di occhiali da sole, si teneva in disparte e aveva
un'aria malefica che mal si conciliava con il suo viso attraente.
Uno di loro aveva fatto una domanda? Pensava proprio di s.
Visto che le sue colleghe sembravano aver perso la favella, balbett, Come, scusi? Ehm...
come ha detto?
Quello con la chioma da urlo - Dio, ma era proprio vera? - abbozz un sorriso. Stiamo
cercando Michael Klosnick. E stato trasferito qui dal pronto soccorso. Il medico, gi di sotto, ci ha
detto che lo hanno portato qui dopo l'intervento.
Dio... che occhi, di uno splendido giallo dorato, sembravano due ranuncoli in pieno sole. Siete
suoi parenti?
Siamo i suoi fratelli.
Okay, per mi spiace,  appena uscito dalla sala operatoria e non... Per qualche oscuro
motivo il cervello di Faye cambi bruscamente direzione, come un trenino giocattolo che viene
spostato da un binario a un altro. E in fondo al corridoio, si ritrov a dire senza volerlo, stanza
numero sei. Ma pu entrare solo uno di voi, e solo per qualche minuto. Ah, e prima dovrete aspettare
che il suo medico...
In quel mentre il dottor Manello si avvicin con passo deciso. Tutto bene, qui? disse con
un'occhiata al terzetto.
Faye annu mentre la sua bocca diceva, S, benissimo.
Il dottor Manello si accigli guardando i tre uomini dritto negli occhi. Poi con una smorfia si
massaggi le tempie, quasi avesse l'emicrania. Sono nel mio ufficio, se hai bisogno di me, Faye.
Va bene, dottor Manello, disse lei; poi riport l'attenzione sui tre uomini. Cosa stava
dicendo? Ah, s. Prima dovrete aspettare che il suo medico esca dalla stanza, d'accordo?
Perch adesso lui  l dentro?
Lei  l dentro, s.
D'accordo, grazie.
Quegli occhi gialli la trafissero con uno sguardo penetrante... e, tutt'a un tratto, Faye non
ricordava pi se nella sei c'era davvero un paziente. C'era oppure no? Un momento.,.
Mi dica, disse l'uomo, che nome utente e password ha?
Come... scusi?
Per il computer.
Ma perch le stava chiede... Ma certo, gli servivano le informazioni. Assolutamente.  lei
doveva dargliele. FMONT2 tutto maiuscolo per entrare, e la password  llEddiell. Con la E
maiuscola.
Grazie.
Faye stava per dire, Prego, si figuri, quando all'improvviso le ..venne in mente che era il
momento di fare una riunione dello staff. Gi, ma, com'era possibile? Ne avevano gi fatta una
all'inizio del...
No, era decisamente ora di fare una bella riunione. Avevano urgenza di fare una riunione.
Immediatamente...
Faye batt le palpebre e si accorse che stava fissando il vuoto al di sopra del bancone. Strano,
non stava parlando con qualcuno? Ci avrebbe giurato. Un uomo e...
Riunione dello staff. Subito.
Faye si massaggi le tempie, aveva la fronte stretta in una morsa. Di rado aveva mal di testa, ma
era stata una giornata frenetica e lei aveva assunto troppa caffeina e mangiato troppo poco.
Si volt a guardare le altre tre infermiere; avevano tutte l'aria un po' confusa. In sala riunioni,
ragazze, forza. Dobbiamo fare il punto della situazione.
Una delle sue colleghe si accigli. Ma non l'abbiamo gi fatto?
Dobbiamo rifarlo.
Una dopo l'altra si alzarono e si trasferirono in sala riunioni.
Faye tenne aperte le porte e s sedette a capotavola per sorvegliare il corridoio e il monitor che
mostrava le condizioni di ogni paziente ricoverato a quel piano...
D'un tratto si irrigid sulla sedia. Ma cosa diavolo... ? Dietro il banco dell'accettazione c'era un
uomo coi capelli tutti colorati, chino sopra una delle tastiere.
Faye fece per alzarsi, pronta a chiamare la vigilanza, ma il tipo si volt a guardarla da sopra la
spalla. Quando quegli occhi gialli incontrarono i suoi, Faye dimentic all'istante perch quel tizio non
doveva ficcare il naso nei loro computer. Si rese anche conto che doveva discutere subito del paziente
nella cinque.
Riesaminiamo il caso del signor Hauser, disse in un tono che richiam l'attenzione generale.
Dopo che Manello se ne fu andato, Jane guard il suo paziente, incredula. Malgrado tutti i
sedativi che gli avevano somministrato, aveva gli occhi aperti e la guardava con quella sua faccia
tatuata da duro, pienamente lucido.
Dio... quegli occhi. Non aveva mai visto due occhi cos, le iridi erano bianche in modo
innaturale e cerchiate di blu scuro.
Non era normale, pens. Il modo in cui la guardava non era normale. Quel cuore con sei cavit
che batteva dentro il suo petto non era normale. Quei lunghi dentacci che aveva in bocca non erano
normali.
Quello non era un umano.
Ma era ridicolo. Qual era la prima regola della medicina? Quando senti rumore di zoccoli, non
pensare alle zebre. Quante probabilit c'erano che l fuori ci fosse una specie di umanoidi non
identificata? Un labrador dorato, molto simile ma comunque diverso dal golden retriever-Homo
Sapiens?
Jane ripens ai canini del paziente. Gi, forse il paragone pi corretto era tra un dobermann e un
retriever.
Il paziente sosteneva il suo sguardo e in qualche modo riusciva quasi a dominarla, malgrado
fosse steso a letto, intubato e reduce da un delicatissimo intervento chirurgico. Avevano finito di
operarlo due ore prima, santo cielo.
Come diavolo faceva ad aver gi ripreso conoscenza?
Mi sente? chiese Jane. Se mi sente faccia di s con la testa.
La mano del paziente, quella con i tatuaggi, si strinse intorno alla gola, poi afferr il tubo che
aveva in bocca.
No, quello deve restare dov'. Fece per togliergli l mano dal tubo, ma l'uomo la scost di
scatto, spostando il braccio quanto pi possibile lontano da lei. Bravo. Non mi costringa a legarla, per
favore.
Lui sgran gli occhi, atterrito, e il suo corpo gigantesco prese a tremare. Muoveva
convulsamente le labbra contro il tubo infilato in gola, come se stesse gridando. La sua paura
commosse Jane: c'era qualcosa di animale nella disperazione di quell'uomo, come
sguardo di un lupo con la zampa intrappolata in una tagliola:
Aiutami e forse non ti sbraner quando mi libererai
Va tutto bene, lo rassicur Jane posandogli una mano sulla spalla. Non sar necessario
arrivare a tanto. Per quel tubo ci serve...
La porta della stanza si apr e Jane rimase impietrita.
due uomini che entrarono erano vestiti di pelle nera e avevano tutta l'aria di girare armati senza
avere il porto d'armi. Uno era forse
biondo pi grosso e magnifico che avesse mai visto. L'altro la spavent. Aveva un berretto dei
Red Sox calato sulla fronte e un'aria terribilmente malvagia. Non lo vedeva bene in faccia ma, a
giudicare dal pallore grigiastro della sua pelle, stava tutt'altro che bene.
Nel vederli, il suo primo pensiero fu che erano venuti a prendersi il suo paziente, non
semplicemente a portargli dei fiori e a scambiare quattro chiacchiere.
suo secondo pensiero fu che doveva chiamare la sicurezza, all'istante.
Uscite, disse. Subito.
Il tipo con il berretto dei Red Sox la ignor completamente e si avvicin al letto: appena entr
in contatto visivo con il paziente, allung il braccio e i due si strinsero la mano.
Credevo di averti perso, brutto figlio di puttana, esclam con voce rotta il tifoso dei Red Sox.
H paziente muoveva gli occhi nel vano tentativo di comunicare. Poi si limit a scuotere la testa
a destra e a sinistra sul guanciale.
Adesso ti portiamo a casa, okay?
Quando il paziente annu, Jane lasci perdere le chiacchiere e le buone maniere e si gett verso
il pulsante di allarme collegato al banco dell'accettazione, quello che segnalava un'emergenza cardiaca
e che avrebbe fatto accorrere met del personale di turno a quel piano.
Ma non arriv a premerlo.
L'amico del tifoso dei Red Sox, il bel biondone, si mosse talmente in fretta che lei neanche se
ne accorse. Un attimo prima era fermo sulla soglia e un attimo dopo l'afferrava da dietro, sollevandola
da terra. Jane fece per urlare, ma lui le tapp la bocca con la mano, riducendola all'impotenza senza il
minimo sforzo, come con un bambino che fa i capricci.
Nel frattempo, il tifoso dei Red Sox si concentr sul paziente, strappandogli via tutto in modo
sistematico: tubo endotracheale, flebo, catetere, elettrodi, ossimetro.
Jane usc dai gangheri. Mentre gli allarmi di tutte le apparecchiature si mettevano a suonare, si
gir di scatto e col tallone sferr un calcio nello stinco del suo aggressore. Il bestione biondo si lasci
sfuggire un grugnito, poi le strinse in una morsa la gabbia toracica finch Jane, troppo presa a respirare,
dovette rinunciare a prenderlo , a calci come un pallone.
Almeno gli allarmi avrebbero...
Lo stridulo bip bip cess all'improvviso, anche se nessuno aveva toccato le apparecchiature. E
Jane ebbe l'orribile presentimento che dal fondo del corridoio non sarebbe arrivato nessuno.
Riprese a lottare con rinnovato vigore, tanto che per lo sforzo le lacrimavano gli occhi.
Buona, le bisbigli il biondo all'orecchio. Tra un attimo togliamo il disturbo. Rilassati.
S, col cavolo, pens Jane. Quelli avrebbero ammazzato il suo paziente...
Il paziente, intanto, fece un bel respiro tutto da solo. Poi un altro. E un altro ancora. Poi quegli
inquietanti occhi di diamante si posarono su di lei, e Jane smise di divincolarsi come soggiogata dalla
sua forza di volont.
Ci fu un attimo di silenzio. Poi, in tono aspro, l'uomo a cui lei aveva salvato la vita pronunci
quattro parole che cambiarono tutto... cambiarono la sua vita, cambiarono il suo destino:
Lei. Viene. Con. Me.
Al banco dell'accettazione, nel frattempo, Phury viol in quattro e quattr'otto il sistema
informatico dell'ospedale. Alla tastiera non si muoveva con la stessa rapidit e sicurezza di V, ma se la
cavava egregiamente. Individu i file relativi a Michael Klosnick e contamin con frasi a caso i dati
riguardanti Vishous e le sue terapie: i referti degli esami, le ecografie, le radiografie, le fotografe
digitali, l'intervento, le note postoperatorie, tutto divenne illeggibile. Infine inser una breve nota in cui
si diceva che Klosnick aveva firmato per la dimissione contro il parere dei medici.
Dio, che bellezza gli archivi medici informatizzati e in rete. Che gioco da ragazzi!
Aveva anche ripulito la memoria di quasi tutta, se non tutta, l'- quipe della sala operatoria.
Salendo a quel piano, aveva fatto un salto nel blocco operatorio per un piccolo tte--tte con gli
infermieri di turno. E aveva avuto una fortuna sfacciata. Non c'era ancora stato il cambio di turno,
quindi le persone che avevano assistito all'intervento erano tutte presenti e lui aveva ripulito la loro
memoria. Nessuno di loro avrebbe conservato un ricordo distinto di ci che aveva visto quando
Vishous era stato operato.
Non era riuscito a cancellare proprio tutto, naturalmente. C'erano persone che gli erano sfuggite
e forse qualche registrazione gi stampata. Ma non era un grosso problema. Il finimondo conseguente
alla scomparsa di V sarebbe stato presto riassorbito dalla caotica frenesia di un ospedale urbano
sovraccarico di lavoro. Certo, forse ci sarebbero state un paio di ispezioni e indagini interne, ma non
sarebbero approdate a nulla, e questo era l'importante.
Una volta sistemato il computer, Phury attravers di gran carriera il reparto di terapia intensiva.
Lungo il tragitto mise fuori uso le telecamere di sicurezza, incassate nel soffitto a intervalli regolari, in
modo che tutte le registrazioni risultassero sfocate.
Appena giunto davanti alla stanza numero sei, la porta si apr. Tra le braccia di Butch, Vishous
sembrava pi morto che vivo, pallido, tremante e sofferente com'era, la testa abbandonata contro il
collo dello sbirro. Ma respirava e aveva gli occhi aperti.
Lascia, lo tengo io, si offr Phury, visto che Butch appariva altrettanto malridotto.
No, faccio io. Tu pensa a quell'altro problemino e alle telecamere di sicurezza.
Quale altro problemino?
Aspetta e vedrai, farfugli Butch dirigendosi verso le scale antincendio in fondo al corridoio.
Una frazione di secondo dopo, Phury cap al volo qual era il problema: Rhage sbuc in
corridoio stringendo tra le braccia una umana furibonda. Le tappava la bocca con una mano, ma la
donna lottava con le unghie e con i denti e dalle sue grida soffocate si intuiva che aveva un vocabolario
da scaricatore di porto.
Devi metterla fuori combattimento, fratello, gli disse Rhage con un grugnito, Non voglio
farle male e V ha detto che deve venire via con noi.
Il rapimento non era in programma.
Troppd tardi. Adesso me la metti KO, per favore? Rhage grugn di nuovo e cambi presa,
lasciandole la bocca per afferrare una delle braccia che lei agitava convulsamente.
La voce della donna si lev alta e chiara: Giuro che adesso...
Phury la prese per il mento sollevandole la testa. Rilassati, disse piano. Lasciati andare.
La fiss dritto negli occhi e con la forza della mente cominci a infonderle un senso di calma....
di calma... di calrna...
'Fanculo! sibil lei. Non vi lascer uccidere il mio paziente!
Okay, cos non funzionava. Dietro quegli occhiali senza montatura e quegli occhi verde scuro,
quella umana aveva un cervello formidabile; con un'imprecazione, Phury fece ricorso alla sua arma
segreta neutralizzandola con la forza della mente. L'umana si accasci come una bambola di pezza.
Phury le tolse gli occhiali, li chiuse e glieli infil nel taschino del camice. Filiamocela prima
che riprenda i sensi.
Rhage la sollev di peso drappeggiandosela come uno scialle sulle spalle quadrate Vai dentro
a recuperare la sua borsa.
Phury s'infil dentro la stanza, prese una grossa borsa di cuoio e una cartelletta contrassegnata
col nome Klosnick e torn fuori di volata. In corridoio vide che Butch era alle prese con un'infermiera
appena uscita dalla stanza di un altro paziente.
Cosa state facendo? esclam la donna.
Phury cal su di lei come una tenda: balzandole davanti e stordendola con lo sguardo, le piant
nel lobo frontale il bisogno urgente di correre a una riunione del personale. Quando raggiunse i
compagni, la donna in spalla a Rhage si stava gi liberando del controllo mentale e scuoteva avanti e
indietro la testa che ballonzolava al ritmo di Hollywood's get-up-'n-go.
Giunti alla porta antincendio. Phury sbrait, Fermati un attimo, Rhage.
Il fratello si blocc all'istante e Phury strinse il collo della donna, stendendola di nuovo con una
sapiente pressione delle dita.
A posto.  andata.
Infilarono le scale di servizio e scesero a rotta di collo. Il fiatone di Vishous stava a testimoniare
quanto quella galoppata lo mettesse a dura prova; tosto come al solito, tuttavia, teneva duro, malgrado
fosse verde come una crema di piselli.
A ogni pianerottolo Phury metteva fuori uso le telecamere di sicurezza provocando una
sovratensione momentanea. La sua speranza era raggiungere la Escalade senza incappare in una
squadra di guardie giurate. La confraternita non prendeva mai di mira gli umani. Ci detto, di fronte al
rischio di venire scoperti, i fratelli non si sarebbero fermati dinanzi a nulla. E, dal momento che
ipnotizzare un gran numero di umani sul piede di guerra aveva ben poche probabilit di riuscita, restava
solo lo scontro fisico. Con conseguente morte degli umani.
Otto rampe pi gi le scale finirono e Butch si ferm davanti a una porta di metallo. Era
grondante di sudore e si reggeva in piedi a fatica, ma negli occhi aveva la determinazione del soldato:
avrebbe portato in salvo il suo amico; nulla lo avrebbe fermato, neanche la debolezza fisica.
Penso io alla porta, disse Phury balzando in testa al gruppo. Dopo aver disinnescato l'allarme,
tenne aperto il battente d'acciaio per far passare i compagni. Di fronte a loro si apriva un intricato
labirinto di corridoi di servizio.
Oh, merda, bofonchi Phury. Dove cazzo siamo?
Nel seminterrato, rispose lo sbirro avanzando con passo deciso. Conosco bene il posto. Qui
c' l'obitorio. Ci ho passato un mucchio di tempo per il mio vecchio lavoro.
Un centinaio di metri pi avanti, Butch imbocc un piccolo corridoio che assomigliava pi a un
condotto pieno zeppo di tubature per il riscaldamento, la ventilazione e il condizionamento dell'aria.
E poi eccola: la salvezza sotto forma di uscita d'emergenza.
L'Escalade  qui fuori che ci aspetta, annunci lo sbirro.
Dio... ti ringrazio, esclam V prima di serrare di nuovo le labbra con forza, trattenendosi a
stento dal vomitare.
Phury pass di nuovo davanti a tutti e si mise a smadonnare. L'allarme era diverso dagli altri,
pi complesso. C'era da aspettarselo. Spesso le porte esterne erano dotate di sistemi di sicurezza pi
sofisticati di quelle interne. I suoi trucchetti mentali, l, non avrebbero funzionato e non poteva neanche
invocare ima pausa per disattivare l'allarme: V aveva una faccia da far spavento.
Preparatevi a un bel po' di baccano, disse prima di spingere il maniglione antipanico.
L'allarme scatt con un urlo lamentoso degno di uno spirito dell'oltretomba.
Mentre si precipitavano fuori nella notte, Phury si volt verso l'ospedale. Localizz la
telecamera di sicurezza sopra la porta, la blocc con la forza del pensiero e rimase a fissare il suo
occhio rosso lampeggiante mentre V e la umana venivano caricati a bordo della Escalade e Rhage si
piazzava al volante.
Dopo che Butch si fu sistemato davanti, sul sedile del passeggero, Phury salt dietro, insieme al
carico. Controll l'orologio. Tempo totale trascorso da quando avevano parcheggiato l a quando
Hollywood pigi il piede sul pedale dell'acceleratore: ventinove minuti. L'operazione era filata
relativamente liscia. Ora non restava che rientrare tutti sani e salvi alla base ed eliminare le targhe del
SUV.
C'era una sola complicazione.
Phury spost gli occhi sull'umana.
Una grossa, grossissima complicazione.
Capitolo 10
Nell'atrio sgargiante della magione della confraternita, John aspettava sulle spine. Lui e Zsadist
andavano sempre a fare una passeggiata di un'oretta, prima dell'alba, e per quanto ne sapeva non
c'erano stati cambiamenti di programma. Ma il fratello era in ritardo di quasi mezz'ora.
Per ingannare il tempo fece un altro giretto sul pavimento a mosaico. Come sempre, aveva la
sensazione di essere fuori posto; lui non c'entrava niente con tutta quella magnificenza, anche se la
amava e la ammirava. Quell'atrio era cos scandalosamente sontuoso che sembrava di stare dentro un
portagioielli: colonne di marmo rosso e di qualche altra pietra verde e nera sorreggevano pareti
decorate con festoni di foglie dorate e arzigogoli vari e lampadari con gocce di cristallo. Lo scalone era
una maestosa distesa di marmo coperta da una passatoia rossa, di quelli in cima a cui una stella del
cinema si sarebbe fermata in posa melodrammatica prima di scendere verso un ricevimento in abito da
sera. Il mosaico del pavimento rappresentava un melo nel pieno della fioritura, una vivace tavolozza
primaverile sfolgorante grazie a milioni di sfavillanti tessere di vetro colorato.
H suo preferito, per, era il soffitto. Tre piani sopra di lui si distendeva una stupefacente
sequenza di scene raffiguranti stalloni e guerrieri pronti a ingaggiare battaglia brandendo i loro pugnali
neri. Erano cos realistici che sembrava quasi di poterli toccare con mano.
Cos realistici che non era difficile identificarsi con loro.
John ripens alla prima volta che aveva visto tutto quello splendore. Era stato quando Tohr lo
aveva portato a conoscere Wrath.
John deglut, a quel ricordo. Aveva vissuto con Tohrment per cos poco tempo. Qualche mese
soltanto. Dopo un'intera vita senza radici, dopo essersi barcamenato per vent'anni senza una famiglia
che servisse ad ancorarlo come una sorta di forza di gravit, aveva avuto un piccolo assaggio di ci che
aveva sempre desiderato. Poi una pallottola era bastata a portargli via entrambi i genitori adottivi.
Avrebbe voluto avere la maturit di dire che era comunque grato di aver conosciuto Tohr e
Wellsie, per quel poco che era stato con loro, ma era una bugia. Avrebbe preferito non averli mai
conosciuti. La loro perdita era molto pi ardua da sopportare dell'amorfa sofferenza di quando viveva
da solo.
Non si poteva certo dire che fosse un uomo di valore, eh?
D'un tratto, Z sbuc fuori dalla porta nascosta sotto la sontuosa scalinata, e John si irrigid. Era
una reazione insopprimibile. Tutte le volte che lo vedeva, entrava in allerta. Non era solo la cicatrice
sulla sua faccia o il cranio rapato a zero: malgrado avesse una compagna e stesse per diventare padre,
Zsadist non aveva perso la sua aria letale.
Per di pi quella notte era teso in volto, e il suo corpo era ancora pi teso. , Possiamo andare?
John socchiuse gli occhi e a gesti chiese, Cosa succede?
Niente di cui tu debba preoccuparti. Sei pronto. Non era una domanda, ma un ordine.
John annu tirando su la lampo del parka e insieme attraversarono il vestibolo.
La notte aveva il colore di una colomba, le stelle apparivano sbiadite dietro il leggero velo di
nubi rischiarato dal plenilunio. Secondo il calendario la primavera era alle porte, ma solo in teoria, a
giudicare dal paesaggio: la fontana di fronte alla grande casa era ancora chiusa per l'inverno, vuota e in
attesa di essere riempita. Gli alberi sembravano tanti scheletri neri che protendevano verso il cielo le
braccia ossute, implorando il sole di scaldare con pi convinzione la-terra. La neve indugiava sui prati,
resistendo caparbia sul suolo ancora ghiacciato.
Il vento era tagliente, uno schiaffo in pieno viso. John e Zsadist si avviarono verso destra,
facendo schizzare sotto gli stivali i ciottoli del cortile. In lontananza il muro di cinta, un baluardo alto
pi di sei metri e largo poco meno di un metro, circondava la tenuta della confraternita. Costellato di
telecamere di sicurezza e rilevatori di movimento, faceva pensare a un valoroso soldato fornito di una
ricca scorta di munizioni. Ma questo era il meno, in realt: il vero deterrente era l'elettricit a 120 volt
che correva lungo la sua sommit, dentro rotoli di filo spinato.
La sicurezza innanzi tutto. Sempre.
John segu Z lungo il prato chiazzato di neve, oltrepassando aiole protette da assi con la piscina
vuota sullo sfondo. Dopo un dolce declivio, giunsero al limitare del bosco. In quel punto la mostruosa
muraglia formava un brusco angolo a sinistra prima di scendere lungo il fianco della montagna. Invece
di seguirla, i due vampiri si addentrarono tra gli alberi.
Sotto i grossi pini e gli aceri frondosi si stendeva un tappeto di vecchi aghi e foglie, e un
sottobosco non troppo intricato. L l'aria odorava di terra e di gelo, un'accoppiata che fece pizzicare le
narici di John.
Come al solito era Zsadist a fare strada. Ogni notte imboccavano un sentiero diverso, scelto a
caso, all'apparenza, ma finivano sempre nello stesso punto, una piccola cascata. Il ruscelletto che
scendeva dalla montagna si gettava gi da un piccolo salto prima di formare una pozza poco profonda e
larga neanche tre metri,
John immerse la mano nella corrente gorgogliante. Appena toccarono l'acqua tumultuosa, le
dita si intorpidirono per il freddo.
In silenzio, Zsadist attravers il torrente saltando da una roccia all'altra. Aveva la stessa grazia
dell'acqua, fluida e forte insieme; dalla sicurezza con cui si muoveva era chiaro che sapeva con
esattezza come il suo corpo avrebbe reagito a ogni minimo scatto dei muscoli.
Giunto sull'altra sponda, risal fino in cima alla cascata fermandosi proprio di fronte a John.
I loro occhi si incontrarono. Oh, cavolo, quella notte Z aveva qualcosa da dire.
Quelle passeggiate erano cominciate dopo che John aveva aggredito un suo compagno di classe,
mettendolo KO nella doccia dello spogliatoio. Wrath gliele aveva imposte come conditio sine qua non
per non essere espulso dal corso di addestramento. All'inizio John ne era spaventato, temeva che Z
tentasse di indottrinarlo, di fargli la predica. Finora, al contrario, erano sempre stati in perfetto silenzio.
Quella notte, per, sarebbe andata diversamente.
John tir fuori la mano dall'acqua e cammin per un po' lungo il ruscello prima di attraversarlo
senza la sicurezza e l'agilit di Z.
Quando raggiunse il fratello, questi disse, Lash sta per tornare.
John incroci le braccia sul petto. Ah, fantastico, Lash era quel gran pezzo di merda che John
aveva mandato all'ospedale. Certo, Lash se l'era cercata, anzi, peggio, lo aveva provocato, lo aveva
stuzzicato e preso in giro tentando di coinvolgere anche Blay. Ma comunque.
E ha superato la transizione.
Grandioso. Ancora meglio, cazzo. Adesso quel bastardo poteva dargli addosso con tutta la sua
potenza muscolare.
Quando? Chiese a gesti John.
Domani. Gli ho detto chiaro e tondo che se fa qualche cazzata  fuori per sempre. Se ti d dei
problemi vieni da me, intesi?
Merda. John voleva cavarsela da solo. Non voleva che lo trattassero come un bambino.
John? Vieni da me. Fai di s con la testa, maledizione.
John annu controvoglia.
Non devi aggredire quello stronzo. Non mi importa cosa dice o cosa fa. Solo perch ti rompe
le scatole non significa che devi reagire.
John annu, perch aveva la sensazione che in caso contrario Z gli avrebbe chiesto di nuovo di
farlo.
Se ti pesco di nuovo a fare il duro te ne far pentire.
John fissava l'acqua turbinosa. Dio... Blay, Qhuinn, e adesso anche Lash. Tutti cambiati.
Preso dalla paranoia guard Z. E se per me la transizione non arrivasse mai?
Arriver.
Come facciamo a esserne certi?
Biologia, rispose asciutto Z. Poi, accennando col capo a una quercia gigantesca, aggiunse,
Quella metter le foglie quando verr baciata dal sole. Non pu farne a meno, e lo stesso vale per te. I
tuoi ormoni si risveglieranno alla grande e allora succeder. Li senti gi adesso, vero?
John si strinse nelle spalle.
S che li senti. Gi mangi  dormi in modo diverso. E anche il tuo comportamento  cambiato.
Credi che un anno fa avresti steso Lash per poi pestarlo a sangue?
No di certo.
Hai fame, ma non ti va di mangiare, giusto? Sei irrequieto e sempre esausto. Perdi subito la
pazienza.
Ges, come faceva a sapere tutte queste cose?
Ci sono passato anch'io, ricordatelo.
Quanto manca? Chiese John.
Alla transizione? Sei un maschio, quindi dovresti aver preso da tuo padre. Darius  stato un
filo precoce. Ma non si pu mai essere sicuri al cento per cento. Per alcuni nella tua condizione l'attesa
 di anni.
Anni? Oh, cazzo. Per te com' stato, dopo? Quando ti sei svegliato?
Nel silenzio che segu, Zsadist sub un cambiamento molto strano. Fu quasi come se una
improvvisa foschia lo avesse fatto scomparire, anche se John vedeva il suo volto sfregiato e il suo
corpo gigantesco con la stessa chiarezza di sempre.
Parlane con Blay e con Qhuinn.
Scusa. John arross. Non volevo essere indiscreto.
Non fa niente. Senti, non voglio che ti preoccupi. Abbiamo gi avvertito Layla di tenersi
pronta a nutrirti col suo sangue, e sarai in un ambiente protetto. Non ti succeder niente di male, io non
lo permetter.
John guard la faccia deturpata del guerriero e pens al compagno di classe che avevano perso.
Hhurt  morto, per.
S, pu capitare, ma il sangue di Layla  purissimo. Lei  una Eletta. E questo sar di grande
aiuto.
John ripens a quella bionda bellissima. E a quando si era levata la tunica mostrandosi nuda per
ottenere la sua approvazione. Cavolo, ancora non riusciva a credere che l'avesse fatto.
Come far a sapere cosa devo fare?
Z pieg il collo all'indietro  guard il cielo. Non devi preoccuparti per questo. Ci penser il
tuo corpo. Sapr lui cosa vuole e cosa gli serve. Z raddrizz il cranio rasato e guard John, i suoi
occhi gialli trafissero le tenebre come il sole penetra in uno squarcio tra le nuvole. Per un po' sar il
tuo corpo ad assumere il comando.
Credo di avere paura, disse a gesti John, pur vergognandosene.
Significa che sei intelligente. Il cambiamento non  uno scherzo. Ma, come ho gi detto... non
permetter che ti capiti niente di male.
Z si volt, come a disagio, e John studi il suo profilo contro lo sfondo degli alberi.
Sent crescere dentro di s un senso di gratitudine, ma Z stronc sul nascere i ringraziamenti che
stava per fargli. Sar meglio tornare a casa.
Riattraversando il fiumiciattolo e rientrando al quartier generale, John si ritrov a pensare al
padre biologico che non aveva mai conosciuto. Aveva sempre evitato di fare domande su Darius perch
era il miglior amico di Tohr e perch per i fratelli era doloroso rievocare qualunque cosa legata a
Tohrment.
Avrebbe tanto voluto poter parlare con qualcuno del suo pap.
Capitolo 11
Quando Jane si svegli i suoi canali neuronali sembravano quelle lucette natalizie a buon
mercato che lampeggiano a intermittenza prima di spegnersi del tutto: sentiva dei rumori che poi
svanivano e poi di nuovo tornavano. Il suo corpo, prima rilassato, si era irrigidito e adesso era
tesissimo. Aveva la bocca secca ed era accaldata, per tremava.
Respir a fondo, pi volte, e si accorse di essere mezza sdraiata. E aveva un'emicrania da urlo.
Ma c'era anche un buon odore. Tutt'intorno a lei c'era un profumo incredibile... un misto di
tabacco, come quello che suo padre aveva l'abitudine di fumare, e un aroma penetrante, come di spezie;
sembrava di essere in un negozio di essenze indiano.
Schiuse appena una palpebra. Non ci vedeva benissimo, forse perch non aveva gli occhiali, ma
abbastanza per capire che si trovava in una stanza buia e spoglia con... Ges, cataste di libri
dappertutto. Scopr anche che la poltrona su cui si trovava era vicina a un calorifero, il che forse
spiegava le vampate di calore. In pi, aveva la testa piegata in modo innaturale, ed ecco il perch
dell'emicrania.
Il suo primo impulso fu di rizzarsi a sedere, ma non era sola, quindi rimase immobile: all'altro
capo della stanza, un uomo dalla chioma multicolore era fermo accanto a un letto enorme su cui era
steso qualcuno, Il tizio era impegnatissimo a fare qualcosa... infilare un guanto sulla mano di...
Del suo paziente. Su quel letto c'era il suo paziente, coperto fino alla vita dalle lenzuola e per il
resto nudo, a parte la fasciatura che lei stessa gli aveva applicato. Cristo, cos'era successo? Ricordava di
averlo operato... e di essersi trovata davanti un'incredibile anomalia cardiaca. Poi c'era stata una
conversazione con Manello, alla TIPO, e poi... Merda, era stata rapita da tre uomini, quello vicino al
letto, un dio del sesso, e un altro con in testa un berretto dei Red Sox.
Fu assalita dal panico, oltre che da una buona dose di incazzatura, ma a quanto pareva le sue
emozioni non riuscivano a connettersi con il resto del corpo. Quel soprassalto emotivo, infatti, si
stemper subito nel torpore che la avvolgeva. Batt le palpebre, sforzandosi di concentrarsi senza
attirare l'attenzione su di s...
Poi le spalanc di colpo.
Il tipo con il berretto dei Red Sox entr al fianco di una bionda straordinariamente bella. Lui le
stava molto vicino e, anche se non si toccavano, era chiaro che facevano coppia. Sembravano fatti l'uno
per l'altra,
No, gracchi il suo paziente, quasi afono,
Devi farlo, disse il tifoso dei Red Sox.
Mi.hai detto... che mi avresti ammazzato se mai io...
Ti concedo le attenuanti.
Layla,..
Ha gi nutrito Rhage, oggi pomeriggio, e non possiamo far venire qui un'altra Eletta senza
prima consultare la Direttrice. H che richiede tempo, tempo che tu non hai.
La bionda si avvicin al letto e lentamente si mise a sedere. Indossava un completo pantalone
nero di sartoria, sembrava un'avvocatessa o una donna d'affari, e tuttavia era indiscutibilmente
femminile con quei magnifici capelli lunghi e folti.
Usa me, disse allungando il polso verso la bocca del paziente e tenendolo sospeso appena
sopra le sue labbra. Se non altro perch ci servi forte per poterti prendere cura di lui.
Non c'erano dubbi su chi fosse il "lui" a cui si riferiva. Il tifoso dei Red Sox sembrava ancora
pi malconcio di quando Jane lo aveva visto per la prima volta: il medico in lei si chiese cosa
implicasse esattamente quel "prendersi cura" di lui.
Nel frattempo il tifoso dei Red Sox indietreggi fino ad andare a sbattere contro la parete
opposta. Stringendosi le braccia intorno al petto, rest l per conto suo.
Lui e io ne abbiamo gi parlato, riprese la bionda con dolcezza. Tu hai fatto cos tanto per
noi due...
Non... per te.
Lui  vivo grazie a te. Per me conta solo questo. La bionda allung la mano verso il paziente,
quasi a volergli accarezzare i capelli, ma poi la ritrasse vendendolo trasalire. Lascia che ci prendiamo
cura di te. Solo per questa volta.
Il paziente guard il tifoso dei Red Sox all'altro capo della stanza. Quando quello annu, il
paziente chiuse gli occhi con un'imprecazione. Poi apr la bocca...
Porca miseria. I canini, gi pronunciati, si erano allungati ancora di pi. Se prima erano aguzzi
adesso era decisamente simili a zanne.
E va bene, era tutto un sogno. S. Perch certe cose non succedono a dei denti affilati per motivi
estetici. Mai e poi mai.
Quando il paziente scopr le "zanne" il tizio. dalla chioma variopinta si piazz davanti al tifoso
dei Red Sox, appoggi le mani su1, muro, ai due lati dell'uomo, e si sporse in avanti finch i loro petti
quasi si toccarono.
Poi per il paziente scosse la testa, allontanando la faccia dal polso. Non ci riesco.
Io ho bisogno di te, sussurr il tifoso dei Red Sox. Quello che faccio mi fa stare male. Ho
bisogno di te.
Il paziente punt gli occhi sul tifoso dei Red Sox, e una brama incontrollabile si accese nei suoi
occhi di diamante. Solo per... te... non per me.
Per tutti e due.
Per tutti noi, intervenne la bionda.
31 paziente ispir a fondo e poi - Cristo! - addent il polso della bionda. Fu un morso fulmineo
e deciso, come quello di un cobra. Sul momento la donna trasal, poi esal quello che sembrava un
sospiro di sollievo. All'altro capo della stanza il tifoso dei Red Sox tremava tutto; aveva un'aria
disperata, mentre il tizio con la chioma arcobaleno gli bloccava la strada evitando di toccarlo.
H paziente cominci a muovere la testa a tempo, secondo un ritmo ben preciso, come un
neonato che succhia il latte dal seno materno. Ma lui non stava bevendo, no? Impossibile.
Gi, col cavolo che non era possibile.
Un sogno. Era tutto un sogno. Un sogno pazzesco. Vero? Oh, Dio, sperava proprio che lo fosse.
Altrimenti significava che era finita in qualche incubo dark.
Alla fine il paziente si appoggi all'indietro sui guanciali e la bionda si lecc il polso nel punto
in cui lui aveva posato la bocca.
Ora riposa,, disse lei; poi, voltandosi verso il tifoso dei Red Sox, chiese. Stai bene?
Lui scosse la testa avanti e indietro. Ho voglia di toccarti, ma non posso. Ho voglia di entrare
dentro di te, ma... non posso.
Sdraiati qui con me. Subito, disse il paziente.
Non puoi farcela, disse con voce chioccia il tifoso dei Red Sox.
Ti serve subito. E io sono pronto.
Ma fammi il piacere. E poi devo sdraiarmi. Torno pi tardi, dopo essermi riposato...
La porta si spalanc di nuovo. Da quello che sembrava un corridoio, la luce si rivers nella
stanza e un uomo enorme con i capelli neri lunghi fino in fondo alla schiena e un paio di occhiali da
sole avvolgenti entr impettito. Aria di guai, pens Jane, Il volto crudele del nuovo arrivato suggeriva
che forse gli piaceva torturare la gente; nel vedere il suo sguardo torvo, Jane si chiese se per caso non
volesse cominciare subito. Sperando che non si accorgesse di lei, chiuse gli occhi e cerc di trattenere il
respiro.
La voce del gigante era dura come il resto della sua persona. Se non fossi gi mezzo morto ti
stroncherei con le mie mani. Cosa cazzo ti  saltato in mente di portarla qui?
Scusateci, disse il tifoso dei Red Sox. Jane sent dei passi strascicati e la porta si chiuse.
Ti ho fatto una domanda.
Doveva venire via con me, disse il paziente.
Doveva? Doveva? Sei uscito di testa, cazzo?
S... ma non per lei.
Jane socchiuse un occhio e attraverso le ciglia intravide il marcantonio lanciare un'occhiata al
tizio con la chioma favolosa. Vi voglio tutti nel mio studio tra mezz'ora. Dobbiamo decidere cosa fare
di lei.
Non... senza di me... disse il paziente, in tono pi risoluto.
Tu non hai voce in capitolo.
Il paziente punt i palmi sul materasso e si rizz a sedere, anche se per lo sforzo gli tremavano
le braccia. E invece sono l'unico ad averne, quando si tratta di lei.
Il colosso punt l'indice contro il paziente. Vaffanculo.
Tutt'a un tatto, Jane venne investita da una violenta scarica di adrenalina. Sogno o non sogno,
anche lei aveva il diritto di dire la sua in quella simpatica conversazione. Raddrizzandosi sulla poltrona,
si schiar la gola.
Tutti gli sguardi si appuntarono su di lei.
Voglio andare via di qui, disse con una voce pi flebile e incerta di quanto aveva sperato.
Subito.
Il gigante si port una mano alla radice del naso, alz gli occhiali e si stropicci gli occhi.
Grazie a lui, al momento non  possibile. Phury, occupati di lei, ti spiace?
Volete uccidermi? chiese concitata Jane.
No, rispose il paziente. Nessuno ti far niente. Hai la mia parola.
Per una frazione di secondo, lei gli credette. Il che era pazzesco. Non sapeva neanche dov'era, e
quegli uomini erano chiaramente dei delinquenti...
Adesso riposerai un altro po', disse il biondo piazzandosi di fronte a lei.
Punt gli occhi gialli nei suoi e all'improvviso fu come se le avessero staccato la spina, si
trasform in una TV col cavo strappato dal muro e lo schermo vuoto.
Vishous guard la sua dottoressa accasciarsi una volta di pi sulla poltrona dall'altra parte della
stanza.
Sta bene? chiese a Phury. Non le hai fritto il cervello, vero?
No, ma ha una mente molto forte. Dobbiamo portarla via di qui il prima possibile.
La voce di Wrath risuon acida nella stanza. Non avrebbe mai dovuto essere portata qui, tanto
per cominciare.
Vishous si appoggi con cautela all'indietro, nel letto; gli sembrava di essersi beccato un blocco
di calcestruzzo in pieno petto. Non era particolarmente preoccupato per l'ira di Wrath. Il chirurgo che
lo aveva operato doveva stare l, punto e basta. Per fortuna poteva offrire un'ottima giustificazione
logica.
Pu aiutarmi a guarire. Con Havers sarebbe pi complicato per via di Butch.
Dietro gli occhiali scuri lo sguardo di Wrath era severo. Credi che le andr di aiutarti dopo che
l'hai fatta rapire? C' un limite anche al giuramento di Ippocrate.
Io sono suo. V si accigli. Voglio dire... si prender cura di me perch mi ha operato lei.
Ti stai arrampicando sugli specchi per giustificare...
Ah, davvero? Ho appena subito un intervento a cuore aperto perch mi hanno sparato al petto.
Mi pare tutto tranne che arrampicarsi sugli specchi. Vuoi correre il rischio di complicazioni?
Wrath lanci un'occhiata alla dottoressa, poi si stropicci di nuovo gli occhi. Merda. Per
quanto tempo?
Finch non star meglio.
Gli occhiali ricaddero sul naso del re. Vedi di guarire alla svelta, fratello. La voglio fuori di qui
appena possibile, e con la memoria candeggiata.
Ci detto, usc sbattendo la porta.
 andana bene, comment V a beneficio di Phury.
Col suo solito spirito pacificatore, Phury mormor qualcosa a proposito del fatto che erano tutti
molto stressati e bla, bla, bla, poi and al cassettone per cambiare discorso. Torn verso il letto con un
paio di sigarette rollate a mano, uno degli accendini di V e un portacenere.
So che ti potrebbero servire. Di cosa avr bisogno, lei, per curarti?
Colto alla sprovvista, V improvvis un elenco. Con il sangue di Marissa nelle vene, presto si
sarebbe rimesso in piedi perch la compagna di Butch discendeva da una stirpe quasi purosangue: era
come aver appena fatto il pieno con una benzina ad alto numero di ottani.
Sorprendentemente, per, si scopr a sperare di non guarire tanto in fretta.
Avr anche bisogno di qualche vestito, aggiunse, E di qualcosa da mangiare.
Ci penso io, disse Phury andando alla porta. Vuoi mangiare qualcosa anche tu?
No, Phury aveva appena messo piede in corridoio quando V lo richiam dicendo, Ti spiace
vedere come sta Butch?
Ma certo.
Dopo che Phury fu uscito, V scrut l'umana. Pi che bella era affascinante. Viso quadrato dai
tratti quasi mascolini. Niente labbra imbronciate. Niente ciglia lunghe e folte. Niente sopracciglia che si
inarcavano in quel modo tanto femminile. Niente seni prosperosi che premevano contro il camice
bianco dell'ospedale e niente curve procaci, da quel che poteva vedere.
Eppure lui la desiderava neanche fosse una reginetta di bellezza tutta nuda e ansiosa di lasciarsi
sedurre.
Mia. V dimen i fianchi, pervaso da una vampata di calore, anche se era impossibile che avesse
l'energia necessaria per fare sesso.
La verit era che non provava alcun rimorso per averla rapita. In realt era tutto preordinato.
Appena Butch e Rhage erano comparsi in quella stanza d'ospedale, lui aveva avuto una visione, la
prima dopo settimane di vuoto assoluto. Aveva visto la sua dottoressa ferma su una soglia, circonfusa
di una fulgida luce bianca. Gli faceva segno di avvicinarsi con il volto acceso d'amore, attirandolo
verso un corridoio. La gentilezza che offriva era calda e morbida dome pelle vellutata, rassicurante
come uno specchio di acqua tranquilla, corroborante come la luce del sole che lui non conosceva pi da
tempo immemorabile.
Pur non provando il bench minimo rimorso, si sentiva in colpa per la paura e la rabbia che
aveva visto sul suo volto quando era rinvenuta. Grazie a sua madre aveva provato sulla propria pelle
cosa significasse subire delle costrizioni, e si era appena reso colpevole dello steso crimine nei
confronti di chi gli aveva salvato la vita.
Merda. Cosa avrebbe fatto se non avesse avuto quella visione? Se non avesse avuto quella
maledetta facolt di prevedere il futuro? L'avrebbe lasciata l all'ospedale? S. Assolutamente.
Malgrado quel mia che gli riecheggiava in testa, l'avrebbe lasciata al suo mondo.
Quella visione della malora aveva segnato il destino dell'umana.
Vishous ripens al passato. Alla prima delle sue visioni...
Saper leggere e scrivere non contava niente, al campo, dato che queste capacit non servono a
uccidere.
Vishous aveva imparato a leggere nell'Antico Idioma solo perch uno dei soldati, incaricato di
curare una rudimentale forma di archiviazione di ci che avveniva al campo, aveva ricevuto un
minimo di istruzione. Annoiato dal compito che gli era stato assegnato, lo svolgeva di malavoglia, cos
Vishous si era offerto di farlo al posto suo se in cambio il soldato gli avesse insegnato a leggere e
scrivere.
Era uno scambio ideale. V era sempre stato affascinato dall'idea di poter fissare un evento
sulla pagina scritta, trasformandolo da transitorio a duraturo. Eterno.
Aveva imparato in fretta e poi aveva setacciato il campo in cerca di libri, trovandone alcuni in
angoli oscuri e dimenticati, per esempio sotto vecchie armi rotte oppure dentro tende abbandonate.
Aveva raccolto quei malandati tesori rilegati in pelle nascondendoli ai confini dell'accampamento,
dove gli animali avevano le loro tane. I soldati non ci andavano mai, essendo quello un territorio
riservato alle femmine, e anche queste ultime ci andavano solo per prendere le pelli che servivano a
confezionare vestiti o coperte. Non solo era un nascondiglio sicuro per i libri, ma era anche il posto
ideale per leggere, perch l la volta della caverna era molto bassa e il fondo roccioso: si sentiva
subito se arrivava qualcuno, perch bisognava quasi strisciare.
C'era un libro, per, per cui quel nascondiglio non era abbastanza sicuro.
Il pezzo pi prezioso della sua magra collezione era il diario di un soldato giunto l una
trentina di anni prima. Di origine aristocratica, era finito al campo di addestramento in seguito a una
tragedia familiare. Il diario era scritto in bella calligrafia, con parole difficili di cui V poteva solo
tirare a indovinare il significato, e copriva tre anni di vita del soldato. Il contrasto tra le due parti,
quella che illustrava nel dettaglio gli eventi precedenti al suo arrivo al campo e quella relativa al
periodo successivo, era nettissimo. All'inizio l'esistenza del giovane aristocratico era contrassegnata
dallo scorrere del meraviglioso calendario sociale della Glymera, pieno di balli, femmine incantevoli e
modi raffinati. Poi tutto era finito. La disperazione, identica a quella con cui conviveva Vishous,
tingeva le pagine del diario dopo che la vita del vampiro era cambiata per sempre, all'indomani della
transizione.-
Vishous aveva letto e riletto quel diario, sentendo una profonda comunanza con l'autore in
virt della tristezza condivisa. Dopo ogni lettura, chiudeva il diario e-faceva scorrere i polpastrelli sul
nome stampato in rilievo sul cuoio della copertina.
DARIUS, FIGLIO DI MARKLON.
Spesso si chiedeva cosa fosse accaduto a quel vampiro. Il diario si interrompeva di punto in
bianco su un giorno in cui non era successo niente di particolarmente significativo, quindi era difficile
capire se era morto per un incidente o se era stato liberato sull'onda di un capriccio. V sperava di
scoprire qual era stata la sua sorte, prima o poi, sempre ammesso che lui stesso sopravvivesse
abbastanza a lungo da uscire dal campo.
La perdita del diario lo avrebbe profondamente rattristato, dunque lo custodiva nell'unico
posto dove nessuno andava mai. Prima dell'arrivo dei soldati, la grotta era stata occupata da qualche
antica popolazione umana e i suoi abitanti avevano lasciato sulle pareti dei disegni approssimativi. Le
maldestre rappresentazioni di bisonti, cavalli, impronte del palmo delle mani e occhi erano
considerate maledizioni dai soldati, e tutti, indistintamente, si guardavano bene dall'avvicinarsi. Di
fronte a quella porzione di pareti era stato eretto un divisorio. Si sarebbe potuto decidere di coprire
del tutto quelle primitive opere d'arte passandoci sopra una mano di vernice, ma Vishous sapeva
perch suo padre preferiva non sbarazzarsene. Il Carnefice voleva mantenere il campo sempre sul filo
del rasoio e in preda alla tensione, e minacciava allo stesso modo soldati e femmine, sostenendo che lo
spirito di quegli animali li avrebbe posseduti, che le immagini dell'occhio e le impronte delle mani
avrebbero preso vita tra fuoco e fiamme.
V non aveva paura di quei disegni, anzi, li ammirava molto. La semplicit con cui erano stati
tratteggiati gli animali non era priva di potenza e di grazia, e gli piaceva posare le mani sulle impronte
dei palmi. In realt gli era di conforto sapere che c'era chi aveva vissuto l prima di lui. Forse quegli
uomini avevano avuto una vita migliore della sua.
Nascose il diario tra due delle pi grandi pitture rupestri del bisonte, dentro una fessura nella
roccia larga e profonda quanto bastava. Durante il giorno, quando tutti riposavano, sgattaiolava
dietro il divisorio e, con gli occhi che brillavano, leggeva fino a placare il suo senso di solitudine.
I libri vennero distrutti solo un anno dopo che Vishous li aveva trovati. Le sue uniche fonti di
gioia vennero date alle fiamme, come lui aveva sempre temuto potesse accadere. E anche il
responsabile del gesto non fu una sorpresa.
Erano settimane che Vishous stava poco bene; ormai la transizione era vicina, anche se
all'epoca lui lo ignorava. Incapace di dormire, si era alzato e di nascosto era andato nel suo
nascondiglio segreto a leggere un libro di favole. Col volume in grembo si era assopito.
Al suo risveglio, fermo accanto a lui c'era un pretrans, uno tra i pi aggressivi, dallo sguardo
duro e il fisico asciutto.
E cos te ne stai qui a poltrire mentre noialtri sgobbiamo, lo schern il ragazzo. Cos'hai in
mano, un libro? Forse andrebbe consegnato, visto che ti impedisce di fare il tuo dovere.
Denunciandoti, potrei ricavare qualcosa in pi per il mio stomaco.
Vishous spinse pi in dentro nel nascondiglio la sua scorta segreta di letture e si alz in piedi
senza dire una parola. Era pronto a lottare per difendere i suoi libri, proprio come aveva fatto per gli
avanzi di cibo o per i vestiti smessi. E il pretrans che gli stava davanti era pronto a lottare per il
privilegio di svelare il suo segreto. Era sempre cos.
Il ragazzo attacc di sorpresa, spingendolo all'indietro contro la parete della grotta. V batt la
testa con violenza e rimase senza fiato per la botta, ma reag colpendo l'avversario in faccia col libro.
Mentre gli altri pretrans accorrevano per godersi lo spettacolo, V continu a infierire sul suo
aggressore. Gli avevano insegnato a usare qualunque arma a sua disposizione, ma mentre gettava a
terra l'altro ragazzo, avrebbe voluto gridare che stava usando la cosa pi preziosa in suo possesso per
far del male a qualcuno. Tuttavia non poteva arrendersi. Se perdeva il vantaggio conquistato,
rischiava di soccombere e di perdere i libri prima di riuscire a nasconderli da qualche altra parte.
Alla fine l'altro ragazzo rimase a terra, immobile, il volto pesto e tumefatto, il respiro un
rantolo, mentre V lo teneva gi per il collo. Il libro di fiabe grondava sangue, il dorso di cuoio era
tutto 'scardinato.
Fu nella confusione successiva al corpo a corpo che accadde. Uno strano formicolio scese
lungo il braccio di V, incanalandosi nella mano che schiacciava il suo avversario sul fondo della
caverna. Poi comparve una strana ombra, proiettata dal chiarore emanato dal palmo di V. D'un tratto
il pretrans sotto di lui cominci ad agitarsi convulsamente, sbattendo braccia e gambe contro la dura
roccia, come in preda a dolori atroci.
lasci la presa e s guard la mano, inorridito.
Quando torn a guardare l'avversario, una visione lo colp come un pugno in pieno stomaco,
lasciandolo accecato e senza parole. Come in un miraggio indistinto, vide il volto del ragazzo investito
da un vento impetuoso che gli soffiava indietro i capelli, lo sguardo fisso su un punto in lontananza.
Alle sue spalle c'erano delle rocce, come quelle che si vedono in montagna, e il sole splendeva sopra di
esse e sopra il corpo immobile del pretrans.
Morto. Il ragazzo era morto.
Il pretrans allimprovviso sussurr. Locchio...il tuo occhio... che cosa gli  successo?
La morte ti trover sulla montagna, quando sarai investito dal vento e verrai portato via,
disse V. Le parole gli erano uscite di bocca prima che potesse fermarle.
Nell'udire un'esclamazione, alz la testa. Una delle femmine, l accanto, lo fissava atterrita,
come se V si fosse rivolto a lei.
Cosa succede qui dentro? tuon una voce imperiosa.
balz via dal pretrans, scansandosi il pi possibile da suo padre e tenendolo d'occhio. Il
Carnefice aveva i calzoni slacciati, evidentemente aveva appena posseduto una delle femmine addette
alla cucina. Il che spiegava la sua presenza in quella parte del campo.
Che cos'hai in mano? chiese il Carnefice, avanzando verso V. Dammelo subito.
Di fronte all'ira di suo padre, V non ebbe altra scelta che consegnare il libro. Il Carnefice
glielo strapp di mano con un'imprecazione.
Nei hai fatto un uso saggio solo quando ci hai picchiato quello l. Due astuti occhi scuri si
socchiusero sulle pelli sopra cui V si era steso poco prima, lasciandovi la sagoma della schiena. Ti
sei sdraiato su quelle pelli, eh? Hai passato il tuo tempo a oziare.
non rispose e suo padre avanz di un altro passo. Che cosa ci fai quaggi? Leggi altri libri?
Io dico di s e penso anche che me li darai. Forse mi metter a leggere anch'io, invece di dedicarmi a
imprese pi utili.
esit... e ricevette uno schiaffo cos violento che lo fece volare sopra il suo giaciglio di fortuna.
Scivol, rotolando gi dall'altra parte della catasta di pelli, e atterr in ginocchio davanti agli altri tre
libri che aveva trovato. Il sangue che gli usciva dal naso gocciol sopra una delle copertine.
Vuoi che ti colpisca ancora? O adesso mi darai quello che ti ho chiesto? Il Carnefice parlava
in tono annoiato, come se l'esito gli fosse indifferente, perch in un caso come nell'altro V avrebbe
sofferto e la cosa gli avrebbe provocato una gran soddisfazione.
allung la mano per accarezzare la morbida copertina di cuoio. Il petto gli ruggiva di dolore
per quell'addio forzato, ma le emozioni erano uno spreco di tempo, no? I libri che lui amava tanto
sarebbero andati distrutti, in un modo o in un altro, e quello scempio sarebbe accaduto subito,
qualunque cosa lui facesse. In pratica erano gi distrutti.
Si volt a guardare il Carnefice da sopra la spalla e intu una verit che gli cambi la vita: suo
padre avrebbe distrutto tutto ci che gli recava conforto, cosa o persona che fosse. Lo aveva gi fatto
mille altre volte e in mille modi diversi e avrebbe continuato a farlo. Quei libri e quell'episodio erano
solo un passo di un lungo cammino.
Tale consapevolezza lo liber di tutto il suo dolore. Cos, all'improvviso. Per lui ormai ogni
coinvolgimento emotivo non aveva pi nessuna utilit, nessun senso, comportava solo uno strazio
profondo quando veniva soffocato. Dunque decise di non provare pi nessun tipo di emozione.
Prese i libri che per tante ore aveva stretto con delicatezza tra le mani e si volt a fronteggiare
suo padre. Gli allung i volumi che per lui erano stati un'ancora di salvezza senza il minimo
dispiacere, con supremo distacco. Come se non li avesse mai visti prima.
Il Carnefice non li prese. Me li stai dando, figliolo? S.
S... hmm. Sai, forse alla fin fine non legger. Forse preferisco combattere come fanno i veri
maschi. Per la mia specie e per il mio onore. Allung il braccio nerboruto indicando uno dei fuochi
della cucina. Portali l. Bruciali su quel fuoco. E inverno, e il caldo  molto importante.
A occhi socchiusi, il Carnefice segu V che, con tutta calma, and verso il fuoco e gett i libri
tra le fiamme. Quando torn a voltarsi verso suo padre, questi lo scrut con attenzione.
Che cos'ha detto il ragazzo a proposito del tuo occhio? mormor il Carnefice. Mi pare di
aver sentito qualcosa.
Ha detto, "L' occhio, il tuo occhio, che cosa gli  successo?" rispose imperturbabile V.
Nel silenzio che segu, il suo naso continuava a perdere sangue, che colava caldo e lento sulle
labbra e gi dal mento. Il braccio gli doleva per i pugni che aveva sferrato e la testa gli faceva male.
Ma nulla di tutto ci lo turbava. Una forza stranissima lo aveva pervaso.
Sai perch il ragazzo ha detto una cosa del genere?
No.
e suo padre si guardarono fissi mentre si radunava una folla di curiosi.
Pare che a mio figlio piaccia leggere, disse il Carnefice, senza rivolgersi a nessuno in
particolare. Dal momento che desidero conoscere gli interessi di mio figlio, gradirei essere informato
se qualcuno di voi lo vede leggere. Lo considererei come un favore personale, meritevole di
ricompensa. Il padre di V si volt di scatto, afferr una femmina per la vita e la trascin verso il fal
principale. E adesso, soldati spassiamocela un po'! Alla fossa!
Applausi e acclamazioni si levarono dal capannello di soldati e la folla si disperse.
Mentre li seguiva con lo sguardo, V si rese conto di non covare pi nessun rancore. Di solito,
non appena suo padre voltava la schiena, Vishous lasciava briglia sciolta a tutto l'odio e il disprezzo
che provava per lui. Adesso non cera niente. Come quando aveva guardato i libri prima di
consegnarli. Non sentiva... niente.
Abbass gli occhi sul ragazzo che aveva picchiato. Se ti azzardi a venirmi ancora..vicino ti
spezzo gambe e braccia e ti rovino la vista. Sono stato chiaro?
Valtro sorrise, anche se il labbro gli si stava gonfiando come se lo avesse punto un'ape, E se
io arrivo per primo alla transizione?
poggi le mani sulle ginocchia e si chin in avanti. Io sono figlio di mio padre, quindi sono
capace di tutto anche se sono pi piccolo di tanti altri.
L'altro sgran gli occhi, folgorato dalla verit: ora che V si era liberato dalle emozioni, nulla
gli era impossibile; poteva affrontare di tutto, compiere qualunque impresa, ricorrere a qualsiasi
mezzo pur di raggiungere il suo scopo.
Era come suo padre era sempre stato, nient''altro che puro calcolo senz'anima in un involucro
di pelle. Il figlio aveva imparato la lezione paterna.
Capitolo 12
Jane rinvenne dopo un incubo terrificante, in cui qualcosa che non esisteva in realt era vivo e
vegeto e si trovava nella stanza insieme a lei: i canini aguzzi del suo paziente e la sua bocca erano
saldamente attaccati al polso di una donna e lui si abbeverava alla sua vena.
Quelle immagini assurde e confuse indugiavano nella sua mente, gettandola nel panico come un
telone che si muove perch sotto c' qualcosa. Qualcosa che pu farti male. Qualcosa che pu mordere.
Un vampiro.
Non le capitava tanto spesso di avere paura, ma quando si tir su lentamente nella poltrona era
spaventata. Guardandosi intorno nella camera da letto spartana, si rese conto che il rapimento non era
un sogno. E tutto il resto? Non riusciva pi a distinguere tra realt e fantasia perch la sua memoria era
piena di buchi, faceva acqua da tutte le parti. Ricordava di aver operato il paziente. Ricordava di averlo
ricoverato in terapia intensiva. Ricordava gli uomini che l'avevano rapita. Ma dopo? Era tutto a
spizzichi e bocconi.
Sospir, sent odore di cibo e vide che accanto alla poltrona c'era un vassoio. Sollev il
coperchio d'argento dal... Ges, che piatto magnifico. Porcellana giapponese Imari, come quella del
servizio di sua madre. Accigliandosi, not che era un pasto da buongustai: agnello con contorno di
zucchine e patate novelle. Una fetta di torta al cioccolato, una brocca e un bicchiere erano posati di
lato.
Gi che c'erano avevano rapito anche Wolfgang Puck o qualche altro cuoco di grido?
Si volt verso il suo paziente.
Alla luce della abat-jour sul comodino, era steso immobile e a occhi chiusi sotto lenzuola nere, i
capelli corvini contro il cuscino, le poderose spalle spuntavano appena dalle coperte. Il respiro era lento
e regolare, la faccia aveva ripreso colore e non c'era traccia del lucido velo d sudore tipico di chi ha la
febbre. Aveva la fronte aggrottata e la bocca ridotta a una sottile fessura, ma per il resto sembrava...
rinato.
Il che era impossibile, a meno che non fosse rimasta svenuta per una intera settimana.
Jane si alz in piedi; era tutta rigida e intorpidita. Alz le braccia sopra la testa e si inarc
all'indietro per sgranchirsi la schiena. In punta di piedi si avvicin al letto e controll il battito
dell'uomo. Regolare.
Merda. Non c'era niente di logico in tutto ci. Niente di niente. Le vittime di sparatorie e
accoltellamenti che vanno due volte in arresto cardiaco e poi subiscono un intervento a cuore aperto
non si riprendono cos. Mai.
Un vampiro.
Oh, falla finita.
Diede un'occhiata alla sveglia digitale sul comodino e vide la data. Venerd. Venerd? Cristo
erano le dieci del mattino di venerd. Lo aveva operato solo otto ore prima e lui sembrava reduce da
due settimane di convalescenza.
Forse era tutto un sogno. Forse si era addormentata sul treno per Manhattan e si sarebbe
svegliata all'arrivo alla Penn Station. Per l'imbarazzo si sarebbe fatta una bella risata, avrebbe preso una
tazza di caff e sarebbe andata al suo colloquio di lavoro alla Columbia, come previsto, dando tutta la
colpa alle porcherie gastronomiche che escono dai distributori automatici.
Attese. Sperando che un sobbalzo sui binari la svegliasse di soprassalto.
Invece l'orologio digitale continu a macinare i minuti, uno dopo l'altro.
E va bene. Torniamo all'ipotesi iniziale della serie "cazzo  tutto vero". Sentendosi
profondamente sola e spaventata, and alla porta, prov ad aprirla e scopr che era chiusa a chiave.
Sorpresa! Fu tentata di tempestarla di pugni, ma perch sprecarsi, tanto nessuno l'avrebbe fatta uscire.
E poi non voleva far sapere a nessuno che aveva ripreso i sensi.
Ora la priorit era studiare bene quel posto: le finestre erano sbarrate da qualcosa all'esterno dei
vetri, un pannello talmente spesso che non lasciava filtrare neanche un filo di luce. La porta era
chiaramente da escludere come via di fuga. Le pareti erano solide. Niente telefono. Niente computer.
Il guardaroba conteneva solo vestiti neri, pesanti stivali e un armadietto ignifugo. Con tanto di
lucchetto.
Il bagno non offriva nessuna via d'uscita. Non c'erano finestre e nessuna bocca d'aerazione da
cui sgattaiolare fuori.
Usc dal bagno. Cribbio, quella non era una camera da letto. Era una cella con un materasso.
E quello non era un sogno.
Le sue ghiandole surrenali ci diedero dentro alla grande producendo adrenalina in quantit
industriale, mentre nel petto il cuore galoppava frenetico. La polizia la stava cercando, si disse Jane.
Per forza. Con tutte le telecamere di sicurezza e il personale dell'ospedale, qualcuno doveva pur averli
visti mentre si portavano via lei e il suo paziente. Inoltre, se non si presentava al colloquio alla
Columbia, qualcuno avrebbe cominciato a porsi delle domande.
Sforzandosi di calmarsi si chiuse in bagno, dalla cui porta era stata rimossa la serratura.
Naturale. Dopo aver usato i sanitari, si lav la faccia e prese un asciugamano appeso dietro la porta.
Affondando il naso nelle pieghe di spugna, sent un odore incredibile che la lasci impietrita. Era
l'odore del paziente. Doveva aver gi usato quella salvietta probabilmente, prima di uscire di casa e
beccarsi quella pallottola in pieno petto.
Jane chiuse gli occhi e inspir a fondo. Il sesso fu la prima e unica cosa che le venne in mente.
Dio, se fossero riusciti a imbottigliare quella fragranza, quei tizi avrebbero potuto tranquillamente vi
pagarsi gioco d'azzardo e droga passando alla legalit.
Disgustata da se stessa, lasci cadere l'asciugamano come se fosse ; spazzatura e l'occhio le
cadde su qualcosa dietro al water. Si chin ;; sul pavimento di marmo e trov un rasoio a mano libera,
uno di : quelli vecchio modello, che le ricordavano i film western. Lo raccolse fissando la lama lucente.
Ecco un'arma come si deve, pens. Un'arma proprio come si deve.
Lo fece scivolare nel camice bianco proprio nell'attimo in cui sent che fuori, in camera, si
apriva la porta.
Usc dal bagno con un mano in tasca e lo sguardo vigile. Il tifoso dei Red Sox era tornato e
aveva portato con s un paio di borse da viaggio. Non era un gran peso, almeno non per uno grosso
come lui, eppure sembrava reggerlo a stento.
Questo dovrebbe bastare, tanto per cominciare, disse con voce stanca, roca; pronunciava le
parole col tipico accento di Boston.
Cominciare a fare cosa?
A curarlo.
Come, scusi?
Il tifoso dei Red Sox si chin e apr uno dei borsoni. Dentro c'erano confezioni di bende e garze,
guanti di lattice, padelle di plastica color malva, flaconi di pillole.
E stato lui a dirci cosa poteva servirle.
Ah, davvero? Accidenti. Non aveva nessuna voglia di giocare al dottore. Era gi abbastanza
faticoso fare la vittima del rapimento, grazie tante.
H tizio si raddrizz con cautela, come se avesse il capogiro. Deve prendersi cura di lui.
Ah s?
S. E prima che me lo chieda, s, uscir viva da questa storia.
Sempre ammesso che accetti di curarlo, giusto?
Assolutamente. Ma la cosa non mi preoccupa. Tanto lo farebbe comunque, giusto?
Jane lo fiss. Sotto il berretto da baseball non si vedeva molto della sua faccia, ma la mascella
aveva un profilo che le sembrava familiare. E poi c'era quell'accento di Boston.
Per caso ci conosciamo? chiese.
Non pi.
Nel silenzio che segu, Jane lo scrut attentamente con occhio clinico. Aveva la pelle grigiastra,
le guance scavate e gli tremavano le mani. Sembrava reduce da una sbronza di due settimane, era
malfermo sulle gambe e col respiro corto. E cos'era quell'odore? Dio, le ricordava sua nonna, tutta
acqua di colonia e cipria. O... forse era qualcos'altro, qualcosa che la riport ai tempi della scuola di
Medicina... S, ecco cos'era. Quel tizio puzzava di formaldeide, come nei corsi di Anatomia Generale.
Di sicuro era pallido come un cadavere. Malridotto com'era, forse sarebbe riuscita a metterlo
fuori combattimento.
Tastando il rasoio che aveva in tasca, valut la distanza che li separava e decise di non tentare
mosse azzardate. Il tipo era debole, s, ma aveva richiuso a chiave la porta. Se lo aggrediva adesso
rischiava solo di farsi male o addirittura di farsi ammazzare, senza fare neanche un passo avanti verso
la liberazione. La cosa migliore era aspettare vicino alla porta che entrasse, qualcuno. Doveva sfruttare
l'elemento sorpresa, perch altrimenti l'avrebbero sopraffatta senza il minimo sforzo.
S, ma poi? Una volta uscita da quella stanza cosa poteva fare? La casa era grande o piccola?
Aveva la sensazione che quello sbarramento alle finestre in stile Fort Knox si estendesse anche al resto
della casa.
Voglio uscire, disse.
Il tifoso dei Red Sox sospir come se fosse stanco morto. Tra un paio di giorni potr tornare
alla sua vecchia vita senza ricordare niente di tutto questo.
S, come no. Non so perch, ma essere rapiti di solito non  una cosa che si dimentica.
Vedr. Oppure no, a seconda dei casi. Il tifoso dei Red Sox si avvicin al letto dove giaceva
il suo compare, appoggiandosi prima al cassettone e poi al muro. Sembra che stia meglio.
Jane aveva voglia di urlargli di stare lontano dal suo paziente.
V? chiam quello, sedendosi con cautela sul letto. V?
Un istante dopo il paziente apr gli occhi e incresp l'angolo della bocca. Ehi, sbirro.
due uomini fecero per stringersi la mano in perfetta sincronia. Guardandoli, Jane decise che
dovevano essere fratelli... salvo che erano cos diversi. Forse erano solo buoni amici? Oppure amanti?
paziente spost gli occhi su di lei e la scrut da capo a piedi, quasi a sincerarsi che stesse bene.
Poi guard il cibo che Jane non aveva toccato e aggrott la fronte in segno di disapprovazione.
Non ti sembra di aver gi vissuto questa scena? mormor il tifoso dei Red Sox. Con la
differenza che a letto c'ero io. Diciamo che siamo pari e piantiamola una buona volta di farci
sforacchiare, cosa dici?
Quei gelidi occhi di diamante si spostarono da Jane all'amico. Ma il cipiglio rimase al suo
posto. Stai da schifo.
Ha parlato Miss America.
Il paziente tir fuori l'altro braccio da sotto le lenzuola come se pesasse come un pianoforte.
Aiutami a togliermi il guanto...
Neanche per sogno. Non sei ancora pronto.
Stai peggiorando.
Domani...
Adesso. Dobbiamo farlo adesso. La voce del paziente si ridusse a un sussurro. Un altro
giorno e non ti reggerai neanche in piedi, Sai cosa succede.
H tifoso dei Red Sox lasci penzolare la testa dal collo come un sacco di farina. Poi,
imprecando sottovoce, prese la mano guantata del paziente.
Jane indietreggi finch and a sbattere contro la poltrona in cui era rimasta svenuta. Quella era
la mano che aveva messo KO la sua infermiera procurandole una crisi convulsiva, eppure quei due si
toccavano come se niente fosse.
Con delicatezza, il tifoso dei Red Sox sfil il guanto di cuoio nero, rivelando la mano coperta di
tatuaggi. Dio buono, la pelle sembrava incandescente.
Vieni, disse il paziente, spalancando le braccia. Sdraiati qui con me.
Jane rimase senza fiato.
Cormia percorreva silenziosa i corridoi del tempio; i piedi scalzi, la veste bianca, il respiro che
entrava e usciva dai polmoni non facevano il minimo rumore. Era cos che doveva camminare una
Eletta, senza farsi notare, senza un'ombra per l'occhio o un sussurro per l'orecchio.
Per lei era animata da uno scopo personale, e questo era sbagliato. Il compito di ogni Eletta era
servire la Vergine Scriba in ogni momento, pensando solo ed esclusivamente a Lei.
Il bisogno che sentiva Cormia, tuttavia, era tale da non poter essere ignorato.
Il Tempio dei Libri sorgeva in fondo a un lungo colonnato, e il suo portone a due battenti era
sempre aperto. Di tutti gli edifici del santuario, compreso quello che custodiva le gemme, era quello
che ospitava il bene pi prezioso: l riposavano gli archivi della razza curati dalla Vergine Scriba, un
diario di portata inimmaginabile, che abbracciava migliaia di anni. Dettato da Sua Santit ad alcune
Elette appositamente addestrate, quel lavoro ispirato da pura passione era una testimonianza a un tempo
storica e di fede.
All'interno di quelle mura color avorio, al lume di candele immacolate, Cormia camminava sul
pavimento di marmo oltrepassando file su file di scaffalature, sempre pi veloce via via che cresceva la
sua ansia. I volumi del diario erano disposti in ordine cronologico e, all'interno di ogni annata, suddivisi
in base alla classe sociale, ma quello che lei cercava non era nella sezione generale.
Lanci un'occhiata alle sue spalle per assicurarsi che non ci fosse nessuno, poi infil un
corridoio in fondo al quale c'era una porta di un rosso vivo. Al centro erano raffigurati due pugnali neri
con le lame incrociate e il manico all'ingi. Intorno alle impugnature, in foglie dorate, c'era un motto
sacro nell'Antico Idioma:
LA CONFRATERNITA DEL PUGNALE NERO
A DIFESA E PROTEZIONE DI NOSTRA MADRE., DELLA NOSTRA RAZZA, DEI
NOSTRI FRATELLI
La mano di Cormia tremava quando si pos sulla maniglia dorata. Quella sezione del tempio
non era aperta a tutti; se l'avessero scoperta l l'avrebbero punita, ma a lei non importava. Pur temendo i
possibili esiti della sua ricerca, non poteva pi tollerare di non sapere.
La stanza era di proporzioni ragguardevoli, l'alto soffitto era rivestito in lamina d'oro, le
scaffalature non pi bianche, ma di un nero lucidissimo. I volumi che foderavano le pareti erano rilegati
in pelle nera, le iscrizioni dorate sul dorso riflettevano la luce di ceri che avevano il colore delle ombre.
Il tappeto sul pavimento era rosso sangue e morbido come una pelliccia.
L'aria aveva un odore inconsueto, che ricordava l'aroma di certe spezie. Il motivo, o almeno
quella era la sensazione di Cormia, era che i fratelli si erano recati in quella stanza, di tanto in tanto, per
indugiare in mezzo a tutta la loro storia, consultando libri relativi a loro stessi o forse ai loro antenati.
Cerc di immaginarseli in quel luogo, ma non vi riusc perch non aveva mai visto nessuno di loro.
Non aveva mai visto nessun maschio, in realt.
In fretta cerc di scoprire la disposizione dei volumi. Sembravano ordinati in base agli anni...
Oh, un momento. Cera anche una sezione dedicata alle biografie.
S inginocchi. Questi volumi erano suddivisi in gruppi contrassegnati da un numero e dal
nome del fratello, seguito dal nome del guerriero da cui discendeva. Il primo era un tomo antichissimo,
recava dei simboli di foggia arcaica che Cormia ricordava di aver gi visto in alcune delle sezioni pi
antiche del diario della Vergine Scriba. A quel primo guerriero erano dedicati numerosi libri e i due
fratelli successivi risultavano essere suoi discendenti.
Pi avanti, lungo la stessa scaffalatura, Cormia tir fuori un libro a caso e lo apr. Sul
frontespizio, magnifico, c'era un ritratto dipinto a mano del fratello, circondato da un testo che elencava
in modo dettagliato nome, data di nascita e di affiliazione alla confraternita e celebrava le sue doti di
prode guerriero nonch di abile tattico. Alla pagina seguente era illustrato il suo lignaggio per intere
generazioni, seguito da un elenco delle femmine con cui si era accoppiato e dei figli che aveva
generato. Poi, capitolo dopo capitolo, veniva narrata la sua vita, sia sul campo di battaglia che fuori.
Questo fratello in particolare, Tohrture, aveva vissuto a lungo e combattuto valorosamente.
C'erano tre libri dedicati a lui, e una delle ultime annotazioni riferiva la sua gioia nell'apprendere che il
suo unico figlio maschio sopravvissuto, Rhage, era entrato nella confraternita.
Cormia rimise a posto il libro e and avanti, facendo scorrere l'indice sulle rilegature, toccando i
vari nomi. Quei guerrieri avevano combattuto per proteggerla. Erano stati loro ad accorrere quando le
Elette avevano subito quell'attacco, decenni prima. Ed erano sempre loro a proteggere i civili dai
Lesser. Eorse quella storia del Vrimale, alla fin fine, si sarebbe risolta bene. Come poteva farle del
male chi aveva per missione di difendere gli innocenti?
Non sapendo quanti anni avesse il suo promesso o quando fosse entrato a far parte della
confraternita, Cormia controll ogni singolo libro. Ce n'erano talmente tanti, interi scaffali pieni...
Ferm il dito sulla costa di un tomo molto voluminoso, il primo di quattro dedicati allo stesso
guerriero.
IL CARNEFICE
356
Il nome del padre del Primate la fece rabbrividire. Aveva letto di lui come parte della storia
della razza e, Vergine santissima, forse si sbagliava. Se le storie che circolavano su quel guerriero
erano vere, allora anche chi combatteva per fini nobili poteva essere crudele.
Strano che la sua stirpe paterna non fosse indicata.
Cormia prosegui nella sua ricerca, facendo scorrere il dito su altre coste e altri nomi,
VISHOUS
FIGLIO DEL CARNEFICE
428
C'era un solo volume, ed era pi sottile del suo dito. Cormia lo sfil dallo scaffale e lisci la
copertina col palmo, il cuore in subbuglio. La rilegatura era rigida, come se il libro fosse stato aperto di
rado. In effetti era intonso. Non c'erano ritratti n tributi ossequiosi alle sue doti di guerriero, solo una
data di nascita, da cui si deduceva che presto avrebbe compiuto trecentotre anni, e un'annotazione su
quando era entrato a far parte della confraternita. Cormia volt pagina. Nessun accenno al suo
lignaggio, fatto salvo il Carnefice; per il resto il libro era bianco.
Cormia lo rimise a posto e torn ai volumi dedicati al padre, scegliendo il terzo della serie.
Lesse del genitore nella speranza di apprendere qualcosa sul figlio in grado di placare i suoi timori, ma
ci che scopr fu di una crudelt tale da indurla a pregare che il figlio avesse preso dalla madre,
chiunque fosse. "Carnefice" era il nome pi appropriato per quel guerriero, in verit, poich egli era
brutale allo stesso modo con i vampiri e con i Lesser.
Cormia salt alla fine del tomo; all'ultima pagina trov la data della sua morte, ma nessun
accenno a come era morto. Tir fuori il primo volume e lo apr per vedere il suo ritratto. Aveva i capelli
corvini, una barba lunga e folta e due occhi che le fecero venir voglia di riporre il libro per non riaprirlo
mai pi.
Dopo averlo rimesso a posto, si sedette per terra. Al termine della segregazione della Vergine
Scriba, il figlio del Carnefice sarebbe venuto da lei e l'avrebbe posseduta com'era suo diritto, pens
Cormia. Non riusciva a immaginare cosa ci potesse comportare n cosa dovesse aspettarsi dal suo
compagno, e le lezioni di educazione sessuale la spaventavano.
A mo' di consolazione si disse che, in quanto Vrimale, quel guerriero avrebbe giaciuto anche
con altre Elette. Molte altre Elette, alcune delle quali educate appositamente allo scopo di procurare
piacere ai maschi. Senza dubbio il Vrimale avrebbe preferito loro. Con un pizzico di fortuna le avrebbe
fatto visita di rado.
Capitolo 13
Butch si stese sul letto dell'amico. Vishous si vergognava di ammetterlo, ma erano giorni che si
domandava come sarebbe stato, cosa avrebbe provato, che odore avrebbe sentito. Adesso quella
fantasia era diventata realt e lui era lieto di doversi concentrare sulla guarigione di Butch, altrimenti
temeva che, di fronte all'intensit di quell'esperienza, sarebbe stato costretto a tirarsi indietro.
Col petto che sfiorava quello di Butch, cerc di convincersi che non ne aveva bisogno, cerc di
fingere che non aveva bisogno di sentire qualcuno accanto a s, che non provava nessun sollievo, l,
steso a contatto con un'altra persona, che sentire il calore e il peso di un altro contro di s lo lasciava
del tutto indifferente.
Che la guarigione dello sbirro non serviva a guarire anche lui.
Tutte palle, naturalmente. Quando strinse Butch tra le braccia: aprendosi completamente a lui
per assorbire tutto il male dell'Omega, V ne aveva bisogno eccome. Di tutto quanto. Dopo la visita di
sua madre e il ferimento, smaniava per stare vicino a un'altra persona, sentiva il bisogno di essere
abbracciato di sentir battere un altro cuore contro il suo.
Aveva passato tanto di quel tempo a tenere la sua mano lontana dagli altri, a tenersi a distanza
dagli altri, in disparte. Abbassare la guardia con l'unica persona di cui si fidava veramente gli fece
salire le lacrime agli occhi.
Meno male che non piangeva mai, altrimenti le sue guance sarebbero state bagnate come le
pietre di un fiume.
Quando Butch rabbrivid, sollevato, Vishous sent il fremito che gli attraversava spalle e
fianchi. Sapeva che era sconveniente, ma, incapace di trattenersi, strinse con la mano tatuata la nuca
dello sbirro. Con un altro gemito, Butch si avvicin ancora di pi e V spost gli occhi sulla sua
dottoressa.
Vicino alla poltrona, lei li osservava a occhi spalancati e a bocca aperta.
Una volta liberata, non avrebbe conservato nessun ricordo di quel suo momento cos intimo,
pens Vishous. Fu questo l'unico motivo per cui non si sent in imbarazzo, altrimenti non avrebbe retto
a quello sguardo. Cose cos non capitavano spesso, nella sua vita... soprattutto perch lui non lo
permetteva, e per nulla al mondo avrebbe consentito a una estranea qualunque di ricordare le sue
faccende private,
Se non che... quell'umana non gli sembrava un'estranea.
La dottoressa si port una mano alla gola, lasciandosi cadere pesantemente sulla poltrona. Il
tempo scorreva languido, come un cane che si stiracchia pigramente in una afosa notte d'estate, ma lei
non stacc mai gli occhi da V, e neanche lui distolse lo sguardo da lei.
Fu assalito di nuovo da quella parola: Mia.
O invece era mio? A chi stava pensando, a Butch o a lei? A lei, concluse. Era la donna dall'altra
parte della stanza che gli ispirava quella parola, che gliela tirava fuori dal profondo.
Butch si mosse, strusciando le gambe contro le sue sotto le coperte, In preda al senso di colpa,
V ripens a quante volte aveva sognato di stare con lui, a quante volte aveva sognato loro due a letto
insieme, come in quel momento, a quante volte aveva sognato che loro due... be', potessero "guarirsi" a
vicenda, anche se questo concetto non rendeva neanche lontanamente l'idea di quello che lui aveva
sperato, in realt. Strano, per: adesso che stava succedendo davvero non aveva nessuna fantasia
erotica su Butch. No... il desiderio sessuale e quell'aggettivo che esprimeva il possesso erano focalizzati
sull'umana silenziosa e palesemente scioccata all'altro capo della stanza.
Forse la vista di due uomini insieme era troppo, per lei? Non che lui e Butch stessero veramente
insieme.
Per qualche ridicola ragione disse, E il mio migliore amico.
Lei parve sorpresa; non si aspettava che le fornisse una spiegazione. Allora siamo in due, pens
V.
Jane non riusciva a staccare gli occhi dal letto. Il suo paziente e il tifoso dei Red Sox ardevano,
letteralmente; i loro corpi emanavano una luce soffusa e tra loro stava succedendo qualcosa, una sorta
di scambio. Ges, quell'odore dolciastro stava svanendo, vero?
Il suo migliore amico? Jane guard la mano del paziente affondata tra i capelli del tifoso dei
Red Sox e il modo in cui quelle braccia muscolose lo stringevano. Certo che erano amici, ma fino a che
punto arrivava il loro rapporto di amicizia?
Dopo Dio solo sa quanto tempo, il tifoso dei Red Sox alz la testa con un lungo sospiro. Adesso
i loto visi erano a pochi centimetri di distanza. Jane si fece forza. Non aveva problemi a vedere due
uomini insieme, ma per qualche insano motivo non voleva vedere il suo paziente baciare l'amico. O
chiunque altro.
Stai bene? chiese il tifoso dei Red Sox.
S. Stanco, rispose il paziente; la sua voce era bassa e dolce.
Ci scommetto. Con agilit, il tifoso dei Red Sox scese dal letto. Porca miseria, sembrava
reduce da un mese in un centro benessere: il colorito era tornato normale, gli occhi erano limpidi e
vispi, e quell'aria malefica era sparita.
Il paziente torn a sdraiarsi sulla schiena. Poi rotol su un fianco con una smorfia. Poi riprov a
mettersi supino. Intanto continuava a sforbiciare con le gambe sotto le coperte, come se cercasse di
sfuggire a una qualche sensazione fisica.
Stai male? chiese il tifoso dei Red Sox. Non ottenendo risposta, si volt a guardare Jane da
sopra la spalla. Pu aiutarlo lei, dottoressa?
Lei voleva dire di no, voleva lanciare un paio di insulti chiedendo di nuovo che la liberassero, e
voleva mollare un bel calcio nelle palle a quel rappresentante del Popolo dei Red Sox per aver fatto
peggiorare il suo paziente con quello che era appena successo tra loro, qualunque cosa fosse.
Ma il giuramento di Ippocrate la spinse ad alzarsi e avvicinarsi alle sacche da viaggio. Dipende
da quello che mi ha portato.
Frug dentro al primo borsone e trov un ricco assortimento : degli analgesici disponibili sul
mercato. Usciti freschi freschi dal- : l'industria farmaceutica - erano ancora negli imballaggi originali
della Big Pharma - il che stava a significare che quella gente aveva : dei contatti all'interno
dell'ospedale: da com'erano sigillati, quei: farmaci provenivano da ambienti vicini al mercato nero.
Diamine, era probabile che quei tizi fossero il mercato nero.
Per essere certa di non aver trascurato nessuna opzione terapeutica, Jane guard anche nel
secondo borsone... e trov la sua tuta preferita per fare yoga... e il resto delle cose che aveva messo in
valigia in vista del viaggio a Manhattan per sostenere il colloquio alla Columbia.
Erano stati a casa sua. Quei bastardi erano stati a casa sua.
Dovevamo riportare indietro la sua auto, spieg il tifoso dei Red Sox. E abbiamo pensato
che le avrebbe fatto piacere qualche vestito pulito. Questi erano gi pronti.
Avevano guidato la sua Audi, avevano girato per le sue stanze, frugato tra le sue cose.
Jane si raddrizz e, con una pedata, fece volare la sacca dall'altra parte della stanza. Mentre i
suoi vestiti si sparpagliavano per terra, infil la mano in tasca e afferr il rasoio, pronta ad avventarsi
alla gola del tifoso dei Red Sox.
Chiedi scusa, disse il paziente con forza.
Lei si volt di scatto verso il letto, guardandolo in cagnesco. Per cosa? Mi prendete contro la
mia volon...
Non tu. Lui.
Mi spiace di aver frugato in casa sua, si affrett a dire contrito il tifoso dei Red Sox.
Volevamo solo facilitarle le cose.
Facilitarmi le cose? Senza offesa, ma io me ne frego altamente delle sue scuse. C' gente che si
accorger della mia assenza, lo sa? La polizia mi star gi cercando.
Abbiamo gi pensato a tutto, anche a quel suo appuntamento a Manhattan. Abbiamo trovato i
biglietti del treno e il programma dei colloqui. Non l'aspettano pi.
La rabbia la lasci per un attimo senza voce. Come vi siete permessi?
Si sono subito detti disponibili a fissarle un altro appuntamento quando hanno saputo che era
malata. Come se questo bastasse a sistemare le cose.
Jane apr la bocca, pronta a dirgliene quattro, quando le venne in mente che era completamente
in balia di quella gente. Inimicarsi i suoi rapitori forse non era la mossa pi saggia.
Con un'imprecazione, guard il suo paziente. Quando avete intenzione di lasciarmi andare?
Appena mi rimetter in piedi.
Jane lo scrut bene in volto, dal pizzetto agli occhi di diamante ai tatuaggi alla tempia. D'istinto
disse, Mi dia la sua parola. Giuri sulla vita che le ho salvato che mi lascerete andare sana e salva.
Lui non ebbe un attimo di esitazione. Neanche per riprendere fiato. Sul mio onore e sul mio
sangue, giuro che torner libera non appna star bene.
Maledicendo se stessa e i suoi rapitori, Jane tolse la mano di tasca e si chino sulla sacca pi
grande per prendere una fiala di Demerol. Mancano le siringhe.
Ce le ho io, disse il tifoso dei Red Sox tirando fuori una confezione di siringhe sterili.
Quando Jane fece per prenderla, lui non moll la presa. Sono certo che le user in modo saggio.
Saggio? disse lei strappandogliela di mano. No, ho intenzione di ficcargliela in un occhio, se
 questo che intende. Perch non  quello che mi hanno insegnato alla facolt di Medicina.
Chinandosi di nuovo, frug nella sacca finch non trov un paio di guanti di lattice, una
confezione di salviettine disinfettanti e delle garze per cambiare il bendaggio toracico.
Prima dell'intervento aveva sottoposto il paziente a profilassi antibiotica tramite flebo, quindi il
rischio di infezione era basso, ma per scrupolo chiese, Potete procurarvi anche degli antibiotici?
Tutto quello che le serve.
S, avevano degli agganci in qualche ospedale, decisamente. Potrei aver bisogno di un po' di
ciprofloxacina o forse di amoxicillina. Dipende da cosa trover sotto la medicazione.
Pos la siringa, la fiala e le altre cose sul comodino, si infil i guanti e apr la confezione di
salviettine.
Un momento, dottoressa, disse il tifoso dei Red Sox.
Come, scusi?
Lui le punt gli occhi addosso neanche fossero due mirini di fucile. Con tutto il dovuto
rispetto, tengo a sottolineare che se gli far del male di proposito la uccider con queste mani. Anche se
 una donna.
Spaventata, Jane irrigid la schiena; contemporaneamente, un ringhio risuon nella stanza,
identico al verso di un mastino in procinto di attaccare.
Tutti e due guardarono il paziente, scioccati.
Il labbro superiore si era ritratto scoprendo i due canini, affilatissimi e lunghi il doppio di prima.
Nessuno deve azzardarsi a toccarla. Non mi importa cosa fa o a chi la fa.
Il tifoso dei Red Sox si accigli come se il suo amichetto avesse perso il lume della ragione.
Conosci il nostro accordo, socio: io ti proteggo finch non sarai in grado di farlo da solo. Non ti
piace? Guarisci alla svelta cos dopo potrai pensarci tu a lei.
Nessuno.
Ci fu un attimo di silenzio; a un certo punto il tifoso dei Red Sox guard prima lei e poi il
paziente, e and avanti cos, spostando lo sguardo dall'uno all'altro come se stesse verificando i calcoli
di una legge fisica... e non gli quadrassero i conti.
Jane prese prontamente in pugno la situazione, doveva a tutti i costi stemperare la tensione.
Okay, okay. Basta con questi atteggiamenti da macho-testa di cazzo, intesi? I due uomini la
guardarono allibiti e parvero ancora pi esterrefatti quando Jane afferr il tifoso dei Red Sox per il
gomito spingendolo da parte. Se vuole restare qui veda di stare buono. Cos non gli  di nessun aiuto.
Poi, scoccando un'occhiataccia al paziente, aggiunse, E lei... lei si rilassi.
Per un attimo sulla stanza cal un silenzio di tomba. Dopo di che il tifoso dei Red Sox si schiar
la gola e il paziente si infil il guanto e chiuse gli occhi.
Grazie, bofonchi Jane. Ora, vi spiace lasciarmi lavorare in pace, cos poi posso
andarmene?
Fece al paziente un'iniezione di Demerol e nel giro di pochi secondi le sue sopracciglia
aggrottate si rilassarono, come se qualcuno avesse allentato le viti che le tenevano bloccate. Mentre la
tensione nelle sue membra si scioglieva a poco a poco, Jane sollev la medicazione al torace.
Dio... onnipotente, esclam in un sussurro.
H tifoso dei Red Sox diede una sbirciatina da sopra la sua spalla. Cosa c' che non va? E
guarito perfettamente.
Con delicatezza, Jane tast la fila di punti metallici e la sutura rosea sottostante. Potrei gi
rimuoverli.
Le serve aiuto?
Tutto questo  assurdo.
Il paziente apr gli occhi; era chiaro che sapeva esattamente cosa le passava per la testa: lui era
un vampiro.
Senza guardare il tifoso dei Red Sox, Jane disse, Per favore, mi prende le forbici chirurgiche e
le pinze nella borsa? Ah, e mi porti anche lo spray antibiotico.
Mentre dall'altra parte della stanza si sentiva Butch rovistare nel borsone, sussurr, Cosa sei?
Vivo, rispose il paziente. Grazie a te.
Ecco qua.
Jane sobbalz come un burattino. Il tifoso dei Red Sox le stava porgendo due strumenti
chirurgici in acciaio inossidabile, ma lei non ricordava pi perch li avesse chiesti.
I punti, mormor.
Come? chiese il tifoso dei Red Sox.
Adesso gli levo i punti, disse Jane. Prese forbici e pinze e spruzz l'antibiotico sul torace del
paziente.
Credeva di impazzire, dentro al suo cranio il cervello ballava il twist, ma riusc comunque a
tagliare e rimuovere, una dopo l'altra, la ventina di graffette metalliche, che lasci poi cadere nel
cestino della carta accanto al letto. Una volta terminato, tampon le gocce di sangue sgorgate in
corrispondenza di ogni forellino di entrata e di uscita, poi spruzz sul torace del paziente ancora un po'
di antibatterico.
Quando incroci .gli occhi scintillanti del paziente, seppe con certezza che non era umano.
Aveva visto l'interno di troppi organismi per avere dubbi, e troppe volte aveva assistito ai loro strenui
sforzi per guarire. Ci che ancora non sapeva era quali conseguenze questo potesse avere per lei. O per
il resto del genere umano.
Com'era possibile? Com'era possibile che esistesse una specie tanto simile all'uomo? D'altro
canto, probabilmente era proprio cos che riuscivano a passare inosservati.
Jane stese un sottile strato di garza adesiva al centro del torace del paziente, subito dopo lui fece
una smorfia e si port la mano, quella con il guanto, allo stomaco.
Si sente bene? chiese Jane vedendolo impallidire.
Ho la nausea, rispose lui; un velo di sudore gli imperlava il labbro superiore.
Jane guard il tifoso dei Red Sox. Sar meglio che esca. Perch?
H suo amico sta per vomitare.
No, sto bene, farfugli il paziente chiudendo gli occhi.
Jane and a prendere una padella nel borsone. Adesso vada, disse rivolta al tifoso dei Red
Sox. A lui ci penso io. Non ci servono spettatori.
Maledetto Demerol. Funzionava benissimo contro il dolore, ma a volte gli effetti collaterali
erano un bel problema per i pazienti.
Il tifoso dei Red Sox esit finch il suo amico, gemendo, cominci a deglutire in modo
convulso. Ummm, okay. Senta, prima che me ne vada, le faccio cucinare qualcos'altro? Desidera
qualcosa in particolare?
Mi prende in giro? Crede che possa farle un'ordinazione come al bar, scordandomi che mi
avete rapita e minacciata di morte?
Non c' motivo di digiunare, mentre si trova qui, ribatt lui prendendo il vassoio.
Dio, quella voce... quella voce roca, cavernosa, con l'accento di Boston. Io la conosco. L'ho gi
vista da qualche parte, sono sicura. Si tolga il berretto. Voglio guardarla in faccia.
Il tizio attravers la stanza con il pasto ormai freddo. Le porto qualcos'altro da mangiare.
Quando la chiave gir nella toppa, Jane prov l'impulso puerile di lanciarsi verso la porta e
tempestarla di pugni.
Il paziente mugol e Jane si volt verso di lui. Vuole decidersi a vomitare, adesso? La smetta
di trattenersi.
Oh... cazzo... Raggomitolandosi su un fianco, il paziente s abbandon agli urti di vomito.
La padella non serviva perch nello stomaco non aveva niente, quindi Jane and in bagno, torn
con un asciugamano e glielo avvicin alla bocca. Scosso da conati violentissimi, il paziente si teneva il
centro del petto come se temesse che la ferita potesse riaprirsi.
Non abbia paura, lo rassicur Jane, poggiandogli la mano sulla schiena liscia. Ormai 
guarito. La cicatrice non pu strapparsi.
Mi... sembra... di... Cazzo...
Dio, soffriva come un cane, aveva la faccia tirata e paonazza, era tutto sudato e scosso dai
conati. Va tutto bene, non si trattenga. Meno si trattiene, prima passer. Cos... ecco... respiri tra un
conato e l'altro. Okay, adesso...
Gli accarezz la schiena reggendo l'asciugamano, senza mai smettere di mormorargli parole di
conforto. Quando il peggio fu passato, il paziente rimase sdraiato, immobile, respirando a bocca aperta,
la mano guantata stretta intorno a un groviglio di lenzuola.
Non  stato divertente, gracchi.
Le troveremo un altro analgesico, mormor lei, scostandogli
i capelli dagli occhi. Basta Demerol. Ascolti, voglio controllare le sue ferite, va bene?
Lui annu, allungandosi sulla schiena. Dio che torace, sembrava grande quanto il letto. Jane fece
attenzione con il cerotto e sollev la garza con estrema delicatezza. Misericordia divina... La pelle che
solo un quarto d'ora prima era perforata dai punti metallici, adesso era guarita del tutto. Restava solo
una sottile linea rosea lungo lo sterno.
Ma che cosa sei? esclam Jane.
Il paziente rotol di nuovo su un fianco, per averla di fronte. Stanco.
Senza neanche accorgersene, Jane ricominci ad accarezzarlo, la mano che andava su e gi
sulla sua pelle produceva un fruscio ovattato. Non ci mise molto a notare quanto erano muscolose le
sue spalle... e quanto era caldo e virile quello che stava toccando.
Di scatto ritrasse la mano.
Per favore. Il paziente le afferr il polso con la mano senza tatuaggi. .. anche se aveva gli
occhi chiusi. Toccami o... merda, tienimi stretto. Mi pare di... andare alla deriva,  come se stessi
galleggiando via. Non sento pi niente. N il letto... n il mio corpo.
Jane abbass gli occhi sul punto in cui si era aggrappato a lei, poi valut i suoi bicipiti e
l'ampiezza del petto. Di sfuggita pens che avrebbe potuto spezzarle il braccio in due, ma sapeva che
non l'avrebbe fatto. Solo mezz'ora prima era pronto a sgozzare uno dei suoi amici pi cari per
proteggerla...
Piantala.
Non devi sentirti al sicuro con lui. La sindrome di Stoccolma  tua nemica.
Per favore, ripet lui in un sussurro tremante, la voce strozzata dalla vergogna.
Dio, pens Jane, non aveva mai capito come, nei rapimenti, le vittime potessero sviluppare dei
rapporti con i loro rapitori. Andava contro ogni logica, oltre che contro ogni istinto di conservazione: il
tuo nemico non pu essere tuo amico.
Ma negargli un po' di calore umano era impensabile. Per deve ridarmi la mano. Mi serve.
Ne ha due. Usi quell'altra. Ci detto, il paziente si raggomitol intorno al palmo a cui si era
aggrappato, e intanto le lenzuola scendevano sempre pi gi, sul torace.
Allora mi lasci almeno cambiare mano, farfugli lei; fece scivolare la mano fuori dalla sua
stretta e la sostitu con l'altra, poi pos quella appena liberata sulla spalla del paziente.
Aveva la pelle di un bel marrone dorato, come dopo un'abbronzatura estiva, e com'era liscia...
ragazzi, liscia e morbida. Seguendo la curva della spina dorsale, Jane risal fino alla nuca e, prima
ancora di rendersene conto, gli stava accarezzando i lucidi capelli neri. Corti dietro, lunghi intorno al
viso - chiss se li portava cos per nascondere i tatuaggi alla tempia? Ma se non voleva metterli in
mostra perch se li era fatti fare in un punto cos in vista?
Il paziente fece un verso gutturale che le ricord le fusa di un gatto, un verso che rimbombava
nel petto e nella parte superiore della schiena; poi si scost, tirandola per il braccio. Evidentemente
voleva che Jane si sdraiasse vicino a lui, ma sentendo che lei opponeva resistenza lasci perdere.
Con gli occhi fissi sul proprio braccio, prigioniero nella morsa d'acciaio di quel bicipite, Jane
ripens all'ultima volta che era stata abbracciata a un uomo. Era passato un sacco di tempo. E non era
stato cos bello, francamente.
Le tornarono in mente gli occhi scuri di Manello...
Non pensare a lui.
Jane trasal. Come faceva a sapere a chi stavo pensando?
Il paziente la lasci andare e lentamente si volt dall'altra parte, dandole la schiena. Scusi. Non
sono affari miei.
Come faceva a saperlo?
Adesso voglio provare a dormire, okay?
Okay.
Jane si alz e torn alla sua poltrona, pensando al cuore con sei cavit del paziente. Al suo
sangue, che non apparteneva a nessuno dei gruppi conosciuti. Alle sue zanne affondate nel polso della
bionda. Lanci un'occhiata alla finestra chiedendosi se quei pannelli sui vetri, oltre a rispondere a
motivi di sicurezza, non servissero anche a schermare la luce del giorno.
E quindi, alla fine, lei cos'era? Prigioniera in quella stanza con un... vampiro?
Il suo lato razionale respinse categoricamente quella conclusione, ma in fondo lei credeva nella
logica sopra ogni altra cosa. Scuotendo la testa, riprese la sua citazione preferita da Sherlock Holmes,
parafrasandola: una volta eliminate tutte le spiegazioni possibili, la risposta  l'impossibile. Logica e
biologia non mentono, giusto? Era uno dei motivi che, all'inizio, l'aveva spinta a fare il medico.
Guard il suo paziente, smarrendosi nelle implicazioni di quell'ipotesi. Le possibilit
evoluzionistiche erano inimmaginabili, la mente vacillava al solo pensiero. Ma si sofferm anche su
questioni pi pratiche. Pens ai medicinali in quella sacca da viaggio e al fatto che il suo paziente si
trovava in una zona malfamata della citt, quando gli avevano sparato. E poi, ehi, quelli l'avevano
rapita.
Come faceva a fidarsi di lui o della sua parola?
Infil la mano in tasca e strinse tra le dita il rasoio. La risposta a quella domanda era facile. Non
poteva.
Capitolo 14
In camera sua, nella grande casa della confraternita, Phury era seduto sul letto con la schiena
appoggiata alla testiera e il piumone di velluto azzurro sulle gambe. Si era tolto la protesi e uno spinello
si stava consumando nel pesante posacenere di vetro accanto a lui. Un paio di casse Bose nascoste
diffondevano un'aria di Mozart.
H manuale sulle armi da fuoco che aveva in grembo serviva da cavalletto invece che come libro
di lettura. Sopra c'era uno spesso foglio di carta che per parecchi minuti era rimasto bianco; Phury non
vi aveva tracciato alcun segno con la sua Ticonderoga N. 2. Ora il ritratto era terminato. Lo aveva finito
un'oretta prima e adesso cercava di trovare il coraggio di appallottolarlo e gettarlo via.
Non era mai soddisfatto dei suoi disegni, ma questo quasi gli piaceva. Dal bianco fitto come una
bufera di neve della pagina, i tratti della matita avevano fatto emergere a poco a poco un volto
femminile, un eolio, dei capelli. Bella fissava qualcosa alla sua sinistra, un sorriso appena accennato
sulle labbra, una ciocca scura sulla guancia. Phury l'aveva colta in quella posa all'Ultimo Pasto, quella
sera. Stava guardando Zsadist, il che spiegava la segreta piega della bocca.
L'aveva ritratta in molte pose, ma sempre con gli occhi rivolti altrove. Gli sembrava
sconveniente che dalla pagina guardasse dritto in faccia proprio lui. Diamine, anche solo disegnarla era
sconveniente.
Appiatt il palmo sul suo viso, pronto ad accartocciare il foglio.
All'ultimo momento, invece, prese lo spinello, smanioso di un qualche sollievo artificiale per
quel suo cuore che batteva troppo forte. Ultimamente fumava molto. Pi del solito. Dipendere da quella
calma chimica lo faceva sentire sporco, ma il pensiero di smettere non lo aveva mai sfiorato. Non
riusciva neanche a immaginare di arrivare a fine giornata senza un aiuto.
Aspir un'altra boccata di fumo trattenendolo nei polmoni e ripens a quando per un pelo non si
era fatto di eroina. A dicembre era scampato al salto mortale all'indietro nel baratro dell'eroina non
grazie a una sua saggia decisione, ma perch per puro caso John Matthew lo aveva interrotto al
momento giusto.
Soffi fuori il fumo fissando la brace dello spinello. La tentazione di provare qualcosa di pi
forte era tornata. Sentiva il bisogno impellente di andare da Rehv a chiedere un'altra scorta di torpore
artificiale. Forse cos avrebbe trovato un po' di pace.
Bussarono alla porta. Posso entrare? Era la voce di Z.
Phury infil il disegno in mezzo al libro sulle armi da fuoco. S.
Il suo gemello entr senza dire un'altra parola. Con le mani sui fianchi, si mise a camminare su
e gi, ai piedi del letto. Phury rest in paziente attesa, accendendosi un'altra canna e seguendolo con lo
sguardo mentre consumava il tappeto.
Le chiacchiere non sarebbero servite a farlo parlare pi di quanto avrebbero convinto un pesce
ad abboccare all'amo. L'unica esca che funzionava era il silenzio.
Alla fine, Zsadist si ferm. Sta perdendo sangue.
Con un tuffo al cuore, Phury allarg la mano sulla copertina del libro. Quanto e da quanto
tempo?
Me l'ha tenuto nascosto, quindi non so.
Come hai fatto a scoprirlo?
Ho trovato una confezione di assorbenti in fondo all'armadietto del bagno.
Forse sono vecchi.
L'ultima volta che ho tirato fuori il rasoio elettrico non c'erano.
Merda. Allora deve andare da Havers.
Ha appuntamento tra una settimana, disse Z ricominciando a camminare su e gi. Non mi ha
detto niente perch ha paura che sbarelli, lo so.
Forse gli assorbenti le servono per qualcos'altro.
Z si ferm. Ah, certo. Giusto. Perch quella roba  multiuso. Come i cotton fioc e roba del
genere. Senti, ti spiace parlarle?
Che cosa? Phury diede subito un altro tiro alla canna. E una faccenda privata. Tra te e lei.
Z si pass la mano avanti e indietro sul cranio rasato. Tu ci sai fare pi di me, in certe cose. Ci
manca solo che crolli davanti a lei o, peggio, che mi metta a urlarle dietro perch sono spaventato a
morte e incapace di ragionare.
Phury cerc di fare un bel respiro, ma riusc a malapena a spingere l'aria gi nella trachea.
Aveva una gran voglia di lasciarsi coinvolgere. Di andare in fondo al corridoio delle statue, fino alla
stanza della coppia, di far sedere Bella e tirarle fuori tutta la storia. Aveva voglia di fare l'eroe. Ma non
era quello il suo ruolo.
Sei tu il suo Hellren. Sei tu che devi parlarle. Schiacci nel portacenere l'ultimo centimetro di
spinello, ne roll un altro e prese l'accendino. La pietrina produsse un raschio sommesso quando la
fiamma si alz. Puoi farcela.
Zsadist imprec, gir ancora un po' per la stanza, poi and alla porta. Tutta questa storia della
gravidanza mi fa pensare che, se perdo Bella, sono fottuto. Mi sento cos dannatamente impotente.
Dopo che il suo gemello fu uscito, Phury abbandon la testa all'indietro. Mentre fumava,
guardava la punta incandescente della canna. A ogni tiro la brace brillava per un attimo; oziosamente si
chiese se, per lo spinello, equivalesse a un orgasmo.
Ges. Se Bella fosse morta, lui e Z sarebbero entrati in uno di quei tunnel da Cui i maschi non
escono pi.
A quel pensiero si sent in colpa. Non avrebbe dovuto preoccuparsi tanto della compagna del
suo gemello.
Gli sembrava di avere inghiottito uno sciame di cavallette; il fumo lo aiut a farsi passare l'ansia
finch non gli cadde l'occhio sulla sveglia. Merda. Di l a un'ora doveva tenere una lezione sulle armi
da fuoco. Meglio farsi una doccia e recuperare un po' di lucidit.
John si svegli confuso, vagamente consapevole che gli faceva male la faccia e che nella stanza
risuonava una specie di belato.
Alz la testa dal bloc-notes massaggiandosi la radice del naso. La rilegatura a spirale gli aveva
lasciato un segno che lo faceva assomigliare a Worf in Star Trek TNG. E il rumore era la sveglia.
Le quattro meno dieci. Le lezioni cominciavano alle quattro.
John si alz dalla scrivania, barcoll fino in bagno e si ferm in piedi davanti al water. Troppo
faticoso; si volt e si mise a sedere.
Dio, era esausto. Aveva passato gli ultimi due mesi a dormire rannicchiato nella poltrona di
Tohr, nell'ufficio del centro di addestramento, ma dopo che Wrath si era impuntato costringendolo a
trasferirsi nella grande casa, aveva ricominciato a dormire in un letto vero. Con tutto quello spazio per
le gambe avrebbe dovuto stare da Dio. Invece era ridotto uno straccio.
Dopo aver tirato lo sciacquone, accese la luce e trasal. Accidenti. Pessima idea, molto meglio il
buio, e non solo perch gli occhi gli bruciavano da maledetto. In piedi sotto i faretti incassati nel
soffitto, il suo gracile corpo era orribile, tutto pelle smorta sopra ossa sporgenti. Con una smorfia di
disgusto, si copr con la mano il pene non pi lungo di un pollice, per non essere costretto a vederlo, e
poi spense la luce.
Non c'era tempo per fare la doccia. Si lav i denti di volata, si sciacqu la faccia e rinunci a
pettinarsi.
Tornato in camera, aveva solo voglia di rimettersi a letto, invece si infil un paio di jeans di una
taglia per ragazzini e tir su la lampo, accigliato. Malgrado tutti i suoi sforzi per mangiare, i calzoni gli
pendevano addosso e gli scappavano gi sui fianchi.
Fantastico. Invece di essere pronto per la transizione si stava restringendo.
Fu assalito da un'altra ondata di dubbi della serie "e se a me non dovesse succedere mai?"
Dietro alle sopracciglia, la fronte cominci a pulsare dolorosamente. Cazzo. Dentro ognuna delle orbite
gli sembrava di avere un omino che gli martellava il nervo ottico.
Prese i libri dalla scrivania, li ficc dentro lo zaino e usc. Appena messo piede in corridoio,
dovette coprirsi la faccia con il braccio. Alla vista dei colori sgargianti dell'atrio il mal di testa esplose
in tutta la sua violenza; John incespic all'indietro andando a sbattere contro una statua greca; soltanto
allora si accorse che non si era messo la maglietta.
Smoccolando a tutto spiano torn in camera, si infil una T-shirt in fretta e furia e in qualche
modo riusc a scendere da basso senza inciampare nei suoi stessi passi. Cristo, tutto gli dava sui nervi.
Il rumore delle sue Nike sul pavimento dell'atrio era peggio di un branco di topolini che lo seguivano
squittendo, lo scatto della porta che immetteva nel tunnel era assordante come uno sparo, il tragitto
sotterraneo fino al centro di addestramento sembrava non finire mai.
Si preannunciava una pessima giornata. Stava gi perdendo le staffe e, da come erano andate le
cose nell'ultimo mese, sapeva che avrebbe faticato a mantenere la calma.
Appena entrato in classe cap che rischiava seriamente di dare fuori di matto.
Seduto nell'ultima fila, da solo, al posto che John aveva sempre occupato prima di fare amicizia
con Blay e Qhuinn c'era... Lash.
H quale adesso era in confezione famiglia. Molto pi alto e robusto di prima, aveva un fisico da
lottatore. E aveva anche cambiato look: sembrava un soldato delle forze armate americane. Se prima
sfoggiava vistosi abiti griffati e un fottio di gioielli ultracostosi, da far invidia al caveau di Jacob & Co.,
adesso girava in pantaloni cargo neri e T-shirt attillata di nylon nero. I capelli biondi, prima lunghi e
raccolti in una coda di cavallo, adesso avevano un taglio militare.
Era come se tutta la vanit e la pretenziosit di prima fossero state spazzate via perch adesso
sapeva di avere dentro quello che serviva.
Una cosa, per, non era cambiata: i suoi occhi erano ancora grigi come la pelle di uno squalo, e
puntati su John... il quale cap al volo che se Lash lo avesse beccato da solo lo avrebbe conciato per le
feste. L'ultima volta era stato lui a stendere Lash, ma adesso la cosa non si sarebbe pi ripetuta, e
soprattutto Lash non gliel'avrebbe fatta passare liscia. La promessa della vendetta era nel modo in cui
teneva quelle spalle quadrate e nel sorrisetto con stampato sopra un vaffanculo.
John si sedette vicino a Blay; aveva una fifa boia.
Ehi, socio, disse sottovoce il suo amico, non preoccuparti di quel bastardo, okay?
Non volendo tradire tutta la sua debolezza, John si limit a fare spallucce e ad aprire lo zaino.
Dio, gli scoppiava la testa. Ma a digiuno e con lo stomaco che protestava per la fame, prendere
un'aspirina non era proprio il massimo.
Qhuinn si sporse verso di lui e gli lasci cadere davanti un bigliettino. C'era scritto solo Ti
difendiamo noi.
John batt convulsamente le palpebre, pieno di gratitudine, e tir fuori il manuale sulle armi da
fuoco. L'argomento della lezione di quel giorno non poteva essere pi azzeccato. Le pistole, neanche a
farlo apposta. Gli sembrava di averne una puntata alla nuca.
Si volt verso l'ultima fila. Quasi avesse atteso quel contatto visivo, Lash si sporse in avanti e
appoggi gli avambracci sul banco. Lentamente, serr le mani in due pugni grossi come la testa di John
e quando sorrise le zanne nuove fiammanti scintillarono, affilate come coltelli e immacolate come
l'Aldil.
Merda. Se la transizione non si sbrigava ad arrivare John era un uomo morto.
Capitolo 15
Vishous si svegli e la prima cosa che vide fu il suo chirurgo nella poltrona dall'altra parte della
stanza. A quanto pareva non l'aveva mollata neanche nel sonno.
Anche lei lo stava guardando.
Come si sente? La sua voce era pacata e tranquilla. Professionalmente calda, pens V.
Meglio. Anche se era difficile immaginare di sentirsi peggio di quando si era messo a
vomitare.
Sente dolore?
S, ma non molto. E pi un fastidio, in effetti.
Lei lo scrut con attenzione, ma di nuovo per motivi professionali. Il colorito  buono.
non sapeva cosa dire. Perch pi stava male pi a lungo lei sarebbe rimasta. La salute era
tutt'altro che un bene, dal suo punto di vista.
Ricorda niente? chiese lei. Della sparatoria.
Non proprio.
Era solo in parte una bugia. Aveva dei flash, ritagli frammentari di giornale invece degli articoli
nella loro interezza. Ricordava il vicolo. Lo scontro con un tesser. Uno sparo improvviso. Il momento
in cui era finito sul suo tavolo operatorio e quando i fratelli lo avevano portato via dall'ospedale.
Perch le hanno sparato? chiese lei.
Ho fame. C' qualcosa da mangiare a portata di mano?
E uno spacciatore? Oppure un magnaccia?
si stropicci la faccia. Come le viene in mente?
Le hanno sparato in un vicolo nei pressi della Trade. I paramedici hanno detto che era
armato.
Non ha pensato che potrei essere un agente sotto copertura?
I poliziotti di Caldwell non vanno in giro con dei pugnali d arti marziali. E poi uno come lei
non sceglierebbe mai un lavoro del genere.
socchiuse gli occhi. Uno come me?
Sarebbe troppo esposto, giusto? E poi perch preoccuparsi di mantenere l'ordine pubblico per
un'altra razza?
Cavolo, non aveva abbastanza energie per affrontare l'argomento "razza". In pi, una parte di
lui non voleva che quella donna lo considerasse un "diverso".
Ho fame, disse guardando il vassoio posato sul cassettone. Posso avere qualcosa da
mangiare?
Lei si alz in piedi e piant le mani sui fianchi. V ebbe la sensazione che stesse per dire
qualcosa del tipo Prenditelo da te, mostro della malora.
Invece attravers la stanza. Se ha fame, pu mangiare. Io non ho toccato quello che mi ha
portato il suo amico tifoso dei Red Sox, e non ha senso buttarlo via.
si accigli. Non voglio mangiare una cosa che era destinata a lei.
Tanto io non la manger comunque. Essere rapita mi ha fatto passare l'appetito.
imprec sottovoce; si sentiva in colpa per la situazione in cui l'aveva cacciata. Mi dispiace.
Invece di dire che le spiace, perch non mi lascia andare?
Non ancora. Mai e poi mai, s'intromise una vocina.
Oh, Cristo, no, basta con... Mia.
Sull'onda di quella parola lo colse il bisogno irresistibile di marchiarla. Voleva spogliarla,
voleva sentirla sotto di s, voleva coprirla del suo odore mentre pompava dentro di lei. Vide tutta la
scena: loro due nel ltto, pelle contro pelle, lui sopra e lei sotto, a gambe spalancate, pronta ad
accogliere i suoi fianchi e il suo uccello.
Quando lei si avvicin col vassoio, V prese fuoco; in mezzo alle gambe l'erezione pulsava di
brutto. Furtivamente, spost le coperte per nasconderla.
Lei mise gi il vassoio e sollev il coperchio d'argento dal piatto.
Quanto pensa di dover migliorare ancora, prima di lasciarmi andare? Scrut il suo torace con
occhio clinico, tutta presa dal suo ruolo di medico, concentrata su quello che c'era sotto le bende.
Ah, maledizione. Lui voleva che lo guardasse come si guarda un maschio. Voleva che quegli
occhi scorressero sulla sua pelle non per controllare una ferita chirurgica, ma perch lei fantasticava di
mettergli le mani addosso e si stava chiedendo da dove cominciare.
Chiuse gli occhi e si volt dall'altra parte; il dolore al petto gli strapp un gemito. Tutta colpa
dell'intervento chirurgico, si disse, ma aveva il sospetto che fosse pi per via del chirurgo.
Per ora preferisco lasciar perdere il cibo. La prossima volta che passa qualcuno gli chieder di
portarmi qualcosa.
Lei ha pi bisogno di me di questa roba. E poi sono preoccupata che lei non assuma
abbastanza fluidi.
In realt lui stava bene perch si era nutrito. Con una dose sufficiente di sangue i vampiri
potevano sopravvivere per parecchi giorni anche senza mangiare.
Fantastico. Cos non doveva neanche preoccuparsi di andare in bagno.
Voglio che mangi questa roba, insistette lei, guardandolo. In qualit di suo medico
curante...
Mi rifiuto di mangiare dal suo piatto. Per l'amor del cielo, nessun vampiro degno di questo
nome avrebbe mai sottratto il cibo alla sua compagna, neanche se stava morendo di fame. I bisogni
della femmina avevano sempre la precedenza su tutto il resto,
Gli venne voglia di infilare la testa dentro la portiera di una macchina per poi sbatterla un paio
di dozzine di volte. Da dove diavolo saltava fuori, adesso, quella specie di galateo matrimoniale? Era
come se qualcuno gli avesse caricato nel cervello un nuovo software.
Okay, fece lei, dandogli le spalle. Come vuole.
Subito dopo, V sent un gran baccano. La dottoressa stava tempestando di pugni la porta.
Cosa diavolo sta facendo? esclam lui, rizzandosi a sedere.
Butch si precipit dentro facendola quasi volare per aria. Cosa succede?
Niente..., rispose prontamente V gettando subito acqua sul fuoco.
La dottoressa prese la parola, mettendoli a tacere entrambi, tutta calma e autorit. Il suo amico
ha bisogno di nutrirsi e si rifiuta di toccare quello che c' sul vassoio. Gli porti qualcosa di semplice e
facile da digerire. Riso. Pollo. Acqua. Cracker.
Va bene, fece Butch, piegandosi di lato per riuscire a vedere V. Ci fu una lunga pausa.
Come stai?
Come uno che si  fottuto il cervello, grazie. Bene.
Ma almeno una cosa positiva c'era. Lo sbirro era tornato normale, gli occhi erano limpidi, i
movimenti sicuri, e non puzzava pi di borotalco; adesso il suo odore era un misto tra il profumo di
oceano di Marissa e quello con cui i vampiri marchiano le loro femmine durante i rapporti sessuali.
Evidentemente Butch si era dato da fare.
Interessante, pens V. Di solito, quando pensava a quei due insieme, gli sembrava di avere il
petto avvolto nel filo spinato. Adesso invece era solo felice che il suo amico si fosse rimesso in salute.
Sei in gran forma, sbirro.
Butch si lisci la camicia di seta a righine sottili. Gucci saprebbe trasformare chiunque in una
rock star.
Sai cosa intendo.
Quegli occhi nocciola cos familiari si fecero seri. S. Grazie.., come sempre. Ci fu un
momento d'imbarazzo in cui nell'aria indugiarono parole non dette, cose che non potevano essere
pronunciate di fronte a nessun altro. S... torno subito con la pappa.
Quando la porta si chiuse, Jane guard V da sopra la spalla. Da quanto siete amanti?
I loro sguardi si incontrarono e non ci fu modo di eludere la domanda.
Non lo siamo.
Ne  sicuro?
Si fidi. Per nessuna ragione in particolare, V guard il suo camice bianco.  "Dottoressa Jane
Whitcomb", lesse.  "Traumatologia" S, quadrava. Lei aveva quel tipo di sicurezza. E. cos ero
conciato male quando mi hanno ricoverato, eh?
Gi, ma le ho salvato le chiappe, come vede.
V fu sopraffatto da un'ondata di rispetto e soggezione. Quella donna era la sua Rahlman, la sua
salvatrice. Adesso loro due erano legati...
S, come no! In quel preciso momento la sua salvatrice si stava allontanando con cautela da lui,
arretrando finch non and a sbattere contro la parete in fondo alla stanza. V abbass le palpebre: i suoi
occhi stavano brillando, lo sapeva. Quella ritirata, l'orrore sul volto dell'umana, facevano un male del
diavolo.
I suoi- o<:chi, disse lei con un filo di voce.
Non si preoccupi.
Che cosa diavolo  lei? Dal tono sembrava che mostro fosse la definizione pi appropriata, e
come darle torto?
Che cosa  li? ripet Jane.
La tentazione di nascondere la verit era forte, ma lei non se la sarebbe mai bevuta. Senza
contare che mentirle lo faceva sentire sporco.
La guard dritta in faccia e a voce bassa disse, Sa gi cosa sono.  abbastanza sveglia da
saperlo.
Lungo silenzio. Poi: Non riesco a crederci.
E troppo in gamba per non crederci. Ha gi buttato l un'insinuazione, poco fa, no?
I vampiri non esistono.
Lui perse la calma, anche se lei non aveva nessuna colpa. Ah no? Allora mi spieghi un po'
come mai adesso si trova nel mio cazzo di Paese delle Meraviglie?
Mi dica una cosa..., reag prontamente lei, i diritti civili contano qualcosa per quelli come
lei?
La sopravvivenza conta molto di pi, ribatt caustico lui. D'altronde, ci danno la caccia da
generazioni.
E cos per voi il fine giustifica i mezzi. Molto nobile. La sua voce era tagliente quanto quella
di lui. Usa sempre questa giustificazione logica per rapire gli umani?
No, gli umani non mi piacciono,
Oh, salvo che ha bisogno di me, e allora ha deciso di sfruttarmi. In pratica io sarei
un'eccezione, che fortuna.
Be', cazzo. Che afrodisiaco. Pi lei teneva testa alla sua aggressivit pi gli veniva duro.
Malgrado il fisico debilitato, il membro palpitava con prepotenza in mezzo alle cosce; nella sua mente
vide l'umana china sopra il letto, senza niente addosso a parte il camice bianco... e lui che la prendeva
da dietro.
Forse doveva rallegrarsi che fosse tanto disgustata da lui. Gli mancava solo di impelagarsi con
una donna...
D'un tratto la notte in cui gli avevano sparato s'incanal nel suo cervello con assoluta chiarezza.
Ramment la simpatica visitina di sua madre e il suo favoloso regalo di compleanno: il Primale. Era
stato scelto per ricoprire il ruolo di Primale.
Con una smorfia, si copr la faccia con le mani. Oh... cazzo.
Cosa c' che non va? chiese Jane a denti stretti.
H mio maledetto destino.
Ma va? Non mi dica. Sono io quella chiusa a chiave, qua dentro. Lei almeno  libero di andare
dove le pare.
Libero un corno.
Lei fece un verso infastidito, come a liquidare la questione, poi nessuno dei due disse un'altra
parola finch Butch, una mezz'oretta dopo, torn con un altro vassoio. Lo sbirro ebbe la presenza di
spirito di non parlare troppo e di sbrigarsi... e anche la lungimiranza di chiudere la porta a chiave
durante la consegna. Mossa astuta.
La dottoressa stava meditando di prendere il volo, not V. Seguiva Butch con lo sguardo senza
perderlo di vista un attimo, come se stesse valutando un bersaglio da colpire, e teneva la destra infilata
nella tasca del camice.
L dentro aveva un'arma di qualche tipo. Dannazione.
V la tenne d'occhio mentre lo sbirro posava il vassoio sul comodino, augurandosi vivamente che
non commettesse qualche stupidaggine. Quando la vide irrigidirsi e spostare il peso in avanti, si rizz a
sedere, pronto a balzare in avanti, perch nessun altro doveva toccarla. Mai.
Non ce ne fu bisogno, per fortuna. Con la coda dell'occhio, Jane aveva notato che il suo
paziente si era mosso e quell'attimo di distrazione aveva dato a Butch il tempo di uscire dalla stanza e
richiudere la porta a chiave.
si appoggi all'indietro sui guanciali, scrutando la piega determinata del suo mento. Si tolga il
camice.
Come, scusi?
Se lo tolga. No.
Voglio che se lo tolga.
Se lo scordi. Ma chi si crede di essere? Non ha niente di meglio da fare, per passare il tempo?
Il suo uccello stava per esplodere. Merda, doveva insegnarle che la disubbidienza aveva un
prezzo. Che goduria per la sua vena sadomaso. Lei avrebbe lottato con le unghie e con i denti prima di
sottomettersi. Sempre che si sottomettesse.
Senza volerlo inarc la schiena, dimenando i fianchi mentre l'uccello tirava sotto le lenzuola.
Ges... Era cos arrapato che stava per venire.
Prima per doveva disarmarla. Voglio che mi imbocchi.
Lei inarc le sopracciglia di scatto. E perfettamente in grado di...
Mi imbocchi. Per piacere.
Jane si avvicin al letto, tutta seriet e cattivo umore. Apr il tovagliolo e...
pass all'azione afferrandola per le braccia e tirandola sopra di s. Il fattore sorpresa la lasci
interdetta costringendola a una resa che, ne era pi che certo, era solo temporanea... proprio per questo
ag in fretta. Le tolse il camice il pi delicatamente possibile mentre lei si contorceva per liberarsi.
D'un tratto il bisogno di sottometterla prese il sopravvento. Merda, fu pi forte di lui:
all'improvviso cominci a toccarla, non per impedirle di prendere quello che aveva in tasca, qualunque
cosa fosse, ma perch voleva schiacciarla sul materasso per farle sentire tutta la sua forza e la sua
potenza. Le imprigion i polsi in una mano sola, sollevandole le braccia sopra la testa e intrappolandole
le cosce con i fianchi.
Mi. Lasci. Andare! grid Jane digrignando i denti; una furia selvaggia ardeva nei suoi occhi
verde scuro.
Eccitatissimo, V si inarc contro di lei inspirando a fondo... e rimase raggelato. Lei non aveva
l'odore torrido e dolciastro di una femmina in calore. Non era minimamente attratta da lui. Era
incavolata nera.
La lasci andare immediatamente, rotolando via, attento a non mollare il camice. Non appena fu
libera, lei balz gi dal letto come se il materasso stesse andando a fuoco e si volt a fronteggiarlo,
inviperita, scarmigliata, la camicetta tutta storta, una gamba dei pantaloni sollevata sopra il ginocchio.
Ansimava per lo sforzo, gli occhi fissi sul camice.
frug nelle tasche e trov uno dei suoi rasoi a mano libera.
Non posso permetterle di girare armata. Pieg il camice con
cura e lo appoggi ai piedi del letto, sapendo che Jane non si sarebbe mai azzardata ad
avvicinarsi, neanche per tutto l'oro del mondo. Se le saltasse in mente di attaccare me o uno dei miei
fratelli con uno di questi potrebbe farsi male.
Lei sbuff, imprecando. Poi lo sorprese quando disse, Che cosa mi ha tradito?
La sua mano infilata in tasca quando Butch ha portato dentro il vassoio.
Lei si strinse le braccia intorno al corpo. Merda. Credevo di essere pi furba.
Ho una certa esperienza con il porto abusivo di armi, disse V aprendo il cassetto del
comodino. Il rasoio vi cadde dentro con un tonfo. V chiuse il cassetto e con la forza del pensiero fece
scattare la serratura.
Quando rialz gli occhi, lei si stava passando in fretta le dita sotto gli occhi. Come se stesse
piangendo. Si volt di scatto dandogli la schiena e and nell'angolo, le spalle curve. Non emise alcun
suono. Il suo corpo rest immobile. La sua dignit intatta.
butt le gambe gi dal letto e tocc terra con i piedi.
Se si azzarda ad avvicinarsi, disse lei con voce roca, trover il modo di farle male. Forse
non sar granch, ma in un modo o nell'altro ci riuscir. Sono stata chiara? Mi lasci in pace.
Lui appoggi le mani sul letto e chin il capo. Quel pianto silenzioso era straziante. Avrebbe
preferito che lei lo prendesse a martellate.
L'aveva fatta soffrire.
D'un tratto lei si volt di scatto inspirando a fondo. Non fosse stato per gli occhi cerchiati di
rosso, non si sarebbe mai detto che aveva pianto. Okay. Si arrangia da solo a mangiare oppure ha
davvero bisogn di aiuto con coltello e forchetta?
batt le palpebre, incredulo.
Sono innamorato, pens guardandola. Sono perdutamente innamorato.
Col procedere della lezione, John stava sempre peggio. Era tutto indolenzito. Aveva la nausea.
Era esausto e agitatissimo. E la testa gli faceva un male del diavolo, gli sembrava che i capelli stessero
andando a fuoco.
Strizzando gli occhi come se davanti avesse i fari di un'auto invece di una lavagna, deglut a
vuoto. Aveva la gola secca. Gi da un po' aveva smesso di prendere appunti e non capiva bene di cosa
stesse parlando Phury. Ancora le armi da fuoco?
Ehi, John bisbigli Blay. Tutto okay, amico?
John annu, perch si faceva cos quando ti facevano una domanda.
Vuoi andare a sdraiarti?
John scosse la testa. Ecco un'altra risposta appropriata, e poi voleva vivacizzare un po' la
situazione. Non c'era motivo di annuire in continuazione.
Dio, ma cosa diavolo aveva? Gli sembrava di avere zucchero filato al posto del cervello, un
groviglio voluminoso ma sostanzialmente inutile.
Davanti a lui, Phury chiuse il manuale che gli era servito per fare lezione. Adesso proverete in
concreto alcune armi da fuoco. Stasera sar Zsadist a seguirvi, al poligono di tiro. Noi ci rivediamo
domani.
Le chiacchiere degli studenti si levarono come una improvvisa raffica di vento. John sollev
faticosamente lo zaino sul banco. Per lo meno non dovevano fare pratica di arti marziali. Per come si
sentiva, alzare le chiappe dalla sedia e trascinarsi fuori dall'aula sarebbe gi stata una fatica improba.
Il poligono di tiro era dietro la palestra. Lungo il tragitto era difficile non notare che Qhuinn e
Blay lo affiancavano come due guardie del corpo. Se il suo ego non lo sopportava, il suo lato pratico ne
era ben lieto. A ogni passo sentiva su di s lo sguardo di Lash; era come avere un candelotto di
dinamite infilato nella tasca posteriore dei calzoni.
Zsadist li aspettava davanti alla porta d'acciaio del poligono; aprendola, disse, In fila contro il
muro, ragazzi.
John segu gli altri all'interno e and ad appoggiarsi contro la parete di cemento imbiancata a
calce. Il posto assomigliava a una scatola da scarpe, lungo e stretto com'era, e conteneva una dozzina
abbondante di box di tiro. I bersagli, a forma di mezzobusto, con una testa e un torace, erano sospesi a
dei binari che correvano lungo il soffitto. Dalla sala di controllo si potevano spostare con un comando a
distanza, che consentiva di allontanarli e avvicinarli a piacere.
Lash fu l'ultimo a entrare e and a piazzarsi in coda alla fila a testa alta, certo di fare un
figurone. Non guardava in faccia nessuno. Tranne John.
Zsadist chiuse la porta, poi si accigli e prese il Razr che teneva agganciato al fianco.
Scusate, disse andando in un angolo per parlare al cellulare. Quando torn indietro sembrava
pallido. Cambio di istruttore. Stasera mi sostituir Wrath.
Meno di un secondo dopo entr Wrath, quasi si fosse smaterializzato riprendendo forma davanti
alla porta.
Era ancora pi mastodontico di Zsadist e tutto vestito di nero: calzoni di pelle e camicia con le
maniche arrotolate. I due guerrieri confabularono un momento, poi il re strinse forte la spalla del
fratello, come a rassicurarlo.
Bella, pens John. Di sicuro c'entrava Bella e la sua gravidanza. Merda, sperava che andasse
tutto bene.
Z se ne and e Wrath chiuse la porta, poi si piazz di fronte alla classe, a gambe divaricate,
incrociando sul petto le braccia tatuate e squadrando gli undici allievi, impenetrabile come il muro
contro cui era appoggiato John,
L'arma di stasera  la nove millimetri a caricamento automatico. H termine semiautomatica per
questo tipo di pistole non  corretto. Userete delle Glock. Cos dicendo, infil il braccio dietro la
schiena ed estrasse un pezzo di metallo nero e letale. Notate che in queste armi la sicura  sul
grilletto.
Controll con cura pistola e proiettili mentre due doggen spingevano avanti un carrello grande
pi o meno come una lettiga da ospedale. Sopra erano allineate undici pistole identiche per marca e
modello; accanto a ognuna di esse c'era un caricatore.
Stasera lavoreremo sulla posizione di tiro e sulla mira.
John fissava le pistole. Avrebbe fatto schifo anche nell'esercitazione di tiro, era pronto a
scommetterci, proprio come era una schiappa in tutto il resto. Fu sopraffatto da una rabbia cieca che
peggior ulteriormente il suo mal di testa.
Per una volta gli sarebbe piaciuto scoprire che era bravo in qualcosa. Per una volta.
Capitolo 16
Vedendo che il suo paziente la guardava in modo strano, Jane si diede una rapida controllata ai
vestiti; forse aveva qualcosa fuori posto.
Be'? farfugli, scalciando forte col piede per far scivolare in basso la gamba del pantaloni.
Non c'era bisogno di chiedere, in realt. I duri come lui di solito non sopportavano le donne con
la lacrima facile ma, ammesso che fosse quello il motivo del suo sguardo, avrebbe fatto meglio a
farsela andar bene. Chiunque, al posto suo, sarebbe andato in crisi. Chiunque.
Invece di fare commenti sulla debolezza dei frignoni in generale o di lei in particolare, per, lui
prese il piatto dal vassoio e si mise a mangiare. ,
Disgustata da lui e dalla situazione nel suo complesso, Jane torn alla sua poltrona. Perdere il
rasoio aveva tolto vigore alla sua segreta ribellione; malgrado fosse battagliera di natura, si era
rassegnata a un gioco d'attesa. Se volevano ucciderla sui due piedi lei non poteva impedirglielo. Un via
d'uscita, prima o poi, ci sarebbe stata. Il punto era quale. Sperava solo che arrivasse alla svelta.
Possibilmente senza un impresario di pompe funebri e un barattolo di caff pieno delle sue ceneri.
Mentre il suo paziente affondava il coltello in una coscia di pollo, Jane not soprappensiero che
aveva delle belle mani.
Okay, adesso era disgustata anche da se stessa. Che cavolo, le aveva usate per tenerla gi e
spogliarla neanche fosse una bambola. E il fatto che poi avesse piegato il camice con cura non ne
faceva un eroe.
Nella quiete della stanza, il sommesso tintinnio delle posate d'argento contro il piatto le riport
alla mente le orribili cene silenziose in compagnia dei suoi genitori.
Dio, quei pasti nell'opprimente sala da pranzo georgiana erano stati un vero strazio. Suo padre
sedeva a capotavola come un re, con uno sguardo di perenne disapprovazione, monitorando il modo il
cui i commensali salavano e consumavano le vivande. Secondo il dottor William Rosdale Whitcomb
solo la carne andava salata, mai le verdure, ed essendo quella la sua opinione in materia, tutti, in
famiglia, dovevano seguire il suo esempio. Jane aveva trasgredito di frequente la regola del niente sale,
avendo imparato a ruotare furtivamente il polso per salare broccoli al vapore, fagioli lessi e zucchine
alla griglia.
Scroll la testa. Dopo tutto quel tempo, e la morte di suo padre, non avrebbe dovuto prendersela
ancora tanto, era solo un grande spreco di emozioni, E poi aveva ben altro a cui pensare, al momento,
no?
Me lo chieda, disse il paziente di punto in bianco.
Che cosa?
Mi chieda quello che vuole sapere, rispose lui pulendosi la bocca; il tovagliolo damascato
produsse un leggero raschio passando sulla barba lunga di un giorno. Render pi difficile il lavoro
che dovr fare, alla fine, ma almeno non ce ne staremo qui seduti ad ascoltare il tintinnio delle posate.
E che lavoro dovrebbe fare, di preciso, alla fine? Ti prego, non dire: comprare dei grossi
sacchi dell'immondizia per ficcarci il suo corpo tagliato a pezzi.
Non le interessa sapere cosa sono?
Senta. Lei mi lasci andare e io le far un mucchio di domande sulla sua razza. Fino ad allora,
scusi, ma sono leggermente distratta dal pensiero di come potrebbe andare a finire questa simpatica
vacanza a bordo della splendida nave da crociera Si salvi' chi pu.
Le ho dato la mia parola...
S, s. Ma poco fa mi ha anche malmenato. E se adesso dice che  stato per il mio bene, non
rispondo di me. Jane si guard le unghie tagliate corte e si mise a staccare le pellicine. Una volta finito
con la mano destra guard in su. Allora, questo suo "lavoro"... le servir una pala per farlo?
Il paziente abbass gli occhi sul piatto e prese una forchettata di riso, facendo scivolare i denti
d'argento della posata tra un chicco e l'altro. Il mio lavoro... per cos dire... sar assicurarmi che lei
non ricordi nulla di tutto questo.
E la seconda volta che lo sento e, sinceramente... mi sembra una stronzata pazzesca. Trovo un
tantino difficile pensare di salvarmi la pelle e, non so, non ricordare con gioia che un tizio mi ha
caricato in spalla e mi ha trascinato fuori dal mio ospedale e che poi sono stata reclutata a forza come
suo medico personale. Come diavolo crede che possa scordare tutto quanto?
Lui alz quelle iridi fulgide come diamanti. Perch le ripulir a fondo la memoria. Far tabula
rasa di tutto. Sar come se io non fossi mai esistito e lei non fosse mai stata qui.
Jane lev gli occhi al cielo. Uh-huh, ri...
Sent come un fastidio alla testa e con una smorfia si port le dita alle tempie massaggiandole
delicatamente. Quando abbass le mani guard il paziente e si accigli. Ma cosa diavolo...? Stava
mangiando, ma non dal vassoio che c'era prima. Chi aveva portato dentro il nuovo piatto?
Il mio amico con il berretto dei Red Sox, disse il paziente pulendosi la bocca. Ricorda?
All'improvviso le torn in mente tutto: il tifoso dei Red Sox che entrava, il paziente che le
portava via il rasoio, lei che si metteva a piangere.
Dio... onnipotente, mormor.
Il paziente continu a mangiare come se niente fosse, come se sradicare ricordi fosse una cosa
normalissima, non pi bizzarra del pollo arrosto che stava spolpando.
Come ha fatto?
Manipolazione dei canali neuronali. Una specie di taglia e cuci, se vogliamo.
Come?
In che senso, "come"?
Come fa a individuare i ricordi? Come fa a differenziarli? Lei...
La mia volont. Il suo cervello. Non serve altro.
Jane socchiuse gli occhi. Domandina facile facile: questa magica facolt di manipolare la
materia grigia si accompagna a una totale mancanza di scrupoli per tutti i membri della sua specie
oppure  soltanto lei a essere nato senza una coscienza?
Lui abbass le posate. Chiedo scusa?
Be', non le importava un fico secco se lo aveva offeso. Prima mi rapisce e adesso vuole
cancellare i miei ricordi, e non le dispiace per niente, vero? Io sono come una lampada che lei ha preso
in prestito...
Sto solo cercando di proteggerla, sbott lui. Noi abbiamo dei nemici, dottoressa Whitcomb.
Nemici in grado di scoprire se lei sa qualcosa di noi, nemici che le darebbero la caccia, che la
porterebbero in un nascondiglio segreto e la ucciderebbero... dopo averla torturata. Non permetter che
questo accada.
Jane si alz in piedi. Senta, caro il mio Principe Azzurro, tutta la sua retorica da protettore
delle fanciulle indifese va benissimo, ma non sarebbe necessaria se, tanto per cominciare, lei non mi
avesse rapita.
Lui lasci cadere le posate nel piatto e Jane si prepar a sentirlo sbraitare. Invece, in tono
pacato, disse, Senta.,, lei doveva venire con me, okay?
Ah, davvero? Cos', avevo un cartello attaccato al sedere con su scritto "Portatemi Via"?
Lui pos il piatto sul comodino, spingendolo via come se fosse nauseato dal cibo.
Io ho delle visioni, farfugli.
Delle visioni, ripet lei. Di fronte al suo silenzio, Jane ripens al trucchetto alla Mister
Cancellino che aveva appena fatto con la sua memoria. Se gli riusciva una cosa cos... Ges, intendeva
forse dire che era in grado di prevedere il futuro?
Deglut a fatica. E queste visioni, non sono roba da fatina buona, vero? No.
Merda.
Lui si accarezz il pizzetto, come se stesse valutando fino a che punto spingersi con le
confidenze. Un tempo le avevo di continuo, poi all'improvviso sono sparite. Non ne avevo pi da..,
be', ne ho avuta una su un amico, un paio di mesi fa, e proprio grazie a quella visione gli ho salvato la
vita. Quando i miei fratelli sono piombati in quella stanza d'ospedale, io ho avuto una visione su di lei.
Per questo ho voluto portarla via. Lei mi parla di coscienza? Se non ne avessi una l'avrei lasciata l, in
quell'ospedale.
Jane ripens a quando, per difenderla, era diventato aggressivo con i suoi compari. E al fatto
che anche quando le aveva tolto il rasoio era stato attento a non farle male. E si era anche raggomitolato
contro di lei, in cerca di conforto.
Forse era davvero convinto di fare la cosa giusta. Ci non significava che lo perdonava, ma...
be', era sempre meglio che recitare la parte di Patty Hearst con un rapitore senza scrupoli.
Dopo un attimo di silenzio imbarazzato disse, Dovrebbe finire di mangiare.
Ho finito.
No, invece, e annuendo in direzione del piatto, aggiunse. Vada avanti.
Non ho fame.
Non le ho chiesto se aveva fame. E non s'illuda, sarei capace di tapparle il naso e ficcarle gi a
forza quello che ha avanzato, se necessario.
Ci fu una breve pausa e poi lui... lui le sorrise. In mezzo alla barba la sua bocca si pieg all'ins
e gli occhi si socchiusero divertiti.
Jane rimase senza fiato. Era davvero bello cos, con la luce soffusa dell'abat-jour che gli
illuminava la mascella volitiva e i lucidi capelli neri. Anche se quei lunghi canini le facevano ancora un
certo effetto, aveva un'aria molto pi,,, umana. Abbordabile. Desiderabile.,.
Oh, no. Non se ne parla proprio. No.
Era arrossita leggermente, ma fece finta di niente. Perch quel sorriso a trentadue denti? Crede
che stia scherzando?
No,  solo che nessuno mi parla mai cos.
Be', io s. Se per lei  un problema, pu sempre lasciarmi andare. Adesso mangi, altrimenti la
imbocco come un neonato, e non credo proprio che il suo ego farebbe salti di gioia.
Quel sorrisetto era ancora stampato sulla sua faccia quando si rimise il piatto in grembo e
lentamente, una forchettata dopo l'altra, termin la cena. Quand'ebbe finito, Jane si avvicin per
prendere il bicchiere d'acqua che aveva svuotato.
And a riempirlo in bagno e glielo riport. Beva ancora un po'.
Lui ubbid, bevendolo fino in fondo. Quando lo pos sul comodino, Jane focalizz la sua
attenzione sulla sua bocca e lo scienziato che era in lei ne rimase affascinata.
Un attimo dopo, lui incresp il labbro superiore scoprendo i denti. Alla luce della lampada le
zanne scintillavano, nel vero senso della parola. Candide e affilate.
Si allungano, giusto? chiese Jane, sporgendosi in avanti. Quando si nutre diventano pi
lunghe.
S. V chiuse la bocca. O quando divento aggressivo.
E poi si ritraggono quando  passata. Apra di nuovo la bocca, per piacere.
Quando lui lo fece, Jane avvicin l'indice alla punta di una delle zanne... e all'improvviso lui
trasal.
Scusi. Accigliandosi, lei allontan la mano. Le fanno male per l'intubazione?
No. Vedendolo socchiudere le palpebre, Jane immagin che fosse stanco....
Dio, cos'era quell'odore? Inspir a fondo e riconobbe la penetrante miscela di spezie che aveva
sentito sull'asciugamano in bagno.
Le torn in mente il sesso. Del tipo che si fa quando si perde ogni inibizione. Del tipo che,
dopo, ti resta addosso anche per giorni.
Piantala.
Ogni otto settimane, all'incirca, disse lu.
Come, scusi? Oh, intende dire ogni quanto...
Mi nutro. Dipende dallo stress. E anche dai ritmi di lavoro.
Okay, questo chiudeva una volta per sempre il discorso sesso. In una raccapricciante sequenza
alla Bram Stoker, Jane vide il suo paziente che braccava le prede umane per poi abbandonarle in
qualche vicolo, dopo aver succhiato loro tutto il sangue.
La repulsione che prov doveva essersi dipinta sul suo viso perch lui disse, duro, Per noi 
naturale, non disgustoso.
Le uccide? Le persone a cui d la caccia? chiese Jane preparandosi al peggio.
Le persone? No, ha capito male. Noi vampiri ci nutriamo dai membri dell'altro sesso. Della
nostra razza, non della sua. E non ammazziamo nessuno.
Oh, esclam lei, inarcando le sopracciglia.
Quella favola di Dracula  tutta una palla.
Nella mente di Jane si rincorrevano le domande. Com'? Che sapore ha?
Lui socchiuse gli occhi, poi li spost dalla faccia di Jane al suo collo. Lei si port subito una
mano alla gola.
Non si preoccupi, disse brusco lui. Sono sazio. E poi il sangue umano non fa per me.
Troppo debole per essere di qualche interesse.
Okay. Giusto. Bene.
Be', per, no, ma che cavolo! Come se lei non fosse all'altezza dal punto di vista evolutivo!
Ehi, un momento, stava proprio andando fuori di testa, e quell'argomento in particolare non era
d'aiuto. Ehm, senta... voglio controllare la fasciatura. Mi chiedo se non possiamo addirittura
rimuoverla, ormai.
Faccia pure.
Quando il paziente si raddrizz sui cuscini, i muscoli delle braccia si fletterono sotto la pelle
liscia; le coperte scivolarono gi dalle spalle e Jane si ferm un attimo, sconcertata. Man mano che
recuperava le forze sembrava sempre pi grosso. Pi grosso e pi... sexy.
Rifugg subito da quel pensiero e dalle sue implicazioni e si aggrapp ai problemi medici del
paziente come ci si aggrappa a una scialuppa di salvataggio. Con gesti sicuri e professionali gli scopr
completamente il torace e, con delicatezza, tolse la garza adesiva al centro dei pettorali. Sollev la
benda e scosse la testa. Straordinario. L'unico segno rimasto sulla pelle era la cicatrice a forma di stella
che c'era gi prima dell'intervento. Per il resto, l'epidermide era solo leggermente scolorita; per analogia
si poteva arguire che anche l'interno del suo organismo fosse guarito altrettanto bene.
E normale? chiese. Questa rapidit di guarigione?
Nella confraternita s.
Oh, cavolo. Se avesse potuto studiare il modo in cui si rigeneravano quelle cellule sarebbe stata
in grado di scoprire alcuni dei segreti del processo di invecchiamento negli umani.
Se lo scordi, disse lui, risoluto, spostando le gambe dall'altra parte del letto. Non ci
lasceremo usare come cavie da laboratorio a beneficio della vostra specie. Ora, se non le spiace, vado a
fare una doccia e a fumare una sigaretta. Jane fece per parlare, ma lui la anticip. Non ci ammaliamo
di cancro, quindi mi risparmi la predica, okay?
Non vi ammalate di cancro? Perch? Com' pos...
Dopo. Adesso ho bisogno di acqua calda e nicotina.
Lei si accigli. Non voglio che fumi in mia presenza.
Per questo vado a farlo in bagno. C' un potente aspiratore.
Quando V si alz in piedi, le lenzuola scivolarono a terra e Jane si affrett a voltarsi dall'altra
parte. Un uomo nudo non era certo una novit, per lei, ma per qualche motivo lui le sembrava diverso.
Be', certo, che scema. Era alto quasi due metri e grosso come un armadio.
Mentre tornava a sedersi in poltrona, ud uno strascicare di piedi, poi un tonfo. Alz gli occhi,
allarmata. Il paziente era cos malfermo sulle gambe che aveva perso l'equilibrio andando a sbattere
contro il muro.
Le serve aiuto? Ti prego, d di no. Ti prego d...
No.
Dio, ti ringrazio.
Lui prese dal comodino un accendino e quella che aveva tutta l'aria di essere una sigaretta
rollata a mano e attravers la stanza barcollando. Dal suo punto di osservazione nell'angolo, Jane lo
segu con lo sguardo pronta a sorreggerlo, se necessario.
E va bene, s, forse lo guardava anche per un altro motivo, oltre a quello di evitargli di
grattugiarsi la faccia contro la moquette: aveva una schiena stupefacente, i muscoli, poderosi ed
eleganti a un tempo, si allargavano sulle spalle aprendosi a ventaglio a partire dalla spina dorsale. E il
sedere era...
Jane si copr gli occhi con la mano e non la abbass finch la porta del bagno non si chiuse.
Dopo tanti anni passati nei reparti di medicina e chirurgia aveva ben chiara la parte del giuramento di
Ippocrate che diceva "Non desiderare i tuoi pazienti".
Specialmente se il paziente in questione ti aveva rapita. Cristo. Ma era proprio tutto vero?
Qualche istante dopo sent lo sciacquone del water; si aspettava di sentire anche l'acqua nella
doccia, ma invece no, niente. Forse prima voleva farsi una fumatina...
La porta si apr e il paziente usc barcollando, una boa sulle onde dell'oceano. Si aggrapp allo
stipite del bagno con la mano guantata, l'avambraccio teso nello sforzo.
Cazzo... mi gira la testa.
Jane indoss i panni del medico e corse subito da lui, mettendo da parte il fatto che era nudo e
grande il doppio di lei, e che un paio di minuti prima aveva esaminato il suo fondoschiena come se
fosse in vendita. Gli fece scivolare un braccio intorno alla vita e si strinse contro di lui, preparandosi a
sorreggerlo col fianco. Lui le si appoggi addosso; era pesantissimo, un carico che Jane riusc a stento a
portare fino al letto.
Mentre il paziente si sdraiava con un'imprecazione, Jane si allung sopra di lui per afferrare le
lenzuola e di sfuggita le cadde l'occhio sulle cicatrici che aveva tra le gambe. Visto il modo miracoloso
in cui era guarito dall'intervento, si chiese come mai quelle fossero rimaste invece di sparire senza
lasciare traccia.
Lui le strapp le coperte di mano e il piumone lo avvolse in una nuvola nera. Poi si copr gli
occhi con le braccia; adesso della faccia si vedeva solo il mento barbuto.
Si vergognava.
Nel silenzio che era calato tra loro, lui... si vergognava.
Vuole che la lavi io?
Lui trattenne il respiro e rimase a lungo in silenzio. Jane si aspettava un rifiuto, invece,
muovendo appena le labbra, lui disse, Lo farebbe davvero?
Lei fu l l per rispondere con entusiasmo, ma poi temette di peggiorare il suo imbarazzo. S,
be', cosa vuole che le dica, ormai punto alla santit. E il mio nuovo scopo nella vita.
Lui abbozz un sorriso. Lei mi ricorda Bu... il mio migliore amico.
Vuol dire quello col berretto dei Red Sox?
Gi, ha sempre la battuta pronta.
Lo sapeva che l'umorismo  sintomo d'intelligenza?
Il paziente lasci ricadere il braccio. Non ho mai dubitato della sua. Neanche per un attimo.
Jane rimase senza fiato. C'era un tale rispetto nei suoi occhi. Mentre se lo godeva, non pot fare
a meno di maledire se stessa. Non c'era niente di pi attraente, per lei, di un uomo con un debole per le
donne intelligenti.
Accidenti.
Stoccolma. Stoccolma. Stoccolma...
Sento proprio il bisogno di darmi una bella ripulita, disse lui. Poi aggiunse, Per favore.
Jane si schiar la gola. Okay. Bene.
Frugando nel borsone trov una grossa padella e and in bagno. La riemp d'acqua calda e prese
una pezzuola di spugna, poi torn in camera e pos il tutto sul comodino a sinistra del letto. Bagn la
pezzuola e la strizz ben bene; il gorgoglio dell'acqua risuon alto nel silenzio della stanza.
Jane esit. Immerse di nuovo la spugna nell'acqua. La strizz.
Forza, dai, gli hai aperto il torace e ci hai ravanato dentro. Ce la puoi fare. Non c' problema.
Pensa di lavare il cofano di un'automobile)  solo una superficie e nient'altro.
Okay. Si protese in avanti posando il panno caldo sul braccio del paziente, che trasal. Da
capo a piedi. Troppo caldo? No.
Allora cos'era quella smorfia?
Niente.
In circostanze diverse avrebbe insistito per farlo parlare, ma al momento aveva gi i suoi bei
problemi. Il bicipite del paziente era davvero impressionante, la pelle abbronzata metteva in risalto il
muscolo. Lo stesso valeva per la spalla poderosa e per il declivio che scendeva verso il pettorale. Era in
una splendida forma fisica, senza un filo di grasso, asciutto come un purosangue e muscoloso come un
leone.
Passandogli il panno sui pettorali scolpiti si sofferm sulla cicatrice a sinistra. Il marchio
circolare era profondo, scavato nella carne, come se ce lo avessero impresso con un pugno.
Perch questo non  guarito come si deve? chiese.
Sale. Il paziente si agit, quasi spronandola a proseguire col lavaggio. Lascia la cicatrice.
Quindi  stato fatto apposta? S.
Jane immerse la pezzuola nell'acqua, la strizz bene e poi, goffamente, si sporse sopra di lui per
arrivare all'altro braccio. Quando fece scivolare il panno verso il basso lui si ritrasse. Non voglio che
si avvicini a quella mano. Anche se  coperta dal guanto. Perch...
Non mi va di parlarne. Quindi niente domande.
Okaaaay. Quella mano ha quasi mandato all'altro mondo una delle mie infermiere, lo sa?
Non mi sorprende, disse lui guardando torvo il guanto. Me la tagliere! via se potessi.
Non glielo consiglio.
Per forza. Lei non sa cosa significa vivere con quest'incubo in fondo al braccio...
No, volevo dire che, se fossi in lei, chiederei a qualcun altro di amputarla. Cos sarebbe pi
sicuro del risultato.
Ci fu un attimo di silenzio; poi il paziente scoppi a ridere divertito. Che saputella.
Jane nascose il sorriso che le era spuntato sulle labbra mettendosi a bagnare e strizzare di nuovo
il panno. Le sto solo offrendo un parere medico.
Lavandogli lo stomaco, sent la risata scendere dal petto all'addome, i muscoli si contraevano,
duri come il granito, per poi rilassarsi. Attraverso la pezzuola di spugna sentiva tutto il calore e il
vigore di quel corpo.
Poi, tutt'a un tratto, lui smise di ridere. Dalla bocca gli usc una specie di sibilo e gli addominali
a tartaruga si fletterono, mentre la parte inferiore del corpo si agitava sotto le coperte.
Le fa male la pugnalata? chiese Jane.
Lui fece un verso che suonava come un no poco convinto e lei si sent in colpa. Era cos presa
dal suo torace che aveva trascurato l'altra ferita. Sollevando la fasciatura al fianco, vide che era
completamente guarita e che al posto del taglio c'era solo una sottile linea rosa pallido appena visibile.
Adesso le tolgo anche questa. Lev la compressa di garza, la pieg in due e la butt nel
cestino della carta straccia, Lei  incredibile, sa? La facilit con cui guarisce ... s...
Mentre risciacquava di nuovo la pezzuola, si chiese se era il caso di scendere pi gi. Molto pi
gi. Gi... fino in fondo. L'ultima cosa di cui aveva bisogno era una conoscenza pi approfondita di
quanto fosse perfetto quel fisico, ma voleva finire quello che aveva iniziato... se non altro per
dimostrare a se stessa che lui non era diverso dagli altri pazienti.
Poteva farcela.
Se non che, quando fece per spostare pi in gi le coperte, lui afferr il piumone e lo tenne
fermo. Credo sia meglio non andare oltre.
Non  nulla che non abbia gi visto. Quando lui abbass le palpebre senza dire niente, Jane
disse, in tono pacato, L'ho operata, quindi so che ha subito una evirazione parziale. Non sono una con
cui deve uscire per un appuntamento, sono un medico. Le garantisco che non penso niente del suo
corpo, se non quello che rappresenta dal punto di vista clinico.
Lui non riusc a trattenere una smorfia. Non pensa niente?
Si lasci lavare. Non succede niente.
Va bene. Quegli occhi di diamante si socchiusero. Si accomodi.
Jane tir via le lenzuola. Non c' nulla di cui...
Porco diavolo... ! Il paziente era in piena erezione. Ed era un'erezione impressionante. Adagiato
sul basso ventre, dall'inguine fin sopra l'ombelico, c'era un pene spettacolare.
Non succede niente, ricorda? fece lui con voce sensuale.
Ehm... Jane si schiar la gola. Be'... Adesso vado avanti.
Per me va bene.
H guaio era che lei non si ricordava pi bene cosa doveva fare con quella pezzuola. E
continuava a fissarlo. Non riusciva a staccargli gli occhi di dosso.
Che poi  normale quando si vede un maschio superdotato, uno con una vera e propria mazza da
baseball.
Oh, Dio, aveva davvero pensato una cosa del genere?
Dato che ha gi visto quello che mi hanno fatto, disse asciutto lui, posso solo supporre che
mi stia controllando l'ombelico per vedere se  pulito come si deve.
Gi. Giusto.
Jane si riscosse passandogli la pezzuola sulle costole. Allora... com' successo?
Quando lui non rispose, lo guard in faccia. Aveva gli occhi fessi nel vuoto, occhi spenti, senza
vita. Jane aveva gi visto quello sguardo in pazienti vittime di qualche aggressione, e sapeva che stava
ricordando qualcosa di orribile.
Michael, mormor, chi le ha fatto del male?
Lui si accigli. Michael?
Non si chiama cos? disse lei, immergendo di nuovo la pezzuola nella bacinella. Chiss
perch la cosa non mi sorprende. V.
Come dice?
Mi chiami V. Per favore.
Lei gli pass il panno sul fianco. Va bene, V.
Piegando la testa di lato, Jane guard la propria mano risalire lungo il torace del paziente e poi
scivolare di nuovo gi. Era bloccata, non riusciva a scendere pi in basso. Perch, malgrado si fosse
distratto ripensando allo spaventoso trauma subito nel passato, il paziente era ancora in erezione.
Esattamente come prima.
Okay, era giunto il momento di scendere pi gi. Su, coraggio, sei una donna adulta. Un
medico. Hai avuto un paio di amanti. Quella che hai sotto agli occhi  solo una funzione biologica che
si traduce in una concentrazione di sangue nel suo incredibilmente grosso...
No, quella era proprio l'ultima cosa a cui doveva pensare.
Mentre gli passava la pezzuola sul fianco, cerc di ignorare che lui si era mosso, inarcando la
schiena. Quel membro enorme si spinse in avanti per poi ricadere sul ventre.
Sulla sua sommit c'era una lucida lacrima tentatrice.
Jane lo guard in faccia... e rimase impietrita. I suoi occhi erano fissi su di lei, sulla sua gola, e
ardevano di una smania che non era puramente sessuale.
Qualunque attrazione avesse provato nei suoi confronti, svan all'istante. Quello era un maschio
di un'altra specie, non un uomo. Ed era pericoloso.
Lui abbass gli occhi sulla mano che stringeva il panno spugna. Non la morder.
Bene, perch non voglio. Su questo non aveva dubbi. Cavolo, meno male che l'aveva
guardata in quel modo perch quello sguardo l'aveva riportata di colpo alla realt. Senta, non che
voglia sperimentarlo di persona, ma fa male?
Non saprei. Neanch'io mi sono mai fatto mordere.
Ma non aveva detto che...
Mi nutro col sangue delle femmine. Ma nessuna si  mai nutrita col mio.
Perch? Vedendolo serrare le labbra con forza, Jane si strinse nelle spalle. Pu anche
dirmelo. Tanto non ricorder niente, giusto? Quindi cosa le costa parlare?
Silenzio. Snervata dalla vista della sua regione pelvica, Jane decise di provare a partire dai piedi
per poi risalire verso l'alto. Si spost in fondo al letto e pass il panno prima sulla pianta dei piedi e poi
sulle dita. Lui trasal leggermente, come se soffrisse il solletico. Jane pass alle caviglie.
Mio padre non voleva che avessi dei figli, disse di punto in bianco il paziente.
Di scatto, lei lo guard negli occhi. Cosa?
Lui alz la mano coperta dal guanto, poi batt l'indice sulla tempia tatuata. Non sono giusto,
capisce, normale. Quindi mio padre ha cercato di castrarmi come si fa con i cani. Naturalmente, era al
tempo stesso una punizione tremenda. Jane si lasci sfuggire un sospiro di commiserazione e lui le
punt contro l'indice. Non si azzardi a compatirmi, altrimenti potrei avere un ripensamento su quella
promessa di non morderla.
Nessuna piet. Promesso, ment sottovoce lei. Ma che cosa c'entra questo col fatto di bere o
non bere...
Non mi piace condividere, tutto qua.
Non gli piace condividere se stesso, pens Jane. Con nessuno... a parte forse il tifoso dei Red
Sox.
Con delicatezza fece scivolare la pezzuola sullo stinco. Per che cosa l'hanno punita?
Posso darti del tu?
S. Jane inumid di nuovo il panno e lo pass piano sotto il suo polpaccio. Lui si richiuse nel
silenzio e lei lo lasci stare. Per il momento.
Sotto la sua mano il ginocchio si flett, la coscia si contrasse e si rilass in una sequenza
sensuale. Lei lanci una rapida occhiata all'erezione, deglutendo a fatica.
E cos il vostro apparato riproduttivo funziona come il nostro? chiese.
Pi o meno.
Hai mai avuto amanti umane?
Gli umani non mi piacciono.
Lei sorrise, imbarazzata. Non ti chieder a chi stai pensando adesso, allora. Bene. Perch
non credo che la risposta ti piacerebbe.
Jane ripens al modo in cui aveva guardato il tifoso dei Red Sox. Sei gay?
Lui socchiuse gli occhi. Perch me lo chiedi?
Sembri molto legato al tuo amico, il tizio col berretto da baseball.
Lo conoscevi gi, vero? Da prima, giusto?
Gi, ha un'aria familiare, ma non riesco a ricordare dove l'ho gi visto.
Ti darebbe fastidio?
Jane pass il panno sulla coscia, fino al pube, poi allontan subito la mano. Se fossi gay?
Niente affatto.
Perch ti farebbe sentire pi al sicuro, giusto?
E perch ho una mentalit aperta. In quanto medico, so perfettamente che, qualunque siano le
nostre preferenze sessuali, dentro siamo tutti uguali.
Be', gli umani, quanto meno. Si sedette sulla sponda del letto e fece scivolare di nuovo la mano
su per la gamba. Via via che si avvicinava all'inguine trattenne il respiro, e il pene, lungo e rigido, ebbe
un fremito. Il paziente dimen i fianchi e lei lo guard in faccia. Si era morso il labbro inferiore, le
zanne erano penetrate nella morbida carne.
Okay, allora proprio...
Non erano affari suoi. Per, cavolo, il suo amico tifoso dei Red Sox doveva ispirargli fantasie
parecchio hard.
Invano cerc di convincersi che quella era solo una variante di una normalissima spugnatura.
Fece scivolare la mano sul suo addome, fin sopr il glande turgido, e poi gi dall'altra parte. Quando
l'estremit della pezzuola gli sfior il pene, V soffi come un felino.
E Jane lo fece di nuovo, che Dio la perdonasse. Sal piano piano e poi gir intorno all'erezione
sfiorandola appena.
Lui strinse le mani sulle lenzuola e con voce roca sussurr, Se vai avanti cos scoprirai quanto
ho in comune con un umano.
Dio buono, lei voleva vederlo.., No che non voleva.
S che voleva.
Vuoi vedermi venire? disse lui in un sussurro ancora pi sensuale.
Lei si schiar la gola. No di certo. Sarebbe...
Sconveniente? E chi lo sapr mai? Qui ci siamo solo tu e io. E, francamente, un po7 di piacere
non mi farebbe schifo, al momento.
Jane chiuse gli occhi. Non si era eccitato pensando a lei, lo sapeva. In pi, non poteva mica
saltargli addosso e approfittarsi di lui. Per voleva davvero vedere com'era quando...
Jane? Guardami. Come se fossero sotto il controllo del paziente, i suoi occhi si alzarono
lentamente fino a incontrare quelli di lui. Non la mia faccia, Jane. Devi guardare la mia mano.
Subito.
Lei ubbid; non la sfior nemmeno il pensiero che poteva anche non farlo. Appena lo fece, la
mano guantata lasci andare le lenzuola e si chiuse intorno al membro turgido. Soffiando fuori il fiato
tutto in una volta, il paziente fece scorrere la mano su e gi, lungo la verga, il cuoio nero del guanto in
netto contrasto con il rosa acceso del suo sesso. Oh... mio... Dio.
Vuoi farlo tu, vero? disse lui in tono aspro. Non perch mi desideri, ma perch ti stai
chiedendo come sarebbe, e cosa mi succede quando vengo.
Intanto continuava ad accarezzarsi e lei non capiva pi niente. Era stordita, completamente,
Non  cos, Jane? Aveva il respiro sempre pi corto. Vuoi sapere cosa si prova a toccarmi.
Che versi farei. Che odore avrei.
Non stava facendo di s con la testa, vero? Cazzo, s che lo stava facendo.
Dammi la mano, Jane. Lascia che la posi qui sul mio corpo. Anche se la tua curiosit 
puramente professionale, voglio che tu mi faccia venire.
Credevo... credevo che gli umani non ti piacessero.
E cos, infatti.
E io cosa credi che sia, allora?
Voglio la tua mano, Jane. Subito.
Non le piaceva prendere ordini da nessuno, uomini o donne non aveva importanza. Ma quando
un ordine erotico come quello veniva pronunciato da un magnifico esemplare di maschio come quello...
che per di pi era steso nudo a gambe larghe davanti ai suoi occhi, eccitatissimo... era praticamente
impossibile rifiutare.
Dopo se ne sarebbe pentita amaramente. Ma adesso voleva solo ubbidire.
Mise la pezzuola nella padella e - non riusciva ancora a crederci - tese la mano verso di lui. Lui
prese quello che gli stava offrendo, prese quello che le aveva ordinato di dargli, e se la port alla bocca.
Con gesto lento e deliberato le lecc il centro del palmo, quasi assaporandolo con volutt, in una
carezza calda e umida della lingua. Poi si mise la mano sull'erezione.
Ansimarono entrambi. Era duro come il marmo, infuocato, e grosso pi del polso di lei. Mentre
lo sentiva fremere nella sua stretta, una parte di lei si chiedeva cosa diavolo stesse facendo, mentre
l'altra, quella sessuale, prendeva vita. Cosa che la gett nel panico. Dando un giro di vite ai sentimenti,
fece appello alla capacit di straniamento affinata nei lunghi anni di esperienza in ambito medico... e
tenne la mano dov'era.
Lo accarezz, sentendo la sottile membrana vellutata scivolare sopra la verga rigida. Lui
schiuse la bocca, dimenandosi nel letto; la vista di quel corpo che si inarcava la riemp di piacere.
Merda... Quel maschio era sesso allo stato puro, era privo di imbarazzi e inibizioni: un orgasmo che
montava a poco a poco, come le nubi che si addensano prima di un temporale.
Jane guard in gi. Quella mano guantata, stretta sotto quella di lei, era cos maledettamente
erotica, e le dita sfioravano appena la base del pene, coprendo il tessuto mal cicatrizzato.
Come ti sembro, Jane? sussurr roco lui. Quando mi tocchi sono diverso da un uomo?
S. Sei meglio. No. Sei identico. Spost lo sguardo sulle sue zanne, affondate nel labbro
carnoso. Sembravano pi lunghe; ebbe la sensazione che sesso e sangue fossero strettamente legati.
Be', nell'aspetto non sei proprio identico a un uomo, naturalmente.
Qualcosa pass fugace sul volto di lui, come un'ombra, e la sua mano scivol ancora pi gi, tra
le cosce. All'inizio Jane pens che si stesse accarezzando il testicolo, poi invece cap che voleva
nascondersi ai suoi occhi.
Ebbe una stretta al cuore, repentina come un fiammifero che si accende, poi per lui gett la
testa all'indietro con un gemito gutturale e i capelli corvini si allargarono sul guanciale nero. Quando
flett i fianchi verso l'alto, i muscoli dell'addome si contrassero in rapida successione e i tatuaggi sul
pube si allargarono prima di tornare alla normalit.
Pi veloce, Jane. Adesso devi farlo pi veloce.
Lui pieg una delle gambe e le costole cominciarono a pompare con vigore. Il velo di sudore
formatosi su quella splendida pelle glabra riluceva al soffuso chiarore dell'abat-jour. Era quasi al
limite... e pi si avvicinava, pi Jane si rendeva conto che stava facendo tutto questo perch voleva
farlo. La storia della curiosit professionale era una bugia: lui la affascinava per ben altri motivi.
Continu a pomparlo, concentrando la frizione sulla sommit del pene, grossa come una
prugna.
Non fermarti... Cazzo... gracchi lui, le spalle e il collo tesi allo spasimo, i pettorali contratti a
pi non posso.
All'improvviso i suoi occhi si spalancarono, lucenti come stelle.
Poi scopr le zanne, ormai al massimo della lunghezza, e grid il suo piacere. Venne con gli
occhi fissi sul collo di Jane, e l'orgasmo si protrasse per un tempo che le parve infinito, tanto che si
chiese se non ne avesse avuti due di seguito. O anche di pi. Dio.... che spettacolo, e al culmine del
piacre quel meraviglioso odore di spezie riemp la stanza; Jane lo sentiva nelle narici, lo respirava al
posto dell'aria.
Quando lui giacque immobile Jane lo lasci andare e us il panno per pulirgli il ventre e il
petto. Poi senza indugio si alz in piedi, rimpiangendo di non poter stare un po' da sola.
Lui la osservava di sottecchi. Hai visto, disse con voce aspra, Preciso identico a un uomo.
Neanche un po'. S.
Lui si tir il piumone sopra il bacino e chiuse gli occhi. Usa pure la doccia, se vuoi.
Con goffa frenesia, Jane corse in bagno con padella e pezzuola. Forse una doccia calda e un
cambio d'abito le avrebbe schiarito le idee, pens puntellandosi con le mani sul lavandino... perch al
momento non riusciva a vedere altro che lui nel momento dell'orgasmo, quando aveva eiaculato sopra
la sua mano e sopra se stesso.
Sopraffatta, torn in camera da letto a prendere alcune cose dalla sua sacca da viaggio,
ricordando a se stessa che quella situazione non era reale, non faceva parte della sua realt. Era solo un
intoppo, un contrattempo, un nodo nella trama ordinata della sua esistenza, era come se il suo destino
avesse preso l'influenza.
Non era reale.
Finito di fare lezione, Phury torn in camera sua e si cambi, sostituendo la camicia di seta nera
e i calzoni di cachemire color panna con la tenuta da combattimento. Tecnicamente quella sera era il
suo turno di riposo, ma con V fuori uso serviva un altro paio di braccia.
Per lui andava benissimo. Meglio essere fuori, per strada, a caccia di Lesser che trovarsi
invischiato in quella rogna tra Z, Bella e la sua gravidanza.
Si agganci il fodero al petto, vi fece scivolare dentro due pugnali col manico all'ingi e prese
due SIG Sauer, una per fianco. Uscendo, si mise il giaccone di pelle e tast la tasca interna per
assicurarsi di avere un paio di spinelli e un accendino.
Scese di corsa lo scalone augurandosi di non incrociare nessuno. .. ce l'aveva quasi fatta quando
venne beccato. Bella lo chiam proprio mentre stava mettendo piede nel vestibolo, e il rumore dei suoi
passi che attraversavano il pavimento a mosaico dell'atrio gli fece capire che doveva fermarsi.
Non sei venuto all'Ultimo Pasto, disse lei.
Stavo facendo lezione. Le lanci un'occhiata da sopra la spalla e fu sollevato nei vedere che
stava benissimo, la carnagione era luminosa, gli occhi limpidi.
Ma hai mangiato qualcosa?
S, ment lui.
Okay... be'... non dovresti aspettare Rhage?
Siamo d'accordo di vederci dopo.
Phury, stai bene?
Non doveva dire niente, si disse lui. Aveva gi archiviato l'argomento col suo discorsetto di
incoraggiamento a Z. Non erano assolutamente affari suoi...
Ma come sempre, con Bella, non seppe controllarsi. Credo che dovresti parlare con Z.
Lei inclin la testa di lato e i lunghi capelli le scivolarono gi dalla spalla. Dio, com'erano belli.
Cos scuri, senza essere neri. Facevano pensare a un bel mogano laccato con cura, ricco di sfumature
rosse e marrone intenso.
A che proposito?
Merda, proprio non avrebbe dovuto impicciarsi. Se gli stai nascondendo qualcosa, qualunque
cosa... devi dirglielo.
Lei socchiuse gli occhi, poi distolse lo sguardo cambiando posizione, spost il peso da un piede
all'altro e incroci le braccia sul petto. Io... ehm, non ti chieder come fai a saperlo, ma immagino che
te l'abbia detto Z. Oh... accidenti. Volevo parlargliene dopo aver visto Havers, stasera. Ho gi preso
appuntamento.
Quanto  grave? L'emorragia, intendo.
Non molto. Ecco perch non volevo dire niente prima della visita di controllo. Dio, Phury, sai
com' fatto Z. E gi abbastanza nervoso per la gravidanza. E preoccupato da morire. Sono terrorizzata
all'idea che possa distrarsi sul campo e finire col farsi del male.
S, ma capisci, adesso  anche peggio perch non sa cosa sta succedendo. Parlagli. Devi farlo.
Non perder la testa, vedrai. Per te sapr mantenere il controllo.
Era arrabbiato?
Un pochino, forse. Ma pi che altro  in pensiero. Non  stupido. Sa perch non hai voluto
dirgli che c' un problema. Senti, fatti accompagnare da lui, stasera, okay?  giusto che ci sia anche
lui.
Bella aveva gli occhi lucidi. Hai ragione. Hai ragione, lo so. E solo che voglio proteggerlo.
 esattamente quello che vuole fare anche lui. Portalo con te.
Nel silenzio che segu, Phury si disse che toccava a Bella vedersela con l'indecisione che le
leggeva negli occhi. Lui aveva detto quello che doveva dire.
Stammi bene, Bella.
Fece per voltarsi, ma lei gli prese la mano. Grazie. Per non essere arrabbiato con me.
Per un attimo Phury fece finta che dentro di lei ci fosse suo figlio, non quello del suo gemello,
immagin di poterla stringere a s, di accompagnarla dal dottore per poi abbracciarla.
Con delicatezza le prese il polso e si liber dalla sua stretta; la mano di lei scivol via dalla sua
pelle con una morbida carezza che pungeva pi del filo spinato. Sei l'amore del mio fratello gemello.
Non potrei mai avercela con te.
Attravers il vestibolo e usc nella notte fredda e ventosa. Era proprio vro, pens, non avrebbe
mai potuto essere in collera con lei. E con se stesso, invece? Nessun problema.
Si smaterializz verso il centro di Caldwell. Puntava a una collisione di qualche tipo, lo sapeva.
Non sapeva dove fosse il muro contro cui andare a schiantarsi o di cosa fosse fatto, cos come non
sapeva se ci si sarebbe sfracellato contro di proposito lanciandosi a tutta velocit contro di esso, o se
invece avrebbe fatto in modo che qualcun altro, o qualcos'altro, ce lo sbattesse contro.
Ma nelle tenebre pi fitte un muro lo aspettava. E parte di lui si chiedeva se per caso non ci
fosse stampata sopra una E a caratteri cubitali. E come eroina.
Capitolo 17
V segui con gli occhi Jane che andava in bagno. Quando ruot su se stessa per posare il cambio
di vestiti sul piano del lavandino, il profilo del suo corpo disegn una elegante curva a S su cui lui sent
il bisogno di mettere le mani, la bocca, che sent il bisogno di penetrare col proprio corpo.
La porta si chiuse, l'acqua della doccia cominci a scorrere e lui imprec. Dio... era stato cos
bello sentire la sua mano, lo aveva fatto volare pi in alto di tutto il sesso estremo degli ultimi tempi.
Ma era stata una cosa a senso unico. Non aveva sentito l'odore della sua eccitazione. Per lei era stata
solo una funzione biologica da esplorare, niente di pi.
In tutta sincerit, era convinto che vederlo godere forse l'avrebbe mandata su di giri... il che era
pazzesco, visto quello che c'era sotto la sua cintola. No, nessuno sano di mente avrebbe pensato, Oh, s,
dai, diamo un po' un'occhiata a questo fenomeno da baraccone con una palla sola.
Che poi era il motivo per cui non si toglieva mai i calzoni, quando faceva sesso.
Mentre ascoltava lo scroscio dell'acqua nella doccia, la sua eccitazione si plac e le zanne si
ritrassero. Buffo, quando Jane lo aveva toccato era successa una cosa che lo aveva sorpreso: gli era
venuta voglia di, morderla... e non perch fosse affamato, ma perch voleva sentire in bocca il suo
sapore e voleva lasciarle il segno dei denti sul collo. Non era da lui, cazzo, proprio per niente. Di solito
lui mordeva le femmine solo se costretto, e la cosa non gli piaceva mai in modo particolare.
Con Jane, invece, moriva dalla voglia di affondare le zanne in una vena e succhiare il sangue
che scorreva dentro il suo cuore.
L'acqua della doccia smise di scorrere e V fu assalito dal desiderio di stare in quel bagno
insieme a lei. Non riusciva a pensare ad altro. Gli sembrava di vederla, tutta nuda e bagnata, la pelle
arrossata dal calore. Cavolo, aveva voglia di scoprire com'era la sua nuca. E la porzione di pelle in
mezzo alle scapole. E le due fossette alla base della spina dorsale. Voleva far scorrere le labbra sul suo
corpo, dalla clavicola all'ombelico... e poi assaggiarla in mezzo alle cosce.
Merda, gli stava venendo duro di nuovo. Ed era perfettamente inutile. Lei ormai aveva
soddisfatto la sua curiosit, perch mai avrebbe dovuto abbassarsi a gettargli un osso facendolo godere
di nuovo? E poi, quand'anche fosse stata attratta da lui, aveva gi qualcuno, giusto? Con un ringhio
feroce, ripens a quella specie di dottore con i capelli scuri che la aspettava l fuori, nella vita vera.
Quel tizio era un umano, come lei, e di sicuro non gli mancava niente, in quanto a virilit.
Al solo pensiero di quel bastardo che la rendeva felice, non solo di giorno ma anche di notte, tra
le lenzuola, sent come una fitta al petto. Cazzo.
Si copr gli occhi col braccio, chiedendosi quando accidenti avesse subito un trapianto di
personalit. Jane lo aveva operato al cuore, non alla testa, ma da quando era salito sul suo tavolo
operatorio non era pi quello di prima. Voleva che lei lo vedesse come il suo compagno, era pi forte
di lui... anche se era impossibile, per tutta una serie di motivi: lui era un vampiro mezzo castrato... e
oltretutto stava per diventare Primale, era solo questione di giorni.
Pens a quello che lo attendeva dall'Altra Parte. Pur non volendo rivangare il passato, non riusc
a trattenersi. Torn con la mente a ci che gli avevano fatto, a ci che aveva messo in moto gli
ingranaggi delle sevizie che lo avevano ridotto a un maschio dimezzato.
Forse una settimana dopo che suo padre aveva bruciato i suoi libri, Vishous era stato sorpreso
mentre usciva da dietro il paravento che nascondeva le pitture rupestri. Era stato il diario del
guerriero Darius a segnare la sua rovina. Per giorni e giorni Vishous aveva evitato il suo prezioso
tesoro, ma alla fine aveva ceduto. Le sue mani bramavano di stringerlo, di sentirne ancora il peso, i
suoi occhi bramavano la vista delle parole, la sua mente bramava le immagini che sapeva evocare, il
suo cuore bramava il legame profondo che sentiva con l'autore del diario.
Era troppo solo per resistere.
Fu una puttana della cucina a sorprenderlo; sul momento entrambi rimasero impietriti. V non
sapeva come si chiamasse, ma aveva la stessa faccia di tutte le femmine del campo: gli occhi duri, la
pelle segnata dalle rughe, la bocca ridotta a una linea sottile. Il suo collo era martoriato dai morsi dei
maschi che l'avevano usata per nutrirsi la sua veste era lurida e con l'orlo tutto sfilacciato. Stringeva
in mano un rozzo badile e si trascinava dietro una carriola con una ruota rotta. Evidentemente le era
toccato l'ingrato compito di vuotare le latrine.
La femmina guard la mano di V, quasi si trattasse di un'arma.
Vishous di proposito la strinse a pugno. Se fiati potresti pentitene, non credi?
Lei sbianc e corse via, lasciando cadere il badile.
La notizia di quanto era accaduto tra lui e l'altro pretrans aveva fatto il giro del campo. Se
adesso tutti lo temevano, tanto meglio. Per proteggere l'unico libro rimastogli era pronto a minacciare
chiunque, femmine comprese, e non se ne vergognava affatto. Secondo la legge di suo padre nessuno
era al sicuro, l al campo: potendo, la femmina avrebbe sfruttato a proprio vantaggio ci che aveva
visto, ne era pi che certo. Le cose funzionavano cos.
Usc dalla grotta attraverso una delle gallerie scavate nella montagna, ed emerse in un folto di
rovi. L'inverno stava arrivando a grandi passi, il freddo rendeva l'aria pi densa, quasi solida. Un po'
pi avanti sent scorrere il ruscello e gli venne voglia di bere; si inerpic su per il declivio coperto di
pini, restando nascosto. Uscito allo scoperto, si tenne a distanza dall'acqua ancora per un tratto, non
solo perch cos gli avevano insegnato e per non essere punito, ma anche perch, nella sua condizione
di pretrans, non sarebbe stato in grado di misurarsi con nessun eventuale aggressore, vampiro, umano
o animale che fosse.
Al calar della sera, i pretrans cercavano di riempirsi lo stomaco al ruscello; Vishous sent il
rumore dei compagni che pescavano. Si erano radunati nel punto pi largo del torrente, dove l'acqua
formava una pozza. V li evit, scegliendo un punto un po' pi a monte.
Da una bisaccia di cuoio estrasse una lunga lenza con in fondo un amo rudimentale e un
luccicante peso d'argento. Gett il suo misero equipaggiamento da pescatore nell'acqua turbinosa e
subito sent la lenza che si tendeva. And a sedersi su una roccia e leg la lenza intorno a un bastone,
stringendola tra le mani.
L'attesa non fu n gravosa n amena, e quando pi a valle sent un alterco, non vi prest la
minima attenzione. Anche le scaramucce erano frequenti, al campo. Era facile immaginare il motivo
della lite tra gli altri pretrans.* se anche avevi pescato un pesce non significava che potevi tenertelo.
Stava fissando la corrente impetuosa, quando sent una stranissima sensazione dietro al collo...
come se qualcuno gli avesse battuto sulla nuca.
Balz in piedi lasciando cadere a terra la canna da pesca, ma alle sue spalle non c'era
nessuno. Fiut l'aria, scrut gli alberi. Niente.
Si chin per recuperare la canna, ma proprio allora il bastone sfugg alla sua portata,
scivolando lungo la riva perch un pesce aveva abboccato. Vishous si lanci in avanti, ma non pot far
altro che osservare impotente la canna che cadeva nell'acqua. Imprecando, cerc di raggiungerla
saltando di roccia in roccia, inseguendola lungo il torrente, sempre pi a valle.
All'improvviso incapp in un altro pretrans.
Quello che aveva picchiato col suo libro. Stava risalendo il ruscello con in mano una trota che,
a giudicare dalla rapace soddisfazione nei suoi occhi, doveva aver rubato a qualcun altro. Anche lui
vide Vishous; proprio in quel mentre la canna con attaccata la preda di V gli pass accanto e lui si
ferm. Con un grido di trionfo si ficc in tasca il pesce ancora vivo e prese a rincorrere quello di V...
anche se ci lo riportava verso i suoi inseguitori.
Forse per via della reputazione di Vishous, gli altri ragazzi si fecero da parte quando lo videro
correre dietro al pretrans; tutti abbandonarono l'inseguimento di poco prima trasformandosi in
spettatori, e lo seguirono trotterellando.
Il pretrans era pi veloce di Vishous, si muoveva in modo spericolato di pietra in pietra mentre
V era pi prudente. Le suole di cuoio dei suoi rozzi stivali erano bagnate e il muschio che cresceva sul
lato in ombra delle rocce era scivoloso come grasso di maiale. La sua preda lo stava distanziando, ma
Vishous decise di procedere comunque con cautela per non rischiare di cadere.
Nel punto in cui il torrente s allargava nella pozza dove gli altri poco prima stavano pescando,
il pretrans salt su una pietra piatta e liscia, arrivando vicino al pesce agganciato all'amo di V.
Mentre si allungava per afferrare la canna, tuttavia, perse l'equilibrio... e il piede cedette di schianto
sotto di lui.
Con l'aggraziata lentezza di una piuma, il pretrans cadde a testa in gi nel ruscello vorticoso. Il
rumore sordo della tempia che batteva contro una roccia appena sotto il pelo dell'acqua, risuon come
un'ascia che si abbatte su un ceppo. Mentre il suo corpo si afflosciava inerte, la canna da pesca venne
trascinato via dalla corrente.
Quando lo raggiunse, V ripens alla visione di qualche tempo prima. Evidentemente era
sbagliata. Il pretrans non era morto in cima a una montagna col volto baciato dal sole e il vento tra i
capelli. Era morto l, adesso, tra le braccia del fiume.
Fu un certo qual sollievo.
Vishous rimase a guardare il ragazzo che veniva trascinato dalla corrente fin dentro la pozza
scura. Appena prima di affondare, rotol a faccia in su.
Dalle labbra immote usc una scia di bollicine che salirono in superficie a catturare la luce
della luna. Vishous si meravigli di fronte allo spettacolo della morte. Cera una tale quiete, dopo il suo
arrivo. Qualunque fosse l'alterco, la baruffa o il gesto che aveva determinato la liberazione dell'anima
e il suo ingresso nel Fado, ci che seguiva assomigliava al silenzio quasi palpabile di una nevicata.
Senza pensarci, V immerse la mano destra nell'acqua gelida.
All'improvviso una luce si diffuse nella pozza, una luce che emanava dal suo palmo... e il volto
del pretrans venne illuminato come se fosse in pieno sole. Vishous trattenne un'esclamazione di
stupore. La visione si era realizzata, esattamente come aveva previsto: il velo che offuscava l'immagine
in realt era l'acqua, e i capelli del ragazzo non erano agitati dal vento, ma fluttuavano avanti e
indietro mossi dalle correnti sul fondo della pozza.
Che cosa hai fatto all'acqua? disse una voce.
Vishous alz lo sguardo. Gli altri ragazzi, allineati lungo l'ansa del fiume, lo fissavano.
V tir fuori di scatto la mano dall'acqua nascondendola dietro la schiena. Immediatamente la
luce nella pozza si spense, lasciando il morto alle tenebrose profondit del torrente come dopo una
sepoltura.
Vishous si raddrizz e guard quelli che ora, ne era certo, non erano pi semplicemente i suoi
rivali nell'accaparrarsi il poco cibo e le pochissime comodit del campo, 'ma erano diventati i suoi
nemici. La coesione tra quei giovani che se ne stavano l in gruppo, spalla contro spalla, gli fece
capire che, per quanto all'interno del grembo sterile del campo fossero in competizione tra loro,
adesso erano uniti da un pensiero comune.
Lui era un reietto.
V batt le palpebre ripensando a ci che era accaduto in seguito. Buffo, non riuscivi mai a
prevedere la curva fatale sulla strada, la svolta resa insidiosa da un invisibile strato di ghiaccio. Aveva
dato per scontato che gli altri pretrans lo avrebbero scacciato dal campo, che uno dopo l'altro, superata
la transizione, si sarebbero coalizzati contro di lui. Ma al fato piacevano le sorprese, no?
Rotol su un fianco, deciso a dormire un po', ma quando la porta del bagno si apr, non pot
fare a meno di socchiudere un occhio. Jane si era cambiata e adesso indossava una camicetta bianca
button-down e un paio di comodi pantaloni da yoga neri. Aveva il volto arrossato per il calore della
doccia e i capelli dritti e umidi. Era magnifica.
Lo guard di sfuggita, una rapida occhiata da cui doveva aver dedotto che si era addormentato;
poi and a sedersi sulla poltrona nell'angolo. Raccolse le gambe contro il petto, strinse a s le ginocchia
e abbass il mento. Sembrava cos fragile in quella posa, un mucchietto di ossa e di carne
nell'abbraccio della poltrona.
Vishous chiuse l'occhio semiaperto. Stava da cani. Dopo un sonno durato secoli, la sua
coscienza si era ridestata e gli rimordeva. Altre sei ore e sarebbe guarito completamente, non poteva
fingere il contrario. Il che significava che la missione di Jane poteva dirsi conclusa. Avrebbe dovuto
liberarla al tramonto, quella sera stessa.
Ma la visione che aveva avuto all'ospedale? Quella in cui l'aveva vista ferma su una soglia
inondata di luce? Ah, cavolo, forse era stata solo un'allucinazione...
Si accigli; nella stanza c'era uno strano odore. Ma cosa diavolo... ?
Inspir a fondo e subito gli venne duro, l'uccello divenne sempre pi grosso e pesante sul
ventre. Guard Jane, all'altro capo della stanza. Aveva gli occhi chiusi, le labbra socchiuse, la fronte
aggrottata... ed era eccitata. Forse anche un po' a disagio, ma decisamente eccitata.
Stava pensando a lui? Oppure a quell'umano?
protese le antenne della mente senza molta speranza di riuscire a insinuarsi nella sua testa.
Quando le sue visioni erano sparite, altrettanto era accaduto al flusso ininterrotto dei pensieri altrui,
quelli che a volte captava suo malgrado e altre volte coglieva di proposito...
Nella sua mente Jane stava vedendo lui Vishous.
Oh, cazzo, s Era proprio lui, che inarcava la schiena sul letto, contraendo gli addominali e
spingendo i fianchi verso l'alto mentre lei lo masturbava. Era accaduto un attimo prima di venire,
quando aveva tolto la mano guantata da sotto all'uccello aggrappandosi al piumone.
La sua dottoressa lo desiderava anche se era mezzo castrato, anche se era un vampiro che la
stava trattenendo contro la sua volont. E si struggeva. Si struggeva per lui.
sorrise con le zanne che si allungavano, premendo per uscire dalla bocca.
Be', era il momento giusto per darsi alla filantropia. E alleviare almeno in parte le pene di quella
poveretta...
Con gli stivali ben piantati per terra, le gambe larghe e i pugni stretti lungo i fianchi, Phury
torreggiava sopra il Lesser che aveva appena tramortito con una micidiale botta alla tempia. Il bastardo
era steso a faccia in gi sopra un cumulo di neve sporca, braccia e gambe afflosciate, inerti, il giaccone
di pelle strappato sulla schiena dopo il corpo a corpo.
Phury trasse un profondo respiro. Ci si pu comportare da gentiluomini anche quando si uccide
il proprio nemico, anche nel pieno della guerra c' un modo onorevole di dare la morte a coloro che si
odiano.
Phury guard a destra e a sinistra nel vicolo, fiutando l'aria. Nessun umano. Nessun altro
Lesser. E nessuno dei suoi fratelli.
Si chin sull'assassino. Gi, quando fai fuori i tuoi nemici devi tenere una certa condotta.
Ma stavolta no.
Phury sollev il Lesser afferrandolo per la cintura di cuoio e per i capelli bianchi e, a mo' di
ariete, lo sbatt con la testa contro un edificio in mattoni. Nel vicolo risuon un tonfo sordo di carne
spappolata quando il lobo frontale si spiaccic contro il muro e la colonna vertebrale sfond la base del
cranio.
Ma quella carogna non era ancora morta. Per uccidere un Lesser bisognava pugnalarlo al petto,
lasciandolo cos com'era lo si condannava a un perpetuo stato di decomposizione fino a quando
l'Omega non avesse recuperato il cadavere.
Phury lo trascin per un braccio fin dietro un cassonetto dell'immondizia e sfoder un pugnale,
ma non lo us per rispedirlo dal suo padrone. La rabbia, un'emozione che detestava, una forza che si
era sempre trattenuto dal riversare sulle persone e sugli eventi, aveva cominciato a farsi sentire con
prepotenza tramutandosi in un impulso ingovernabile.
La crudelt delle sue azioni era una macchia sulla sua coscienza. Anche se la sua vittima era un
killer amorale che venti minuti prima stava per uccidere due civili, ci che Phury stava facendo era
comunque sbagliato. I due civili erano salvi. Il nemico non era pi in condizione di nuocere. Avrebbe
dovuto eliminarlo in modo pulito.
Invece non si ferm.
Ignorando i suoi ululati di dolore, Phury continu ad accanirsi contro di lui; mani e lama si
muovevano rapide trapassandogli pelle e organi vitali odorosi di talco per neonati. Il sangue del Lesser,
nero e lucido, scorreva sull'asfalto e copriva le braccia di Phury, imbrattando i suoi stivali e schizzando
sui calzoni di pelle.
Mentre continuava a pugnalarlo selvaggiamente, il Lesser divenne come uno di quegli attrezzi
che si usano in palestra, uno strumento per sfogare la furia e l'odio che nutriva verso se stesso. Ci che
stava facendo peggior ulteriormente l'opinione che aveva di s, com'era giusto e naturale, ma lui non
si ferm. Non poteva fermarsi. Il suo sangue era propano e le sue emozioni fiamme: la combustione era
inevitabile, una volta innescata.
Concentrato com'era sul suo piano raccapricciante, non si accorse che da dietro si stava
avvicinando un altro Lesser. L'odore di borotalco lo invest appena prima che il non morto lo colpisse e
solo per un soffio riusc a schivare la mazza da baseball destinata al suo cranio.
La sua rabbia cambi bersaglio, spostandosi dal Lesser infermo a quello ancora in piedi; con il
suo DNA da guerriero che ruggiva nelle vene, Phury part all'attacco. Levando in alto il pugnale nero,
caric a testa bassa puntando all'addome.
Ma l'impresa non gli riusc. Il Lesser lo centr alla spalla con la mazza, poi, con uno scatto
all'indietro, gli assest un colpo tremendo alla gamba buona prendendolo al ginocchio. Accasciandosi
su se stesso, Phury cerc di non lasciarsi sfuggire il pugnale, ma il non morto sembrava Jos Conseco,
il campione di baseball, con la sua mazza di alluminio. Un altro colpo e il pugnale di Phury vol via,
roteando su se stesso prima di rimbalzare sull'asfalto bagnato.
Il Lesser gli balz sopra il petto e lo tenne gi per la gola, soffocandolo con una presa a una
mano sola solida come un cavo d'acciaio. Con la trachea schiacciata, Phury afferr il polso del nemico,
poi per l'ipossia divenne l'ultima delle sue preoccupazioni. Il Lesser cambi presa sulla mazza,
afferrandola al centro, poi, con letale lucidit, sollev in alto il braccio e cal il manico con forza sulla
faccia di Phury.
Il dolore esplose come una bomba nella guancia e nell'occhio e le sue schegge incandescenti
rimbalzarono nel resto del corpo.
E fu... stranamente piacevole. Spazz via tutto quanto. L'impatto raggelante e il pulsare elettrico
immediatamente successivo avevano cancellato tutto il resto. Phury non sentiva nient'altro.
E la cosa gli piacque.
Attraverso l'unico occhio che ancora funzionava, vide il Lesser alzare di nuovo la mazza, a mo'
di pistone. Senza neanche prepararsi a incassare il colpo, si limit a osservare la cinetica all'opera: i
muscoli che adesso, con perfetta coordinazione, alzavano quel lucido pezzo di metallo, si sarebbero
contratti appena prima di abbatterglielo di nuovo in faccia.
Ci siamo, adesso arriva il colpo di grazia, pens con indifferenza. U suo osso orbitale era gi in
frantumi, o come minimo incrinato, un'altra botta e non sarebbe pi stato in grado di proteggere la
materia grigia.
Gli torn in mente il ritratto di Bella che aveva disegnato, rivide ci che aveva fissato sulla
carta: lei, seduta al tavolo della sala da pranzo, voltata verso il suo gemello, l'amore che li univa
tangibile e bello come un drappo di seta, forte e resistente come acciaio temperato.
Recit un'antica preghiera nell'Antico Idioma per loro due e per il loro piccolo, augurando ogni
bene a tutti e tre finch, in un lontano, lontanissimo futuro, li avrebbe ritrovati nel Fado. Finch non
rinasceremo a nuova vita, cos terminava la preghiera.
Lasci andare il polso del Lesser ripetendo all'infinito quella frase, chiedendosi quale, di quelle
sei parole, sarebbe stata l'ultima che avrebbe pronunciato prima di morire.
Ma non ci fu alcun impatto. Il Lesser che gli stava sopra spar, vol via dal suo petto come un
burattino che qualcuno aveva tirato per i fili.
Phury rimase sdraiato, immobile, respirando a fatica, mentre nel vicolo riecheggiavano una
serie di grugniti; poi ci fu un lampo di luce accecante. Con tutte le endorfine alla riscossa, fu pervaso da
un piacevole senso di euforia, uno sballo da tossico che lo rese radioso come una botta di salute, ma
che in realt stava a dimostrare che era nella merda fino al collo.
Gli avevano gi dato il colpo di grazia? O quella prima mazzata era bastata a provocargli
un'emorragia cerebrale?
Poco importava. Andava bene cos. Era tutto molto piacevole. Chiss se era questo che si
provava quando si faceva sesso. O meglio, dopo averlo fatto. Un profondo senso di rilassatezza e
nient'al- tro.
Ripens a quando Zsadist gli era andato vicino, nel bel mezzo di quella festa, mesi prima, con
un borsone in mano e una richiesta infernale negli occhi. Quello che il suo gemello gli aveva chiesto lo
aveva nauseato, ma lui lo aveva seguito comunque in palestra massacrandolo di botte.
Non era la prima volta che Zsadist sentiva il bisogno di quel genere di sfogo.
Phury aveva sempre detestato picchiarlo, come Z pretendeva che lui facesse, non aveva mai
capito il perch di quell'impulso masochistico. Adesso invece gli era chiaro. Era fantastico. Niente
aveva pi importanza. Era come se la vita vera fosse un lontano temporale che non ti avrebbe mai
raggiunto perch non eri pi sulla sua strada.
Anche la voce di Rhage gli giunse come da una distanza infinita. Phury? Adesso vengono a
prenderci, li ho gi avvertiti. Devi farti vedere da Havers.
Phury cerc di parlare, ma la mascella di rifiut di fare il suo dovere, era come se qualcuno
l'avesse incollata. Evidentemente aveva gi cominciato a gonfiarsi, cos si accontent di scuotere la
testa.
Il volto di Rhage entr nel suo campo visivo dimezzato. Havers ti...
Phury scosse di nuovo la testa. Quella sera Bella sarebbe andata alla clinica per quelle perdite di
sangue. Se rischiava un aborto spontaneo, non voleva essere lui a darle il colpo di grazia presentandosi
conciato in quel modo.
No... Havers... gracchi a fatica.
Fratello, visto come sei ridotto non possiamo arrangiarci con la cassetta del pronto soccorso.
Il volto perfetto di Rhage era una maschera di calma deliberata. Il che significava che era sinceramente
preoccupato.
A casa.
Rhage imprec, ma prima che potesse tornare alla carica per convincerlo a passare da Havers,
un'auto svolt nel vicolo accecandolo con la luce dei fari.
Merda. Rhage sollev prontamente Phury da terra, rifugiandosi dietro un cassonetto
dell'immondizia.
E si ritrov proprio accanto al Lesser su cui Phury aveva infierito.
Ma che cazzo...? mormor Rhage, mentre una Lexus dagli enormi cerchioni cromati passava
davanti al cassonetto con l'autoradio che pompava rap a manetta.
Rhage la lasci passare; poi, socchiudendo gli occhi verde-azzurri, disse, Sei stato tu?
Brutto... scontro... tutto qua, sussurr Phury. Portami a casa.
Chiuse l'occhio sano. Quella notte aveva imparato una cosa. Il dolore era un bene e, se
immagazzinato nelle giuste circostanze, era meno vergognoso dell'eroina. Pi facile da trovare, anche,
perch poteva essere un sottoprodotto legittimo del suo lavoro.
Era assolutamente perfetto.
Seduta in poltrona di fronte al letto del paziente, Jane teneva la testa bassa e gli occhi chiusi.
Non riusciva a smettere di pensare a quello che gli aveva fatto... e a quello che lui aveva fatto di
conseguenza. Lo rivide nel momento dell'orgasmo, la testa riversa al- l'indietro, le zanne scintillanti, il
seme che zampillava fuori dal suo membro, stretto nella mano di lei, mentre il fiato gli entrava in gola
con un ansito e usciva con un gemito.
Si agit sulla poltrona, accaldata. E non perch il termosifone ci stesse dando dentro.
Dio, non riusciva proprio a smettere; ripensava in continuazione a quella scena, tanto che a un
bel momento dovette schiudere le labbra per respirare. A un certo punto, durante quell'incessante
replay, sent come una fitta alla testa, come quando si tiene il collo in una posizione strana, ma poi si
assop.
Neanche a dirlo, il suo subconscio riprese la corsa da dove la memoria l'aveva interrotta.
Il sogno ebbe inizio quando qualcosa le tocc la spalla, qualcosa di caldo e pesante. Fu una
sensazione di sollievo, le piaceva il modo in cui lentamente scendeva lungo il bracco, il polso e la
mano. Qualcuno le prese le dita e le strinse con forza, poi le allarg per baciarla al centro del palmo.
Sent due labbra morbide, un respiro caldo e la carezza vellutata di... un pizzetto.
Ci fu una pausa, come se qualcuno avesse chiesto il permesso di continuare.
Jane sapeva esattamente chi stava sognando. E sapeva esattamente cosa stava per succedere in
quella fantasia, se avesse accettato di continuare.
S, sussurr nel sonno.
Le mani del paziente si posarono sui suoi polpacci sollevandole le gambe dalla poltrona, poi
qualcosa di grosso e caldo si insinu tra le sue cosce, divaricandole. Il suo inguine... oh, Dio, sent
l'erezione contro la vulva, il membro rigido premeva con vigore contro le morbide mutandine che
aveva indosso. Lui le spost il colletto della camicia e pos la bocca sul suo collo; le labbra aderirono
alla pelle, succhiando, mentre il pene dava inizio a un ritmico avanti e indietro. Una mano si pos sul
suo seno, poi scese verso l'addome. Gi fino al fianco. Ancora pi gi, fino a prendere il posto del
pene.
Jane s'inarc con un grido mentre due punte acuminate le scivolavano su per il collo, fino alla
base della mascella. Zanne.
Sent scorrere nelle vene la paura. Insieme a una vampata di sesso ad alto potenziale erotico.
Prima che riuscisse a distinguere tra quei due estremi, lui stacc la bocca dal suo collo
posandola sul seno. Prese a succhiarla attraverso la camicetta senza smettere di stuzzicare la vulva,
titillando quello che era gi pronto per lui, che gi smaniava per lui. Jane schiuse le labbra, ansimante, e
subito si ritrov in bocca qualcosa... un pollice. Lo succhi disperatamente, come un neonato attaccato
alla mammella, immaginando quale altra parte del corpo di lui poteva insinuarsi tra le sue labbra.
Lui era padrone assoluto della situazione, il manovratore che azionava i macchinari. Sapeva
esattamente ci che faceva mentre con le dita sfruttava i morbidi pantaloni della tuta e le mutandine
bagnate per spingerla verso il culmine del piacere.
Una voce nella sua testa - la voce di lui - disse, Vieni, Jane... fallo per me.
All'improvviso una luce fortissima la colp in pieno viso e Jane si raddrizz di scatto, tendendo
le braccia per respingere il paziente.
Solo che lui non era l vicino. Era a letto. Addormentato.
Quanto alla luce, veniva dal corridoio. Il tifoso dei Red Sox aveva aperto la porta della camera
da letto.
Spiacente di svegliarvi, gente, disse. Ma abbiamo un problemino.
Il paziente si rizz a sedere sul letto lanciando un'occhiata a Jane. Nell'attimo in cui i loro occhi
si incontrarono, lei arross e distolse lo sguardo.
Chi  ferito? chiese il paziente.
Phury, rispose il tifoso dei Red Sox, annuendo in direzione della poltrona. Ci serve un
medico. Il prima possibile.
Jane si schiar la gola. Perch sta guardan...
Abbiamo bisogno di lei.
H suo primo pensiero fu: col cavolo che mi lascio invischiare da questa gentaglia. Poi, per, fu
il medico in lei a prendere la parola. Cos' successo?
 ridotto malissimo. Lo hanno massacrato con una mazza da baseball. Pu seguirmi, per
favore?
Il paziente la anticip con un ringhio inequivocabile, che mise subito in chiaro le cose: Dove
va lei vado io. Quanto  grave?
Lo hanno menato di brutto. In faccia. Lui si rifiuta di andare da Havers. Dice che l c' Bella,
per via del bambino, e non vuole metterla in agitazione facendosi vedere conciato da sbatter via.
Accidenti a lui, sempre a fare l'eroe. V guard Jane. Ci aiuterai?
Dopo un attimo di esitazione, lei si stropicci la faccia. Maledizione. S.
Abbassando la canna della Glock che gli avevano dato, John fisso il bersaglio a una quindicina
di metri di distanza. Mise di nuovo la sicura, senza dire una parola.
Cristo, esclam Blay.
Assolutamente incredulo, John premette un pulsante alla sua sinistra e il foglio di carta di due
metri e mezzo per tre scivol rapido lungo la rotaia verso di lui, come un cagnolino che torna a casa
ubbidiente al richiamo del padrone. Al centro del bersaglio, come i petali di una margherita, c'erano sei
fori, sei centri perfetti. Porco diavolo. Dopo aver fatto schifo in tutte le discipline pratiche del corso di
addestramento, finalmente eccelleva in qualcosa.
Be', bast questo a fargli dimenticare il mal di testa.
Una mano gli cal con forza sulla spalla. La voce di Wrath era fiera quando disse, Sei stato
bravo, figliolo. Proprio bravo.
John stacc il bersaglio dalla guida.
Bene, disse Wrath. Per oggi  tutto. Controllate le armi prima di restituirle, ragazzi.
Ehi, Qhuinn, disse Blay. Hai visto che roba?
Qhuinn consegn la pistola a uno dei doggen e si avvicin. Caspita. Neanche l'ispettore
Callaghan aveva una mira cos.
John pieg il bersaglio di carta e se lo infil nella tasca posteriore dei jeans. Mentre riportava la
Glock al carrello cerc di capire come identificarla per poterla usare anche la volta successiva. Ah...
ecco, anche se i numeri di matricola erano stati limati, c'era un segnetto sulla canna, un graffio. Poteva
ritrovare senza problemi la sua pistola.
Fuori, muoversi , disse Wrath appoggiando il corpo gigantesco alla porta. L'autobus vi sta
aspettando.
Quando, dopo aver restituito la pistola, John alz gli occhi, Lash era fermo proprio dietro di lui,
grande, grosso e minaccioso. Con mossa fulminea si pieg in avanti puntando la Glock al petto di John,
A scanso di equivoci, indugi per un attimo col dito sul grilletto.
Blay e Qhuinn si avvicinarono, fianco a fianco, sbarrandogli la strada. Si erano mossi con
grande disinvoltura, come se passassero di l per caso, ma il messaggio era chiaro. Con un'alzata di
spalle, Lash sfil la mano dalla Glock e, avviandosi verso la porta, and a sbattere di proposito contro
Blay, dandogli una spallata.
Testa di cazzo, borbott Qhuinn,
I tre amici andarono nello spogliatoio, dove recuperarono i libri, e insieme si diressero verso
l'uscita. John doveva imboccare il tunnel per tornare alla grande casa della confraternita, quindi, prima
di salutarsi, si fermarono davanti alla porta del vecchio ufficio di Tohr.
Stanotte dobbiamo uscire. Io non ce la faccio pi ad aspettare, disse Qhuinn a bassa voce
mentre gli altri studenti li superavano. Con una smorfia spost il peso da un piede all'altro, neanche
avesse i calzoni pieni di carta vetrata. Sto impazzendo. Ho bisogno di una femmina, non so se mi
spiego.
Blay arross leggermente. Io... ehm, s, per me va bene. John?
Gasato dal successone al poligono di tiro, John annu.
Bene, disse Blay tirandosi su i jeans. Andiamo allo ZeroSum.
Qhuinn si accigli. Cosa ne dite di Screamer's?
No, io preferisco lo ZeroSum.
Okay. Possiamo andarci con la tua macchina, disse Qhuinn, poi, rivolto a John. Perch non
prendi l'autobus anche tu? Cos vai subito da Blay.
Non  meglio che mi cambi, prima?
Puoi farti prestare qualcosa da lui. Devi essere in tiro, per lo ZeroSum.
Dal nulla spunt fuori Lash, come un colpo a tradimento. E cos vai in centro, John? Allora
forse ci vediamo l, amico.
Poi, con un ghigno malefico, si allontan senza fretta, pronto a scattare, ruotando le spalle
muscolose come se stesse per gettarsi in una rissa. O morisse dalla voglia di farlo.
Cerchi di rimediare un appuntamento, Lash?, lo stuzzic Qhuinn. Ottimo, perch se vai
avanti cos, qualcuno che ti fotte prima o poi lo trovi, amico.
Lash si ferm e si volt a guardarlo, illuminato dalle luci sul soffitto. Ehi, Qhuinn, d a tuo
padre che lo saluto. Mi ha sempre preferito a te. D'altronde, io sono normale.
Cos dicendo, si batt il medio vicino all'occhio e riprese a camminare.
A quel gesto, Qhuinn rimase di sasso, come una statua.
Blay gli mise una mano sulla nuca. Senti, dacci tre quarti d'ora, okay? Poi passiamo a
prenderti.
Qhuinn sul momento non disse niente, poi, quando finalmente rispose, aveva la voce bassa. S,
nessun problema. Mi aspettate un attimo?
Moll i libri per terra e torn indietro, verso lo spogliatoio. Quando la porta si chiuse alle sue
spalle, John a gesti chiese, Le famiglie di Lash e di Qhuinn si conoscono bene?
Quei due sono cugini di primo grado. I loro padri sono fratelli.
John si accigli. Cosa voleva dire Lash quando si  toccato l'occhio?
Lascia perdere...
John lo afferr per il braccio. Dimmelo.
Blay si pass una mano avanti e indietro sui capelli rossi, quasi cercasse di mettere insieme una
risposta. E va bene...  che, tipo... il pap di Qhuinn  un pezzo grosso nella Glymera, okay? E anche
sua mamma. E la Glymera non ammette difetti.
Lo disse come se questo bastasse a spiegare tutto. Non capisco. Cosa c' che non va nel suo
occhio?
Uno  azzurro e l'altro  verde. Dato che sono di due colori diversi Qhuinn non potr mai
sposarsi... e, insomma, sai, suo padre da sempre si vergogna di lui. Non  una bella situazione, ecco
perch Qhuinn sta sempre a casa mia. Preferisce stare alla larga dai suoi genitori. Blay guard la porta
dello spogliatoio, quasi potesse vedere l'amico attraverso di essa, L'unico motivo per cui non l'hanno
cacciato di casa era la speranza che la transizione avrebbe risolto tutto. Ecco perch gli hanno fatto
usare una come Marna. Lei ha un sangue molto puro e credo che, nei loro piani, contassero su questo.
Ma non  servito a niente.
No. E probabile che prima o poi gli chiederanno di andarsene. Io ho gi una stanza pronta per
lui, ma dubito che vorr usarla. E troppo orgoglioso. Giustamente.
John fu assalito da un pensiero orribile. Come si  fatto quell'occhio nero? Quello che aveva
subito dopo la transizione?
In quel momento la porta dello spogliatoio si apr e Qhuinn usc con un gran sorrisone sulle
labbra. Vogliamo andare, signori? disse raccogliendo i libri con la consueta spavalderia.
Sbrighiamoci, prima che al club ci freghino le migliori.
Faccia strada, maestro, disse Blay dandogli una pacca sulla spalla.
Insieme si avviarono verso il parcheggio sotterraneo, Qhuinn davanti, Blay dietro e John in
mezzo.
Mentre Qhuinn spariva su per i gradini dell'autobus, John batt sulla spalla di Blay.
 stato suo padre, vero?
Blay esit. Poi annu brevemente.
Capitolo 18
Okay, o  una ficata pazzesca oppure c' da avere una fifa blu, pens Jane.
Le sembrava di stare dentro un film di Jerry Bruckheimer. Quello scenario sembrava uscito da
una megaproduzione hollywoodiana: un tunnel sotterraneo d'acciaio che non finiva pi, illuminato da
una fioca luce fluorescente. Da un momento all'altro si aspettava di veder saltare fuori Bruce Willis
versione 1988 che, scalzo e con addosso una maglia lacera e sporca, correva imbracciando una
mitragliatrice.
Alz gli occhi sulle plafoniere al neon, poi li abbass sul lustro pavimento di metallo. Le pareti
erano spesse quindici centimetri buoni, era pronta a scommetterci. Cavolo, quelli s che avevano i soldi.
Un mucchio di soldi. Pi di quanti se ne potessero fare trafficando in ricette mediche sul mercato nero
o spacciando coca, crack e amfetamine. I soldi, per intenderci, di cui pu disporre un governo, il che
faceva pensare che  vampiri non fossero solo un'altra specie: erano un'altra civilt.
Il terzetto procedeva di buon passo. Jane si sorprese che non l'avessero legata in alcun modo.
Ma, d'altra parte, il paziente e il suo amichetto erano armati di pistola...
No, disse il paziente scuotendo la testa. Non ti abbiamo ammanettata perch non scapperai.
Jane rimase a bocca aperta. Non leggermi nel pensiero.
Scusa. Non l'ho fatto apposta, ogni tanto mi capita, si giustific il paziente.
Jane si schiar la gola cercando di non pensare a quanto era mastodontico, adesso che lo vedeva
in piedi. Con addosso un paio di pantaloni del pigiama felpati Black Watch e una maglietta nera
attillata, si muoveva lentamente, ma con una sicurezza felina che era sexy da morire.
Di cosa stavano parlando? Ah, s. Come fai a sapere che non cercher di scappare?
Non volteresti mai le spalle a chi ha bisogno di cure mediche. Non  nella tua natura, giusto?
Be'... che cavolo. La conosceva piuttosto bene.
Proprio cos, conferm lui.
Dacci un taglio.
Il tifoso dei Red Sox guard il paziente, alle spalle di Jane. Sei di nuovo capace di leggere nel
pensiero?
Con lei? A volte.
Huh. Ti arrivano segnali anche da qualcun altro?
No.
Il tifoso dei Red Sox si risistem il berretto. Be', ehm... fammi sapere se capti qualcosa su di
me, okay? Ci sono cose che preferirei non far sapere in giro, mi spiego?
Ricevuto. Anche se a volte non posso farne a meno.
Ragion per cui vedr di pensare solo al baseball, quando sei nei paraggi.
Meno male che non fai il tifo per gli Yankees.
Non pronunciare quel nome. Siamo in presenza di estranei.
Proseguirono lungo il tunnel senza dire altro. Jane non pot fare a meno di chiedersi se stava
diventando matta. Avrebbe dovuto essere terrorizzata, l, sottoterra e al buio, scortata da due enormi
vampiri. E invece no. Stranamente, si sentiva al sicuro... neanche fosse convinta che il paziente
l'avrebbe protetta perch le aveva dato la sua parola e il tifoso dei Red Sox avrebbe fatto altrettanto per
via del suo legame con il paziente.
Che razza di logica c'era in tutto ci?
Datemi una S! Una T! Una 0/ Una C! E poi un'altra C seguita da O-L-M-A! Cosa viene fuori?
Boh! Pazzesco.
Il paziente si chin per bisbigliarle all'orecchio, Non ti vedo bene come cheerleader.
Comunque hai ragione, io e il mio socio siamo pronti a far fuori chiunque osi anche solo spaventarti.
Poi si raddrizz di nuovo, una gigantesca montagna di testosterone in pantofole.
Jane gli batt sul braccio e pieg l'indice, facendogli segno di chinarsi di nuovo. Quando lui lo
fece, bisbigli, Mi fanno paura i topi e i ragni, ma non c' bisogno che usi la pistola che hai alla
cintola per fare un buco nel muro, se per caso ne vedo uno, okay? Le trappole e i giornali arrotolati
bastano e avanzano, e dopo non devi neanche stuccare e imbiancare. Dico cos, tanto per dire.
Poi lo liquid con un altro colpetto al braccio e torn a concentrarsi sul tunnel davanti a lei.
V si mise a ridere, prima piano, poi sempre pi forte, e Jane sent su di s gli occhi del tifoso dei
Red Sox. Incroci il suo
sguardo, titubante, aspettandosi di leggervi una qualche forma di disapprovazione. Invece vide
solo sollievo. Sollievo e approvazione, mentre quell'uomo... quel vampiro... oh, Cristo, quello che era...
guardava prima lei e poi il suo amico.
Arrossendo, distolse lo sguardo. Il fatto che quel tizio non fosse interessato a mettersi in
competizione con lei per aggiudicarsi il primo posto nel cuore del suo migliore amico non avrebbe
dovuto essere una gradita sorpresa. Tutt'altro.
Un centinaio di metri pi avanti giunsero di fronte a una rampa di scale con in cima una porta
sbarrata da un sistema di chiusura grosso quanto la sua testa. Quando il paziente sal i gradini e digit
un codice, Jane si immagin di entrare in una specie di stanza alla 007...
Be', neanche per sogno. Era un ripostiglio tappezzato di scaffali pieni di blocchi di fogli gialli a
righe, cartucce per stampante e scatole di graffette. Forse dall'altra parte...
No. Era solo un ufficio. Un banalissimo ufficio con una scrivania, una poltroncina girevole,
degli schedari e un computer.
Okay, niente Jerry Bruckheimer o Die Hard qui. Sembrava piuttosto la pubblicit di una grossa
compagnia di assicurazioni. O di una societ di mutui ipotecari.
Da questa parte, disse V.
Usciti da una porta a vetri, imboccarono un anonimo corridoio bianco fino a una doppia porta
d'acciaio inossidabile. Oltre la soglia c'era una palestra smisurata, grande abbastanza da ospitare
contemporaneamente una partita di pallacanestro del campionato professionisti, un incontro di
wrestling e uno di pallavolo. Una distesa di materassini azzurri ricopriva il lucido pavimento color
miele, e appesi sotto le gradinate c'erano dei sacchi da pugile.
Tanti, ma proprio tanti soldi. Una montagna. E come avevano fatto a costruire tutto questo
senza che qualcuno, nel mondo degli umani, li scoprisse? Dovevano esserci moltissimi vampiri. Per
forza. Operai, architetti, artigiani... tutti in grado di circolare liberamente in mezzo agli umani, se
volevano.
L'appassionata di genetica che era in lei sub un notevole stress cerebrale. Se gli scimpanz
condividono il novantotto per cento del DNA con gli umani, quanto sono simili a noi, i vampiri? E, dal
punto di vista evoluzionistico, quando si era differenziata quest'altra specie dalle scimmie antropomorfe
e dall'Homo sapiens? S... accipicchia... avrebbe dato qualunque cosa per una sbirciatina alla loro
doppia elica. Se erano davvero intenzionati a ripulirle la memoria prima di lasciarla andare, la scienza
medica avrebbe perso l'occasione di scoprire un'infinit di cose. Specie visto che non si ammalavano di
cancro e che guarivano tanto in fretta.
Che grande opportunit.
In fondo alla palestra si fermarono davanti a una porta d'acciaio contrassegnata dalla targa
DEPOSITO ATTREZZI / FISIOTERAPIA. All'intento c'erano armi in quantit. Un arsenale di
nunchaku e spade per arti marziali, pugnali chiusi sottochiave dentro appositi armadietti, pistole, fucili,
stelle ninja.
Dio... santo.
Queste servono solo per le esercitazioni, spieg V come se niente fosse.
E cosa diavolo usate in combattimento? esclam Jane. Mentre nella sua testa si faceva strada
ogni sorta di scenario degno della Guerra dei Mondi sent il familiare odore di sangue. Be',
semifamiliare: questa volta c'era una nota diversa, speziata, come di vino. Jane ricord di averla gi
sentita in sala operatoria, con il suo paziente.
In fondo alla stanza si apr una porta con su scritto FISIOTERAPIA. Il bel vampiro biondo che
l'aveva trascinata fuori dall'ospedale mise fuori la testa, Grazie al cielo  qui.
. Appena Jane entr in una saletta tutta piastrellata e vide le suole di un paio di stivali che
pendevano gi da una lettiga, il suo istinto professionale si ridest all'istante. Allung il passo
spingendo da parte gli altri per avvicinarsi al tizio steso sul lettino.
Era quello che l'aveva ipnotizzata, quello con gli occhi gialli e i capelli da favola. E aveva un
gran bisogno di cure. Il lato sinistro della faccia era grande il doppio del normale, la regione orbitale
era schiacciata verso l'interno e la palpebra cos gonfia che non riusciva ad aprire l'occhio. Jane ebbe
l'impressione che l'arcata sopracciliare fosse fratturata, cos come lo zigomo.
Pos una mano sulla spalla del vampiro e lo guard nell'occhio aperto.  ridotto male.
Non mi dica, disse lui con un pallido sorriso.
Ma la rimetter in sesto.
Crede di potercela fare?
No, disse lei scuotendo la testa. So di potercela fare.
Non era un chirurgo plastico, ma date le sue doti professionali era fiduciosa di riuscire a
risistemargli la faccia senza rovinargliela. Sempre che potesse disporre degli strumenti adatti.
La porta si apr di nuovo e Jane rimase impietrita. Oh, Dio, era il gigante con i capelli corvini e
gli occhiali da sole avvolgenti. Si era chiesta se per caso non se lo fosse sognato, ma evidentemente
esisteva davvero. Senza il minimo dubbio. E occupava il ponte di comando. Si comportava come se
possedesse tutto e tutti, in quella stanza, e come se potesse spazzare via tutto con un gesto della mano.
Guard prima lei e poi il tizio sulla lettiga, e disse, Ditemi che non  quello che penso.
Istintivamente, Jane indietreggi verso V e, al tempo stesso, sent che lui le si avvicinava da
dietro. Non la tocc, ma lei sapeva che era vicino. E pronto a difenderla.
H tipo con i capelli neri scosse la testa rivolto al tizio ferito. Phury... per l'amor del cielo,
dobbiamo portarti da Havers.
Phury? Che razza di nome era?
No, fu la risposta sussurrata con un filo di voce.
Perch no?
Alla clinica c' Bella. Se mi vede cos... le verr un accidente... Ha gi avuto delle perdite di
sangue.
Ah... merda.
E poi qui abbiamo gi qualcuno, ansim il ferito, puntando l'occhio sano su Jane. Giusto?
Quando tutti si voltarono verso di lei, il tizio coi capelli neri era chiaramente alterato. Quindi fu
una sorpresa quando lo sent chiedere, Curer nostro fratello?
Era una richiesta formulata con grande rispetto e per nulla minacciosa. Evidentemente ci che
l'aveva infastidito era in primo luogo che il suo amico fosse fuori combattimento e che rischiasse di non
venire curato.
Jane si schiar la gola. S, certo. Ma con cosa posso lavorare? Dovr sedarlo...
Non si preoccupi per quello, disse Phury.
Lei gli scocc un'occhiata severa. Vuole che gli rimetta a posto la faccia senza anestesia
generale? S.
Forse loro avevano una soglia del dolore diversa...
Sei impazzito? farfugli il tifoso dei Red Sox.
Okay, forse no.
Ma adesso non c'era tempo per le chiacchiere. Anche ammesso che il tipo col muso alla Rocky
Balboa guarisse con la stessa rapidit del suo paziente, doveva intervenire subito, prima che le ossa si
saldassero in modo sbagliato costringendola a romperle di nuovo.
Guardandosi intorno nella stanza, vide degli armadietti con lo sportello di vetro pieni di scorte
di medicinali e sper vivamente di riuscire a mettere insieme un kit chirurgico con quello che aveva a
disposizione. Nessuno di voi ha esperienza medica, immagino. 
Fu V a rispondere, vicinissimo al suo orecchio. Posso assisterti io. Ho seguito un corso per
paramedici.
Lei lo guard da sopra la spalla, pervasa da una vampata di calore.
Preparati a tornare in gioco, Whitcomb. Bene. Avete niente per l'anestesia locale?
Lidocaina.
E dei sedativi? E magari anche un po' di morfina? Se si muove nel momento sbagliato rischio
di accecarlo.
S. V fece per andare agli armadietti d'acciaio inossidabile, ma Jane not che barcollava
leggermente. La camminata lungo il tunnel era stata lunga e, anche se all'apparenza sembrava guarito,
aveva subito un intervento a cuore aperto solo un paio di giorni prima.
Lo afferr per il braccio tirandolo indietro. Adesso tu ti siedi. Poi, lanciando un'occhiata al
tifoso dei Red Sox, ordin, Gli porti una sedia. Subito. Quando il paziente accenn a protestare, Jane
lo liquid senza tanti complimenti avviandosi in fondo alla stanza. Non mi interessa. Mi servi lucido
mentre opero, e potrebbe volerci ancora un po'. Stai molto meglio, ma non sei forte quanto credi, quindi
adesso siediti e dimmi dove posso trovare quello che mi serve.
Ci fu un attimo di silenzio, poi qualcuno scoppi a ridere mentre il suo paziente smoccolava in
sottofondo. Il tizio dall'aria regale le rivolse un gran sorriso.
Il tifoso dei Red Sox and a prendere una sedia vicino alla vasca a idromassaggio e la spinse
proprio sotto il sedere di V. Parcheggia qui le chiappe, bello. Ordini della tua dottoressa.
Quando il paziente si mise a sedere, Jane disse, Dunque, ecco cosa mi serve.
Prima elenc le solite cose di base: bisturi, pinze e aspiratore, poi chiese del filo chirurgico,
metallico e no, betadine, soluzione tamponata per pulire, compresse di garza, guanti di lattice...
Rimase sbalordita dalla velocit con cui riusc a mettere insieme tutto quanto, ma d'altronde lei
e il suo paziente erano sulla stessa lunghezza d'onda. Lui la guid laconico attraverso la stanza,
anticipando le sue richieste senza una parola di troppo. Un infermiere perfetto, per cos dire.
Jane tir un sospiro di sollivo nel vedere che avevano un trapano chirurgico. Non avete una di
quelle cuffie dotate di lente di ingrandimento, vero?
Nell'armadietto vicino al carrello per le emergenze, rispose V. Cassetto in basso. A sinistra.
Vuoi che vada a prepararmi?
S, rispose Jane andando a prendere la cuffia. Siete attrezzati per fare delle radiografie?
No.
Merda. Jane si mise le mani sui fianchi. Pazienza. Dovr andare alla cieca.
Mentre Jane si sistemava la cuffia, V and al lavandino nell'angolo a strofinarsi a fondo mani e
avambracci. Quand'ebbe finito, Jane fece altrettanto, poi entrambi si infilarono i guanti.
Tornata verso Phury, Jane lo guard nell'occhio sano e disse, Temo che anche con l'anestesia
locale e con la morfina le far male. E probabile che perda i sensi; prima  meglio .
Prese una siringa e si sent pervadere dal consueto senso di onnipotenza che provava sempre
quando si apprestava a riparare ci che andava riparato...
Aspetti, disse Phury. Niente farmaci.
Cosa?
Operi e basta. Nel suo occhio lei colse un macabro guizzo di piacere, deleterio sotto molto
aspetti. Quel tizio voleva soffrire.
Jane lo scrut con sospetto chiedendosi se per caso non se la fosse andata a cercare.
Spiacente, disse perforando con l'ago il sigillo di gomma della fiala di lidocaina. Poi,
aspirando la dose che le serviva, aggiunse, Mi rifiuto categoricamente di operarla se prima non si
lascia sedare. Se non  d'accordo si cerchi un altro chirurgo.
Pos la fialetta di vetro su un vassoio d'acciaio con rotelle e, con la siringa per aria, si chin
sopra la faccia del ferito. Allora, cosa ha deciso? Preferisce me e questa salsina da KO oppure... che
Dio l'assista, nessuno?
In quello sguardo giallo balen un lampo di rabbia, come se lei gli avesse sottratto qualcosa con
l'inganno.
A quel punto fu il tizio che sembrava un re a prendere la parola. Phury, non fare lo scemo. Qui
stiamo parlando della tua vista. Sta' zitto e lasciala lavorare.
L'occhio giallo si chiuse. E va bene, bofonchi il ferito.
Un paio d'ore dopo, Vishous giunse alla conclusione che era nei guai. Guai grossi. Fissava le
file ordinate di piccoli punti neri sulla faccia di Phury talmente in soggezione da non riuscire a parlare.
Gi. Era in guai mega.
La dottoressa Jane Whitcomb era un chirurgo coi fiocchi. Una vera artista. Le sue mani erano
strumenti eleganti, i suoi occhi affilati come il bisturi che utilizzava, la sua concentrazione assoluta e
totale come quella di un guerriero in battaglia. In certi momenti lavorava con rapidit sorprendente, in
altri invece rallentava fino a dare l'impressione di stare immobile: l'arcata orbitale di Phury si era
fratturata in pi punti e Jane l'aveva rimessa insieme un passo alla volta, rimuovendo schegge bianche
come gusci d'ostrica, trapanandogli il cranio, facendo passare il filo metallico tra i diversi frammenti
ossei e impiantandogli una piccola vite nello zigomo.
Dall'espressione dura sul suo viso quando aveva richiuso la ferita, V aveva intuito che non era
del tutto soddisfatta del risultato finale. Quando le aveva chiesto qual era il problema, lei aveva risposto
che avrebbe preferito mettergli una placca ma, visto che
non ne avevano una, sperava solo che l'osso si saldasse in fretta.
Dall'inizio alla fine aveva sempre avuto tutto sotto controllo. Al punto che la cosa lo aveva
eccitato, il che era insieme assurdo e imbarazzante. Ma era la prima volta che conosceva una femmina -
una donna - come lei. Si era presa cura di suo fratello in modo eccezionale, con una perizia che
neanche lui stesso poteva sperare di eguagliare.
Oh, Dio... Era proprio in un mare di guai, cazzo.
Com' la pressione? chiese Jane.
Stabile, rispose V. Phury era svenuto una decina di minuti dopo l'inizio dell'intervento, ma il
suo respiro si era mantenuto regolare, cos come la pressione sanguigna.
Mentre Jane ripuliva l'area intorno all'orbita e allo zigomo e cominciava ad applicare una
compressa di garza, Wrath, fermo sulla soglia, si schiar la gola. Cosa mi dice della sua vista?
; Non possiamo sapere niente finch non ce lo dir lui stesso, rispose Jane. Non ho modo di
verificare se il nervo ottico  stato danneggiato o se retina e cornea hanno subito lesioni. Se cos fosse,
il suo amico dovr farsi ricoverare in un'altra struttura per ricevere le cure necessarie, e non solo a
causa dei mezzi limitati di cui disponiamo qui. Io non sono un chirurgo oculista e non mi azzarderei
mai a tentare un intervento del genere.
; Il re spinse gli occhiali da sole in po' pi su sul naso. Forse stava pensando ai suoi occhi
debolissimi, e si augurava che Phury non dovesse affrontare lo stesso tipo di problema.
Dopo aver coperto con la garza il lato sinistro della faccia di Phury, Jane gli avvolse una benda
intorno alla testa come un turbante, infine mise gli strumenti che aveva utilizzato nell'autoclave. Per
evitare di fissarla in modo ossessivo, V si tenne occupato gettando via tutto il materiale usato: siringhe,
tamponi, aghi, oltre al tubo monouso utilizzato per l'aspirazione.
Jane si tolse i guanti chirurgici. Parliamo di infezioni. Quanto  sensibile la vostra specie?
Non molto, rispose V rimettendosi a sedere. Detestava ammetterlo, ma era stanco. Se Jane
non gli avesse levato un grosso peso occupandosi personalmente dell'intervento, a quel punto sarebbe
stato un morto in piedi. Il nostro sistema immunitario  molto forte.
Il vostro medico lo sottoporrebbe a profilassi antibiotica? ; No.
Jane si avvicin a Phury e rimase a fissarlo come se potesse valutarne i parametri vitali senza
l'ausilio di uno stetoscopio e di uno sfigmomanometro. Poi gli lisci indietro quei capelli tanto
stravaganti. Quel gesto, unito al senso di possesso nel suo sguardo, infastidirono V, anche se non ve
n'era motiv: era normale che Jane manifestasse un interesse particolare per suo fratello. Gli aveva
appena rimesso insieme la faccia.
Per, comunque...
Merda, i vampiri innamorati erano una gran bella seccatura.
Sei stato bravo, sussurr Jane all'orecchio di Phury. Andr tutto bene. Adesso riposati e
lascia fare alla vostra miracolosa capacit di guarigione, okay? Gli diede una leggera pacca sulla
spalla e spense le potenti luci sopra il lettino. Dio, quanto mi piacerebbe poter studiare la vostra
specie.
Dall'angolo della stanza si lev una folata gelida. Non se ne parla, dottoressa, disse Wrath.
Non, faremo da cavia per gentaglia come voi umani.
Non mi facevo illusioni, ribatt Jane, poi si volt a guardarli tutti, uno dopo l'altro. Non
voglio che resti qui da solo, perci, o mi lasciate stare qui con lui, oppure dovr starci qualcun altro. E
se sar costretta ad allontanarmi, voglio poterlo controllare tra un paio d'ore per vedere come sta.
Staremo qui noi due, disse V.
Dalla faccia che hai sembri sul punto di cadere per terra.
Non c' pericolo.
Solo perch sei seduto.
Non preoccuparti per me, femmina, ribatt aspro V. Non sopportava di mostrarsi debole di
fronte a lei.
Jane si accigli. Okay, non era preoccupazione, ma la semplice constatazione di un dato di
fatto. Poi fanne un po' quello che ti pare.
Ahia. Gi... ahia e basta.
Io, comunque sia, me ne sto qua fuori. Ci detto, V si alz e usc.
Nel deposito attrezzi prese dal frigorifero portatile una bottiglia di Aquafina e and a stendersi
su una delle panche. Mentre rompeva il sigillo del tappo a vite, si accorse vagamente che Wrath e
Rhage si erano avvicinati per dirgli qualcosa, ma non cap che cosa. Era distratto.
Voler piacere a tutti i costi a Jane lo faceva impazzire. Soffrire per la sua indifferenza era uno
smacco ancora pi duro per il suo ego.
Chiuse gli occhi, sforzandosi di essere razionale. Non dormiva da settimane. Era ossessionato
da quell'incubo. Aveva rischiato di morire.
Aveva visto la sua fottutissima mamma.
Bevve quasi tutta l'acqua nella bottiglia. Era a dir poco scombussolato, ecco il motivo della sua
sensibilit esasperata. Jane non c'entrava niente, in realt, era la situazione nel suo complesso. La sua
vita era tutta un gran casino, per questo si era preso una cotta per lei. Perch lei di sicuro non lo aveva
incoraggiato per niente. Lo trattava come un paziente qualunque e come una curiosit scientifica. E
l'orgasmo a cui l'aveva quasi portata? Se fosse stata sveglia non sarebbe mai accaduto, ne era pi che
certo: quelle erano solo le fantasie di una donna che si immaginava di stare con un mostro pericoloso,
non-significava che Jane lo desiderasse nella realt. Ehi.
V apr gli occhi e si trov davanti Butch. Ehi.
Lo sbirro spinse da parte i piedi dell'amico e si sedette sulla panca. Cavolo, ha fatto un lavoro
fenomenale con Phury, eh?
Gi. V lanci un'occhiata alla porta aperta della saletta per la fisioterapia. Che cosa sta
facendo l dentro?
Sta controllando cosa c' negli armadietti. Ha detto che vuole fare l'inventario, ma in realt
penso che cercasse una scusa per stare vicino a Phury.
Non deve mica stargli appiccicata tutto il tempo, borbott V, pentendosi subito di quello che
gli era uscito di bocca. Da non credere, non poteva essere geloso di un suo fratello ferito. S,
insomma, voglio dire...
Naa, non preoccuparti. Ho afferrato.
Butch cominci a far scrocchiare le nocche. Imprecando tra s, V medit di andarsene.
Quell'operazione, in genere, preludeva a un "discorso serio". Cosa c'?
Butch flett le braccia e la camicia button-down di Gucci si tese sulle spalle. Nada. Be', a parte
il fatto che... hai la mia approvazione, volevo dirtelo.
A che proposito?
Lei. Tu e lei. Butch lo guard, poi distolse lo sguardo. Siete una bella coppia.
Nel silenzio che segu, V fece scorrere lo sguardo sul profilo del suo migliore amico, dai capelli
scuri che ricadevano sulla fronte alta al naso da pugile, fino al mento pronunciato. Per la prima volta da
secoli non sbavava per lui. Avrebbe dovuto vederlo come un miglioramento, invece si sentiva anche
peggio per tutt'altro motivo.
Non c' nessun "lei e me", amico.
Palle. Me ne sono accorto appena mi hai guarito. Ed  un legame che diventa ogni minuto pi
forte.
Tra noi due non c' niente. E la pura verit.
Okay, bene... altre dichiarazioni per la stampa?
Come, scusa?
Fioccano le smentite in questo periodo dell'anno, eh?
Ignorando la frecciatina, V si ritrov a fissare le labbra di Butch. A voce bassissima disse,
Sai... avevo una voglia matta di fare sesso con te. Lo so. Butch volt la testa verso V e i loro occhi
si incontrarono. Hai usato il passato, per, huh.
Credo di si. S.
Butch annu in direzione della saletta per la fisioterapia, Per via di lei?
Pu darsi. Oltre la porta aperta, V scorse Jane che rovistava dentro un armadietto. La
reazione del suo corpo nel vederla piegata in due fu immediata e dovette cambiare posizione per evitare
di spremere come un limone il pene in erezione. Quando la smania si plac, ripens a quello che aveva
provato nei confronti del suo coinquilino. Devo dire che mi hai sorpreso. Non hai mai fatto scene.
Credevo che la cosa ti mettesse a disagio o roba del genere.
Non posso impedirti di provare quello che provi. Butch si fissava le mani, controllandosi
prima le unghie, poi che il suo Piaget fosse chiuso bene, poi che i gemelli di platino fossero diritti. E
poi...
Cosa?
Lo sbirro scosse la testa. Niente.
Sputa il rospo.
No. Butch si alz in piedi e si stiracchi, inarcando la poderosa schiena. Me ne torno alla
Tana...
Mi volevi anche tu. Forse solo un pochino.
Butch si raddrizz, lasciando ricadere le braccia lungo i fianchi. Si accigli e la faccia si
raggrinz tutta. Per non sono gay.
spalanc la bocca, lasciando ciondolare la mascella. Ma va? Sul serio? Questo s che  uno
choc. E io che credevo che quella solfa della serie "sono un bravo ragazzo cattolico irlandese di South
Boston" fosse tutta una messinscena.
Butch alz il dito medio. Pensa quello che vuoi. E comunque non ho niente contro gli
omosessuali. Per quanto mi riguarda, tutti dovrebbero essere liberi di scopare chi gli pare e come gli
pare, basta che tutte le parti in causa abbiano pi di diciott'anni e che nessuno si faccia male. E solo
che, casualmente, a me piacciono le femmine.
Rilassati. Ti sto solo prendendo per i fondelli.
Sar meglio. Lo sai che non sono omofobo.
S, lo so.
E tu?
Io cosa? Mi stai chiedendo se sono omofobo?
No, se sei gay o bisessuale.
sbuff con forza, peccato che non fosse fumo; sentiva la mancanza di una sigaretta e di riflesso
si batt la mano sulla tasca, confortato dal fatto che se ne era portata dietro qualcuna.
Senti, V, lo so che ti fai le femmine, ma te le fai solo in versione sadomaso. Tra te e i maschi 
diverso?
Vishous si accarezz il pizzetto con la mano guantata. Aveva sempre pensato che lui e Butch
potessero dirsi tutto, ma quella.,. quella era roba tosta. Soprattutto perch non voleva che cambiasse
niente tra loro, e aveva sempre temuto che, se avessero parlato troppo apertamente dei suoi gusti
sessuali, le cose avrebbero preso una strana piega. Butch era un etero per natura, non solo per cultura
ed educazione, questa era la verit. E se mai a tratti aveva provato qualcosina di diverso nei confronti di
V, era solo un'aberrazione che probabilmente lo metteva in imbarazzo.
Da quanto volevi chiedermelo? disse rotolandosi tra le mani la bottiglia di Aquafina, Questa
cosa del gay.
Da un po'.
Paura di quello che potrei rispondere?
No, perch in un caso come nell'altro per me non cambia niente. Io con te sto bene, sia che ti
piacciano i maschi, le femmine o tutti e due.
guard negli occhi il suo pi caro amico e si rese conto che... s, Butch non lo avrebbe
giudicato. Loro due stavano bene comunque, indipendentemente da tutto.
Con un'imprecazione si massaggi lo sterno, battendo freneticamente le palpebre. Non piangeva
mai, ma in quel momento gli sembrava quasi di poterlo fare.
Butch annu, come se sapesse esattamente cosa provava. Come ho gi detto, vecchio mio, per
me va bene tutto. Puoi fartela con chi ti pare, tra noi due non cambier niente. Per quanto... se per caso
avessi un debole per le pecore, sarebbe tosta. Non so se ce la farei a digerirla.
non riusc a trattenere un sorriso. Gli animali da fattoria non mi fanno impazzire.
Non sopporti il fieno nei calzoni?
O la lana tra i denti.
Ah. Butch lo guard di nuovo. Allora, qual  la risposta, V?
Tu cosa credi?
Io credo che tu sia andato anche con qualche maschio.
S. E capitato.
Per, secondo me... riprese Butch agitando l'indice. Secondo me non ti piacciono pi di
quanto ti piacciano le femmine, eh, Dom? Tutti e due i sessi sono irrilevanti per te, alla fin fine, perch
in realt non te ne  mai fregato niente di nessuno. Tranne che di me. E... della tua dottoressa.
abbass gli occhi; detestava essere cos trasparente, ma non era poi tanto sorpreso da quella
specie di gioco della verit. Tra lui e Butch era cos. Niente segreti. E, a questo proposito... Forse
dovrei confessarti una cosa, sbirro.
Cosa?
Una volta ho stuprato uno.
Cavolo, che silenzio, tutt'a un tratto non si sentiva volare una mosca.
Dopo un po' Butch si lasci ricadere pesantemente sulla panca. Veramente?
Al campo militare. Se battevi qualcuno durante le esercitazioni poi dovevi fottertelo davanti al
resto dei soldati. E io ho vinto il mio primo combattimento subito dopo la transizione. Quel tipo... credo
che in un certo senso fosse consenziente. S, insomma, si  sottomesso, ma non era giusto. Io... be', non
volevo violentarlo, ma non mi sono fermato. V tir fuori di tasca una delle sue sigarette e rimase a
fissare il sottile cilindretto bianco. E stato appena prima che lasciassi il campo. Appena prima che...
mi succedessero altre cose.
E stata la tua prima volta?
tir fuori l'accendino, ma non lo accese. Gran bel modo di cominciare, eh?
Oh, Cristo...
Ad ogni modo, dopo un po' che ero in giro per il mondo, ho fatto un sacco di esperienze
strane. Ero pieno di rabbia e... s, incazzato nero. Guard Butch. Ho provato pi o meno di tutto,
sbirro. E per la maggior parte erano cose parecchio hard, se capisci cosa intendo. Erano sempre rapporti
consenzienti, ma anche - e lo sono tuttora - parecchio sfrenati. V fece una risatina forzata. Oltre che
per nulla coinvolgenti. Strano, eh?
Butch rimase in silenzio per qualche minuto. Poi disse, Penso sia per questo che Jane mi
piace. Eh?
Quando la guardi, tu la vedi, e quand' stata l'ultima volta che ti  capitato?
si tir su, poi fiss Butch negli occhi, serio. Ho visto te. Anche se era sbagliato, ho visto te.
Merda, come suonava triste. Triste e... solo. Il che gli fece venire voglia di cambiare discorso.
Butch gli diede una pacca sulla coscia, poi si alz in piedi, quasi gli avesse letto nel pensiero.
Senti, non voglio che tu ci stia male. E il mio magnetismo animale. Sono irresistibile.
Il solito sapientone. Il sorriso di V non dur a lungo. Non lasciarti prendere dal
romanticismo per me e Jane, amico. E inutile ricamarci sopra. Lei  un'umana.
Questa volta fu Butch a fingere di restare interdetto. Ma va? Sul serio? Questo s che  uno
choc! E io che credevo che fosse una pecora.
gli scocc un'occhiata della serie vaffanculo. Io non le interesso in quel senso. O almeno
credo.
Ne sei sicuro? S.
Huh. Be', se fossi in te, prima di lasciarla andare farei una controprova. Butch si pass una
mano tra i capelli. Senti, io... oh, merda.
Cosa?
Sono contento che tu me l'abbia detto. Quella cosa del sesso.
Non era mica una novit.
Vero. Ma se ti sei deciso a dirmelo  perch ti fidi di me, giusto?
S. Adesso vedi di tornartene alla Tana. Tra poco non torna Marissa?
Hai ragione. Butch si avvi verso la porta, ma poi si ferm e gli lanci un'occhiata da sopra la
spalla. V?
Vishous alz gli occhi. S?
Credo che sia giusto dirtelo, dopo tutte queste confidenze... Butch scosse la testa con aria
grave. Non sperare che ti dia un appuntamento.
Tutti e due scoppiarono in una fragorosa risata; lo sbirro stava ancora ghignando quando spar
nella palestra.
Cosa c' di tanto buffo? chiese Jane.
V si fece forza prima di guardarla, sperando di cuore che lei non si accorgesse di quanto gli
veniva difficile fingere che fosse tutto normale. Il mio amico ha appena fatto una battuta scema. Lo fa
sempre.
Tutti abbiamo bisogno di uno scopo nella vita.
Vero.
Jane si sedette sulla panca all'altro capo della stanza e lui se la mangi con gli occhi, come se
fosse al buio da secoli e lei fosse una candela.
Hai bisogno di nutrirti di nuovo? chiese lei.
Ne dubito. Perch?
Sei molto pallido.
Be',  normale, quando sei teso come una corda di violino. Sto bene.
Ci fu un lungo silenzio. Poi lei disse, Ero preoccupata, l dentro.
La stanchezza nella sua voce lo spinse ad andare oltre l'attrazione che provava per lei; soltanto
allora not che aveva le spalle curve, gli occhi cerchiati di nero e le palpebre pesanti. Era chiaramente
distrutta.
Devi lasciarla andare, pens. Alla svelta.
Come mai eri preoccupata? chiese.
Quella  una parte del corpo molto insidiosa da sistemare con mezzi di fortuna, come abbiamo
fatto noi, rispose Jane, stropicciandosi il viso. A proposito, sei stato grande.
Lui inarc le sopracciglia. Grazie.
Con un gemito, Jane tir su le gambe sulla panca infilando  piedi sotto il sedere, come aveva
fatto anche nella poltrona in camera da letto. Sono in pensiero per la vista del tuo amico.
Cavolo, quanto gli sarebbe piaciuto massaggiarle la schiena. Gi, gli manca solo un altro
handicap.
Perch, ne ha gi uno?
Ha una protesi alla gamba...
V? Ti spiace se parliamo un secondo?
volt la testa di scatto verso la porta che dava sulla palestra. Rhage era tornato, era ancora in
tenuta da combattimento. Ehi, Hollywood. Cosa c'?
Jane fece per alzarsi. Posso andare nell'altra...
No, resta disse V. Alla fine non avrebbe ricordato niente di quell'esperienza, quindi non
aveva importanza cosa sentiva. E poi... una parte di lui - una parte sdolcinata, che gli faceva venir
voglia di prendersi a bottigliate in testa - voleva sfruttare ogni secondo per stare con lei.
Jane si rimise comoda. Parla, disse V rivolto al fratello.
Rhage guard prima lui e poi Jane. Quegli occhi verde-azzurri erano troppo penetranti per suoi i
gusti, pens V. Alla fine, con una scrollata di spalle, Hollywood disse, Stanotte ho trovato un tesser
massacrato.
Massacrato in che senso?
Sbudellato.
Da uno dei suoi?
No, rispose Rhage lanciando un'occhiata alla porta della sala di fisioterapia.
guard in quella direzione, accigliandosi. Phury? Ma dai, mica  uno da horror alla Clive
Barker. Non lo farebbe mai. Sar stata la furia dello scontro.
Stiamo parlando di una cosa sistematica, V. Tagli chirurgici. E non  che quel bastardo del
tesser avesse ingoiato le chiavi della sua macchina e Phury dovesse recuperale. Credo che l'abbia fatto
senza un vero motivo.
Be'... cazzo. Tra i membri della confraternita, Phury era il gentiluomo, il nobile guerriero,
quello sempre correttissimo come un boy-scout. Aveva delle regole di condotta ben precise e l'onore
sul campo di battaglia era una di esse, anche se i loro nemici non meritavano tanto disturbo.
Non riesco a crederci, farfugli V. Voglio dire... cazzo.
Rhage tir fuori dalla tasca un Toopsie Pop, lo scart e se lo infil in bocca. Non me ne frega
niente se vuole fare a fettine quelle carogne come tante carote. Quello che non mi piace  cosa lo ha
spinto a comportarsi cos. Chiss che frustrazione sta covando per sfogarsi a coltellate. In pi, se
stanotte gli hanno ridotto la faccia in quel modo perch era troppo preso a fare il remake di Saio II,
allora diventa anche un problema di sicurezza.
L'hai detto a Wrath?
Non ancora. Prima volevo parlarne con Z. Sempre che stanotte vada tutto bene con Bella, da
Havers.
Ah... allora  questo il vero perch di Phury, giusto? Se succede qualcosa a quella femmina e
al piccolo che ha in grembo, avremo un gran da fare con tutti e due i gemelli. V imprec tra s. Tutt'a
un tratto pens a tutte le gravidanze che avrebbero costellato il suo futuro. Cazzo. Quella faccenda del
Primale lo avrebbe fatto morire.
Rhage addent il leccalecca con un crunch soffocato dalle sue guance perfette. Phury deve
piantarla con quell'ossessione per Bella.
abbass gli occhi sul pavimento. Di sicuro lo farebbe, se potesse.
Senti, vado a cercare Z, disse Rhage, tirando fuori dalla bocca il bastoncino bianco e
avvolgendolo nella carta viola. Avete bisogno di qualcosa, voi due?
lanci un'occhiata a Jane. Aveva gli occhi fissi su Rhage, lo stava esaminando con occhio
clinico, tutta presa da una serie di calcoli mentali per determinare la sua struttura fisica. O almeno era
quello che sperava. Hollywood era un gran bel figo.
Sent le zanne che cominciavano a pulsare in segno di allarme. Chiss se sarebbe mai riuscito a
recuperare calma e sangue freddo. Quando c'era di mezzo Jane, era geloso di chiunque indossasse un
paio di calzoni.
No, siamo a posto, rispose alla fine. Grazie, amico.
Dopo che Rhage fu uscito chiudendosi la porta alle spalle, Jane cambi posizione sulla panca,
allungando le gambe. Con un ridicolo moto di soddisfazione, V not che erano seduti nello stesso
modo.
Che cos' un Lesser? chiese lei.
Lui la fiss; si sentiva uno sfigato. Un killer non morto che d la caccia alla mia specie nel
tentativo di sterminarla.
Un killer "non morto"? ripet Jane aggrottando la fronte come se il suo cervello si rifiutasse
di credere a quello che aveva appena sentito. Come davanti a un arnese che non ha superato il controllo
di qualit. In che senso "non morto"?
 una lunga storia.
Abbiamo tempo.
Non molto. Non molto davvero.
E stato un Lesser a spararti? S.
Ci fa un lungo silenzio. Allora sono contenta che il tuo amico ne abbia affettato uno.
inarc le sopracciglia di scatto, incredulo. Sul serio?
La genetista che  in me aborre l'estinzione di qualsiasi specie. Ogni genocidio ...
assolutamente imperdonabile. Ci detto, si alz e and sulla soglia a controllare Phury. Voi li
uccidete? I... tesseri
 a questo che serviamo. Io e i miei fratelli siamo stati generati per combattere.
Generati? ripet Jane puntando gli occhi verde scuro in quelli di V. Che cosa intendi?
La genetista che  in te sa esattamente cosa intendo. Mentre la parola Primate gli rimbalzava
nella testa come una pallottola vagante, V si schiar la gola. Cribbio, non gli andava proprio di parlare
del suo futuro come stallone delle Elette con la donna con cui aveva voglia di stare. E che presto se ne
sarebbe andata. Molto presto, tipo al tramonto.
E questa struttura serve ad addestrare altri come voi?
S, be', i soldati che ci serviranno da rinforzo. I miei fratelli e io siamo un po' diversi.
In che senso?
Come ho gi detto, siamo stati generati apposta con delle caratteristiche specifiche per essere
pi forti, pi resistenti e in grado di guarire pi in fretta degli altri.
Generati da chi?
 un'altra lunga storia.
Mettimi alla prova. Vedendo che restava in silenzio, Jane lo incalz, E dai. Tanto vale che
chiacchieriamo un po', no? E poi la tua specie mi interessa davvero tanto
Non lui. La sua specie.
soffoc un'imprecazione. Cavolo, che femminuccia era diventato. Ancora un po' e si sarebbe
messo lo smalto sulle unghie.
Moriva dalla voglia di accendere la sigaretta che aveva in mano, ma non osava, in presenza di
Jane. Le solite cose. I maschi pi forti vennero fatti accoppiare con le femmine pi intelligenti. E il
risultato sono stati dei tipi come me, che costituiscono la migliore garanzia possibile per la difesa della
razza.
E le femmine nate da questi accoppiamenti?
Sono state la base della vita spirituale della specie.
Sono state? Quindi questo tipo di riproduzione selettiva non viene pi praticata?
Per la verit... sta per essere ripresa. Accidenti, aveva proprio bisogno di una sigaretta.
Scusa un attimo.
Dove vai?
In palestra a fumare. Si infil la sigaretta tra le labbra, si alz e and a fermarsi appena oltre
la soglia del deposito attrezzi. Appoggiato contro il muro di cemento della palestra, pos ai suoi piedi
la bottiglia di Aquafina e finalmente fece scattare l'accendino. Ripensando a sua madre, insieme al
fumo soffi fuori un 'fanculo.
La pallottola era strana.
volt la testa di scatto. Jane lo aveva raggiunto sulla soglia, a braccia conserte, i capelli biondi
in disordine, come se vi avesse passato una mano dentro.
Come hai detto?
La pallottola che ti ha colpito. Quei Lesser usano delle armi particolari?
Lui soffi il fumo nella direzione opposta, lontano da lei. Strana in che senso?
Di solito i proiettili hanno una forma ogivale, pi appuntita in cima se si tratta di un fucile, pi
smussata se invece sono stati esplosi da una pistola. Quello dentro di te era sferico.
diede un altro tiro alla sigaretta. L'hai visto dalla lastra?
S, sembrava normalissimo piombo, per quel che ho potuto vedere. La forma era leggermente
irregolare, ma forse perch la pallottola  rimbalzata all'interno della cassa toracica.
Be'... Dio solo sa con che razza di nuova tecnologia si stanno intrippando, quei bastardi.
Hanno i loro giocattoli, proprio come noi. Guard la punta della sigaretta. A proposito, dovrei dirti
grazie.
Per cosa?
Per avermi salvato.
Figurati, non c' di che, disse Jane con una risatina. Sono rimasta cos sorpresa nel vedere il
tuo cuore.
Ah, s?
Non avevo mai visto niente del genere. Accenn con la testa alla saletta per la fisioterapia.
Voglio restare qui con voi finch il vostro fratello non sar guarito del tutto, okay? Ho come un brutto
presentimento. Non so perch, di preciso... A vederlo sembra a posto, ma l'istinto mi dice che qualcosa
non va, e quando fa cos devo dargli retta, altrimenti poi me ne pento. E poi, comunque, nessuno si
aspetta che torni alla mia vera vita prima di luned mattina.
rimase impietrito, con la sigaretta a mezz'aria.
Cos'hai? fece Jane. C' qualche problema se resto?
Ehm... no. Nessun problema. Anzi.
Sarebbe rimasta. Ancora un po'.
sorrise tra s. Allora  cos che ci si sente quando si vince alla lotteria.
Capitolo 19
Fermo in coda davanti allo ZeroSum, insieme a Blay e a Qhuinn, John non era contento n a
suo agio. Aspettavano di entrare nel club da qualcosa come un'ora e mezzo, e la sola cosa positiva era
che la serata non era cos fredda da congelargli le palle.
Ancora un po' e qui ci divento vecchio, disse Qhuinn battendo i piedi nel tentativo di
scaldarsi. Non mi sono mica messo in tiro per fare da tappezzeria in questa fila.
Bisognava ammettere che Qhuinn faceva la sua porca figura, quella sera, pens John: camicia
nera aperta sul collo, pantaloni neri, stivali neri, giacca di pelle nera. Con i suoi capelli corvini e gli
occhi di due colori diversi, si stava facendo notare parecchio dalle umane. Proprio in quel mentre, per
esempio, due brunette e una rossa che avanzavano senza fretta lungo la fila voltarono la testa di scatto
quando gli passarono accanto. Qhuinn ricambi la loro occhiata con la solita spudoratezza.
Blay si lasci sfuggire un'imprecazione. Ehi, amico, sei pericoloso.
Puoi scommetterci, disse Qhuinn tirandosi su i calzoni. Muoio dalla voglia.
Blay scroll la testa, poi scrut con attenzione la strada. L'aveva gi fatto un'infinit di volte, lo
sguardo vigile, la mano destra nella tasca del giaccone. John sapeva cosa stringeva nel palmo: il calcio
di una nove millimetri. Blay era armato.
Aveva detto di aver avuto la pistola da un suo cugino e di aver fatto tutto in gran segreto. Per
forza. Una delle regole del corso di addestramento era che non bisognava girare armati. Era un'ottima
regola, basata sulla teoria che una semplice infarinatura non bastava e che i tirocinanti non dovevano
fare i fessi quando si trattava di combattere. Blay, per, aveva detto che lui in centro non ci andava
senza un ferro e John aveva deciso di fingere di ignorare cosa fosse quel rigonfiamento nella sua tasca.
Una piccola parte di lui, inoltre, pensava che forse non era una cattiva idea, se per caso
incappavano in Lash.
Ehi, ragazze, disse Qhuinn. Dove andate?
John si volt. Di fronte all'amico c'erano un paio di bionde che lo squadravano come se il suo
corpo fosse il banco dei dolciumi e loro si stessero chiedendo se cominciare con le caramelle gommose
ricoperte di cioccolato al latte o con quelle a forma di pesciolino al gusto di liquirizia,
Quella sulla destra, coi capelli lunghi fino al sedere e una minigonna non pi grande di un
tovagliolino di carta, sorrise. I denti bianchissimi brillavano come perle. Pensavamo di andare da
Screamer's, ma... se voi entrate qui dentro, forse cambiamo programma.
Fateci felici e mettetevi in fila qui con noi, disse Qhuinn con un inchino accompagnato da un
ampio gesto del braccio.
La bionda guard l'amica, poi fece una mossetta alla Betty Boop, dimenando i fianchi e
agitando i capelli. Le riusc bene, chiss quante volte l'aveva provata. Io adoro i gentiluomini.
Eccomi qua, un perfetto gentiluomo. Qhuinn le tese la mano e, quando l'emula di Betty Boop
la prese, la tir accanto a s facendola passare avanti. Un paio di ragazzi in coda lo guardarono male,
ma bast un'occhiata da parte di Qhuinn e la smisero subito. Pi che comprensibile, visto che Qhuinn
era pi alto e pi grosso di loro, un tir a confronto delle loro station wagon.
Vi presento Blay e John.
Le ragazze sorrisero radiose a Blay, che divenne rosso come i suoi capelli, e guardarono di
sfuggita John. Dopo avergli rivolto un frettoloso cenno del capo, entrambe tornarono a concentrarsi sui
suoi amici.
Infilando le mani dentro la giacca a vento presa in prestito, John si fece da parte in modo che
l'amica di Betty potesse stringersi vicino a Blay.
John? Tutto okay? chiese Blay.
John annu e a gesti disse, Ho solo fatto un po' di spazio.
Oh, mio Dio, esclam Betty.
John si ficc subito le mani in tasca. Merda, doveva aver notato che aveva usato il linguaggio
dei segni e adesso c'erano solo due possibilit: o lo avrebbe trovato molto carino oppure lo avrebbe
compatito.
Il tuo orologio  uno sballo!
Grazie, piccola, fece Qhuinn. L'ho appena preso. Urban Out- fitters.
Ah, ecco, mi pareva. Betty non l'aveva neanche notato.
Venti minuti dopo, finalmente giunsero davanti all'ingresso del club e John riusc a entrare per
miracolo. I due buttafuori sulla porta controllarono i suoi documenti con tutto tranne un microscopio a
protoni e stavano per scuotere la testa quando ne sopraggiunse un terzo che, dopo un'occhiata a Blay e
Qhuinn, decise di farli entrare tutti quanti.
Due passi oltre la soglia, John decise che quel posto non faceva per lui. C'era gente dappertutto,
con tanta di quella carne in bella mostra che sembrava di stare in spiaggia. E quella coppia laggi in
fondo...? Cazzo, quel tizio le aveva infilato la mano sotto la gonna?
No, la mano non era la sua, ma del tipo dietro alla ragazza. Quello che non la stava baciando.
Tutt'intorno, la musica tecno pompava a manetta nell'aria viziata, satura di un misto di sudore,
profumo e di un aroma muschiato che sospettava fosse sesso. I laser perforavano la penombra, puntati
dritti nei suoi bulbi oculari, evidentemente, perch ovunque guardasse lo centravano in pieno.
Peccato non avere un bel paio di occhiali da sole e i tappi nelle orecchie.
Si volt di nuovo verso la coppia... ehm... il terzetto che pomiciava. Non ne era sicuro, ma gli
sembrava che la donna avesse le mani sui pantaloni di entrambi i ragazzi.
Forse anche una benda sugli occhi non sarebbe stata male, pens.
Con Qhuinn in testa, tutti e cinque sfilarono davanti a un'area delimitata da cordoni e
sorvegliata da buttafuori grossi come armadi. Al di l di quella barricata di palestrati col cervello da
gallina, separata dalla marmaglia da una parete che simulava una cascata, c'era una clientela elegante su
divanetti di pelle dietro comodi spar; il tipo di gente, pens John, che indossa abiti griffati e beve
superalcolici dai nomi impronunciabili, almeno per lui.
Come un piccione viaggiatore che torna alla base, Qhuinn punt dritto verso il fondo della sala
individuando un angolo a ridosso della parete con una bella vista sulla pista da ballo e un facile accesso
al bar. Prese le ordinazioni dalle ragazze e da Blay, ma John scosse le testa. Quello era tutto tranne che
l'ambiente giusto per lasciarsi anche solo minimamente andare.
Tutto, in quel posto, gli ricordava il periodo in cui non viveva ancora con la confraternita.
Quando era solo al mondo era abituato a essere sempre il pi basso e il pi mingherlino, e l dentro lo
era pi che mai. Tutti, donne comprese, sembravano incombere minacciosi sopra di lui, il che mise in
allerta il suo istinto. Se non puoi contare sulle risorse fisiche come arma di difesa, allora devi affidarti
al sesto senso e alla prontezza di riflessi: due piedi e uno
scatto da velocista erano la strategia che lo aveva sempre salvato.
Be', tranne quell'unica volta.
Dio... che muscoli. In assenza di Qhuinn, le ragazze avevano occhi solo per Blay,
specialmente Betty, che sembrava averlo scambiato per uno di quei pali contro cui i gatti amano
strusciarsi.
Blay ne usciva sconfitto in partenza, era evidente, perch a differenza di Qhuinn non aveva la
battuta pronta, ma non sembrava intenzionato a scrollarsele di dosso, anzi, Betty era libera di allungare
le mani come e dove voleva.
Qhuinn torn dal bar gi ingrifato. Cristo, lui s che era nel suo ambiente, con due Corona per
mano e gli occhi puntati sulle ragazze. Si muoveva come se stesse gi facendo sesso, ancheggiando in
modo sensuale e ruotando le spalle come uno con tutta l'attrezzatura in perfetto stato e pronta all'uso.
Cavolo, le ragazze se lo mangiavano con gli occhi, smaniose, mentre si faceva strada tra la
folla.
Signore, mi merito una mancia per tutta la fatica che ho fatto. Qhuinn allung una delle birre
a Blay, bevve una sorsata dalla sua e alz le altre due sopra la testa. Datemi un assaggio di quello che
sapete fare.
Betty colse subito la palla al balzo appoggiandogli le mani sul petto e alzandosi in punta di
piedi. Qhuinn inclin leggermente la testa, ma senza facilitarla pi di tanto, al che lei si diede ancor pi
da fare. Quando le loro labbra si incontrarono, quelle di Qhuinn si incresparono in un sorriso... mentre
allungava le braccia per attirare a s anche l'altra ragazza. Betty non parve per nulla infastidita, anzi, lo
aiut a tirare dentro anche l'amica.
Andiamo nei bagni, sugger Betty in un sussurro volutamente udibile da tutti.
Qhuinn si protese oltre Betty per dare un bacio alla francese alla sua amica, Blay? Ti unisci a
noi?
Blay gett indietro la testa e bevve una lunga sorsata di birra. Naa, io resto qui. Mi rilasso un
po'.
Gli occhi per lo tradirono, quando per una frazione di secondo si posarono su John.
Al che, John si incazz di brutto. Non mi serve una babysitter.
Lo so, amico.
Le ragazze, appese alle spalle di Qhuinn come due tende, lo guardarono in cagnesco, neanche
John fosse il re dei guastafeste, e assunsero un'aria decisamente infastidita quando Qhuinn fece per
scostarsi.
John trafisse l'amico con due occhi di fuoco. Non azzardarti a piantarle in asso, cazzo, o non ti
rivolgo pi l parola.
Betty reclin la testa di lato e i suoi capelli biondi scivolarono lungo il braccio di Qhuinn.
Qualcosa non va?
Dille che va tutto bene e vai a scopartele, disse John a gesti. Dico sul serio, Qhuinn, cazzo.
Non mi sembra giusto lasciarti qui da solo, rispose a gesti Qhuinn.
Qualcosa non va? cinguett Betty.
Se non ti sbrighi io me ne vado. Esco subito da questo posto, Qhuinn. Non sto scherzando.
Qhuinn chiuse gli occhi per una frazione di secondo. Poi, prima che Betty chiedesse per
l'ennesima volta se qualcosa non andava, disse, Andiamo, signore. Torniamo subito.
Mentre le ragazze si allontanavano sculettando insieme a Qhuinn, John disse, Blay, vai a
spassartela anche tu. Io aspetto qui. Quando l'amico rimase in silenzio, John torn alla carica, Blay?
Muovi il culo!
Ci fu un attimo di esitazione. Non posso.
Perch?
Perch ho... ehm, ho promesso che non ti avrei lasciato solo.
John rest di sasso. Promesso a chi?
Le guance di Blaylock adesso erano di un bel rosso acceso come quello di un semaforo. A
Zsadist. Superata la transizione, mi ha preso da parte, dopo la lezione, e ha detto che se ci capitava di
uscire con te... s, insomma, hai capito.
John era furente, la testa gli ronzava per la rabbia.
Solo fino alla tua transizione, John.
John scosse la testa, perch era quello che si fa quando ti manca la voce e hai voglia di gridare.
All'improvviso quel pulsare doloroso dietro gli occhi torn.
Sta a sentire, disse a segni. Se sei preoccupato per me, dammi la pistola.
In quel momento si avvicin una brunetta supersexy. Indossava un bustier e un paio di pantaloni
talmente attillati che sembravano spalmati sulle gambe con una cazzuola. Appena Blay le mise gli
occhi addosso, l'aria intorno a lui cambi, il suo corpo cominci a emanare calore.
Blay, cosa vuoi che mi succeda? Anche se Lash dovesse portare qui il suo...
E stato bandito da questo club. Per questo ho insistito per venire qui.
E tu come fai a... Lasciami indovinare... Zsadist.  stato lui a dire che potevamo venire solo in
questo locale?
Pu darsi.
Dammi la pistola. Muoviti.
La brunetta si piazz al bar e lanci un'occhiata alle sue spalle. A Blay.
Non mi stai mica abbandonando. Siamo tutti e due qui al club. E adesso mi sto proprio
incazzando.
Ci fu una pausa, poi la pistola pass di mano e Blay si scol la birra d'un fiato, come se fosse
nervoso da matti.
Buona fortuna, gli augur John a segni.
Cazzo, non ho la pi pallida idea di come comportarmi. Non sono neanche sicuro di volerlo
fare.
Eccome se vuoi farlo. E te la caverai alla grande. Adesso vai, prima che quella se ne trovi un
altro.
Finalmente solo, John si appoggi contro il muro e incroci le gambe ossute. Osservando la
folla, si scopr a invidiarla.
Qualche minuto dopo trasal, come se qualcuno lo avesse chiamato per nome. Si guard
intorno; forse Blay o Qhuinn avevano gridato per attirare la sua attenzione. No. Qhuinn e le sue bionde
non si vedevano da nessuna parte, e Blay si stava avvicinando con cautela alla brunetta al bar.
Eppure era certo che qualcuno lo stesse chiamando.
Si concentr meglio sulla folla che aveva davanti. C'era gente dappertutto, ma non riconobbe
nessuno in particolare; stava per concludere che era impazzito, quando not una sconosciuta che gli
parve di conoscere anche troppo bene.
La femmina era ferma nell'ombra, in fondo al bar, a stento illuminata dai riflessi rosa e azzurri
delle bottiglie di alcolici. Alta e muscolosa come un uomo, aveva i capelli scuri tagliati cortissimi e una
faccia della serie "non rompetemi i coglioni", tanto per mettere subito in chiaro che lo si faceva a
proprio rischio e pericolo. Gli occhi, pericolosamente acuti e seri come quelli di un lottatore, erano fissi
su di lui.
Il corpo di John sbiell subito, neanche qualcuno gli stesse lustrando il fondoschiena
prendendolo a sculaccioni con un bel bastone. Senza fiato e completamente stordito, avvamp, ma
almeno si scord il mal di testa.
Cristo santo, la tipa stava venendo verso di lui.
Camminava con passo deciso e sicuro, come se stesse braccando una preda, e uomini molto pi
grossi di lei si levarono di torno al suo passaggio, svelti come topi. Guardandola avvicinarsi, John
armeggiava con la giacca a vento nel tentativo di apparire pi virile. Ma chi voleva prendere in giro?
Mi occupo della sicurezza di questo locale, disse lei con voce profonda. Devo chiederle di
seguirmi.
Senza attendere risposta, lo afferr per il braccio guidandolo verso un corridoio buio. Prima che
John si rendesse conto di cosa stava accadendo, lo spinse dentro quella che era chiaramente una sala
interrogatori e lo schiaff contro il muro schiacciandosi addosso a lui.
Con l'avambraccio premuto contro la trachea di John, che si lasci sfuggire un ansito, lo
perquis da cima a fondo. La sua mano,
rapida e impersonale, gli pass sul torace e poi gi sui fianchi.
John chiuse gli occhi con un fremito. Porca puttana, questo s che lo mandava su di giri. Se
fosse stato in grado di avere un'erezione adesso ce l'avrebbe avuto duro come una mazza da baseball,
poco ma sicuro.
Poi si ricord che la pistola di Blay con il numero di matricola cancellato era nella tasca di
dietro dei calzoni che aveva preso in prestito.
Oh, cazzo.
Nel deposito attrezzi del quartier generale della confraternita, Jane si sedette sulla panca da cui
poteva tenere d'occhio il tizio che aveva appena operato. Stava aspettando che V finisse di fumare e
l'aroma esotico del suo tabacco le pizzicava le narici.
Dio, quando lo aveva sognato. H modo il cui lui muoveva la mano tra le sue...
Divorata dalla smania, accavall le gambe stringendole con forza.
Jane?
Lei si schiar la gola. S?
A cosa stai pensando, Jane? La voce di V era bassa, un sussurro sensuale e disincantato che
fluttu fino a lei dalla porta aperta.
Ah, s, come no, adesso gli avrebbe confessato le sue fantasie erotiche...
Un momento. Lo sai gi, vero? Quando V rimase in silenzio, lei si accigli. Era un sogno?
Oppure tu...
Nessuna risposta.
Jane si pieg in avanti finch riusc a vederlo oltre lo stipite. Stava soffiando fuori il fumo
mentre lasciava cadere il mozzicone dentro una bottiglia d'acqua.
Che cosa mi hai fatto? chiese.
Lui avvit bene il tappo della bottiglia; i muscoli dell'avambraccio si fletterono. Niente che tu
non volessi.
Anche se non la stava guardando, lei gli punt l'indice contro come una pistola. Te l'ho gi
detto. Stai fuori dalla mia testa.
alz gli occhi su di lei. Oh... Dio... brillavano come due stelle di un bianco accecante ed erano
roventi come il sole. Non appena si posarono sul suo viso, la sua vulva sbocci per lui, una bocca
spalancata pronta a ricevere nutrimento.
No, disse Jane. Ma perch sprecare il fiato? H suo corpo parlava da solo, e lui lo sapeva
anche troppo bene.
incresp le labbra in un sorriso forzato, inspirando a fondo. Mi piace da matti l'odore che hai
adesso. Altro che entrarti nella testa, mi fa venir voglia di fare molto di pi.
Okaaay, evidentemente oltre agli uomini gli piacevano anche le donne.
All'improvviso l'espressione di V si spense, Ma non temere. Non lo far.
Perch no? Non appena le scapp detto, Jane si maledisse. Se dici a un uomo che non lo vuoi
e lui ti dice che non far sesso con te, in genere non  consigliabile reagire con qualcosa che suona
come una protesta.
si sporse dentro la stanza e lanci la bottiglia dell'acqua, che atterr in un cestino dei rifiuti con
un bagliore, neanche fosse di ritorno da un viaggio d'affari e fosse felicissima di rincasare. Non ti
piacerebbe farlo con me. O almeno credo.
Quanto si sbagliava.
Stai zitta. Perch?
Oh, cazzo/ Ma cosa stava dicendo, per l'amor del cielo?
Non ti piacerebbe farlo con il mio vero Io, tutto qua. Per mi ha fatto piacere quello che 
successo mentre dormivi. Eri perfetta, Jane.
Avrebbe preferito che la smettesse di chiamarla per nome. Ogni volta che gli usciva di bocca,
aveva l'impressione che l'avesse presa all'amo e, attraverso acque sconosciute, la trascinasse dentro una
rete in cui poteva solo agitarsi scompostamente fino a farsi male.
Perch credi che non mi piacerebbe?
Vide il suo petto dilatarsi e cap che stava fiutando la sua eccitazione. Perch a me piace avere
il controllo, Jane. Capisci cosa voglio dire?
No.
si volt completamente verso di lei, riempiendo la soglia, e gli occhi di Jane, quei traditori,
andarono dritti sul suo inguine. Porca miseria, era eccitato. Eccitatissimo. Vedeva con chiarezza il
grosso membro premere contro i calzoni di flanella del pigiama.
Malgrado fosse seduta, barcoll.
Sai che cos' un Dom? chiese lui a bassa voce.
Dom... nel senso di... Oh, cavolo. Dominatore sessuale?
annu. Il sesso con me  cos.
Jane schiuse le labbra e dovette distogliere lo sguardo. Altrimenti rischiava di andare a fuoco.
Non aveva nessuna esperienza in materia di stili di vita alternativi. Diamine, gi aveva poco tempo per
il sesso normale, figuriamoci per quello anomalo.
Per fare qualcosa di sfrenato e pericoloso con V, al momento, la stuzzicava parecchio,
accidenti a lei. Ma forse era perch, a tutti gli effetti, quella non era la vita vera, anche se adesso era
perfettamente sveglia.
Che cosa fai? chiese. Voglio dire... le leghi? S.
Jane attese che continuasse e, quando lui non lo fece, sussurr, Tutto qua? No.
Racconta.
No.
Allora c'era di mezzo anche il dolore, pens Jane. Le faceva soffrire prima di scoparsele.
Magari anche durante. Eppure... ramment con quanta delicatezza aveva stretto tra le braccia il tifoso
dei Red Sox. Forse con gli uomini si comportava diversamente?
Fantastico. Un vampiro dominatore bisessuale esperto in rapimenti. Cribbio, ce n'era pi che
abbastanza per non provare quello che provava per lui.
Si copr la faccia con le mani, ma purtroppo questo le impediva solo di guardarlo. Non bastava
a cancellare quello che le passava per la testa. Lei... lo desiderava.
Accidenti, borbott.
Cosa c'?
Niente. Dio, che bugiarda.
Bugiarda.
Grandioso, cos sapeva anche questo. Non voglio sentirmi come mi sento adesso, va bene?
Ci fu una lunga pausa. E com' che ti senti, Jane? Quando lei non rispose, V mormor,
Vorresti non desiderarmi, giusto?  perch sono un pervertito? S.
L'aveva detto di slancio, senza riflettere, anche se non era proprio la verit. A essere sincera, le
cose erano pi complicate... lei era sempre andata orgogliosa della propria intelligenza. Una mente
capace di tenere sotto controllo le emozioni e una capacit decisionale improntata alla logica erano le
due cose che non l'avevano mai delusa. Eppure eccola l, a smaniare per qualcosa che, come le
suggeriva il suo istinto, avrebbe fatto molto meglio a evitare.
Il silenzio si prolungava; Jane abbass una mano e guard la porta. V non era pi in piedi sulla
soglia, ma sentiva che non era andato lontano. Si sporse di nuovo in avanti e lo vide. Era appoggiato
contro il muro e fissava la distesa di materassini azzurri della palestra, neanche contemplasse il mare.
Scusa, disse Jane. Non intendevo dire quello che ho detto.
S, invece. Ma non fa niente. Io sono quello che sono. La mano guantata si flett e Jane ebbe
l'impressione che fosse un riflesso inconscio.
La verit  che... Jane lasci la frase in sospeso e V inarc un sopracciglio, senza guardarla.
Lei si schiar la gola. La verit  che l'istinto di conservazione  un'ottima cosa, e dovrebbe guidare
tutte le mie reazioni.
E non  cos? Non... sempre. Con te, non sempre.
Lui abbozz un pallido sorriso. Allora, per una volta nella vita, sono felice di essere diverso.
Ho paura.
Lui torn subito serio, puntando gli occhi fulgidi come diamanti in quelli di lei. Non devi. Non
ti far alcun male. E non permetter a nessun altro di fartene.
Per una frazione di secondo, Jane abbass la guardia. Promesso? disse con voce roca.
Lui pos la mano guantata sul cuore che lei aveva rimesso in sesto e pronunci un fiume di
parole dal suono intrigante che Jane non cap. Poi le tradusse: Sul mio onore e per il sangue che scorre
nelle mie vene, lo prometto solennemente.
Jane distolse lo sguardo e, per sua sfortuna, lo pos su una rastrelliera di nunchaku. Le armi
erano appese a dei pioli, ! bastoni neri attaccati alla catena ricadevano come braccia, pronti a causare
danni irreparabili.
Non ho mai avuto tanta paura in vita mia.
Cazzo... mi spiace, Jane. Mi spiace per tutto quanto. Ti lascer andare. In realt, gi adesso sei
libera di andartene quando vuoi. Basta che tu lo dica e ti riporter a casa.
Jane si volt verso di lui e lo guard in faccia. La barba era cresciuta e gli ombreggiava la
mascella e gli zigomi, conferendogli un'aria ancora pi sinistra. Con quei tatuaggi intorno all'occhio e
la sua mole impressionante, se lo avesse incrociato per caso in un vicolo sarebbe scappata via
terrorizzata, anche senza sapere che era un vampiro.
E invece eccola l, convinta che l'avrebbe protetta.
Erano veri i sentimenti che provava per lui? O invece era in piena sindrome di Stoccolma?
Fece scorrere lo sguardo sul suo ampio petto, sui fianchi stretti, sulle lunghe gambe. Vampiro o
uomo che fosse, lei lo desiderava come nessun altro al mondo.
Jane... gemette lui in un sussurro.
Merda.
Imprec anche lui, prima di accendersi un'altra sigaretta. C' un'altra ragione per cui non posso
stare con te, disse soffiando fuori il fumo.
E cio?
Io mordo, Jane. E non sarei capace di trattenermi. Specie con te.
Jane ramment un momento del sogno, quando aveva sentito le zanne risalire lungo il collo
graffiandola appena. Subito fu pervasa da una vampata di calore. Come poteva desiderare un cosa
simile?
V indietreggi fino alla soglia, stringendo la sigaretta nella mano guantata. Fili di fumo si
levavano dalla sua punta incandescente, sottili e vaporosi come i capelli di una donna.
Con gli occhi fissi negli occhi di Jane, fece scivolare la mano libera sul torace e poi gi sopra il
ventre e ancora pi gi, fino all'erezione evidente sotto la flanella leggera del pigiama. Quando la
strinse nel palmo, Jane deglut sonoramente; una libidine allo stato puro si abbatt sul suo
autocontrollo, colpendola con una violenza tale da farla quasi cadere gi dalla panca.
Se vuoi, disse piano lui, verr a cercarti di nuovo nel sonno. Verr a cercarti e finir quello
che ho incominciato. Ti piacerebbe, Jane? Ti piacerebbe venire per me?
Dalla sala della fisioterapia si lev un gemito.
Jane si alz dalla panca, incespicando, per controllare il suo nuovo paziente. Stava scappando,
era ovvio. Pazienza... aveva perso la testa, quindi, a quel punto, l'orgoglio era l'ultima delle sue
preoccupazioni.
Sulla lettiga, Phury si contorceva dal dolore, cercando di strapparsi via la benda che gli copriva
met del viso.
Ehi... buono. Jane lo ferm mettendogli una mano sul braccio. Tranquillo. Va tutto bene.
Gli accarezz la spalla parlandogli con dolcezza, finch Phury non rotol su un fianco.
Bella... mormor.
E sua moglie? chiese Jane, sapendo che V era fermo nell'angolo.
La moglie del suo gemello.
Oh.
Gi.
Jane prese stetoscopio e sfigmomanometro e fece un rapido controllo dei parametri vitali. E
normale per voi avere la pressione bassa?
S. Anche la frequenza cardiaca.
Jane pos la mano sulla fronte di Phury. E caldo. Ma la vostra temperatura corporea  pi alta
della nostra, giusto?
Esatto.
Jane infil le dita tra i capelli di Phury, facendole scorrere tra le folte onde multicolori e
districando i nodi che si erano formati. Erano sporchi di una sostanza nera oleosa...
Non toccare quella roba, disse V.
Lei ritrasse il braccio di scatto. Perch? Che cos'?
Il sangue dei miei nemici. Non voglio che ti resti addosso. Si avvicin, l'afferr per il polso e
la condusse fino al lavello.
Anche se contrastava con la sua natura, Jane rest ferma e, obbediente come una bambina, si
lasci insaponare e sciacquare con cura le mani. Sentire il palmo nudo di V e il guanto di cuoio che
scivolavano sulle sue dita... la schiuma che agevolava la frizione... e il calore del suo corpo che filtrava
dentro di lei risalendo lungo il braccio, la rese avventata.
S, disse, gli occhi fissi su quello che le stava facendo.
S, cosa?
Torna a trovarmi nel sonno.
Capitolo 20
In quanto responsabile della sicurezza allo ZeroSum, Xhex non gradiva nessun tipo di armi, in
casa sua, ma soprattutto non le andavano gi i teppistelli armati, che si aggiravano spavaldi esibendo
feticci di metallo al posto dei loro penosi coglioni grossi come monetine da dieci centesimi.
Ecco cosa causava le chiamate al 911. E lei detestava avere a che fare con il Dipartimento di
Polizia di Caldwell.
In considerazione di tutto ci, non si scus affatto con lo stronzetto in questione mentre lo
palpava senza troppe cerimonie per trovare Tarma che si era fatto dare dal rosso con cui stava al bar.
Tir fuori la nove millimetri dai calzoni, tolse il caricatore e gett sul tavolo il guscio vuoto della
Glock. Si ficc in tasca il caricatore e poi gli frug nelle tasche in cerca dei documenti. Perquisendolo,
si accorse che era un membro della sua specie, il che per certi versi la fece imbestialire ancora di pi.
Anche se non ne aveva motivo. Gli umani non avevano mica l'esclusiva della stupidit.
Lo fece voltare e lo sbatt su una sedia, tenendolo gi per la spalla mentre apriva il portafogli. Il
nome sulla patente di guida era John Matthew e secondo la data di nascita aveva ventitr anni.
L'indirizzo era quello di un normalissimo quartiere residenziale che, ci avrebbe scommesso, lui non
aveva mai neanche visto di striscio.
So quello che c' scritto sui tuoi documenti, ma chi sei in realt? Chi sono i tuoi genitori?
Lui apr la bocca un paio di volte, ma non ne usc niente perch, chiaramente, se la faceva sotto
dalla paura. Pi che logico. Senza pi pistola era solo una mezza sega, un nanerottolo in fase di
pretransizione con gli occhi azzurri sgranati nel volto pallido.
Proprio un gran duro, non c' che dire, pens Xhex. Clic, clic, bang, bang e tutte le altre
puttanate da banda giovanile. Cristo, era stufa di bulletti gasati come quello. Forse era giunto il
momento di darsi alla libera professione e tornare a fare quello che sapeva fare meglio. In fin dei conti,
i killer erano sempre molto richiesti nei giri giusti. Ed essendo per met Symphath, la soddisfazione sul
lavoro era garantita.
Parla, disse, gettando il portafoglio sul tavolo. So cosa sei. Chi sono i tuoi genitori?
Adesso sembrava proprio sorpreso, peccato che la cosa non lo aiutasse a mettere in moto le sue
corde vocali. Superato quest'altro choc, il moccioso si limit ad agitare le mani davanti al petto.
Non fare il furbo con me. Se sei abbastanza grande da girare armato, adesso non metterti a fare
il vigliacco. O  questo che sei, in realt, e la pistola ti serve per illuderti di essere un uomo?
Lui chiuse la bocca al rallentatore e lasci ricadere le mani in grembo. Come se si stesse
sgonfiando, abbass gli occhi e incurv le spalle.
Nel silenzio della stanza, Xhex incroci le braccia sul petto. Ascoltami bene, ragazzino, io ho
tutta la notte a disposizione e pazienza da vendere. Quindi puoi andare avanti finch ti pare col gioco
del silenzio. Io non vado da nessuna parte, e neanche tu.
Il suo auricolare si mise a gracchiare. Bene, portalo qui, ordin Xhex appena il buttafuori
dell'area bar smise di parlare.
Meno di un secondo dopo bussarono alla porta. Quando Xhex and ad aprire, il suo sottoposto
teneva fermo il vampiro dai capelli rossi che aveva passato la pistola al moccioso.
Grazie, Mac.
Non c' di che, capo. Torno alla mia postazione vicino al bar.
Xhex chiuse la porta e squadr il rosso. Aveva superato la transizione, ma non da molto: si
muoveva come se ancora non avesse preso confidenza con la sua nuova stazza.
Se tiri fuori qualcosa che non sia un documento, ti stendo su una barella con queste mani,
disse, vedendo che infilava la mano nella tasca interna del blazer scamosciato.
H rosso si ferm di colpo. E il documento del mio amico.
Me l'ha gi mostrato.
Non quello vero, disse il rosso tendendo la mano. Quello vero  questo.
Xhex prese il tesserino plastificato e diede una scorsa ai caratteri nell'Antico Idioma sotto una
foto recente. Poi guard il ragazzo. Lui si rifiut di incrociare il suo sguardo; se ne stava l seduto,
chiuso in se stesso, con l'aria di augurarsi che la sedia potesse inghiottirlo tutto intero.
Cazzo.
Mi hanno detto di mostrare anche questo, disse il rosso, porgendole un foglio di carta molto
spesso piegato a formare un quadrato e sigillato con della ceralacca nera. Nel vedere il simbolo
impresso sul sigillo, Xhex si trattenne dall'imprecare di nuovo.
Lo stemma reale.
Lesse quella maledetta lettera. Due volte. Ti spiace se questa la tengo io, Red?
No. Faccia pure.
Tu ce l'hai un documento? chiese Xhex ripiegando la lettera.
S, rispose il rosso porgendole un altro tesserino plastificato.
Xhex lo controll prima di restituirglieli entrambi. La prossima volta che venite qui non
mettetevi in coda. Andate dal buttafuori e fategli il mio nome. Verr a prendervi io. Ci detto, prese la
pistola. Questa  tua o sua?
Mia. Ma penso che la lascer a lui. E molto pi bravo di me come tiratore.
Xhex infil di nuovo il caricatore nel calcio della Glock, che poi allung al ragazzino
silenzioso, a canna in gi. Non gli tremava la mano quando la prese, ma l'arma sembrava decisamente
troppo grossa per lui. Non usarla qua dentro a meno che non sia per legittima difesa. Intesi?
Il ragazzino annu una volta, alz il culo dalla sedia e fece sparire la semiautomatica nella tasca
da cui Xhex l'aveva tirata fuori.
Porca... puttana. Non era un semplice pretrans. Secondo il suo documento, quello era Therror,
figlio di Darius, guerriero della Confraternita del Pugnale Nero. Il che significava che lei doveva fare di
tutto per evitare che gli succedesse qualcosa quando era sotto la sua custodia. L'ultima cosa di cui lei e
Rehv avevano bisogno era che il ragazzino si facesse male mentre era entro i confini dello ZeroSum.
Fantastico. Come avere un vaso di cristallo in uno spogliatoio pieno di giocatori di rugby.
E, come se non bastasse, era pure muto.
Xhex scosse la testa. Be', Blaylock, figlio di Rocke, prenditi cura di lui e lo faremo anche noi.
Mentre il rosso annuiva, il ragazzino finalmente alz il viso su di lei e, per qualche motivo, il
suo sguardo di un azzurro vivo la mise a disagio. Ges... ma era vecchio. Quelli erano gli occhi di un
vecchio; Xhex rimase momentaneamente sconcertata.
Schiarendosi la gola, si volt e and alla porta. Mentre la apriva, il rosso disse, Un momento,
lei come si chiama?
Xhex. Fai il mio nome a chiunque, in questo club, e in un attimo sono da te. E il mio lavoro.
Quando la porta si chiuse, John decise che l'umiliazione era come il gelato: aveva molti gusti
diversi, ti dava i brividi e ti faceva venire la tosse.
A proposito di gelato, e di brutti quarti d'ora. In quel preciso momento gli era andato di traverso
e rischiava di farlo soffocare.
Vigliacco. Dio, era cos evidente? Quella non lo conosceva neanche e lo aveva subito
inquadrato. Lui era proprio un vigliacco. Un vigliacco e un debole che non aveva ancora vendicato i
suoi morti, senza voce e con un fisico che avrebbe fatto vergognare anche un bambino di dieci anni.
Blay strusciava i piedoni per terra, producendo un fruscio sommesso che in quella stanzetta
angusta era assordante come un urlo. John? Vuoi andare a casa?
Ah, fantastico. Lo trattava come un bambino di cinque anni che sta cadendo dal sonno alla festa
dei grandi.
La rabbia esplose come un tuono; John sent quel peso familiare che lo stimolava e gli
infondeva energia. Ah, cavolo, se la conosceva bene. Quello era il genere di incazzatura che aveva
mandato Lash lungo disteso per terra, il genere di cattiveria che lo aveva spinto a prenderlo a pugni in
faccia finch le piastrelle della doccia non si erano colorate di un bel rosso ketchup.
Per qualche miracolo, gli unici due neuroni che ancora funzionavano in modo razionale nella
sua testa gli segnalarono che la cosa migliore da fare era andare a casa. Se restava ancora l, in quel
locale, non avrebbe fatto altro che risentire all'infinito le parole di quella femmina finch, fuori di testa
dalla rabbia, avrebbe finito col combinare qualcosa di veramente stupido.
John? Andiamo a casa.
Cazzo. Quella doveva essere la grande serata di Blay, e invece ecco che, per colmo di sfiga,
doveva rinunciare all'occasione di farsi una scopata memorabile. Chiamo Fritz. Tu resta qui con
Qhuinn.
No. Andiamo via insieme.
All'improvviso, John fu sopraffatto dalla voglia di piangere. Cosa cavolo c'era scritto su quel
foglio? Quello che le hai dato?
Blay arross. Me l'ha dato Zsadist. Mi ha detto di tirarlo fuori se ci cacciavamo in qualche
pasticcio.
Be', cos'era?
Z ha detto che veniva da parte di Wrath in quanto re. Qualcosa a proposito del fatto che lui  il
tuo ghardian.
Perch non me l'hai detto?
Zsadist mi ha detto di mostrarlo solo se necessario. E questo valeva anche per te.
John si alz dalla sedia rassettandosi i vestiti presi in prestito. Senti, voglio che tu resti qui. Fatti
una bella scopata e divertiti...
Siamo venuti insieme e ce ne andiamo via insieme.
John gli scocc un'occhiataccia. Solo perch Z ha detto che devi farmi da babysitter...
Blay fece la faccia truce, cosa mai vista. Vaffanculo... lo farei
comunque. E, prima che ti incazzi, vorrei sottolineare che al posto mio tu faresti la stessissima
cosa. Ammettilo. Lo faresti eccome, cazzo. Siamo amici e gli amici si danno manforte. Punto e basta.
Per cui vedi di darci un taglio.
John aveva voglia di rovesciare con una pedata la sedia su cui prima era seduto. E per poco non
lo fece.
Invece us le mani per dire, Cazzo.
Blay tir fuori un BlackBerry e fece un numero. Dico a Qhuinn che torno a prenderlo quando
vuole.
Intanto che aspettava, John cerc di immaginare cosa stava combinando Qhuinn in qualche
angolo buio e appartato con una di quelle umane, o magari con tutte e due. Almeno lui se la stava
spassando.
Ehi, Qhuinn? S, io e John stiamo andando a casa. Cos... No, va tutto bene. E solo che abbiamo
avuto da dire con la vigilanza... No, non c' bisogno che... No,  tutto a posto. No, davvero. Qhuinn,
non c' bisogno che smetti... Pronto? Blay rimase a fissare il telefonino. Dice di trovarci alla porta
principale.
Insieme uscirono dalla saletta e zigzagarono tra la folla di umani arrapati e sudati finch John
non ebbe un attacco di claustrofobia... neanche lo avessero sepolto vivo e stesse respirando terra.
Quando finalmente giunsero all'ingresso, trovarono Quinn gi fermo ad aspettarli, sulla sinistra,
appoggiato contro la parete nera. Era tutto spettinato, la camicia gli pendeva fuori dai calzoni e aveva le
labbra rosse e leggermente gonfie. Da vicino puzzava di profumo.
Di due profumi diversi.
Tutto okay? chiese rivolto a John.
John non rispose. Non sopportava di aver rovinato la serata a tutti quanti e continu dritto verso
la porta. Finch non sent di nuovo quello strano richiamo.
Con le mani sul maniglione antipanico, si volt a guardare da sopra la spalla. La responsabile
della sicurezza era l, e lo guardava con i suoi occhi penetranti. Ancora una volta era in un punto
immerso nell'ombra, John aveva il sospetto che fosse il suo angolo preferito.
E aveva anche il sospetto che lo sfruttasse sempre a proprio vantaggio.
John fremeva da capo a piedi. Aveva voglia di sfondare con un pugno il muro, la porta, il labbro
di qualcuno. Ma sapeva che non ne avrebbe tratto la soddisfazione che cercava. Dubitava di avere
abbastanza forza nelle braccia per riuscire a sfondare anche solo le pagine sportive di un quotidiano.
Quel pensiero, naturalmente, lo fece incavolare ancora di pi.
Volt le spalle alla femmina e usc nella notte gelida. Appena
Blay e Qhuinn lo raggiunsero sul marciapiede disse, Vado a fare quattro passi. Potete venire
con me, se vi va, ma non riuscirete a farmi cambiare idea. Per ora non ho nessuna voglia di infilarmi in
macchina e tornare a casa. Chiaro?
I suoi amici annuirono e lo lasciarono andare avanti, tenendosi a meno di un metro di distanza.
Chiaramente avevano capito che era a un pelo dal dare i numeri e aveva bisogno del suo spazio.
Mentre procedevamo lungo Trade Street John, li sentiva confabulare a bassa voce, parlavano di
lui, ma non gliene fregava un tubo. Era idrofobo. Non ci vedeva pi dalla rabbia.
Tanto per non smentirsi, visto che era solo un debole, la sua marcia d'indipendenza non dur a
lungo. Molto presto il vento marzolino si insinu sotto i vestiti che Blay gli aveva prestato e il suo mal
di testa peggior al punto da fargli digrignare i denti. Si era immaginato di trascinare i suoi amici fino
al ponte di Caldwell e anche pi in l, sospinto dalla violenza della sua collera; li avrebbe ridotti allo
stremo delle forze finch loro lo avrebbero implorato di fermarsi, appena prima dell'alba.
Se non che, naturalmente, la sua prestazione fu ben al di sotto delle aspettative.
Si ferm. Torniamo indietro.
Va bene, John. Gli occhi spaiati di Qhuinn erano gentili in un modo insopportabile. Tutto
quello che vuoi.
Tornarono verso l'automobile, che avevano lasciato in un parcheggio all'aperto a un paio di
isolati dal club. Svoltato l'angolo, John not che stavano facendo dei lavori nel palazzo accanto al
parcheggio, l'area del cantiere era stata coperta per la notte, grandi teloni impermeabili sbatacchiavano
nel vento, pesanti macchinari dormivano sonni tranquilli, Che desolazione.
D'altronde, se anche fosse stato in mezzo a un campo di margherite baciato dal sole, avrebbe
visto tutto nero. La serata non poteva andare peggio di cosi. Impossibile.
Mancavano ancora una cinquantina di metri buoni alla macchina, quando la brezza soffi verso
di loro l'odore dolciastro di talco per neonati. E un Lesser sbuc fuori da dietro una ruspa.
Capitolo 21
Phury rinvenne, ma non si mosse. Logico: gli sembrava di avere met faccia ustionata. Dopo un
paio di respiri profondi, si port una mano alla parte afflitta da un dolore martellante. Era fasciato dalla
fronte alla mascella. Doveva sembrare una comparsa sul set di ER - Medici in prima linea.
Quando lentamente si rizz a sedere, tutta la testa si mise a pulsare come se gli avessero infilato
nel naso una pompa per biciclette e qualcuno stesse pompando a tutto spiano.
Bello.
Butt i piedi gi dal lettino riflettendo sulla legge di gravit: chiss se aveva la forza di
affrontarla. Decise di fare un tentativo e, chi l'avrebbe mai detto? riusc a barcollare fino alla porta.
Due paia d'occhi si volsero di scatto verso di lui, uno fulgido come il diamante, l'altro verde
scuro.
Salve, disse Phury.
La donna di V gli and vicino, esaminandolo con occhio clinico. Dio,  incredibile la rapidit
con cui sta guarendo. Non dovrebbe neanche aver ripreso conoscenza, figurarsi poi essere in piedi.
Vuole controllare il suo lavoro di taglio e cucito? Quando Jane annu, Phury si sedette su una
panca e lei con cautela stacc la garza adesiva. Con una smorfia di dolore, Phury guard Vishous.
Avete gi avvertito Z?
Il fratello scosse la testa. Io non l'ho visto e Rhage ha provato a telefonargli, ma aveva il
cellulare staccato.
Quindi niente notizie da Havers?
Non che io sappia. Anche se ormai manca un'oretta all'alba, per cui faranno meglio a tornare
alla svelta.
La dottoressa fischi sottovoce. Posso quasi vedere la pelle che s cicatrizza sotto i miei occhi.
Le spiace se le applico un'altra compressa di garza? Tutto quello che vuole.
Quando Jane torn nella saletta per la fisioterapia, V disse, Devo parlarti, amico.
Di cosa?
Dovresti saperlo.
Cazzo. Il Lesser. Con uno come V era impossibile fare il finto tonto. Si poteva sempre mentire,
per.  stato uno scontro parecchio tosto.
Palle. Non puoi comportarti cos.
Phury torn con la mente a due mesi prima, quando per qualche giorno si era trasformato nel
suo gemello. Letteralmente. Mi hanno torturato su uno dei loro tavoli, V. Ti garantisco che a loro non
frega niente dell'etichetta militare.
Per stanotte ti hanno massacrato perch stavi sbudellando quell'altro Lesser. Giusto o no?
Jane torn con l'occorrente per cambiargli la medicazione. Grazie al cielo.
Quando la dottoressa ebbe terminato, Phury si alz in piedi. Adesso me ne torno in camera
mia.
Ti serve aiuto? chiese V in tono duro. Come se si stesse trattenendo a stento dal dire
qualcosa.
No. Conosco la strada.
Be', visto che tanto dobbiamo tornare anche noi, facciamoci insieme questa gitarella. E
prendiamocela con calma.
Ottima idea. La" testa lo stava facendo impazzire.
Erano a met del tunnel, quando Phury si accorse che la dottoressa non era sottoposta a nessuna
misura di sorveglianza. D'altra parte, non aveva l'aria di volersela svignare. Anzi, lei e V camminavano
fianco a fianco.
Sembravano una coppietta, chiss se se ne rendevano conto.
Giunti davanti alla porta che si apriva sull'atrio della casa della confraternita, Phury salut V
evitando il suo sguardo e sal i pochi gradini che portavano fuori dal tunnel. La sua stanza gli sembrava
all'altro capo della citt, invece che in cima allo scalone. Quella debolezza gli fece capire che doveva
nutrirsi. Che strazio.
In camera, dopo aver fatto la doccia, si sdrai sul maestoso letto. Avrebbe dovuto chiamare una
delle femmine da cui si nutriva, lo sapeva, ma non ne aveva nessuna voglia. Invece di alzare il telefono,
chiuse gli occhi e lasci ricadere le braccia lungo i fianchi. La mano gli cadde sul manuale sulle armi
da fuoco, quello che aveva utilizzato per la lezione di quella sera. Quello con dentro il suo disegno.
La porta si apr senza preavviso. Doveva essere Zsadist. Con le ultime novit.
Phury si rizz a sedere cos in fretta che nel cranio il cervello cominci ad andare qua e l,
minacciando di uscire dalle orecchie come quando si sballotta un acquario e l'acqua rischia di
rovesciarsi per terra. Com' andata con Bella? chiese, portandosi una mano alla guancia bendata.
Gli occhi di Z erano due buchi neri nel volto sfregiato. Cosa cazzo credevi di fare?
Come, scusa?
Farti cogliere di sorpresa perch... Phury trasal e Z, abituato a gridare, abbass il volume e
chiuse la porta. Il relativo silenzio non serv a migliorare il suo umore. A bassa voce, sibil, Ti sei
messo a giocare a Jack lo Squartatore, cazzo, non riesco a crederci. E il risultato  che ti hanno spaccato
il muso...
Per favore, dimmi come sta Bella.
Z punt l'indice contro il petto del suo gemello. Preoccuparti un po' meno della mia Shellan e
un po' pi di te stesso, chiaro?
Sopraffatto dal dolore, Phury chiuse l'occhio buono. Suo fratello aveva colto nel segno,
naturalmente.
Cazzo, esclam rabbioso Z nel silenzio della stanza. Cazzo
Hai perfettamente ragione. Phury si accorse che stava stringendo convulsamente il libro sulle
armi da fuoco, e si sforz di lasciarlo andare.
Sent una serie di scatti e alz gli occhi. Z apriva e chiudeva col pollice il cellulare a conchiglia.
Potevi farti ammazzare.
Ma sono ancora vivo.
Magra consolazione. Almeno per uno di noi. E il tuo occhio? La dottoressa di V  riuscita a
salvarlo?
Non lo so.
Z and a una delle finestre. Spingendo da parte la pesante tenda di velluto, guard fuori, oltre la
terrazza e la piscina. Sul suo volto sfregiato la tensione era evidente nella mascella contratta, nella
fronte aggrottata. Strano... prima era sempre stato Z a trovarsi sull'orlo del baratro. Adesso invece era
Phury a stare in bilico su quel ciglio sottilissimo e scivoloso: il gemello abituato a preoccuparsi era
diventato motivo di preoccupazione.
Andr tutto bene, ment, piegandosi su un fianco per prendere il sacchetto dove teneva il
fumo rosso e le cartine. In fretta si roll una canna, l'accese e il falso senso di calma arriv subito, come
in un fisico bene addestrato. Ho passato una nottataccia, tutto qua.
Z rise, ma era un improperio pi che una manifestazione di allegria. Avevano ragione loro.
Chi?
La vendetta  una brutta bestia, disse Zsadist con un profondo sospiro. Se ti fai ammazzare,
l fuori, io...
Non succeder. Phury aspir un'altra boccata di fumo; non se la sentiva di promettere niente
di pi. Adesso dimmi di Bella, per piacere.
Deve restare a letto.
Oh, Dio.
No,  tutto a posto. Z si pass la mano avanti e indietro sul cranio rasato. S, insomma, per
ora non ha perso il bambino, e se sta tranquilla forse non lo perder.
E in camera tua?
S, adesso vado a prenderle qualcosa da mangiare. Ha il permesso di alzarsi un'ora al giorno,
ma non voglio offrirle un pretesto per stare in piedi.
Sono contento che...
Cazzo, fratello. Era cos anche per te?
Phury si accigli, battendo leggermente lo spinello sul bordo del portacenere. In che senso?
Ho sempre la testa nel pallone. Qualunque cosa faccia, momento dopo momento,  come se
fosse vera solo a met per tutte le cose che mi preoccupano.
Bella...
Non  solo lei. Gli occhi di Z, che adesso da neri erano tornati gialli perch era un po' meno
infuriato, si spostarono sul suo gemello. Sei tu.
Con estrema lentezza, Phury si port la canna alle labbra e aspir una boccata di fumo.
Soffiandolo fuori, si sforz di trovare parole d conforto per il suo gemello.
Non ci riusc.
Wrath vuole vederci al calar della sera, disse Z tornando a guardare fuori dalla finestra, quasi
sapesse anche troppo bene che non ci sarebbero state rassicurazioni significative. Tutti quanti.
Va bene.
Dopo che Z se ne fu andato, Phury apr il libro e tir fuori il ritratto di Bella. Fece scorrere il
pollice avanti e indietro sulla guancia del disegno, fissandola con l'unico occhio ancora sano. Si sentiva
come schiacciato da tutto quel silenzio, aveva un senso di oppressione al petto.
Forse, tutto considerato, era gi precipitato nel baratro, forse stava gi scivolando gi per la
china dell'autodistruzione, sbattendo contro massi e alberi, rimbalzando e spezzandosi le ossa in attesa
del colpo di grazia.
Spense la canna schiacciandola nel posacenere. Andare a fondo  un po' come innamorarsi: in
entrambi i casi si vive una discesa agli inferi che ti spoglia di tutto e ti lascia nudo, senza pi orpelli.
E in entrambi i casi, in base alla sua limitata esperienza, la fine era ugualmente dolorosa.
John fissava il Lesser sbucato fuori all'improvviso, incapace di muoversi. Non si era mai trovato
coinvolto in un incidente stradale, ma aveva la sensazione che fosse un po' cos. Tu guidavi
tranquillamente e d'un tratto tutto ci a cui stavi pensando prima dell'incrocio restava come sospeso,
sostituito da uno scontro che s'imponeva come la tua unica priorit.
Accidenti, quelle carogne puzzavano proprio di borotalco.
E per fortuna questo qui non aveva i capelli bianchi, per cui doveva essere una nuova recluta.
Cosa che, forse, era l'unico motivo per cui loro tre potevano sperare di uscirne vivi.
Qhuinn e Blay si piazzarono davanti a John, bloccandogli la strada. Ma poi un secondo Lesser
emerse dall'ombra, un pezzo degli scacchi spostato da una mano invisibile. Anche lui aveva i capelli scuri.
Dio, com'erano grossi.
Il primo guard John. Ti conviene sloggiare, figliolo. Questo non  posto per te.
Porco Giuda, non sapevano che era un pretrans. Credevano che fosse un umano.
Gi, disse Qhuinn, spingendolo via per la spalla. Hai avuto i tuoi dieci dollari di droga.
Adesso levati dai piedi, stronzo.
Ma lui non poteva abbandonare i suoi...
Ti ho detto di smammare, cazzo, ripet Qhuinn, dandogli uno spintone che lo fece inciampare
in una catasta di rotoli di carta catramata grossi come divani.
Merda, se scappava era un vigliacco. Ma se restava non sarebbe stato di nessuna utilit.
Odiando se stesso, si mise a correre a perdifiato verso lo ZeroSum, Da vero idiota aveva lasciato lo
zaino a casa di Blay, quindi non poteva chiamare casa. E non poteva neanche mettersi a cercare uno dei
fratelli nella remota speranza che fossero a caccia nelle vicinanze. Riusciva a pensare a una sola
persona in grado di aiutarli,
All'ingresso del club, punt dritto verso il buttafuori in testa alla fila dei clienti in attesa.
Xhex. Devo vedere Xhex. Portami...
Cosa cavolo credi di fare, moccioso? sbrait il buttafuori.
Gesticolando, John muoveva le labbra per formare la parola Xhex.
Okay, adesso mi stai facendo incazzare, disse il buttafuori guardandolo minaccioso. Levati
subito dalle scatole se non vuoi che chiami la tua mammina e il tuo paparino.
Le risatine dei clienti in coda resero John ancora pi frenetico. Per favore! Devo vedere Xhex...
In lontananza sent un rumore, forse lo stridio dei freni di un'auto, oppure un urlo; mentre si
voltava di scatto in quella direzione, la Glock di Blay gli and a sbattere sulla coscia.
Niente cellulare con cui Inviare un SMS. Nessun'altra possibilit-di comunicare.
In compenso aveva un chilo di piombo nella tasca posteriore dei calzoni.
Torn di corsa al parcheggio facendo lo slalom tra le macchine posteggiate in doppia fila, col
fiatone, pompando pi che poteva sulle gambe. Gli scoppiava la testa; sotto sforzo, il dolore era
peggiorato fino a dargli la nausea. Svolt l'angolo, slittando sulla ghiaia.
Cazzo! Blay era steso per terra con un Lesser seduto sul petto. I due stavano lottando per
assicurarsi il controllo di quello che aveva tutta l'aria di essere un coltello a serramanico. Qhuinn si
stava facendo onore con l'altro non morto, ma era uno scontro troppo equilibrato per i suoi gusti. Presto
o tardi lino dei due sarebbe...
Qhuinn fu raggiunto da un gancio destro che gli volt la faccia dall'altra parte e la testa si torse
come una trottola sulla spina dorsale, trascinandosi dietro in una piroetta anche il resto del corpo.
In quel momento qualcosa s'impossess di John, insinuandosi di soppiatto dentro di lui, come se
un fantasma gli fosse entrato sottopelle. Un'antica sapienza, del tipo che si acquisisce solo dopo anni di
esperienza, gli guid la mano verso la tasca posteriore dei jeans. John strinse la Glock nel palmo, la tir
fuori e la impugn con entrambe le mani.
Poi tutto accadde in rapida successione: John alz l'arma, punt la canna contro il Lesser che
stava lottando con Blay per aggiudicarsi il coltello, premette il grilletto... e apr un cratere nella testa
del non morto. Poi ruot il bacino verso l'altro Lesser che, fermo accanto a Qhuinn, si stava
risistemando il tirapugni.
Pop!
John stese il secondo Lesser con un colpo alla tempia; il sangue nero schizz fuori in una
nuvola di goccioline. Il non morto si pieg sulle ginocchia e cadde a faccia in gi sopra Qhuinn... che,
stordito com'era, non riusc a far altro che scollarselo di dosso.
John lanci un'occhiata a Blay. L'amico lo fissava, scioccato. Ges Cristo... John.
Il Lesser accanto a Qhuinn emise una specie di gorgoglio, come una caffettiera quando esce il
caff.
Metallo, pens John. Gli serviva qualcosa di metallico. Il coltello per cui stava lottando Blay era
sparito. Dove poteva trovare...
Vicino alla ruspa c'era una scatola piena di grossi chiodi simili a punteruoli.
John ne tir fuori uno dal mucchio e si avvicin al Lesser vicino a Qhuinn. Alzando le mani
sopra la testa, caric tutto il suo peso e la rabbia che aveva in corpo nel fendente che si apprestava a
sferrare, e in un baleno la realt scivol via come sabbia: adesso stringeva un pugnale, non uno
spuntone d'acciaio... ed era grosso, pi grosso di Blay e di Qhuinn... e aveva compiuto quel gesto
un'infinit di volte.
Il punteruolo affond nel petto del Lesser e il lampo luminoso, pi forte di quanto John si
aspettasse, lo accec per un attimo, pervadendolo da capo a piedi in una sorta di scossa. Ma la sua
missione non era ancora compiuta. Scavalc Qhuinn, muovendosi sull'asfalto senza sentire la terra
sotto i piedi.
Blay rimase a guardarlo, immobile, senza parole, mentre alzava di nuovo il punteruolo. Questa
volta, calandolo con forza, John apr la bocca e url senza emettere alcun suono, un grido di guerra
impossibile da sentire, ma non per questo meno feroce.
Subito dopo l'esplosione di luce, John ud vagamente l'ululato delle sirene. Qualche umano,
sentendo gli spari, doveva aver chiamato la polizia.
John abbass lentamente il braccio, il punteruolo gli cadde di mano e rimbalz sull'asfalto con
un clangore metallico.
Non sono un vigliacco. Sono un guerriero.
L'attacco convulsivo lo colse, violento e improvviso, facendolo stramazzare al suolo,
immobilizzandolo con mani invisibili, scuotendolo come una bambola di pezza finch non perse i
sensi, sopraffatto dal ruggito dell'oblio.
...
.
...
FINE Parte 1.